Lo Stato
Lo Stato è un ordinamento giuridico, sovrano e indipendente, che esercita il potere su dato territorio e su un determinato popolo.
È un ordinamento in quanto è un apparato complesso ed ordinato da Costituzione e leggi, e giuridico in quanto lo analizziamo sotto l’aspetto del diritto, da un punto di vista giuridico, quindi delle leggi.
Lo Stato esiste solo se sono presenti tre elementi: sovranità, territorio, popolo.
Sovranità
Lo Stato ha un “comando superanus”, ovvero superiore rispetto a qualsiasi altro soggetto all’interno del proprio territorio. È considerato l’ente monopolizzatore della forza (→ solo lo Stato può utilizzare la forza).
Nonostante questo, anche il potere dello Stato è limitato dalla Costituzione, a cui deve obbedire, e dal principio di legalità, principio che nasce nel 1800 che stabilisce che tutti, compresi gli organi pubblici, sono tenuti a rispettare la legge.
→ I soggetti pubblici agiscono nella sfera del legittimo (= conforme alla legge). Un soggetto pubblico può esercitare il proprio potere nei modi previsti dalla legge.
→ Al contrario si dice che i soggetti privati agiscono nella sfera del lecito (= non contrario alla legge).
Lo Stato in quanto sovrano è anche originario, i suoi poteri infatti non derivano da nessun altro soggetto.
Lo Stato è quindi indipendente rispetto agli altri Stati, al contrario di altri enti (es. regioni) che sono derivati e autonomi, in quanto hanno poteri attribuiti dallo Stato.
Il territorio
Il territorio dello Stato è l’ambito spaziale su cui lo Stato esercita la propria autorità.
Il territorio dello Stato comprende:
- Terraferma entro i limiti fisici (naturali o artificiali) stabiliti da trattati con gli Stati confinanti e il sottosuolo corrispondente fin dove è utilizzabile.
- Spazio aereo si estende fin dove c’è atmosfera (aria respirabile). L’utilizzo dello spazio extra-atmosferico (satelliti) è dunque libero.
- Mare territoriale: lo Stato considera proprio territorio la porzione di mare antistante le coste che si spinge sino a dodici miglia marine dal litorale (circa 22 km); in questa porzione di spazio la sovranità è quindi dello Stato, che applica le proprie leggi.
Nelle acque internazionali invece, si applicano le leggi dello Stato a cui appartengono le navi.
Il popolo
Insieme di cittadini di uno Stato su cui lo Stato stesso esercita la sovranità.
Fa parte del popolo italiano anche chi non risiede in Italia.
Popolazione: insieme dei residenti su un dato territorio, sono inclusi quindi, anche gli stranieri che vivono stabilmente in Italia.
Nazione: insieme degli italiani (o francesi, tedeschi, spagnoli…) che si possono definire tali per lingua, cultura, tradizioni, religione… Rispetto alla nozione di popolo e popolazione, il concetto di nazione è molto meno definito.
Esempio: gli emigrati senza cittadinanza non fanno parte del popolo e della popolazione, ma possono essere considerati parte della nazione.
Art. 51 cost.: “La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla repubblica” —> la legge può far sì che gli appartenenti alla nazione possano concorrere per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive.
Legge sulla cittadinanza
Solo i cittadini hanno determinati diritti e doveri (es. diritto di voto).
Per lo Stato, quindi, è importante definire chi è cittadino o meno, una delle leggi più importanti è la legge n. 91 del 1992 sulla cittadinanza, che definisce i requisiti per avere la cittadinanza.
La cittadinanza può essere acquisita:
- Ius sanguinis (diritto di sangue): è cittadino italiano il figlio di almeno un genitore italiano ovunque egli nasca. Fino al 1992 in Italia la cittadinanza è trasmessa unicamente dal padre.
- Ius soli (diritto di territorio): è cittadino italiano chi nasce sul territorio italiano da genitori ignoti o apolidi oppure chi non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato a cui questi appartengono (es. un bambino nato in Italia figlio di afgani che nasce sul territorio italiano a cui la legislazione afgana non riconosce la cittadinanza).
Ius scholae riconosce la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia e frequenta un certo numero di anni di scuola in Italia senza che vengano raggiunti i 18 anni.
Questa proposta è tuttora oggetto di discussione. Dal punto di vista della cittadinanza lo Stato è un ente necessario → allo Stato non ci si può iscrivere, ma allo Stato si appartiene in qualità di cittadini. Questo aspetto implica che dallo Stato non ci si può disiscrivere —> lo Stato per poter esistere deve sapere chi sono i suoi appartenenti.
Due accezioni di Stato
La parola Stato può essere usata con due accezioni:
Quando ci riferiamo allo Stato apparato, facciamo riferimento all’insieme degli organi governativi dello Stato (es. Pubblica Amministrazione).
Es: “Lo Stato fa pagare le tasse ai cittadini”.
Mentre per Stato comunità si intende il popolo, la comunità dello Stato.
Es: “Lo Stato francese ha combattuto due guerre mondiali con lo Stato tedesco”.
Questo aspetto permette di comprendere la distinzione tra diritto pubblico e diritto privato e permette di introdurre la nozione di forme di Stato.
Distinzione tra diritto pubblico e privato
Le norme giuridiche in vigore in un certo Stato possono essere suddivise in tre categorie sulla base del loro oggetto:
- Norme giuridiche che regolano l’organizzazione e il funzionamento dello Stato apparato.
- Norme che riguardano la relazione tra Stato apparato (o pubblica amministrazione) e Stato comunità (cittadini).
- Norme che riguardano i rapporti tra soggetti privati.
Le prime due categorie rientrano nel diritto pubblico, la terza nel diritto privato.
Forme di Stato
Forma di Stato: insieme delle finalità che uno Stato persegue e quindi dei valori cui ispira la propria azione, i quali determinano le caratteristiche principali del rapporto tra Stato apparato e Stato comunità.
Lo Stato, dalla sua nascita nel 1500 con la scoperta dell’America, si è evoluto in varie forme.
La distinzione tra le varie forme di Stato va fatta tenendo però presente tre premesse, ovvero che la periodizzazione è indicativa, il passaggio da una forma di Stato all’altra in realtà è sempre graduale e anticipata da movimenti culturali e infine la trattazione è limitata geograficamente dall’Occidente.
Stato assoluto (1500 - 1700)
Medioevo - Rivoluzione francese.
Uno dei fattori determinanti nella nascita dello Stato assoluto fu il passaggio da un’economia chiusa ad un’economia aperta.
Durante il Medioevo il territorio europeo era diviso in feudi governati da feudatari locali, che offrivano protezione agli abitanti e in cambio si riservavano il diritto di stabilire le regole di quel territorio.
In questo contesto, l’economia è chiusa poiché si basava sull’autoproduzione del feudo, si produceva quindi solo il minimo indispensabile per la sopravvivenza dei suoi abitanti. Questo aspetto esclude la possibilità di ogni forma di commercio.
A partire dal 1500, con le nuove scoperte geografiche e la conseguente importazione di nuove tipologie di merci, la produzione diventa superiore alla vera necessità degli abitanti del feudo e hanno luogo i primi scambi commerciali, in questo modo si passa ad un’economia aperta.
Un ulteriore fattore nella nascita dello Stato assoluto fu la guerra dei trent’anni che si combatte in Europa in questo periodo.
La necessità di avere un esercito specializzato porta alla nascita di un’amministrazione pubblica specializzata nella riscossione e nella gestione dei tributi.
Questo evento segna la nascita di uno Stato nazionale, governato da un re, che non era eletto, ma esercitava il suo potere assoluto per motivi trascendenti (la legittimazione del potere del sovrano discende direttamente da Dio).
Questa forma di Stato è messa in crisi nel 1700 da due fattori:
- Affermazione di una nuova classe sociale che diventa sempre più ricca: la borghesia, che detiene le risorse che necessitano allo Stato ma non prende parte ai processi decisionali. Quindi la borghesia da un lato paga i tributi allo Stato, ma allo stesso tempo non ha voce in capitolo circa la gestione di questi fondi.
- Illuminismo, che rifiuta l’origine trascendente del potere assoluto del sovrano.
Questi fattori portano alla crisi (alla fine del 1700) dello Stato assoluto e segnano il passaggio allo Stato liberale.
Stato liberale (Rivoluzione francese, fine 1700 – inizio 1900)
Lo Stato liberale è uno Stato non interventista, le politiche pubbliche riguardano poche materie e la spesa pubblica si riduce.
Il governo in questa fase storica era infatti formato da pochi ministeri: interno (ordine pubblico), giustizia (mantenimento dell’ordine), esteri (rapporti diplomatici con gli altri Stati), difesa (difesa da possibili invasioni), finanze (riscossione, gestione, allocazione dei tributi. Questo ministero è funzionale agli altri quattro.), che sono i 5 ministeri essenziali.
- Nasce la legittimazione del potere, che dà vita al parlamento, un nuovo organo eletto dai cittadini.
I parlamenti di questo periodo sono molto diversi da quelli odierni perché sono poco rappresentativi; infatti, la percentuale dei votanti del parlamento è estremamente bassa.
- Nasce il principio di legalità, secondo il quale la legge deve essere rispettata da tutti, anche dallo Stato stesso. (Nello Stato assoluto il re era al di sopra delle leggi).
Nello Stato assoluto il potere è concentrato nelle mani di un solo soggetto. Nello Stato liberale trova applicazione il principio della separazione dei poteri enunciato da Montesquieu secondo il quale è necessario suddividere il potere pubblico tra tanti organi diversi in quanto permette di avere controllo reciproco.
Secondo M. le tre ripartizioni fondamentali sono: potere legislativo, esecutivo, giudiziario.
La crisi dello Stato liberale si ha nella seconda metà del 1800.
La seconda rivoluzione industriale porta alla nascita di numerose fabbriche e di conseguenza molte persone si spostano dalla campagna alla città per lavorare, costituendo così una nuova classe sociale, la classe operaia, la classe dei proletari.
Le nuove classi sociali sono necessarie per la forza-lavoro, ma essi vengono esclusi da ogni forma di partecipazione politica e non hanno alcuna rappresentanza politica in quanto il parlamento viene eletto solo dalle classi sociali agiate.
Lo Stato non riconosceva il diritto di libertà di associazione, e quindi la creazione di partiti e sindacati, che rappresentassero la popolazione.
Lo Stato liberale infine riconosceva un’eguaglianza solo formale ***2. Concetto di uguaglianza proprio dello Stato liberale. L’intervento dello Stato a favore di una determinata categoria di cittadini più svantaggiati è visto come una forma di discriminazione nei confronti dei cittadini più abbienti.
L’uguaglianza, dunque, rimane solo sul piano formale. Questa impostazione è miope anche sotto il punto di vista economico, poiché tiene conto solo di una piccola fetta di popolazione.
Dalla crisi dello Stato liberale nascono in Europa tre forme di Stato:
- Stato totalitario (o dittatoriale): vittoria del vecchio regime.
- Stato socialista (o social-comunista/marxista): vittoria dei proletari.
- Stato sociale (o Stato liberal-democratico/Stato pluralista): compromesso tra Stato e proletari.
Queste forme di Stato hanno in comune il carattere interventista poiché nascono dal rifiuto dello Stato liberale, che è non-interventista.
Stato totalitario
Stato fascista (v. approfondimento), Stato nazista, Stato franchista (Spagna).
Il conflitto sociale è gestito dai borghesi in maniera autoritaria, rinnegandolo con forza. Gli scioperi erano infatti considerati tutti reati e qualsiasi tipo di associazione e sindacato viene sciolto.
- È presente un forte accentramento del potere nelle mani di un partito unico e più precisamente nel capo di quel partito.
- Questo tipo di Stato è tipicamente interventista e si occupa anche di organizzare la vita privata dei cittadini, che vengono indottrinati a partire dalla scuola, attraverso una forte comunicazione e propaganda. Viene infatti istituito un ministero della propaganda.
- Vi è infine una totale negazione dell'uguaglianza, anche formale. Basta pensare alla forte persecuzione di quelle categorie considerate inferiori e la conseguente nascita delle leggi razziali.
Stato socialista (o social-comunista)
Lo Stato socialista nasce con la Rivoluzione russa del 1917, con la deposizione dello zar da parte delle classi meno abbienti.
Si fonda sulla critica allo Stato liberale di Marx, secondo cui la divisione in classi sociali deriva dal fatto che solo alcuni soggetti sono proprietari dei mezzi di produzione di massa, mentre tutti gli altri dispongono unicamente della loro forza lavoro e, pertanto, devono cedere di fronte allo sfruttamento dei padroni.
Per ovviare a questo problema, secondo Marx, occorre collettivizzare i mezzi di produzione di massa.
I mezzi di produzione devono quindi essere di proprietà dello Stato, che deve anche pianificare l’economia pubblica, stabilendo cosa e quanto produrre. In questo modo sparisce la divisione per classi.
L’obiettivo finale della dottrina marxista è l’estinzione dello Stato, che non è altro che un’invenzione della borghesia per preservare la divisione in classi sociali. Per Marx è necessaria una rivoluzione per estirpare il potere alla ristretta classe di ricchi che lo detiene, dopo la quale è necessario un periodo di formazione ai nuovi valori. Lo Stato ideato da Marx è privo di distinzioni di classe.
Nella realtà dei fatti, la diffusione del comunismo non coincide con un’estinzione dello Stato.
Anzi, lo Stato comunista si propone di mantenere questa condizione di uguaglianza attraverso l’esercizio di un potere totalitario.
Anche lo Stato socialista affronta una crisi, in primo luogo sul piano economico, e a partire dal 1989, con la caduta del muro di Berlino, inizia a estinguersi.
Stato sociale
Questa forma di Stato è diffusa in molti paesi dell’Europa, tra cui l’Italia.
Il manifesto di questa forma di Stato è l’uguaglianza sostanziale (art. 3 comma 2 cost.): i cittadini sono tutti uguali, non solo formalmente. È quindi indispensabile ed è compito dello Stato intervenire per eliminare tutti gli ostacoli e le disuguaglianze, in modo che tutti abbiano le stesse opportunità.
Lo Stato sociale oltre alle libertà negative (libertà dallo Stato), che limitano l’intervento dello Stato nella sfera pubblica (es. diritto di non essere arrestati), riconosce diritti sociali che prevedono un intervento attivo (libertà mediante lo Stato) da parte dello Stato (es. il diritto all’istruzione prevede la costruzione di scuole).
- Si ha una grande espansione della spesa pubblica, con tanti nuovi ministeri che si occupano di molti più ambiti.
- Ciò non significa che solo la repubblica può agire nel campo dei diritti privati, con l’introduzione del principio di sussidiarietà orizzontale, infatti, anche i privati possono svolgere attività generali (sanità, istruzione), ma l’ente pubblico può o deve intervenire in “aiuto” del privato per far sì che questa attività venga svolta bene, in modo efficiente.
- Nasce il suffragio universale e il pluripartitismo.
- La Costituzione è rigida: si ha il principio di legittimità costituzionale, che si aggiunge a quello di legalità. I principi della Costituzione sono stabili e possono essere cambiati solo attraverso una procedura complessa che richiede un consenso collettivo.
È possibile un’altra classificazione delle forme di Stato a seconda dell’importanza conferita al principio di autonomia territoriale.
Stato unitario (esempio: Francia)
Le decisioni politiche si prendono ad un unico livello centrale. Esistono varie articolazioni (es. province, comuni…) ma dipendono tutte dal centro e godono di scarsa autonomia territoriale.
Stato federale (modello per eccellenza di Stato federale: Stati Uniti - Germania)
Uno Stato federale è uno Stato che racchiude molteplici Stati membri, ciascuno dei quali gode di un elevato grado di autonomia, che si estende a tutto ciò che non è regolato dalla Costituzione.
Gli Stati membri infatti inoltre:
- Hanno una propria giurisdizione, ovvero hanno leggi e giudici propri (es. in alcuni Stati degli USA è prevista la pena di morte e in altri Stati no).
- Hanno proprie forze armate: l’esercito è comune, ma il compito di mantenere l’ordine interno spetta ai singoli Stati.
- Sono rappresentati alla pari da una delle due Camere del Parlamento (Senato). Negli Stati Uniti, ad esempio, il Senato non è eletto dai cittadini in proporzione al numero di cittadini di uno Stato, ma ad ogni Stato spettano ugualmente due senatori, come stabilito dal patto iniziale siglato dagli Stati.
Invece la composizione della Camera è direttamente proporzionale al numero dei cittadini di ciascuno Stato (→ gli Stati con più cittadini delegano più deputati).
- Devono approvare le modifiche della Costituzione attuate dal Parlamento. Negli Stati Uniti, le modifiche entrano in vigore se almeno i 3/4 degli Stati (su un totale di 50) ratificano la riforma costituzionale.
Stato regionale
È una via intermedia tra lo Stato unitario e lo Stato federale. Ci sono solo alcuni spunti federali.
Alcuni poteri sono decentrati ad organi locali che hanno un certo grado di autonomia.
Ad ese
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