DIRITTO ECCLESIASTICO
1. Le Religioni del Libro del Medio Oriente. Monoteismo esclusivista,
radicamento geopolitico.
Nell'evoluzione dell'uomo, il cristianesimo avvia due importanti processi storici:
• universalizza il messaggio del Dio ebraico, estendendolo a tutti i popoli;
• supera la religione naturale del paganesimo, caratterizzata dal politeismo.
Il cristianesimo ha una tendenza universalista che supera il concetto ebraico di "popolo eletto",
proclamando:
• la paternità divina;
• la redenzione di tutti gli uomini.
Il monoteismo cristiano è considerato meno rigoroso di quello ebraico.
• Nell'ebraismo, Dio è unico, assoluto e irraggiungibile: nessuno può essere paragonato a Lui
o avere un rapporto diretto con la sua grandezza.
• Nel cristianesimo, invece, Dio non è solo il creatore e il signore del suo popolo, ma anche:
◦ promette la vita eterna;
◦ invita l'uomo a instaurare con Lui un rapporto personale, dal quale ricevere conforto.
Con il cristianesimo, quindi, Dio si umanizza.
La promessa del Messia si realizza attraverso:
• l'incarnazione di Dio nel Figlio, Gesù Cristo;
• la manifestazione dello Spirito Santo come terza Persona della Trinità.
Pur restando una religione monoteista, il cristianesimo avvicina Dio all'uomo tramite Gesù Cristo,
facendo diminuire il timore verso la trascendenza.
La teologia cristiana assume un carattere esclusivista nei confronti di:
• le altre religioni;
• i dissenzienti interni.
Il cristianesimo è inseparabile dal suo messaggio morale. La sua etica deriva da quella ebraico-
mosaica, ma viene resa meno formale e più spirituale.
Il cammino del cristiano è:
• un percorso etico;
• un contributo alla formazione dell'homo faber occidentale, cioè dell'uomo che:
◦ cerca il perfezionamento personale;
◦ trasforma il mondo secondo la legge divina.
Il cristiano deve:
1. agire e realizzarsi secondo le proprie capacità naturali (etica dell'azione);
2. puri care la propria interiorità evitando l'ipocrisia (etica dell'intenzione);
3. affrontare sacri ci per raggiungere la perfezione (etica della rinuncia).
Il monoteismo cristiano agisce nella storia:
• uni cando popoli di origini diverse;
• eliminando gli dèi e gli idoli pagani; 1
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• portando disciplina e profondità nella vita degli uomini, che:
◦ si sentono partecipi di un destino comune;
◦ si riconoscono gli di un progetto di salvezza universale;
◦ vivono nel rispetto di leggi valide per tutta l'umanità.
Il messaggio cristiano, la Chiesa e il rapporto con lo Stato assorbono molti elementi della romanità,
come il diritto, l'organizzazione e la mentalità.
Perciò:
• Roma e l'Occidente devono al cristianesimo la loro spiritualità;
• il cristianesimo deve a Roma la concezione dello Stato e dell'organizzazione giuridica.
Il cristianesimo non sostituisce lo Stato e l'Impero romano, ma si adatta ad essi.
Fin dalle origini è legittimista, perché:
• riconosce il potere politico anche quando è tirannico o persecutorio;
• cerca di trasformarlo secondo i propri valori morali e sociali, senza negarne mai la necessità.
B. EBRAISMO
Attraverso il cristianesimo, il testo sacro dell'ebraismo diventa il testo di riferimento di gran parte
dell'umanità. Con l'aggiunta dei Vangeli prende il nome di Antico Testamento.
Dal punto di vista cristiano, gli ebrei sono considerati credenti incompleti perché:
• non accettano il compimento dell'opera di Dio in Gesù Cristo;
• ri utano di partecipare al progetto della redenzione.
Il Nuovo Testamento, che diventa il fondamento religioso dell'Occidente, contribuisce alla loro
emarginazione e alla diaspora, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza come popolo.
L'ebraismo mantiene un monoteismo molto rigoroso e ri uta una teologia speculativa simile a
quella cristiana: l'uomo non deve indagare troppo sul mistero di Dio.
Anche l'etica ebraica promuove una vita attiva e conforme alla legge divina, ma rimane legata
esclusivamente al popolo ebraico e alla sua storia.
C. ISLAM
Anche l'Islam è una religione strettamente monoteista.Nel VII secolo, Maometto trae ispirazione
dalla realtà delle popolazioni arabe e propone una nuova visione unitaria dell'uomo e della
storia.L'Islam, anch'esso Religione del Libro:
1. afferma la sovranità assoluta di Allah sull'uomo e sulla storia;
2. chiede la totale sottomissione della creatura al proprio Creatore.
Pur riprendendo alcuni elementi dell'ebraismo e del cristianesimo, Maometto dichiara conclusa la
rivelazione divina con il Corano,
• dettato dall'angelo Gabriele;
• contenente la parola de nitiva di Dio.
Come nell'ebraismo, il rigido monoteismo islamico si manifesta:
• nella condanna assoluta dell'idolatria;
• nella dif denza verso le speculazioni teologiche su Dio e sull'aldilà. 2
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La professione di fede islamica rompe con le religioni precedenti:
• considera idolatriche le religioni pagane;
• considera imperfetti ebraismo e cristianesimo.
Per l'Islam, l'unico peccato imperdonabile è associare altri esseri a Dio, negando la sua unicità.
L'esclusivismo islamico si manifesta:
• verso gli idolatri, che devono convertirsi oppure essere combattuti;
• verso ebrei e cristiani, ai quali è consentito praticare la propria religione perché
appartengono alle Religioni del Libro, ma in una posizione subordinata rispetto ai
musulmani.
Maometto riconosce molte gure dell'Antico e del Nuovo Testamento:
• Abramo è considerato il primo musulmano;
• Ismaele è il capostipite degli Arabi;
• Gesù è riconosciuto come profeta che annuncia la volontà di Dio.
L'Islam riesce a uni care rapidamente popoli e territori grazie a poche regole fondamentali.
Il Corano, senza prevedere un clero come intermediario tra Dio e uomo, impone i cinque pilastri:
1. professione di fede;
2. preghiera quotidiana;
3. elemosina e misericordia;
4. digiuno e norme alimentari;
5. pellegrinaggio alla Mecca.
L'espansione dell'Islam e la sottomissione dei territori alla legge divina rappresentano un'altra
grande forza uni catrice.
Come il cristianesimo, anche l'Islam è una religione universalista, ma nasce in un ambiente
caratterizzato da forti divisioni tribali e si propone come rimedio alla frammentazione.
Il Profeta riunisce in sé tre funzioni:
1. capo religioso;
2. capo politico;
3. comandante militare.
Ciò avviene perché l'Islam nasce in un popolo privo di istituzioni statali e deve creare un sistema
che sia contemporaneamente:
• religioso e politico;
• morale e civile.
Per questo:
• il cristianesimo si sviluppa in una società romana già organizzata politicamente;
• l'Islam deve costruire anche una concezione politica e un ordinamento giuridico fondati
interamente sulla religione.
L'Islam, quindi, non deve adattarsi a uno Stato già esistente: è esso stesso ordinamento politico e
giuridico.
Pur mantenendo alcuni usi e costumi arabi, Maometto li modi ca e li inserisce nella nuova legge
religiosa.Anche l'Islam pratica un doppio esclusivismo, diverso però da quello cristiano: 3
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1. verso i pagani e i non credenti;
2. verso il diritto e il potere politico, che possono esistere solo all'interno della legge coranica.
Solo il sistema dei millet ammette una limitata tolleranza, permettendo alle minoranze religiose di
amministrarsi autonomamente secondo i propri statuti personali.
2. La diffusione missionaria del cristianesimo e la successiva
unione con l’impero.
Il cristianesimo si diffuse molto rapidamente attraverso una predicazione paci ca, non con la forza,
anche se no al 313 d.C. i cristiani subirono persecuzioni intermittenti da parte delle autorità
romane. Secondo i Vangeli, l'attività missionaria degli apostoli iniziò dopo la Pentecoste: dapprima
si svolse in Palestina e a Gerusalemme e, successivamente, si estese progressivamente a tutte le
popolazioni dell'Impero Romano.
La diffusione del cristianesimo portò alla nascita di una realtà nuova all'interno dell'Impero. Le
comunità cristiane, sempre più numerose, si distinguevano dai pagani perché vivevano secondo
principi religiosi ed etici completamente diversi. La liturgia cristiana era incentrata sull'Eucaristia e
si caratterizzava per una forte spiritualità, a differenza del culto pagano, che era ancora fondato sui
sacri ci cruenti.
Le comunità cristiane conducevano una vita più rigorosa, fondata sulla famiglia, sulla solidarietà e
sul ri uto della violenza tipica della società del tempo. Con il passare degli anni esse svilupparono
una propria organizzazione e una propria gerarchia ecclesiastica, diventando comunità autonome.
Questa autonomia suscitò però sospetto sia nelle autorità romane sia nella popolazione pagana. Fin
dall'inizio i cristiani furono accusati ingiustamente di essere responsabili di eventi negativi, calamità
e disgrazie che colpivano le città.
Le autorità romane, che normalmente erano tolleranti verso le diverse religioni, compresero subito
che il cristianesimo era diverso dagli altri culti pagani. Per questo motivo il loro atteggiamento fu
alterno: talvolta sfruttavano l'ostilità popolare facendo dei cristiani dei capri espiatori, pur senza
reali motivi giuridici; altre volte cercavano invece di limitare gli eccessi delle persecuzioni.
Con il tempo le persecuzioni divennero sempre più organizzate e sistematiche, promosse
direttamente dagli imperatori. Tra il II e il III secolo il numero dei cristiani aumentò notevolmente,
no a rappresentare una parte molto importante della popolazione. L'Impero iniziò così a vivere una
profonda divisione interna.
I cristiani rispettavano le leggi dello Stato, ma ri utavano di sacri care agli dèi pagani, di
riconoscere la divinità dell'imperatore e di partecipare agli aspetti pagani della vita pubblica.
Costituivano quindi una comunità distinta. Le persecuzioni avevano lo scopo di fermare la
diffusione della nuova religione e di riportare tutti all'osservanza della religione civile romana.
Le persecuzioni più violente furono quelle di Settimio Severo (200-202), di Massimino (235-239) e
soprattutto di Diocleziano, che nel 303 estese la persecuzione a tutto l'Impero nel tentativo di
distruggere de nitivamente il cristianesimo.
Nel 313, però, si comprese che la repressione aveva fallito. Si riconobbe infatti che il cristianesimo
non rappresentava un pericolo per l'Impero e che, al contrario, poteva diventare una forza capace di
rafforzarne l'unità. 4
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Per questo Costantino emanò nel 313 l'Editto di Milano, con il quale riconobbe ai cristiani la piena
libertà di culto, pose ne alle persecuzioni e integrò il cristianesimo tra le forze vive dell'Impero.
Da quel momento il cristianesimo divenne una religio licita, cioè una religione legalmente
riconosciuta. Tuttavia, proprio con questa legalizzazione iniziò anche un progressivo legame tra
Chiesa e Stato, ponendo le basi del futuro temporalismo ecclesiastico.
Cristiani e pagani godevano ormai della stessa libertà religiosa, ma l'Impero pretendeva che tutti
pregassero la propria divinità af nché proteggesse Roma e ne favorisse il destino. Ciò dimostra che
lo Stato continuava a considerare ogni religione come uno strumento utile al bene pubblico.
Il cristianesimo fu così progressivamente inserito nelle strutture politiche e giuridiche dell'Impero.
Nel 318 furono poste le basi della episcopalis audientia, mentre tra il 321 e il 323 il clero cristiano
ottenne gli stessi privilegi riconosciuti ai sacerdoti pagani.
L'episcopalis audientia era inizialmente una procedura arbitrale destinata a risolvere le
controversie ecclesiastiche. Successivamente, però, le decisioni del vescovo non poterono più essere
modi cate dai magistrati civili. Di conseguenza il vescovo acquisì un'importanza istituzionale
sempre maggiore, no a essere considerato un'autorità pubblica. Da questa evoluzione nacque
quello che nei secoli successivi sarà chiamato privilegio del foro, cioè il diritto degli ecclesiastici di
essere giudicati dai tribunali della Chiesa.
L'acquisizione di questi privilegi comportò però anche una maggiore dipendenza della Chiesa dal
potere imperiale. L'imperatore, infatti, pur rimanendo capo della religione pagana, assunse anche il
ruolo di difensore dell'unità della Chiesa cristiana.
L'unione tra potere politico e potere religioso divenne ancora più evidente con la crisi ariana. Ario
sosteneva che Cristo non fosse Dio allo stesso livello del Padre, perché aveva avuto un'origine nel
tempo e occupava una posizione subordinata rispetto a Lui.
Questa dottrina metteva in discussione la divinità di Cristo, il fondamento della fede cristiana,
l'identità stessa della Chiesa e la sua origine divina. Se Cristo non fosse stato veramente Dio,
sarebbe venuto meno il signi cato dell'Incarnazione e il rapporto diretto tra Dio e l'uomo, che
rappresenta uno degli elementi fondamentali del cristianesimo.
Poiché l'arianesimo si diffuse rapidamente, Costantino convocò nel 325 il Concilio di Nicea, il
primo concilio ecumenico della storia della Chiesa. Il concilio condannò Ario e approvò il Simbolo
di Nicea, cioè la professione uf ciale della fede cristiana.
Dopo la promulgazione imperiale, le decisioni del concilio entrarono a far parte delle leggi
dell'Impero. La Chiesa si legò così sempre di più allo Stato e assimilò la mentalità giuridica romana.
Di conseguenza la fede cristiana venne progressivamente de nita attraverso norme, formule e
dogmi sempre più precisi.
Secondo questa interpretazione, la giuridicizzazione del cristianesimo rischiò di trasformare una
religione fondata sul messaggio evangelico in una religione sempre più basata sulla legge, sulle
de nizioni dottrinali e sulle controversie teologiche. Da qui avrebbero avuto origine le future
divisioni, gli scismi, le eresie, le repressioni e le forme di intolleranza che caratterizzeranno una
parte della storia della Chiesa.
L'integrazione tra Chiesa e Impero divenne de nitiva con l'Editto di Tessalonica emanato da
Teodosio nel 380, che impose il cristianesimo come religione uf ciale dell'Impero. Negli anni
successivi il cristianesimo divenne religione di Stato e le strutture ecclesiastiche e quelle statali 5
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nirono per fondersi profondamente, dando origine a un modello destinato a in uenzare la
costruzione dell'Europa medievale e moderna.
La situazione si capovolse completamente: gli antichi persecutori diventarono perseguitati e gli
antichi perseguitati ottennero privilegi. La Chiesa ricevette numerosi vantaggi, occupò le aree degli
antichi templi pagani per costruire nuove chiese e lo Stato tornò ad avere un'unica religione
uf ciale, escludendo dai diritti civili coloro che non vi aderivano.
In questo contesto acquistò particolare importanza la gura dell'eretico, cioè del cristiano che
negava una o più verità di fede riconosciute dalla Chiesa, soprattutto quelle de nite dai concili
ecumenici.
Il pagano era considerato un nemico esterno da combattere, mentre l'eretico era ritenuto un nemico
interno, ancora più pericoloso perché metteva in discussione l'unità della comunità cristiana e
rischiava di diffondere l'errore tra i fedeli. Tuttavia, l'eretico poteva pentirsi e, attraverso la
conversione, essere riammesso nella comunità.
Con il passare del tempo le pene contro gli eretici diventarono sempre più severe. Nel Codice
Teodosiano si parlava di eresia, mentre nel Codice Giustinianeo il medesimo comportamento era
quali cato come sacrilegio. Nei casi più gravi, come l'insegnamento e la diffusione dell'eresia, era
prevista anche la pena di morte. Il pentimento consentiva invece la reintegrazione del colpevole
nella comunità e ristabiliva l'unità religiosa e politica.
Diversa era la posizione degli ebrei. Essi non erano considerati né pagani, perché adoravano lo
stesso Dio dei cristiani, né eretici, perché non avevano mai aderito alla fede cristiana e quindi non
potevano essere accusati di averla abbandonata. Per questo motivo non si applicavano loro le stesse
norme previste contro pagani ed eretici.
I cristiani li consideravano però il popolo che aveva ricevuto la promessa divina ma aveva ri utato
di riconoscere Cristo. Per questo motivo furono adottate leggi che tendevano a isolarli: fu vietato
agli ebrei possedere schiavi cristiani, venne punito con la morte chi circoncideva uno schiavo
cristiano e furono proibiti i matrimoni tra ebrei e cristiani.
Tra il V e il VI secolo questa legislazione divenne sempre più restrittiva. Gli ebrei furono esclusi da
numerose cariche pubbliche e privati di gran parte della loro capacità giuridica nell'ambito
pubblico. Ebbe così origine una mentalità segregazionista che nei secoli successivi li avrebbe
esclusi da molte professioni e con nati in un vero e proprio ghetto giuridico e civile, destinato a
scomparire soltanto all'inizio dell'età contemporanea.
3. Le Chiese orientali e la subordinazione dell’ortodossia al
potere politico.
Dal 380 d.C., con l'Editto di Tessalonica, l'Occidente si identi ca sempre più con il cristianesimo.
Da questo momento la sua storia diventa a
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