1.1 L’Unione europea: origini ed evoluzione
Dopo la II Guerra Mondiale nasce l’integrazione dell’UE, la quale comincia dalla ricostruzione delle città, delle infrastrutture dopo il conflitto.
Inizialmente si voleva creare uno stato federale europeo, ma sembrava una soluzione troppo forte e perciò si parte da un’integrazione economica, che conseguentemente portò ad un’alleanza politica tra i paesi membri.
Integrazione economica → Il trattato doveva essere accettato dai vari stati: ogni paese deve avere la propria ratifica, in Italia c’è bisogno dell’autorizzazione del Parlamento e del PDR.
3 trattati delle Comunità europee
Nell’insieme questi 3 trattati sono i sei paesi Belgio, Francia, Germania, Olanda, Italia e Lussemburgo hanno partecipato ai 3 trattati e sono i fondatori, i quali ricoprono un ruolo più significativo all’interno dell’UE.
- Trattato CECA (1951) - “Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio”: l’obiettivo era la garanzia della pace, ossia evitare un ulteriore conflitto tra i vari stati; le aree di miniere di carbone erano molto ambite (area della Ruhr) e quindi si istituisce un’autorità comune per ripartire il carbone tra gli stati (sistema centralizzato). Si cercava di evitare soprattutto il riarmo tedesco.
- Trattato CEE (1957) - “Comunità Economica Europea”.
- Trattato Euratom - CEEA (1957): è ancora operante, riguarda la ricerca nucleare, si esclude che debba riguardare l’uso militare di tale energia.
Obiettivi posti
Obiettivi posti: alla base vediamo degli importanti obiettivi politici.
Carattere commerciale/economico: realizzazione di un mercato comune (unico).
→ Due elementi caratterizzano il mercato comune:
- Area di libero scambio: area nella quale i beni e le merci possono circolare liberamente, circolano tra gli stati senza dazi doganali, ossia somme che un operatore commerciale deve pagare se vuole far circolare prodotti in un altro Stato. Il dazio dunque permette al prodotto di “costare” di più. È una misura di tipo protezionistico, valorizzando le merci nazionali perché le altre costano di più. I 6 paesi fondatori non mettono dazi agli altri.
→ Valenza politica molto forte, perché diventa più difficile per i paesi che fanno parte di un mercato integrato immaginare un conflitto e saranno incentivati a mantenere una collaborazione.
- Tariffa doganale comune: opera nei confronti delle merci provenienti da paesi terzi, fuori dall’UE. L’UE stabilisce insieme il dazio da attribuire.
L’insieme di questi due elementi porta a negoziati (“Organizzazione Mondiale del Commercio”), dove si negoziano i dazi, che risultano essere una scelta prettamente politica, inoltre esiste anche una politica di cooperazione tra i Paesi in via di sviluppo e che alcuni stati dell’UE vogliono aiutare.
Nei confronti di questi Paesi c’è l’esenzione sui dazi. Spesso i Paesi in via di sviluppo non esportano prodotti finiti, ed infatti si parla di integrazione commerciale e questo conferisce dei poteri decisionali con implicazioni politiche molto importanti.
Le quattro libertà
Il mercato comune ha previsto sin dall’inizio le quattro libertà, come nucleo centrale dell’UE:
- Libertà di circolazione delle merci.
- Libertà di circolazione delle persone: “persone” erano i cittadini dei 6 paesi fondatori. Si fa distinzione tra questi e gli extra-comunitari, cioè non cittadini dell’UE. In origine nel trattato della CEE, la “persona” era solo il lavoratore, ossia il lavoratore dipendente, che poteva spostarsi dove c’era bisogno.
→ Importante conseguenza di carattere sociale e politico, perché si basava il tutto su un principio secondo cui tali lavoratori dovevano avere gli stessi benefici e diritti di quello dei lavoratori locali, altrimenti i datori di lavoro avrebbero preferito i lavoratori stranieri poiché meno costosi. Si voleva evitare uno squilibrio sui rapporti di lavoro.
→ È stata necessaria la giurisprudenza della Corte di Giustizia, la quale guarda in modo forte l’impatto di queste regole sulle persone.
- Libertà di circolazione dei capitali: possibilità di far circolare tra un paese membro e l’altro somme di denaro.
- Libertà di circolazione dei servizi: un prestatore di servizio di un paese dell’UE deve poter prestare servizio di lavoro autonomo in un altro stato membro (es. avvocato fiorentino riceve richiesta da un avvocato tedesco per una consulenza).
Politiche adottate nella CEE
All’interno della CEE vediamo alcune importanti politiche adottate, tra cui la politica della concorrenza:
- Libertà di concorrenza: i prestatori devono poter competere liberamente, perché ci saranno uguali strumenti per tutti e cercheranno di ottenere un atteggiamento favorevole dei consumatori.
- Divieto degli aiuti statali: divieto degli Stati di aiutare le proprie imprese, perché sconvolgerebbero l’equilibrio della concorrenza di mercato.
→ Lasciare stare le imprese, si pensava, potesse portare benefici per tutti, perciò sono state introdotte delle politiche regionali, ossia delle politiche per aiutare determinate zone/settori di fronte a forze di mercato che non riescono a contrastare. Si va ad individuare quali siano gli neo-interventi da applicare e in quali ambiti/aree geografiche con l’introduzione dell’idea liberista.
Politica commerciale comune: la comunità fissa i dazi doganali nei confronti degli stati terzi ed aiuto alle comunità in via di sviluppo.
Politica dei trasporti: si voleva garantire la circolazione delle merci, garantendo la presenza di infrastrutture adeguate.
Politica agricola: segue un orientamento opposto alla libertà di circolazione e concorrenza. Il rischio era che molti lavoratori agricoli volessero lasciare le campagne per lavorare in città, lasciando i campi incolti; dunque si doveva far in modo che i prodotti degli agricoltori riproducessero prodotti sufficientemente costosi, creando un reddito remunerativo (approvando gli aiuti statali).
→ Tant’è che si andavano, talvolta, a distruggere prodotti per averne meno disponibilità e quindi per far salire il costo.
Il concetto che sta alla base di tali politiche e libertà è l’Europa funzionale, si voleva partire da qui per procedere gradualmente con l’integrazione economica.
→ Concetto espresso in una dichiarazione di Robert Schuman (Ministro degli esteri francese), 9 Maggio 1950: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.
→ Alcuni governi avevano in mente alcuni elementi di integrazione, altri ne avevano altri, però nessuno sapeva dove sarebbero finiti. Il diritto dell’UE si formava poco alla volta laddove ci fosse stato il consenso, senza un quadro normativo rigido e ben stabilito.
→ Sempre Schuman: “La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”.
Cos’è successo dopo i 3 trattati?
Prima del trattato CECA, si stava delineando l’idea di avere un esercito univoco europeo (progetto fallito).
→ Fallita la componente militare, si procede al rafforzamento dell’integrazione economica: la Comunità europea si fonda su dei trattati, accordati dagli Stati (firmati e ratificati). I trattati possono essere modificati da ulteriori e successivi trattati con il consenso unanime degli Stati.
→ Le modifiche più importanti riguardano l’aumento delle competenze e dei poteri dell’UE, con l’aggiunta di nuovi settori e con la cessione di quote per la sovranità, ma anche l’estensione dei poteri del Parlamento europeo, con lo sviluppo di un carattere democratico.
Linea del tempo
1951 CECA.
1957 CEE - CEEA.
1986 AUE.
1992 TUE.
1999 Amsterdam.
2003 Nizza.
2004 Costituzione.
2009 Lisbona.
Obiettivi e competenze
L’Atto Unico Europeo (1986) prende il nome dall’unione di due trattati diversi.
Viene affrontato in una parte l’argomento della politica estera e nell’altra si tocca modifica del vecchio trattato CEE.
→ Con il CEE si è definito un mercato unico e i consumatori prevedevano che ci fossero dei limiti circa le componenti di alcuni prodotti e che andavano a limitare la circolazione dei prodotti. Con l’AUE si vuole elaborare il principio del mutuo riconoscimento (entro la fine del 1992), il quale prevede una fiducia reciproca tra gli Stati, cosicché i prodotti possano liberamente circolare, dato che l’armonizzazione totale risulta essere impossibile.
→ Si aggiungono tre nuove competenze: tutela dei consumatori, protezione dell’ambiente e politica di coesione, con un attenuazione dell’approccio liberista.
Trattato sull’Unione Europea - Trattato di Maastricht
Il Trattato sull’Unione Europea - Trattato di Maastricht (1992) pone per la prima volta il nome “UE”, anche se coesisteva insieme ad esso il termine “comunità europea”, abolito dal 2009 con il Trattato di Lisbona.
→ Stabilisce le basi per l’Euro, introducendo all’interno del trattato CEE l’unione monetaria, che riguarda circa 20 stati membri dell’UE.
Tuttavia persistono critiche circa l’evoluzione economica, ma non quella sociale/politica, dunque stabiliscono un’appartenenza alla comunità, creando la cittadinanza dell’UE.
Sono passi estremamente federali, ma questo non implicava davvero criteri che garantissero la cittadinanza, rimangono criteri puramente nazionali (ius soli, ius sanguinis).
→ Cambia il nome della “CEE”, che rimane “CE, Comunità Europea”.
→ A Maastricht si ritrovano posizioni diverse dei governi degli Stati membri, infatti alcuni membri volevano aumentare i poteri della comunità; altri paesi volevano fermare le competenze così com’erano.
Finirono per creare un compromesso basato su una nuova cornice, l’UE, che comprende tutte le attività che si vogliono svolgere, e che si basa sui “tre pilastri”:
- Primo pilastro: trattato CE + Euratom + CECA + Trattato UE, il quale riguarda le materie del secondo e terzo pilastro. Ruolo importante lo hanno le istituzioni europee (es. quattro libertà, concorrenza, proprietà…). Gli Stati votavano a maggioranza qualificata.
- Secondo pilastro: collaborazione e cooperazione riguardo la politica estera e sicurezza comune. Gli Stati votano con unanimità per non cedere eccessivo potere alle istituzioni e lasciando spazio ai governi.
- Terzo pilastro: cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale e immigrazione. Gli Stati talvolta votano a maggioranza qualificata e non ad unanimità, ma è molto controllato; si utilizza un metodo “intergovernativo” ossia basato sulle decisioni attuate fra governi.
È affermato all’art. 1 TUE che “l’UE sostituisce e succede alla Comunità europea”: tale disposizione intende chiarire che le funzioni che spettavano alla Comunità sono ora trasferite all’UE.
Tuttavia si voleva semplificare il sistema, arrivando ad un “periodo di riforma permanente”, nel quale venivano proposti continuamente nuovi trattati.
Trattato di Amsterdam
Il Trattato di Amsterdam (1997) entra in vigore nel 1999.
Trasferisce nel primo pilastro una parte delle materie del terzo - soprattutto per quanto riguarda la politica dell’immigrazione (trattato CE). Tale modifica è stata possibile, perché nell’ambito dei governi nazionali si era sviluppato ad un’approvazione.
→ Il vecchio trattato CE era stato modificato dai trattati successivi e con il trattato di Amsterdam si ha una modifica della numerazione/denominazione degli articoli; tuttavia questa semplificazione è durata poco, perché con altri trattati sono stati aggiunti sempre nuovi articoli.
Trattato di Nizza
Il Trattato di Nizza (2001) entra in vigore nel 2003.
→ Riforme istituzionali, le quali riguardano il modo in cui l’UE funziona, e che vogliono migliorare la “meccanicità” delle istituzioni. Questo è stato fatto perché a partire del 2004 in prospettiva al futuro ingresso nell’UE di 10 paesi, dunque tali riforme risultano essere indispensabili.
→ Proclamazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE: elenca principi e diritti della persona umana in modo aggiornato. Tale proclamazione risulta essere necessaria perché le competenze aumentano ed aumenta proporzionalmente l’impatto dell’UE sui diritto fondamentali (es. diritto di proprietà).
Con il Trattato di Nizza viene solo proclamata dalle istituzioni più importanti, tuttavia non risulta al momento una fonte vincolante, ma un impegno che gli Stati si prendono.
Dichiarazione sul futuro dell’UE
I capi di Stato/Governo adottano la Dichiarazione sul futuro dell’UE (2001) a Laeken (Belgio), la quale riguarda 3 macro-aspetti:
- Lettura retrospettiva: si analizzano gli eventi dagli anni ’50 in poi. Fattori economici con il contemporaneo impegno sociale/politico.
- Impegno per il futuro: idea di rilanciare il ruolo dell’Europa (economia, promozione dei diritti umani, tutela della pace), creando un’Europa funzionale a tutti gli effetti espressa.
- Nuovo metodo: si vuole creare un metodo di carattere democratico e perciò viene convocata una Convenzione europea per redigere la “Costituzione”.
→ La Convenzione non significa “accordo”, ma è una sede in cui si ritrovano per elaborare il testo dei trattati (“conferenza”). Formata da 15 rappresentati dei capi di Stato/Governo degli Stati membri + 30 membri dei Parlamenti nazionali (2 per ogni Stato) + 16 membri del Parlamento europeo + 2 rappresentanti della Commissione.
→ Dopo 18 mesi di lavoro attuano la Costituzione, la quale vuole unificare tutti i trattati (CE, CECA, Euratom), inoltre si inserisce la Carta dei diritti fondamentali, diventando ufficialmente un trattato ed assumendo forza vincolante e si enunciano nuovi obiettivi e valori dell’UE, non solo economici.
→ Tale trattato viene sottoposto a ratifica dagli Stati membri ed ottiene esito negativo in Olanda ed in Francia; in tali ordinamenti sono stati previsti referendum popolari. Seguendo il principio di unanimità, il progetto non può essere accettato; proprio per questo nasce una profonda crisi del progetto europeo, seguita da una riflessione sulle ragioni fallimento, ritrovate in una mancanza per alcuni del passo decisivo verso uno stato federale, o da parte di altri in una mancanza di valore della sovranità nazionale.
Si cerca quindi di andare avanti nel processo di integrazione, adottando la Dichiarazione di Berlino (25 Marzo 2007 - 50 anni della firma della CE). Con questa si vuole sottolineare che è stato realizzato un sogno delle generazioni passate, ma che si debba difendere il patrimonio per le generazioni future, rinnovando l’impostazione politica dell’Europa, trovando una base comune rinnovata prima delle elezioni del Parlamento europeo del 2009.
→ Il Consiglio Europeo ha approvato un mandato dettagliato per una Conferenza intergovernativa (CIG) a Giugno 2007.
→ Si concludono i lavori ad Ottobre 2007, questi tempi brevi sono dovuti alla somiglianza del Trattato Costituzione, rimuovendo alcuni termini federali (es. termine “costituzione” e sostituendo il termine “legge” con “atti normativi”) declassandolo ad un classico trattato normativo.
La Carta dei diritti fondamentali diventa un allegato di questo trattato, anche se l’art. 6 presuppone che la Carta abbia lo stesso valore giuridico del trattato assunto.
In questo modo il nuovo trattato viene ratificato da tutti gli Stati membri ed assumerà il nome di Trattato di Lisbona (2009) e, come tutti i trattati modificativi si dissolve.
Il sistema dopo il Trattato di Lisbona
A seguito delle modifiche apportate dal Trattato di Lisbona, il sistema dell’UE continua a fondersi su due diversi Trattati:
- TUE: detta i principi più importanti enunciando i fini e i valori su cui essa poggia e cioè “il rispetto della dignità umana, delle libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani”.
- TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea): riprende contenuti del CE ed enuncia le regole più puntuali e dettagliate sul funzionamento delle istituzioni e sulle competenze dell’UE.
→ Risulta eliminata, dunque, la complessa struttura dei pilastri anche se restano delle regole particolari per materie oggetto del secondo (PESC), per la volontà degli Stati di mantenere un controllo significativo rispetto a scelte politiche ritenute di grande importanza.
L’UE oggi ha caratteristiche molto diverse da quelle che presentava in origine: le sue competenze normative sono state estese oltre l’obiettivo originario del “mercato comune” e il suo sistema istituzionale è stato modificato, anche aumentando i poteri del Parlamento europeo e agevolando l’adozione degli atti attraverso la riduzione dei casi nei qual essi devono essere approvati con il consenso unanime.
→ Nel rafforzamento dell’integrazione europea è stato fondamentale il ruolo svolto dalla Corte di Giustizia: alcuni principi da essa enunciati sono stati poi “codificati” nei trattati istitutivi; inoltre, la Corte ha interpretato in modo estensivo le disposizioni che attribuiscono competenze normative; ha costruito un sistema di tutela dei diritti fondamentali ed ha configurato una posizione di preminenz
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