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Capitolo 2

Nel diritto del lavoro, le regole che disciplinano il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro hanno alcune caratteristiche particolari. Questo dipende dal fatto che il lavoratore si trova in una posizione di debolezza rispetto al datore, situazione che viene chiamata “subordinazione”. Per questo motivo, le fonti del diritto (cioè gli strumenti da cui nascono le regole) non funzionano esattamente come negli altri settori.

In particolare, nel diritto del lavoro ha un ruolo molto rilevante il contratto collettivo, cioè l’accordo tra sindacati e datori di lavoro (fonte tipica). Inoltre, l’assetto delle fonti non è fisso, ma cambia nel tempo, quindi è importante considerare anche l’evoluzione storica.

La Costituzione e il valore del lavoro

Per comprendere davvero il diritto del lavoro, bisogna partire dalla Costituzione, che è la fonte più importante e contiene i valori fondamentali su cui si basa tutto il sistema. Nella Costituzione, il lavoro occupa una posizione centrale; l’art. 1 afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: questo significa che non contano più elementi come la nascita, la ricchezza o la classe sociale, ma il contributo che ogni persona dà alla società attraverso il proprio lavoro.

Il lavoro è strettamente collegato anche al valore della persona, come emerge dall’art. 2 della Costituzione, che ha una doppia dimensione: da un lato è importante per la realizzazione individuale della persona, dall’altro ha un valore sociale, perché contribuisce al funzionamento e al progresso della società.

Questa duplice dimensione si ritrova chiaramente nell’art. 4 Cost., dove da una parte viene riconosciuto il diritto al lavoro, che comprende sia la libertà di scegliere la propria attività, sia il diritto ad essere aiutati dallo Stato attraverso servizi come formazione, orientamento e politiche per l’occupazione, oltre alla tutela contro licenziamenti ingiustificati; dall’altra parte, si afferma anche il dovere di lavorare, cioè l’obbligo di contribuire al progresso materiale e spirituale della società.

In questo modo, il lavoro diventa una componente fondamentale della cittadinanza, intesa come insieme dei diritti e dei doveri che derivano dall’appartenenza alla comunità.

La tutela del lavoro subordinato

Tuttavia, una particolare attenzione è rivolta al lavoro svolto in condizioni di debolezza, soprattutto al lavoro subordinato. Qui entra in gioco un altro principio fondamentale, quello di uguaglianza sostanziale previsto dall’art. 3, com. 2 Cost. Questo principio impone allo Stato non solo di riconoscere l’uguaglianza formale tra le persone, ma anche di intervenire concretamente per ridurre le disuguaglianze sociali.

Nel campo del lavoro, ciò significa proteggere il lavoratore, che spesso si trova in una posizione svantaggiata rispetto al datore. La situazione di debolezza del lavoratore si manifesta in modo tipico nel lavoro subordinato, in cui una persona mette a disposizione le proprie energie lavorative a favore di un’altra, dipendendo da essa anche dal punto di vista economico e organizzativo.

La Costituzione e gli ordinamenti sovranazionali

Ritornando al ruolo della Costituzione, bisogna considerarla sia da un punto di vista “esterno” sia “interno”. Dal punto di vista esterno, la Costituzione deve essere messa in relazione con gli ordinamenti sovranazionali, in particolare con quello europeo.

È vero che l’Italia ha accettato delle limitazioni alla propria sovranità (cioè al proprio potere), anche a livello costituzionale, ma queste limitazioni derivano comunque dalla stessa Costituzione, in particolare dall’art. 11. Tuttavia, esiste un limite molto importante: i cosiddetti “principi fondamentali” della Costituzione non possono essere superati nemmeno dalle norme europee.

Questa idea è nota come “teoria dei controlimiti”. In altre parole, anche se il diritto europeo è molto importante, non può mai andare contro i valori fondamentali della Costituzione italiana. Un punto centrale è che la Costituzione italiana ha una forte impronta sociale, cioè è molto attenta alla tutela delle persone e dei lavoratori.

Questo però a volte entra in tensione con l’ordinamento europeo, che storicamente è nato con un’impostazione più economica (più orientata al mercato e alla concorrenza). Negli ultimi anni, in alcuni casi, il diritto europeo ha dato più peso alle libertà economiche (come la libertà d’impresa) rispetto ai diritti sociali.

La prospettiva interna del diritto del lavoro

Passando alla prospettiva interna, la Costituzione ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del diritto del lavoro in Italia. Infatti, il diritto del lavoro è una delle espressioni più importanti della natura sociale della Costituzione.

Il diritto del lavoro, nel corso del tempo, ha realizzato diversi obiettivi: ha ampliato i diritti dei lavoratori e ha cercato di mettere chi lavora, soprattutto se in posizione di debolezza (come il lavoratore subordinato), nelle condizioni di vivere dignitosamente e partecipare pienamente alla società come cittadino. Si crea così un legame molto forte tra lavoro, persona e cittadinanza: proteggere il lavoratore significa anche tutelare un intere

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

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