DIRITTI UMANI E INCLUSIONE
29/30 maggio preappello
Almeno 6/8 domande a scelta multipla superate a metà (10 apr) e fine corso (16 mag)
10 pag di elaborato a persona
28 FEB - prof INSERIMENTO, INTEGRAMENTO, INCLUSIONE
Spesso vengono usati come sinonimi, ma fanno riferimento a paradigmi teorici
differenti.
Inserimento - primo paradigma
accesso ad un contesto: diritto di ciascuna persona ad accedere a qualunque contesto (lavorativo,
scolastico o vari contesti sociali) pur avendo esigenze particolari.
Si è iniziato a parlare di inserimento, in un contesto scolastico, in seguito ad una serie di norme:
● Legge 517 del 4 agosto 1977 rappresenta una pietra miliare nella storia della scuola italiana,
vengono abolite le scuole speciali (frequentate esclusivamente da disabili; realtà ancora presente in
alcuni paesi europei come l’Austria) + viene determinato l’inserimento nelle classi comuni degli
alunni con disabilità. L’inserimento era un concetto associato principalmente alla disabilità.
● Nel 1987: la frequenza scolastica degli studenti con disabilità nella scuola comune viene estesa
anche alla scuola secondaria di secondo grado.
Gli studenti disabili in seguito alle approvazioni di tali leggi hanno acquisito il diritto di accedere a normali
contesti sociali. Ciò verrà esteso anche a contesti lavorativi e sociali.
Tutto ciò si può applicare anche a persone di nazionalità differenti o con altri tipi di diversità: tuttavia non è
garantita la partecipazione attiva al contesto in quanto ci potrebbero essere comunque difficoltà o barriere
(ad es. difficoltà cognitiva per un ragazzo con disabilità visiva)
Come facilmente intuibile, il solo principio di inserimento non è sufficiente affinché le persone possano
effettivamente partecipare ai contesti sociali.
Una legge non è sufficiente.
Integrazione - secondo paradigma
Questo concetto ha a che fare col prevedere azioni personalizzate in relazione alla vulnerabilità
della persona (es. un disabile) inserito in quel contesto.
Ad esempio se consento a uno studente di accedere a una scuola normale potrà sperimentare diverse
barriere, che impediranno la sua partecipazione alle lezioni (programma, difficoltà nella comprensione…).
Analogamente, se si ha una disabilità di tipo visiva, non ci sarebbero le condizioni adatte attuando solo
l’inserimento. Da qui, si genera il bisogno della creazione di un nuovo paradigma: l’integrazione volta a
creare azioni personalizzate per la persona vulnerabile all’interno di quel contesto
● Legge 5 giugno 1992 “Legge Quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone
con disabilità” rappresenta una tappa fondamentale perché colloca il diritto all’integrazione
scolastica tra i diritti fondamentali della persona e del cittadino.
● La “cura educativa” nei confronti dell’alunno con disabilità si esplica in un percorso formativo
individualizzato, al quale partecipano più soggetti istituzionali, privilegiando l’aspetto del
potenziamento dell’apprendimento e dell’autonomia, ben oltre la semplice istruzione. Si parla di una
istruzione personalizzata: nasce la figura dell’insegnante di sostegno (figura che funge da supporto 1
per permettere lo sviluppo di ogni studente dal punto di vista scolastico e personale) + programmi
scolastici personalizzati (es. libri in braille, strumenti specifici)
Questo si estende in ambito lavorativo, in cui si deve pensare a rimuovere barriere che possano mettere
in difficoltà la persona nello svolgimento del lavoro (es. bagni accessibili per persone in sedia a rotelle). Si è
creata la figura del disability manager, che aiuta a individuare i supporti specifici, ecc.
In un contesto sociale come un parco giochi, tutti i bambini possono accedervi (inserimento). Tuttavia un
parco giochi è integrante solo quando prevede specifici supporti (giochi) per bambini con disabilità (es.
altalena per sedia a rotelle).
Altri esempi di situazioni vulnerabili:
1. immigrazione: l’inserimento permette l’accesso a persone in italia + l’integrazione include forme di
personalizzazione quali ad esempio corsi specifici di lingua italiana, interventi di sensibilizzazione
che sono finalizzati a ridurre eventuali pregiudizi.
2. studenti con disturbi di apprendimento: l’inserimento è ovvio + l’integrazione può prevedere
esami personalizzati/modalità d’esame diversa/tempo aggiuntivo + non far leggere ad alta voce uno
studente dislessico (strategie di intervento personalizzate)
Tutto questo può essere anche applicato a contesti sociali e anche lavorativi
Inclusione - terzo paradigma/cambiamento culturale
L’inclusione riguarda il contesto e tutte le persone che lo formano.
L’inclusione riguarda l’assicurarsi che i contesti siano in grado di garantire ad ogni persona, con le sue
unicità, 1.la partecipazione attiva alla vita sociale e civile 2.il riconoscimento della dignità umana 3.il fatto
che ognuno può beneficiare di tutti i diritti e libertà fondamentali.
● Regolamento dell’Autonomia scolastica, D.P.R. 275/99 che viene sancito il diritto per tutti al
successo formativo; la Legge di Riforma n,53/03 si spinge anche oltre sottolineando il diritto di tutti
gli alunni alla personalizzazione dei percorsi di apprendimento
Nasce in risposta a contesti lavorativi sociali e culturali attuali che sono eterogenei.
Sociologo Vertovec definisce la nostra società attuale della “super diversità”: se in passato il termine della
diversità veniva associato alla disabilità, nella società attuale essendo molto più complessa, la disabilità è
solo UNA delle diversità → super diversità attuale: nazionalità,status socio economico, disabilità,
vulnerabilità sociale o nel contesto familiare, religione, linguaggio, etnia, orientamento sessuale.
Essendo la società attuale (es contesto scolastico) formata da molti tipi di diversità, il paradigma dell’
inclusione supera “la strategia personalizzata e specifica per ogni vulnerabilità” (integrazione).
L’inclusione riguarda il contesto e tutte le persone che lo formano e quindi l’attenzione non è legata
alla singola persona: si cerca di fare in modo che ogni contesto sia in grado di garantire ad ogni
persona che ne fa parte la partecipazione attiva.
Integrazione: penso alla persona con disabilità motoria e creo delle strategie personalizzate per lei.
≠
Inclusione parte dal presupposto che i contesti scolastici (e non solo) sono eterogenei: si cerca di pensare
ad azioni di intervento che NON sono mirate ad una singola diversità ma che sono personalizzate
per TUTTI gli studenti (ad esempio).
Non c’è un’unica modalità standard di insegnare storia ma la modalità di insegnamento è diversificata per
ciascuno dei 21 studenti presenti in aula: devo spiegare la caduta dell'impero romano/teorema di pitagora
in modo che vada bene per tutti gli studenti presenti in classe → posso cambiare le modalità con cui 2
presento il contenuto o le strategie didattiche uso o cambiare modalità di valutazione o di approfondimento.
Ho un tema e lo personalizzo non basandosi su uno studente singolo ma su tutti, in modo da raggiungerli
tutti, QUESTA E’ LA LOGICA DI FONDO.
Con l’inclusione:
1. attenzione posta su tutti (attenzione all’eterogeneità)
2. superamento di visioni datate (di inserimento e integrazione)
3. coinvolgimento del contesto (scolastico/lavorativo/ecc.)
Esempi di inclusione sociale.
parco integrante: altalena più grande, rampa di accesso, ecc.
Un parco invece è inclusivo quando è accessibile a TUTTI: tutti i bambini possono usufruire di quel parco.
ad esempio nella professione di una parrucchiera: situazione integrante quando rende accessibile il bagno
ai disabili mentre situa inclusiva quando accoglie tutti + stanza privata x donna musulmana + no luci o
suoni assordanti + per i muti o chi ha difficoltà a tradurre il testo, tradurre i passaggi in immagini oppure
lingue diverse + sgabelli diversi per età diverse + diversi servizi o prodotti a secondi dei capelli (capelli dei
neri / occidentali)
esempio dello psicologo e situa inclusiva: mediatore per linguaggio, opzione online, cultura: informarsi
bene sulle varie culture dei proprie pazienti, supporti di altro tipo rispetto a quelle verbali (tablet, disegni,
immagini)
29 FEB - prof BARRIERE ALL’INCLUSIONE
Ci possono essere diversi tipi di barriere: economiche, linguistiche, psicosociali (pregiudizi),
architettoniche/ambientali (accesso fisico), azioni standardizzate uguali per tutti
Generalmente le barriere vengono distinte in 4 categorie principali:
1. ambiente/architettoniche
2. di tipo politico: regolamenti e legislazioni o risorse economiche insufficiente per poter rendere
operativo il contesto inclusivo
3. sociali/psicosociali: atteggiamenti negativi, pregiudizi e stereotipi
4. linguistiche/comunicative: linguaggio che usiamo quando ci riferiamo a persone eterogenee e
disabili
Barriere linguistiche
Espressioni linguistiche in relazione alla disabilità (disabile, diversabile, handicappato, minorato, invalido).
Ora vedremo se alcune delle precedenti parole sono corrette dal punto di vista scientifico: menomato
disabile e handicappato.
Queste tre parole sono nate da un modello di classificazione delle disabilità chiamato ICIDH - anni ‘80:
riguarda la classificazione internazionale delle menomazioni, disabilità e svantaggi esistenziali e viene
inoltre prevista una relazione lineare tra queste tre parole (una menomazione comporta una disabilità e a
sua volta questa comporta una situazione di handicap) e secondo questo modello.
1. la menomazione è la mancanza/perdita di funzionalità di un arto o di una struttura corporea.
Ad es. ho una menomazione/perdita visiva quando ho un non funzionamento dell’occhio e quindi una
compromissione della funzionalità visiva → le persone che portano gli occhiali hanno una compromissione 3
alla vista e quindi hanno una menomazione; tuttavia esiste uno strumento che permette loro di migliorare il
problema.
Inoltre, da un pdv scientifico, la menomazione è molto specifica (menomazione alle gambe, all’udito,
cognitiva, ecc.) e quindi si riferisce a qualcosa in particolare. Pertanto quando diciamo ad una persona con
disabilità di essere “menomato” senza indicare la specificità/in che cosa è menomato, da un pdv scientifico
è scorretto perché generalista.
2. la disabilità, conseguente ad una menomazione, è una limitazione/compromissione nello
svolgimento delle attività che sono associate a quell’organo/struttura corporea.
Ad es. si ha una disabilità visiva quando i nostri occhi hanno una menomazione visiva (compromissione
visiva) e di conseguenza non riescono a svolgere le attività comunemente attese dagli occhi (s/ occhiali)
(non riesco a vedere cosa c’è intorno a me, a leggere, ecc.).
In seguito ad una menomazione agli arti inferiori, potrò sperimentare disabilità motorie (non riesco a
correre, saltare, salire scale, ecc.).
Tuttavia, anche in questo caso, non direi della prof miope che è “disabile”, anche se ha una disabilità visiva:
il termine “disabile” è scientificamente scorretto perchè generalista e non identifica il tipo di limitazione che
la persona sta sperimentando. Significa solamente “abile in niente” se viene utilizzato in modo generalista.
3. l’handicap: situazione di svantaggio che la persona sperimenta e che in qualche modo le
impedisce di ricoprire il ruolo normalmente atteso da quella persona.
Esempio di una persona che ha una menomazione intellettiva (ritardo mentale) e quindi una difficoltà sul
piano cognitivo (es. sindrome di down): sperimenta una situazione di handicap quando ci si attende che
tutti possano apprendere da un programma standardizzato, che vada bene per tutti. Dunque ci si attende lo
stesso anche dalla persona con la sindrome di down: questa persona ha un handicap.
Oppure una persona con difficoltà motoria va incontro ad handicap quando non riesce a fare quello ceh fa
uno studente standard: ad esempio arrivare in aula senza problemi.
Il termine “handicap” non si riferisce alla persona, ma al contesto di svantaggio che non permette ad
una persona con difficoltà di sperimentare un programma standardizzato. L’handicap si riferisce al
contesto che crea condizioni di svantaggio nei confronti di una persona.
L’handicap è caratterizzato dalla discrepanza tra efficienza/stato del soggetto E le aspettative di efficienza e
di stato sia del soggetto stesso, sia del gruppo particolare di cui fa parte.
È scorretto dire “persona con handicap” perché l’handicap è frutto di un contesto in cui si attendono
ruoli standard.
6 MAR
● Diversabile e diversamente abile
Queste due espressioni sono positive rispetto a quelle tre analizzate fino ad ora che sono invece
considerate inadeguate. Queste due espressioni sono nate per mettere in evidenza gli aspetti positivi
delle persone che potrebbero avere delle limitazioni ma avere altre abilità relative ad altri ambiti.
Esempio: una persona con disabilità visiva ha abilità olfattive e uditive molto più sviluppate.
Tutte le persone sono abili in maniera differente/diversamente abili.
- tutte le persone sono riunibili all’interno della distribuzione gaussiana, o curva degli errori, e che
qualsiasi gruppo, a prescindere dal tratto o dalla dimensione considerata, manifesta variabilità
interindividuali più o meno marcate e che ognuno di noi può essere ritenuto diversamente abile al
variare del compito presentato e alle aspettative dei suoi interlocutori.
L’espressione “diversamente abile” quindi può essere applicato a tutti, analizzandolo in modo:
1. Inter individuale: tra le persone/in relazione alle altre persone = alcune persone sono nella media,
altre spiccano e altre invece sono in difficoltà. Al variare delle attività, le persone sono diverse tra 4
loro nel modo in cui possiedono l’abilità che stiamo considerando. Le persone si distribuiscono in
modo diverso sulla stessa linea.
2. Intra individuale: per singola persona = ciascuno di noi è molto competente in alcuni ambiti, poco
competente in altri e per niente competente in altri ancora. Al variare delle attività o ambiti, ogni
persone può considerarsi abile in maniera differente → ogni persona ha le sue abilità come singolo
L’ espressione “diversamente abile” è scientificamente corretta quando si riferisce alle diverse abilità
al variare delle persone, mentre è scientificamente Scorretta per identificare un gruppo di persone.
Alcune espressioni
Espressioni come “affetto da”, “soffre di”, “portatore di”, “non vedente” o “invalido” sono errate
perché hanno un focus negativo poiché pongono l’attenzione sulla limitazione che quella problematica
comporta, e stimola negli altri un atteggiamento compassionevole e pietistico. Con la stessa logica, anche
l’espressione “persona speciale” è un’espressione compassionevole.
Queste espressioni NON sono scientificamente scorrette MA sono da evitare xk stimolano nelle
persone sensazioni di compassione e pena e si concentrano sulla limitazione della persona.
Indicano difetto, anomalia, negazione/privazione + implicano il coinvolgimento che “il luogo della
disabilità” sia la persona che, di conseguenza, viene ritenuta come una vittima/malata/sofferente →
di conseguenza si ha un atteggiamento/linguaggio compassionevole e sensazionalistico che è scorretto.
Etichettamento = la tendenza ad attribuire delle etichette che
identificano la persona come membro di un
determinato gruppo che differisce da un altro gruppo
per una serie di caratteristiche
Quando utilizziamo questi termini «smettiamo di pensare a lui/lei come
ad una persona (singola persona) ma tendiamo a riferirci alla
categoria sociale a cui la persona appartiene → ovvero alla
rappresentazione sociale che abbiamo di quella categoria sociale.
- ad es una persona down ha delle caratteristiche fisiche particolari,
non è molto alto, tendenzialmente in sovrappeso, mani tozze, persone
ingenue, socievoli, espressive → tutto ciò è uno STEREOTIPO.
Sono stereotipi = elenco di caratteristiche generalmente
associate ad un gruppo sociale di persone
Il problema di quando si usano queste etichette/stereotipi è che si perde di vista quanto la singola persona
si differenzia da una categoria sociale → con l’etichettamento si associa la persona a quella categoria
sociale.
L’etichettamento ha come CONSEGUENZE:
● DEINDIVIDUAZIONE: enfasi viene posta sulle caratteristiche stereotipiche dei membri del gruppo a
cui la persona viene associata + si ha una scarsa attenzione alle sue caratteristiche individuali.
Tale processo può essere pericoloso, in quanto uno studente può essere giudicato e trattato in base alla
sua etichetta diagnostica senza considerare le sue caratteristiche positive.
● STIGMATIZZAZIONE: enfasi sugli aspetti negativi →straniero, disabile, autistico, dislessico sono
tutti termini che comportano la propensione della persona stessa + degli altri a dare attenzione agli
aspetti negativi tanto da influenzare negativamente i livelli di qualità della vita e interazioni sociali
● DISTANZA TRA INDIVIDUI: etichettare gli altri a gruppi differenti dal nostro, provoca anche distanza
5
● Profezia che si autoavvera - EFFETTO PIGMALIONE: gli stereotipi creano delle aspettative nelle
persone, rispetto ai comportamenti delle altre persone, perciò le etichette spingono le persone a
comportarsi rispetto al modo attes
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.