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Definizione di etica

Martedì 4 ottobre 2022 09:33

Etica: maniera di comportarsi in ambito di problematiche della vita. Sin dall'infanzia, compiamo delle azioni consapevoli. Quando abbiamo un “gruppo di appartenenza”, cerchiamo di comportarci come il gruppo, imitarne i comportamenti, ci abituiamo alle abitudini della comunità di appartenenza e condividiamo valori e credenze.

Anche quando vogliamo proporre qualcosa di nuovo, la nostra condotta all'interno del gruppo è regolata dalla consuetudine del gruppo e condizionata dal rispetto verso genitori e/o superiori. Diventiamo protagonisti delle decisioni che devono essere razionali.

Ricorrendo alla ragione, affrontiamo autonomamente un problema; soppesiamo le varie possibilità; colleghiamo le nostre scelte a una scala di valori, dando quindi una priorità in base ai valori che consideriamo.

Quindi, un'azione si dice etica se è guidata dalla ragione, fondata su un bagaglio minimo di principi e criteri, responsabile e non casuale. Si effettua così una riflessione tipica del giudizio morale che mira alla ricerca del bene collettivo.

Il bene nell'etica

Rappresenta uno dei criteri fondamentali dell'argomentazione e quindi della scelta etica. Il termine Etica compare per la prima volta nell'Etica Nicomachea di Aristotele.

Accezione antica: insieme delle consuetudini che acquisisce nella comunità di appartenenza.

Accezione attuale: le azioni etiche sono espressione dell'intenzionalità dell'uomo, prescindendo spesso dalle azioni della comunità. L'oggetto dell'etica sono le azioni umane, mentre le attività fisiologiche o la produzione materiale di oggetti non sono azioni etiche.

Le azioni intenzionali, cioè quelle che produciamo liberamente, che hanno alla base la nostra scelta e la nostra volontà di fare qualcosa, sono azioni etiche.

Due grandi categorie di Aristotele

  • Pòiesis: produzione materiale.
  • Pràxis: azione intenzionale che dipende dalla responsabilità dell'individuo che diventa autore, causa e destinatario dell'agire umano.

Il fine delle azioni umane nella Pòiesis è porre il proprio fine al di fuori di sé. Nella Pràxis è porre il proprio fine in sé stesso.

Riflessione teorica ed etica

L’etica è anche una riflessione teorica perché fatta di scelte razionali. Infatti, nasce da interrogativi quali:

  • La bontà delle azioni
  • Sul loro carattere utile o meno
  • Giusto o ingiusto

L’etica è un sapere teorico-pratico in quanto ha come oggetto le azioni umane che si propone di orientare alla luce del ragionamento. Lo studio dell’etica deve avere un respiro teorico ampio e condivisibile. Non può identificarsi soltanto con la prassi, che rimane legata alla dimensione individuale.

Il vuoto morale nel XX secolo

Nietzsche cominciò a parlare di una situazione di vuoto morale. Si dimostrava la tendenza a negare valore alle norme morali tradizionali, spesso ispirate a principi religiosi (Occidente: cristianesimo —> cattolico e protestante). Si inizia a parlare di nichilismo (da nihil, niente): assenza di valori morali e religiosi conseguenti alla «morte di Dio».

Morte di Dio: fine dei valori religiosi ma anche crisi dei principi etici della tradizione occidentale. Tali principi non assicurano un vero fondamento all’agire umano (Nietzsche). L’agire umano è un agire più complesso.

È quindi necessaria una svolta etica proprio per questo enorme sviluppo scientifico e tecnologico. Le scelte in ambito scientifico sono delle scelte che hanno degli effetti di lunga durata sull’umanità e condizioneranno soprattutto le generazioni future.

Etica della società globale

Di conseguenza, si delinea etica della società globale. L’azione può avere effetti su tutto il pianeta e gli effetti non si esauriscono in un breve periodo (ex. Effetto serra).

Come conciliare il bisogno di etica con la crisi dei fondamenti metafisici e morali? Gli uomini sono diventati stranieri morali (Engelhardt), caratterizzati da:

  • Visioni individuali fortemente differenziate e spesso irriducibili
  • Tradizioni e valori diversi
  • Conflitti interculturali
  • Paure determinate da flussi migratori
  • Recrudescenza di fenomeni razzisti
  • Posizioni di intolleranza che vogliono difendere la propria identità culturale

Paradosso: alla crisi dei principi forti si contrappone il riemergere di posizioni oltranziste o dogmatiche. Allora sono necessari dei nuovi punti di riferimento determinati da un’etica pubblica, chiamata anche plurale e consensuale:

  • Aperta al pluralismo
  • Al riconoscimento dell’altro
  • Discorsiva e razionale
  • Capace di motivare le proprie scelte con argomenti logicamente accettabili
  • Capace di argomentare le proprie ragioni senza imporle con la forza

Etica plurale

Nella condizione postmoderna caratterizzata dalla fine di dottrine come l'illuminismo, idealismo, marxismo, che avevano la pretesa di offrire una spiegazione globale della storia, assegnando a essa un fine certo. Non esiste un'etica unica e assoluta, ma un'etica plurale che esprime delle esigenze legittime indicative di prospettive differenti.

Le teorie, anche quelle etiche, sono costruzioni ideali dipendenti da:

  • Il momento storico
  • Le mutate condizioni sociali
  • Le mutate condizioni economiche
  • Lo sviluppo scientifico tecnologico
  • Le tradizioni a cui si riferiscono

Tutte queste variabili richiedono un'interpretazione complessa, capace di superare i limiti dell'etica tradizionale, spesso relativa a limitati contesti culturali.

Nell'epoca della globalizzazione è necessaria una prospettiva pluralistica perché consente di:

  • Conoscersi meglio
  • Avvicinarsi senza rinunciare ai fondamenti della propria tradizione
  • Relazionarci in modo costruttivo
  • Capire più a fondo noi stessi

SENZA OMOLOGARSI.

Origini della bioetica

Venerdì 7 ottobre 2022 09:40

Vocabolo comparso per la prima volta nel 1970, utilizzato dall'oncologo Potter nell'articolo "The science of survival". L'anno dopo, lo stesso autore scrive un volume dal titolo "Bioethics: bridge to future" che chiarifica cos'è questa nuova disciplina.

Potter individuò il pericolo per la sopravvivenza dell'intero ecosistema nella spaccatura tra due ambiti del sapere: il sapere scientifico ed il sapere umanistico. Secondo Potter, proprio questa separazione tra i valori etici e i vari eventi biologici è alla base di un processo tecnico-scientifico indiscriminato che può mettere in pericolo la stessa umanità e la stessa sopravvivenza della vita sulla terra.

A causa del progresso scientifico tecnologico, si esprime il dubbio sulla capacità di sopravvivenza dell'umanità. Quindi, nella concezione di Potter, la bioetica nasce da una situazione di allarme rispetto al progresso della scienza.

L'unica possibilità per evitare una imminente catastrofe è la costituzione di un ponte tra le due culture, quella scientifica e quella umanistico-morale. La bioetica deve unire l'etica e la biologia ed ha il compito di insegnare come usare la conoscenza in ambito scientifico biologico.

La bioetica nasce dalla necessità che la scienza medico-biologica si ponga domande etiche. L'uomo si deve interrogare sulla rilevanza morale del suo intervento sulla vita. La nuova riflessione si deve occupare non soltanto degli interventi sull'uomo ma di tutti gli interventi dell'uomo sulla biosfera. È una concezione più ampia rispetto all'etica medica tradizionale.

Definizione di bioetica

Definizione di bioetica offerta dall'Enciclopedia di Bioetica nel 1978: "studio sistematico della condotta umana nell'ambito delle scienze della vita e della salute esaminate alla luce di valori e di principi morali".

L'ambito delle scienze della vita e della salute comprende la biosfera e la medicina. Gli interventi sono quelli riferiti alle professioni mediche ma anche a quelli delle popolazioni (problemi demografici o ambientali).

Finalità della bioetica: analisi dei problemi morali legati alla biomedicina. Esse implicano l'elaborazione di linee etiche fondate sui valori della persona e sui diritti dell'uomo, rispettose di tutte le confessioni religiose, con fondazione razionale e metodologica scientificamente adeguata.

La bioetica si avvale di una metodologia interdisciplinare che si propone di esaminare:

  • La natura del fatto biomedico (momento di riflessione epistemologica)
  • Le implicazioni sul piano antropologico (momento antropologico - implicazioni sull'uomo)
  • Le soluzioni etiche (momento applicativo)

Primi centri di bioetica

Callahan e Gaylin nel 1969 fondano l'Hastings Center con sede ad Hastings on Hudson (NY): studiare e formulare norme per la ricerca e sperimentazione in ambito biomedico. Dal 1987 il centro si trova a 50 km da NY. Questo centro si propone di:

  • Essere un centro laico, una missione sociale
  • Affrontare problemi etici legati al progresso delle scienze biomediche ed alla professione medica
  • Elaborare direttive per problemi morali contemporanei (AIDS, riproduzione assistita, questioni di fine vita)
  • Ha contribuito ad elaborare progetti didattici e linee guida su vari problemi di Bioetica

André Hellegers, ginecologo olandese che si occupava di fisiologia fetale, assieme alla famiglia Kennedy nel 1971, fondarono il primo centro che aveva il nome di Istituto di Bioetica (Kennedy Institute of Ethics). Intorno al 1980 in Spagna, Instituto Borja de Bioetica diretto da un collaboratore di Hellegers.

Questioni eticamente sensibili

  • Rapporti tra etica e ingegneria genetica
  • Status ontologico e giuridico dell'embrione
  • Procreazione assistita
  • Considerazioni etiche sulla clonazione animale e umana
  • Cellule staminali embrionali
  • Sperimentazione medica e suoi limiti
  • Etica e sanità pubblica
  • Fine vita: scelte di morire e considerazioni morali sull'eutanasia e sul suicidio assistito
  • Trapianti di organo e definizione di morte
  • Brevetti
  • Etica e ambiente

I nuovi interrogativi etici hanno determinato un interesse per la filosofia, riflessioni sulle ragioni dell'agire umano.

Itinerario storico della riflessione etica in medicina antecedente alla Bioetica

Martedì 11 ottobre 2022 09:31

  1. Etica medica ippocratica
  2. Morale medica ad ispirazione teologica
  3. Apporto della filosofia moderna
  4. Riflessione sui diritti dell'uomo soprattutto dopo l'ultima guerra mondiale, riflessione etica sempre in ambito medico

In passato (fino al Rinascimento), il medico valutava:

  • Il passato del paziente (anamnesi)
  • Lo stato attuale
  • L'aspetto (facies hippocratica)
  • Il comportamento nel sonno e nella veglia
  • Gli escreti (saliva, lacrime, sudore, urine, feci)
  • Le modifiche del fisico durante la malattia

Con l'osservazione, la palpazione, la succussione. Le prime strumentazioni compaiono alla fine del '600-'700, fino ad allora il medico giungeva a una diagnosi, osservando. Era importante anche esaminare lo stile di vita del paziente, l'alimentazione e la prevenzione. Gli antichi greci avevano capito quanto fosse importante l'alimentazione e benefica la dieta mediterranea.

I rimedi terapeutici si limitavano a:

  • Liberare dalle sostanze nocive: Ippocrate —> La salute o meno di un organismo dipendeva dal corretto equilibrio tra quattro fluidi: sangue, bile gialla, bile nera, flegma (i fluidi chiari) (basandosi sui 4 elementi che regolano la vita: acqua, fuoco, terra, aria). Una malattia si manifesta quando si crea una condizione di disequilibrio tra questi 4 fluidi.
  • Liberare dall'umore in eccesso

QUINDI SI USAVANO SALASSI (eliminazione sangue in eccesso con le sanguisughe), EMETICI, PURGANTI.

I medici ippocratici

  • Screditarono i guaritori e gli indovini
  • Svilupparono un ideale laico di identità professionale
  • Promossero teorie naturali sulla salute e sulla malattia
  • Promossero cure naturali
  • Diventarono intermediari degli dei e amici dei malati

Svilupparono una medicina scientifica, separata dalla religione e dalla filosofia. Sin dalle origini, la medicina è un’arte sacra perché attraverso di essa, si esercita l’azione del divino. Il fine della medicina è quello di curare l’uomo, non solo dal punto di vista fisico, ma anche come unità di anima e corpo. Questa immagine della medicina ha avuto una grande diffusione nella storia dell’Europa occidentale dalla tarda antichità, attraverso il medioevo, fino al Rinascimento. È comune alle tre più importanti religioni monoteiste del Mediterraneo: Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo.

Medicina oggi

È quella scienza che, grazie alla conoscenza degli eventi e all’uso delle tecniche, provvede alla salute dell’uomo. Per il rapporto medico-paziente, vale il giuramento di Ippocrate (460 a.C. - 370 a.C.). La struttura del giuramento comprende: un'invocazione della divinità come introduzione; una parte centrale che consta di 2 brani: uno relativo all’impegno per il rispetto verso il maestro; uno dedicato alla terapia che obbliga il maestro (medico) ad escludere azioni come l’aborto procurato, abusi sessuali verso il malato o i familiari, la somministrazione del veleno a chi lo chiedesse, il rispetto del segreto medico; una conclusione che invoca sanzioni positive da parte della divinità (benedizioni) per chi lo osserva e punitive (maledizioni) per chi lo trasgredisce.

È il riflesso della filosofia e cultura del tempo che vede il medico come intermediario tra gli dei e il popolo, perché è un gradino più in alto rispetto al popolo. Ha quindi un carattere sacro, ma fonda la moralità dell’atto medico su due principi ricordati ancora oggi:

  • Principio di beneficenza, cioè del bene del paziente
  • Principio di non maleficienza (primum non nocere)

Il medico è custode inappellabile del bene del paziente, al di sopra della legge e di ogni sospetto. Quindi, ciò che prescrive non ha bisogno di altre conferme del suo operato, neppure da parte del paziente che si deve fidare e affidare pienamente al medico.

Medicina ippocratica: punti di forza e debolezza

La medicina ippocratica presenta dei punti di forza e dei punti di debolezza.

Punti di forza:

  • Giuramento di Ippocrate
  • Istituzione di una morale medica
  • Considerare la malattia come una perturbazione dell’individuo che necessitava l’intervento del medico
  • Creare dei criteri di moralità oggettivi e non soggettivi
  • Coscienza del bene in sé e del rispetto della persona al di sopra dei suoi desideri soggettivi

Punti di debolezza:

  • Sapeva poco di anatomia e fisiologia (i Greci non praticavano la dissezione perché troppo rispettosi del genere umano)
  • Era priva di cure efficaci

Il pensiero ippocratico è rimasto canonico per tutta la cultura classica e per tutto il medioevo. Il giuramento di Ippocrate e i codici professionali dei medici hanno rappresentato, sino oltre la metà del Novecento, gli unici riferimenti etici normativi per il medico.

Codici deontologici

Definivano delle regole di comportamento come guide per una condotta moralmente corretta. Garanzie per il paziente: controllo esercitato dalla stessa comunità medica attraverso la selezione professionale. Avvento del metodo sperimentale ed affermazione della figura del medico-ricercatore. La medicina cominciò a disporre di trattamenti efficaci e di un potente metodo di ricerca in grado di migliorare le conoscenze sulla funzionalità normale e patologica dell’organismo. Tali regole si rivelarono inadeguate a contenere le ambizioni dei ricercatori a guadagnarsi prestigio scientifico con la sperimentazione sull’uomo.

Morale medica a ispirazione teologica

Contributi dati dal Cristianesimo in ambito sanitario:

  • Fondazione del concetto di ‘persona umana’
  • Nuova configurazione dell’assistenza al malato
  • Dialogo positivo tra ragione scientifica e fede religiosa

La nuova visione del mondo e dell’umanità in senso personalistico, creazionale, porta i cristiani a dar vita agli ospedali. Il medico è il servitore dei sofferenti e non più un personaggio ieratico, al di sopra della legge morale.

Processo di Norimberga

1945/46

Processo celebrato contro i crimini nazisti perpetrati sui prigionieri e sui civili per ordine del regime nazista con la collaborazione dei medici. I medici, per giustificare la loro condotta morale, si giustificavano dicendo che queste sperimentazioni avevano un fine utilitaristico, per cui il singolo poteva essere sacrificato. Con il processo di Norimberga vennero condannati e si capì che dovevano imporre dei limiti etici.

Da quel momento in poi, si svilupparono due linee normative che coincidevano con quella che è la nascita della bioetica ante litteram:

  1. Formazione dei diritti dell’uomo: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (ONU, 1948); convenzione di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1950); una serie di dichiarazioni, convenzioni, raccomandazioni e carte.
  2. Approvazione di linee guida specifiche da attuare nella sperimentazione clinica, codici di deontologia medica emanati dalla AMM e dalla federazione degli ordini dei medici. Tra i codici deontologici, ricordiamo: il codice di Norimberga (1947); codice di etica medica (Ginevra 1948); dichiarazione di Helsinki (1964; ultimo aggiornamento nel 2013).

Il codice di Norimberga: ogni ricerca clinica doveva ispirarsi su soggetti umani. Il consenso volontario era il suo presupposto essenziale per una condotta moralmente accettabile della sperimentazione con soggetti umani.

Consenso informato: il paziente lo firmava dichiarando la consapevolezza dei trattamenti che verranno effettuati. Codice di Ginevra: aggiornava in chiave laica contenuti del giuramento di Ippocrate e impegnava il medico a non utilizzare, nemmeno sotto pressione... (testo originale interrotto).

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Scienze mediche MED/43 Medicina legale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francy050513 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Montinari Maria Rosa.
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