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Storia dell'arte contemporanea – 05/05/2021

Sculture frontali di Fontana

Ripartiamo da qui. P. Consagra, Colloquio pubblico, 1955, bronzo, Milano, archivio Consagra. In Italia, differentemente dalla Germania, non vennero mai adottate significative misure di epurazione (amnistia, anche all'interno del partito comunista di Togliatti, che voleva evitare di inasprire il conflitto civile nel Paese); molti artisti furono reintegrati nelle istituzioni e nella quotidianità del neonato Stato democratico.

La scultura frontale, come schermo plastico, assecondando i regimi della modernità, è lacerata, dilaniata, sofferta e tormentata. La scultura ingaggia un rapporto 1:1 non solo con lo scultore in prima battuta, ma anche con il fruitore. C'è un solo punto di vista: una poetica tipicamente informale assegna all'esclusiva, singolare, personale, modesta testimonianza del singolo ogni tensione creativa, poetica, esistenziale. Lo stesso per la scultura: unico punto di vista, quello dello scultore, che rinuncia all'aspirazione monumentale e celebrativa a beneficio di una scultura anche di piccolo formato.

Si cerca di riscattare il ruolo progettuale dell'artista, come in passato (Consagra era appassionato di barocco e della scultura di Bernini, anche urbanista e regista visivo di intere aree monumentali del centro storico di Roma: Piazza San Pietro, Piazza Navona…). Anche sulla scorta di questi esempi, Consagra rivendicava per l'artista una dimensione sociale, coinvolta nella società.

Il gruppo artistico

All'interno del gruppo non c'erano solo Consagra, Sanfilippo e Accardi, ma anche, ad esempio, Giulio Turcato.

Giulio Turcato, Comizio, 1949

La memoria di una manifestazione del partito comunista, inequivocabilmente richiamata da drappi rossi, diviene poco più che un pretesto per una composizione di ordine astratto-geometrico. Gli artisti, all'inizio della loro produzione, avevano come riferimento Matisse (ghirigori preziosi, rutilante decorativismo dagli anni Dieci e Venti fino ai Quaranta e Cinquanta – a metà secolo ebbe molta fortuna internazionale, ricordiamoci della mostra alla biennale di Venezia, nel solco della rilettura dei movimenti d'avanguardia, in Italia censurati dal regime) e l'astrazione tedesca (sia quella dell'ambito Cavaliere azzurro e Spirituale nell'arte, sia l'astrazione geometrico-matematica di impianto costruttivista Bauhaus, in cui confluiscono sollecitazioni provenienti da un lato dal neoplasticismo olandese e dall'altro dal costruttivismo russo).

La gamma cromatica scintillante mantenne una linea di ricerca attiva su questo fronte della compenetrazione iridescente.

Piero Dorazio, Tutta Praga, 1947

L'eredità futurista (es. Balla, ancora vivo e vegeto a Roma, importante punto di riferimento, insieme a Trampolini, noto per ricerche polimateriche e l'assemblaggio di materiali diversi extra-artistici). Balla aderente al primo manifesto del primo Futurismo; Trampolini del secondo; ancora importanti per la produzione giovane e sperimentale d'avanguardia a Roma nel secondo Dopoguerra.

Trampolini fu portavoce nella Roma degli anni Venti (iniziative editoriali, grazie alla sua casa d'arte, grazie alla rivista Come noi, che aveva raccolto molte esperienze avanguardiste europee, e che poi il Regime tentò di cancellare). Confusione tra futurismo e Fascismo: giovani artisti che si dichiarano marxisti e formalisti, lo dichiarano a denti stretti. Militanza così esibita e anche richiamata nel primo rigo del manifesto… non potevano anche richiamare l'esperienza dell'avanguardia futurista, che – però – è una matrice importante del loro lavoro.

Origine e scultura

Fra i partecipanti ad Origine (Ballocco e Capogrossi già visti) richiamiamo il lavoro di Ettore Colla, scultore ugualmente ispirato dalla scultura di matrice cubista prima e surrealista poi (assemblaggi, elementi di scarto industriali – strappo, dolore, rovina, perdita, distruzione accumunano artisti che provengono da un paese fatto a pezzi, in cui le strade di collegamento erano distrutte, in cui era difficile spostarsi da città a campagna).

Ettore Colla, Orfeo, 1956, assemblaggio in ferri di recupero rielaborati e saldati. Personalità dell'appendice romana del gruppo Origine e della cultura artistica romana di questi anni è Alberto Burri, un medico che era stato fatto prigioniero durante la campagna d'Africa a cui aveva partecipato. Trattenuto dall'esercito americano in Texas. Qui inizia il suo lavoro d'artista tramite espedienti a portata di mano: sacchi di iuta, impiegati per derrate alimentari e trasporto di primo soccorso (equipaggiamento militare), strappati, ricuciti, lesi, bruciati, accidentati, oltraggiati. Supporto di base di molte sue composizioni.

Alberto Burri nel dopoguerra

Alberto Burri, Sacco B, 1953: equilibrio formale, ma prevale l'idea di strappo, lacerazione, sofferenza; qualcuno ha letto l'esperienza dello stesso Burri come medico di guerra, costretto a confrontarsi con carnalità viva e truculenta, con operazioni chirurgiche d'emergenza fatte a vista, con mezzi di fortuna, sotto le bombe negli ospedali militari, ma che sono l'avvio di una sistematica esplorazione e sperimentazione di più fonti e materiali. Alla serie dei sacchi presto si affiancano altri materiali: legni bruciati.

Alberto Burri, Legno SP, 1958: legno rude, non lavorato, non solo trattiene segni del tempo, ma a volte persino bruciato o oltraggiato dal catrame (spesso usato) nei neri, per dare consistenza respingente alla sua pittura. Anche le plastiche fuse: Alberto Burri, Grande rosso, 1964, fiamma ossidrica su plastica bruciata. Si mantiene qualcosa di pittorico, ma sono il risultato di materiali oltraggiati.

Questo senso di oltraggio, l'aggressione della materia come corpo vivo dell'arte, esperienza e ricerca artistica… su cui si assommano memorie stratificate di esperienze di dolore.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucabeagle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea i e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Angelini Alessandro.
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