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Storia dell'arte contemporanea - 04/05/2021

Franz Kline e la New York School

Franz Kline, 1950. Vaste campiture bianche; stesure compatte, gessose, con rilievo quasi plastico/materico. Prerogativa condivisa con pittori color field, che insistono sull'analisi pittorica della superficie e sulla resa quasi analitica della superficie dipinta. Si va sempre più verso il dipinto-oggetto, all'opera che non rimanda ad altro da sé, libera e indipendente; opera che si qualifica anche per carica esistenziale che si trasferisce tutta da artista all'opera (dipinti di questa generazione gravidi di umori). Sciabolate di colore nero, veloci e abbastanza perentorie.

Action painting americana = pittura d’azione - gesto come atto di partecipazione e testimonianza (anche dolorosa), unica traccia possibile di una partecipazione ed esistenza.

Kline, New York 1953: Formato verticale evoca skyline della città. Ma riferimento oggettuale, poetico, mimetico, lirico scomparirà sempre più. Atteggiamento a beneficio dell’untitled, opera senza titolo. L’accento e la concentrazione adesso sono in tutto e per tutto posti sulla pittura, sul valore autonomo della pittura e sulla sua qualità di testimonianza esso enuclea e incarna letteralmente.

Versante opposto della scena americana: Scuola del Pacifico

Anche sull'altro lato del continente (costa pacifica, in particolare a Los Angeles) si registravano posizioni interessanti. Sam Francis, Structure, Number 2: Pittura di all over; a differenza del tutto pieno di Pollock ha, in genere, un nucleo di concentrazione di forze espressiva di pittura resa per pennellate veloci, violente e agite in presa diretta sull'opera stessa e poi, però, lasciate gocciolare, indifferentemente da un lato e l'altro. Caos, indeterminatezza e precarietà dominano fino all'ultimo.

Diverso è il caso di Mark Tobey, in cui prevale istanza di tipo segnico.

Mark Tobey e l'arte segnica

Mark Tobey, World Dust, 1957: Segnico perché a prevalere è questa ossessiva, ossessiva creazione di un segno, sempre più aggrovigliato e complicato, in tutta una serie di costruzioni, anche qui potremmo dire geroglifiche, che fanno riferimento ad alfabeti primitivi, precategoriali e antichi, unici linguaggi possibili dopo azzeramento del secondo conflitto mondiale. Artisti in contatto con gruppo di artisti giapponesi (gutaj), di cui in particolare Shozo Shimamoto, che si definiscono nel segno di una vera performance.

Shozo Shimamoto e il Gutai

Shozo Shimamoto, Making a painting by hurling glass bottles of paint against a canvas at the "2nd Gutai Art Exhibition", 1956: Fotografia che documenta realizzazione di un dipinto tramite frantumazione di bottiglie e barattoli di vernice contro la tela. Insieme ad esplosione di colore, abbiamo anche frammenti di vetro in evidenza, insieme a una pittura gestuale e al tempo stesso materica (all’azione pittorica strictu sensu si associa la frammentazione di materiali extrartistici, come vetro della bottiglia, che sfidano una serie di consuetudini millenarie: Giappone fra i paesi – più degli altri – piegato dalla potenza militare americana. Samurai che mette in gioco la sua stessa vita ed esistenza per perseguire obiettivo limitare. Adesso, in una condizione sublimata, rivive nell’azione di questi artisti, che così ripensano e rimettono in discussione la storia più recente del proprio paese, anche in considerazione di quel segno pittorico proprio della scrittura giapponese – l’ideogramma – che rimane nella memoria di questi artisti).

Shozo Shimamoto, Work, 1955: Impresso dolore, deflagrazione di questa rabbia e tensione, evidentemente generazionale (ripercussioni di lunga durata che disastri nucleari di Hiroshima e Nagasaki hanno avuto a lungo su intera popolazione del Giappone).

Saburo Murakami e il performativo

Saburo Murakami, At one moment opening six holes: Prevale aspetto performativo. Artista attraversa questi sei telai, bucandoli direttamente con la propria presenza fisica. Tutte esperienze che ritroveremo, ripensate in ambito newyorkese, quando arriveremo a happening e performance.

Situazione in Europa, Francia

3 mostre più importanti, realizzate nella Gallerie Brueme, Jean Fautrier (ottobre 1945), che espone opere (gli ostaggi): sequenza serrata di volti, realizzati con un forte aggetto materico, che nascono da esperienza drammatica vissuta da Fautrier. Ricercato dai nazisti, aveva trovato riparo di fortuna in un ospedale psichiatrico nella periferia parigina. Lì, a ridosso di un muro di cinta, i soldati tedeschi scaricavano vittime dei rastrellamenti, poi fucilate. Fautrier non vide mai la scena, ma sentiva le urla disperate delle vittime destinate ai plotoni di esecuzioni urlare. Lo strazio dei lamenti urlati delle vittime un attimo prima delle loro morti rimase impresso nella sua memoria.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucabeagle di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea - i e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Angelini Alessandro.
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