Economicità
Quando abbiamo spiegato il governo delle imprese abbiamo detto come si esercita il governo dell’impresa, quali sono i principi che dovrebbero guidare chi governa un’impresa: principio di economicità e contemperamento degli interessi. L’economicità rappresenta il principio fondamentale, la regola da seguire nella gestione di un’azienda. → rappresenta il principio fondamentale alla base di una azienda, la regola di condotta che deve essere seguita nella gestione di un’impresa. Il rispetto del principio di economicità assicura che vengano preservati i due caratteri fondamentali dell’istituto: la durabilità e l’autonomia.
La durabilità indica l’attitudine a durare nel tempo, cioè la capacità di un istituto a durare nel tempo. L’autonomia è la capacità di sopravvivere, di funzionare senza ricorrere sistematicamente al sostegno di terzi, di altri soggetti. → Durare nel tempo non vuol dire che le imprese non cambiano mai, si evolvono perché si evolve l’ambiente. → L’autonomia vuol dire capacità dell’istituto di funzionare senza ricorrere al sostegno di altri soggetti.
Abbiamo detto che nella vita di un’impresa può capitare un anno di crisi, di difficoltà; è possibile che un’impresa attraversi periodi di difficoltà. → Se c’è una perdita qualcuno deve risanarla, quindi ci può stare che un’azienda sia un anno in perdita. → Quello che mette in crisi un istituto è se l’impresa sistematicamente è in perdita.
Che cosa vuol dire in concreto rispettare il principio di economicità?
Il principio di economicità vuol dire che vengano rispettate 4 condizioni fondamentali:
- Equilibrio reddituale
- Equilibrio monetario
- Efficienza e flessibilità
- Congruità delle remunerazioni
Equilibrio reddituale
Rispettare il principio di economicità vuol dire che la gestione dell’azienda ha un equilibrio reddituale. → Il reddito è la differenza tra ricavi e costi, quindi il concetto di equilibrio reddituale vuol dire che c’è equilibrio tra componenti positive e componenti negative di reddito: ricavi e costi.
Rispettare l’equilibrio reddituale vuol dire che la gestione aziendale è in grado con i propri componenti positivi di reddito, cioè i ricavi, di remunerare tutti i fattori produttivi, cioè di far fronte a tutti i costi. Quindi, l’equilibrio reddituale riguarda la relazione costi e ricavi ed esprime la capacità dell’impresa di remunerare tutti i fattori produttivi, cioè con i ricavi è in grado di sostenere tutti i costi.
Come si valuta l’equilibrio reddituale?
Prendiamo il bilancio e vediamo se c’è utile o perdita: abbiamo detto equilibrio reddituale è la relazione tra ricavi e costi, quindi posso prendere il bilancio, in particolare la parte del conto economico, e dire i ricavi sono superiori ai costi, c’è un reddito positivo che chiamiamo utile e quindi c’è equilibrio reddituale.
Non si fa così di solito, non si guarda mai un singolo bilancio, anche una banca chiederà sempre i bilanci prima di decidere se dare o meno un finanziamento, perché un singolo bilancio annuale può non essere sufficiente per definire l’equilibrio reddituale di una azienda, perché potrebbe essere alterato da eventi particolari. Quindi un singolo anno non è mai sufficiente per esprimere un giudizio completo sull’economicità di una impresa, ma si considera sempre un medio lungo periodo (più di un anno mentre breve periodo vuol dire 1 anno).
Valutare l’equilibrio reddituale ci impone la necessità di chiarire il tempo a cui si fa riferimento. → Tipicamente la valutazione chiama un orizzonte di più anni, 3 anni.
Qual è l’oggetto, il livello di analisi?
Quando abbiamo studiato le combinazioni particolari o parziali, indica i diversi settori in cui opera un’impresa, quella che opera in più settori, che ha più combinazione economica particolare, la chiamiamo anche impresa diversificata e in queste imprese possiamo calcolare il risultato economico quindi differenza ricavi e costi non solo con riferimento a tutta l’azienda ma anche con riferimento ad una singola combinazione particolare, parziale. → Esempio impresa editoriale: in questa azienda, oltre a valutare l’equilibrio reddituale quindi ricavi e costi complessivi di tutta l’azienda, possiamo anche valutare l’equilibrio reddituale, cioè la differenza ricavi e costi con riferimento ad una singola combinazione particolare o parziale.
Valutare l’equilibrio reddituale, l’economicità in genere, è possibile a diversi livelli di analisi. Si può analizzare in riferimento all’impresa nel suo complesso o si può valutare in riferimento ad una singola combinazione parziale o particolare.
Pensiamo ad una impresa che opera in 3 settori diversi: a, b, c. → Possiamo dire qual è l’equilibrio reddituale complessivo a livello di impresa, ma possiamo anche dire qual è l’economicità, l’equilibrio reddituale a livello di singola combinazione parziale.
Altro elemento da dire è che talvolta le imprese fanno parte di gruppi di imprese. Posso dire: Fiat Auto è parte di Fiat. → È un’azienda che a sua volta è parte di un gruppo più grande, gruppo Benetton, che comprende attività diverse: autostrade, Autogrill, abbigliamento. Nel caso di gruppi aziendali, cioè imprese controllate da altre imprese, ma anche a livello di gruppo complessivo, possiamo fare un’analisi di bilancio in particolare sul business delle auto o su tutto il gruppo Fiat.
Valutare l’equilibrio reddituale ci impone di chiarire qual è:
- Il tempo di riferimento
- Il livello di analisi che potrebbe essere un’impresa, una singola combinazione particolare o parziale, o un gruppo nel suo complesso
In alcuni casi è importante fare riferimento a livello di gruppo complessivo più che singola impresa, dove potrebbero emergere dei risultati che sono influenzati dal fatto che l’impresa appartiene ad un gruppo.
Esempio: immaginiamo che ci siano 2 aziende: A e B. → A che produce motori che vengono venduti all’impresa B che vende auto. → A fornitrice di B. Queste due imprese indipendenti che stanno sul mercato. → A produrrà motori che li venda ad un prezzo di mercato di euro 100 a B, la quale se ritiene che ha senso compra.
Ipotizziamo che queste due imprese siano parte di uno stesso gruppo, cioè non sono due imprese indipendenti che sono sul mercato, ma sono in realtà due imprese che a loro volta fanno parte di uno stesso gruppo e immaginiamo che sia un gruppo multinazionale: impresa A fa motori ed è in Olanda, B produce auto ed è in Italia. Se fanno parte di uno stesso gruppo, il manager a livello di capogruppo può fare in modo che anziché vendere motori a B a 100 euro all’uno, posso dire che questo prezzo deve essere diverso, può decidere che anziché venderli a 100 li venda a 90 o 110.
Perché? Se l’impresa A vende i motori a 110 anziché a 100, come cambia il risultato economico? Il reddito di A aumenterà perché ha più utile, mentre l’utile di B che ha costi maggiori diminuisce.
Quando un’impresa è multinazionale, cioè le due società sono in paesi diversi, potrebbe intervenire il manager della capogruppo e dire facciamo in modo che questo scambio di motori non avvenga ad un vero prezzo di mercato ma avvenga ad un prezzo diverso. → Qual è il motivo? Se emerge un utile più alto in B, sarà più basso in A.
Se fosse una normale transazione di mercato → se A e B fanno parte dello stesso gruppo, la capogruppo potrebbe dire sfruttiamo il fatto che un’impresa sia localizzata in Olanda e un’altra impresa sia collocata in Italia perché le imprese cercano di minimizzare il carico fiscale. Quindi se per esempio nel paese dove A è collocata, Olanda, si paga di tasse il 15% sul reddito e nell’impresa B, Italia, si paga il 40% → la capogruppo vuole minimizzare il carico fiscale, voglio pagare meno tasse possibili → voglio fare in modo che emerga un utile maggiore in Olanda perché pago meno tasse, preferisco che sia l’impresa A ad avere un reddito più alto così paga il 15% di tasse piuttosto che in Italia dove si paga un 40%.
È un motivo per cui allora si potrebbe dire che non ha senso calcolare l’economicità solo a livello di impresa A e B, bisogna vedere il gruppo nel suo complesso. In questi casi ci possono essere delle transazioni intergruppo, degli scambi intergruppo che possono non dare un’idea oggettiva dell’economicità delle imprese. → Nel caso di gruppi di imprese è importante valutare l’economicità anche a livello di gruppo complessivo perché la valutazione dell’economicità della singola impresa appartenente al gruppo potrebbe risentire di politiche che vengono decise a livello di capogruppo.
Nel caso specifico, questo è un tema molto attuale. Le imprese non sono libere di fare questo; il legislatore tributario si preoccupa anche di entrare nel merito delle transazione intergruppo per evitare che le imprese multinazionali facciano questo, perché potrebbero alterare i prezzi a cui avvengono gli scambi dentro il gruppo per fare in modo che in alcuni paesi le aziende non abbiano reddito perché li fanno emergere in luoghi dove le tasse sono basse. → Il tema dei prezzi di trasferimento, cioè prezzi a cui avvengono i trasferimenti di beni all’interno dello stesso gruppo, è tema rilevante che fa capire che l’economicità di una singola azienda all’interno di un gruppo potrebbe risentire di strategie, di politiche che vengono definite a livello di capogruppo e che non hanno a che fare direttamente con l’andamento, gestione della singola azienda. → Quindi dire valutare l’economicità a livello di singole imprese può essere poco significativo quindi è importante fare riferimento nel caso di gruppi, valutare l’economicità anche a livello di gruppo, quindi in termini di oggetto di analisi si può dire che l’economicità si può:
- Analizzare a livello di singola combinazione parziale impresa
- Gruppo di imprese, nel caso di gruppo è importante fare un’analisi anche a quel livello perché la valutazione dell’economicità su quelle singole imprese potrebbe risentire di strategie, di politiche volte ad esempio a ridurre il carico fiscale
Equilibrio monetario
L’altra condizione è l’equilibrio monetario. → Si fa riferimento alla relazione entrate e uscite quindi rispettare il principio di economicità, quindi...
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Concetto di ipoteca nel diritto privato
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Identità - Concetto
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