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Fenomenologia di Maria De Filippi

Intro

La tv, fin dalla sua nascita, si pone come specchio dell’evoluzione della società attraverso i mutamenti che investono i suoi generi e le sue svariate forme d’enunciazione; una delle figure che ha rappresentato in modo significativo questa capacità è Maria De Filippi, la quale ha contrassegnato l’ultimo ventennio televisivo divenendo uno dei volti cardine della storia della televisione italiana.

Ha saputo costruire attorno alle sue trasmissioni veri e propri universi sociali che irrompono nella vita di ognuno: uomini e donne - c’è posta per te - Amici etc.. —> prodotti trasformati e reinventati nel corso degli anni diventando un “unicum” e chiave di lettura per analizzare il rapporto tv-società. Di essi ne verranno approfonditi:

  • Strategie televisive
  • Aspetti narrativi e stilistici
  • Elementi che contribuiscono a determinare il loro successo
  • Rapporto con i social network, divenuti oggi luoghi di dibattito detti “communities”

Contesto socio-mediale

Si fa riferimento al contesto socio-antropologico che caratterizza il nostro tempo, descritto tramite modernità liquida, una celebre espressione dal sociologo Bauman —> = liquida poiché non mantiene la propria forma ma è incline a cambiarla, ed è ormai una condizione a cui tutti e tutto si devono adeguare.

“Flessibilità e precarietà” sono le parole d’ordine a cui ogni aspetto del vivere quotidiano si deve uniformare perché oggi nulla ha una solidità in grado di rappresentare un punto di riferimento stabile, a partire dalle istituzioni tradizionali, esempi:

  • Il posto di lavoro viene concepito ai giorni nostri come una sorta di “camping” in cui si pianta la tenda solo per qualche tempo e non come domicilio in cui si è motivati a stabilire regole comuni di convivenza. Per questo, il lavoratore si trova a fare i conti con molteplici possibilità di cambiamento
  • La questione della politica democratica, cioè quanto utile sia il modo in cui i politici operano per il benessere dei propri elettori, è passata in secondo piano, come succede per la giustizia pubblica o la responsabilità collettiva per il benessere individuale. Ormai lo spazio pubblico è occupato in misura sempre più consistente da problemi privati di figure pubbliche —> dovuto in parte dai media elettronici che rendono pubblico tutto ciò che un tempo faceva parte dell’area del privato.

Amore liquido. Bauman aggiunge anche il concetto di = l’essere umano è scisso tra il desiderio di amare e la paura di legarsi per cui tende a scegliere quelle relazioni basate sul principio del “finché di reciproca soddisfazione” anziché “finché morte non ci separi”.

Frank Furedi, intellettuale, aggiunge che l’amore continua ad essere considerato fonte d’appagamento suprema, nonostante l’ambiguità della società contemporanea, ma da un lato dannoso perché rischia di subordinare all’altro. Egli sottolinea che uno degli imperativi della società contemporanea è quello di sentirsi bene con se stessi e ciò porta l’individuale al centro di qualsiasi interesse.

In sostanza, la solidità delle istituzioni fondate sui legami affettivi e famiglia viene messo in discussione; soprattutto il concetto di “famiglia” che oggi giorno non viene più concepita come istituzione sociale ma come un’entità da costruire in maniera personalizzata e verso la quale rinnovare la propria adesione.

Sempre nella sfera dei legami rientra la questione immigrati, i quali sono spesso ritenuti un peso per il paese che li ospita perché considerati soggetti che sottraggono risorse, che rubano posti di lavoro, elementi che ostacolano il percorso teso al raggiungimento della soddisfazione e della felicità personale.

Autonomia. Un altro sociologo, Sennet, riflette sul concetto di = non tanto come la capacità di separarsi dagli altri quanto la capacità di percepire gli altri, di vedere il mondo come qualcosa che è distinto da sé e di “potersi impegnare in esso”. L’autonomia è concepita come la base per istituire relazioni tra le persone.

Un altro aspetto che riguarda la sfera più intima dell’individuo è il sentimento religioso, facente parte dell’istituzione ecclesiale, visto oggi come il sottostare di regole imposte dall’alto e percepite come vincolanti che si oppongono con il desiderio di libertà. Per questo motivo viene accettata con difficoltà, superata la fase di secolarizzazione si è registrato un ritorno dell’interesse al divino.

In conclusione, oggi ci si trova in un quadro complesso che si trova a fare i conti con l’individuo contemporaneo, il quale viene indotto a rifiutare tutto ciò che potrebbe rappresentare un elemento di ostacolo al proprio percorso; anche perché è sempre più difficile trovare riferimenti solidi cui rivolgersi per capire quale strada intraprendere.

All’individuo, di fronte a questo indebolimento delle istituzioni tradizionali, non rimane altro che confrontarsi con altri individui simili a sé poiché gli risulta fondamentale sapere come se la sono cavata altre persone alle prese con gli stessi problemi —> per questo la sfera pubblica viene profondamente trasformata e occupata sempre più dalle preoccupazioni e insicurezze private.

Queste dinamiche emergono in modo chiaro con l’avvento della massiccia diffusione dei media elettronici sostenuti in primis dal mezzo televisivo che ultimamente acquisisce importanza non tanto per i contenuti che trasmette ma per la sua stessa esistenza, nel suo essere una presenza fissa nel palinsesto quotidiano delle persone.

La tv permette un’ampia percezione simultanea del messaggio, conferendo agli individui la sensazione di far parte di un’unica grande arena globale, cambiando la definizione di pubblico e privato. Questo aspetto è determinato anche dal fatto che i media elettronici portano l’arena pubblica dentro casa, facendola irrompere nella dimensione domestica; per questo la casa non si configura più come luogo del privato ma si assiste ad una privatizzazione del pubblico e ad una pubblicizzazione del privato, secondo cui i soggetti tradizionali detentori di visibilità vengono esposti nella nuova arena pubblica con le relative conseguenze e dall’altro lato entrano a far parte di questa arena soggetti che un tempo ne erano esclusi.

Ora, i problemi privati diventano pubblici, o meglio, la loro esposizione è pubblica mentre la risoluzione rimane privata. È importante notare che la sfera pubblica si è trasformata con l’avvento dei media elettronici; secondo Bauman, la tv non è causa della nuova configurazione assunta dalla sfera pubblica ma si fa specchio.

È in tale contesto che i generi principali della neotelevisione, talk show e reality show, si sono affermati, proponendosi come nuove risorse utili ad affrontare piccole e grandi sfide della vita quotidiana.

Contesto televisivo

I programmi di Maria De Filippi sono una delle espressioni più vigorose della neotelevisione, termine coniato nel 1983 da Umberto Eco, il quale affermava che il modello classico televisivo ha subito cambiamenti a causa della moltiplicazione dei canali, della privatizzazione e nuovi mezzi elettronici.

La neotelevisione fa il suo ingresso alla fine degli anni 70/inizio 80 con l’affermarsi della tv commerciale e con il configurarsi del duopolio, il monopolio della tv pubblica era stato messo in discussione quando apparvero i circuiti nazionali di tv private commerciali.

Con l’avvento della neotelevisione, il palinsesto abbandona la sua connotazione settimanale per trasformarsi in giornaliero, offrendo quotidianamente un’ampia offerta di contenuti a tutte le ore e per tutte le fasce di pubblico. La neotelevisione si spoglia dello scopo pedagogico della paleotelevisione per concentrarsi su una serie di strategie volte a conquistare una fetta di audience più ampia possibile:

  • Giocare sul sicuro —> tramite l’utilizzo di stereotipi culturali perché esso consente una più facile identificazione da parte del pubblico
  • Fare spettacolo —> i programmi si pongono l’obiettivo di intrattenere il pubblico
  • Riflettere i valori medi della società —> principio del LOP che si prefigge di realizzare trasmissioni in cui la miscela di buoni sentimenti è prevalente
  • Riconoscibilità —> un canale deve sempre essere identificabile, riconoscibile, composto di fatti e di persone conosciuti dal pubblico come familiari.
  • Giocare sugli errori degli altri —> si è sempre in competizione con le altre emittenti facendo riferimento ad alcuni punti chiave come possono essere gli orari di messa in onda
  • Tutelare il prime time —> il prime time rappresenta la fascia oraria compresa dalle 21.15 e 23, la più pregiata in termini di ascolti, di introiti pubblicitari e di fidelizzazione. Negli orari meno pregiati possono trovarsi i “programmi civetta”.

L’evoluzione del linguaggio neotelevisivo distingue 3 tipi di percorsi corrispondenti a 3 diverse fasi storiche:

  • 1) La neotelevisione era fortemente consociativa, in coincidenza con la situazione culturale e politica del tempo. Il primo metagenere a formarsi fu il “contenitore” che si presta a farsi riempire con frammenti dei più vari generi mediati da un conduttore
  • 2) Seconda metà degli anni 80 in cui la neotelevisione stabilisce un rapporto diretto con il pubblico, fondato da due elementi: successo popolare dei conduttori del talk show e la vastissima scelta di fiction, d’importazione. In questo periodo la tv acquisisce il ruolo di storyteller, raccontare storie
  • 3) Fine anni 80 l’intento della tv era quello di mettere in scena verità o la realtà; il genere per eccellenza divenne il reality show dove la quotidianità viene spettacolarizzata

Tutt’ora si hanno 2 generi cardine della neotelevisione: talk show e reality show.

Diffusione del talk show

La tv ha individuato nel genere “talk show”, d’importazione americana, la chiave di lettura per interpretare questo bisogno insito nella natura umana.

Il talk show è una forma di intrattenimento parlato fondato sull’interazione verbale tra conduttore e ospiti in studio; come denuncia la parola “talk” = conversazione, scambi di parole, idee, storie, esprimendo la capacità di narrativizzazione che connota la società contemporanea. Per questo, questo genere trova nella conversazione il suo trampolino di lancio, inizialmente negli USA tramite una serie di programmi che hanno reso celebri i loro conduttori e successivamente in Italia il quale successo è legato a Maurizio Costanzo.

Il fascino del talk show risiede nel fatto che non solo è percepito come rito mondano ma anche come espressione di un ideale partecipativo, perché rivela che anche personaggi celebri hanno i nostri stessi vizi, passioni e virtù; allo stesso tempo, per loro rappresenta anche un palcoscenico per conquistare l’affetto del pubblico e per mettere in scena la loro umanità.

La capacità di chi conduce il talk show è quella di essere in grado di far fronte sia alla gente comune che gradisce vedere i personaggi pubblici privi dell’aura sia l’elite che ha la possibilità di rafforzare la propria immagine pubblica.

A partire dagli anni 90 si sono formate diverse trasmissioni il cui pubblico in studio assume una posizione di primo piano; prima volta in cui il pubblico diventa una componente rilevante, capace di innescare dinamiche di fidelizzazione.

Un’altra cosa importante per la composizione del talk è rappresentato dall’originalità delle storie proposte, capace di invogliare target diversi, aggiunta magari da discussioni animate per invogliare di più il pubblico a seguire; la struttura classica del talk show consiste nell’alternarsi di ospiti di varia estrazione sociale nel tentativo di instaurare un dialogo vivace che possa coinvolgere chi guarda da casa, creando una “democratizzazione del pensiero”, ispirandosi al modello greco dell’agorà pubblica.

Oggi giorno si ha una onnipresenza del meccanismo del talk all’interno della neotelevisione: domenica in - la vita in diretta - uno mattina - pomeriggio cinque etc.. diventando una centralità nel contesto neotelevisivo e veicolo d’espressione di opinioni, sentimenti e dinamiche che riguardano la dimensione più intima e privata.

Rappresentazione dell’intimità in televisione

Il medium televisivo possiede un “modus” caratterizzato dalla costruzione di un’intimità relazionale, cioè

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Telluccia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi del cinema e della Tv e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Bustreo Massimo.
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