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Cap. 1 - Responsabile per la transizione al digitale

La figura dirigenziale del Responsabile per la transizione al digitale (RTD) rappresenta una delle novità più interessanti introdotte con gli interventi di modifica (D.Lgs. n. 179/2016 e n. 217/2017) al Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD – D.Lgs. 82/2005), nell’ambito della più ampia riforma della Pubblica Amministrazione, nota come Riforma Madia.

Centro di competenza e ufficio unico dirigenziale di livello generale

Già nella sua versione originaria (2005) l’art. 17 del CAD stabiliva che tutte le PA centrali dovessero individuare un “centro di competenza” cui affidare l’attuazione delle linee strategiche per la digitalizzazione definite dal Governo. Con la modifica del 2006 si esplicita l’obbligo per ciascun Ministero di istituire un “centro unico di competenza”. Successivamente, con le modifiche del 2010, il centro unico di competenza lascia il posto all’ “ufficio unico dirigenziale di livello generale”, cui le amministrazioni centrali devono affidare il coordinamento funzionale delle attività necessarie a garantire l’attuazione delle direttive in materia di amministrazione digitale. Già in queste versioni antecedenti alle modifiche del 2016, il CAD attribuiva al centro di competenza compiti che andavano oltre la mera dimensione tecnologica (sviluppo dei sistemi informativi, sicurezza informatica), ma che afferivano anche alla dimensione normativa (garanzia del rispetto degli adempimenti previsti dalla legge) e organizzativa (reingegnerizzazione di processi interni).

L. 124/2015 – Riforma Madia

L’impulso alla revisione dell’ufficio dirigenziale arriva dalla L. n. 124/2015, nota anche come “Riforma Madia”, che contiene 14 importanti deleghe legislative in materia di pubblico impiego, digitalizzazione della PA, semplificazione dei procedimenti amministrativi, anticorruzione e trasparenza. Tra i criteri direttivi individuati dalle deleghe, veniva stabilita la ridefinizione delle competenze dell’ufficio dirigenziale disciplinato dall’art. 17 del CAD, con la previsione della possibilità di collocare alle dirette dipendenze dell’organo politico di vertice un responsabile individuato nel medesimo ufficio, per la transizione alla modalità operativa digitale e dei conseguenti processi di riorganizzazione.

D.Lgs. 179/2016

In attuazione di tali deleghe, il Governo emanò il D.Lgs. 179/2016, e successivamente il D.Lgs. 217/2017, contenente disposizioni integrative e correttive al precedente decreto. Il D.Lgs. 179/2016 ha esteso a tutte le amministrazioni, non più solo a quelle centrali, l’obbligo di individuare un ufficio dirigenziale cui affidare la transizione alla modalità operativa digitale, introducendo specifici requisiti per l’individuazione del suo responsabile e formalizzando la sua collocazione alle dirette dipendenze dell’organo di vertice dell’ente.

D.Lgs. 217/2017

Il D.Lgs. 217/2017, che parla espressamente di “Responsabile per la Transizione Digitale”, ha integrato l’elenco delle sue attribuzioni con la pianificazione e il coordinamento della diffusione dei sistemi di identità e domicilio digitale, del processo di integrazione e di interoperabilità tra i sistemi della PA e degli acquisti di soluzioni e sistemi informatici.

Circolare 3/2018

Al fine di sollecitare tutte le p.a. ad individuare al loro interno un Responsabile per la transizione digitale, l’allora Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno ha emanato la Circolare n. 3/2018. La Circolare pone, infatti, l’accento sulla valenza strategica attribuita dal legislatore alla figura del RTD nel processo di trasformazione digitale dell’amministrazione.

Piano triennale per l’informatica nella P.A.

La centralità del Responsabile per la transizione al digitale è evidenziata anche dal Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione, il documento di indirizzo strategico sulla trasformazione digitale del Paese, che nelle sue diverse edizioni dedica sezioni specifiche alla figura del RTD.

  • Nell’edizione 2017-2019, il piano poneva anche l’accento sulla necessità di accelerare il processo di nomina dei RTD da parte delle amministrazioni, definendo questo passaggio un adempimento necessario e improrogabile.
  • Nell’edizione 2019-2021, il piano definiva anche una serie di azioni da condurre per rafforzare il ruolo del RTD all’interno di ciascuna amministrazione, tra cui vi erano:
    • La costruzione, in collaborazione con il Dipartimento della Funzione Pubblica, di un sistema condiviso di obiettivi e di indicatori di performance;
    • Lo sviluppo di un processo di collaborazione tra i RTD, per favorire il confronto;
    • La promozione di processi di coordinamento tra pubbliche amministrazioni.

Per raggiungere tali obiettivi, il Piano dedicava ai RTD due specifiche linee d’azione:

  • La costituzione di una rete di RTD, un gruppo di lavoro permanente in grado di supportare le amministrazioni nell’attuazione degli obiettivi di transizione al digitale previsti dal Piano Triennale;
  • Le iniziative della rete di RTD, per lo sviluppo di modelli applicativi, la promozione di attività di formazione su competenze digitali specialistiche e la diffusione delle best practice.
  • Nell’edizione 2020-2022 il piano individua anche il consolidamento del ruolo del Responsabile della Transizione al Digitale come una delle quattro “leve” per l’innovazione delle PA e dei territori. In continuità con il percorso già avviato con l’edizione precedente del Piano vengono previste una serie di linee d’azione volte a:
    • Rafforzare la rete di RTD, attraverso l’attivazione da parte di AgID di una piattaforma di community che faciliti il confronto;
    • Potenziare le competenze dei RTD, anche attraverso lo sviluppo di specifici programmi di formazione;
    • Accelerare ulteriormente le nomine da parte delle PA inadempienti.

Il Piano 2020-2022 affida, inoltre, alla rete di RTD il compito di definire un maturity model per lo smart working nelle p.a., che individui i cambiamenti organizzativi e gli adeguamenti tecnologici necessari, anche alla luce del nuovo contesto lavorativo che si è andato a configurare nel periodo dell’emergenza Covid-19.

L’ufficio per il digitale come punto di contatto unico

In base al Piano triennale, l’Ufficio per la transizione al digitale deve essere considerato come il “punto di contatto” dell’amministrazione per le questioni connesse alla trasformazione digitale:

  • Verso l’esterno, per tutto ciò che attiene le relazioni con gli organi di governo coinvolti nell’attuazione dell’Agenda digitale, con l’Ufficio del difensore civico per il digitale, con le altre p.a., con i cittadini, con le imprese e gli stakeholders;
  • Verso l’interno, per quanto riguarda i rapporti con il vertice politico e/o amministrativo e con i diversi uffici dell’ente.

L’ufficio previsto dall’articolo 17 del CAD è diretto dal Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD). Laddove non siano previste posizioni dirigenziali, le funzioni possono essere affidate ad un dipendente in posizione apicale, o in alternativa, a un titolare di posizione organizzativa che abbia adeguate competenze.

Ruolo RTD

Nello svolgimento dei suoi compiti, il RTD risponde direttamente all’organo di vertice politico, o in assenza di questo, al vertice amministrativo dell’ente. Questa previsione pone il RTD in un ruolo gerarchicamente superiore a ogni altro dirigente nell’attuazione di tutte le iniziative dell’amministrazione legate al digitale. In base alla Circolare n. 3/2018, il RTD rappresenta il principale interlocutore di AgID e della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il monitoraggio e il coordinamento delle attività di trasformazione digitale, nonché per la partecipazione a consultazioni e censimenti previsti dal Piano triennale.

Funzioni RTD

Le funzioni del RTD sono elencate dall’articolo 17 del CAD:

  • Coordinamento dello sviluppo dei sistemi informativi, di telecomunicazione e fonia;
  • Indirizzo, pianificazione, coordinamento e monitoraggio della sicurezza informatica;
  • Accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici e promozione dell’accessibilità;
  • Analisi periodica della coerenza tra l’organizzazione dell’amministrazione e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, al fine di migliorare la soddisfazione dell’utenza;
  • Progettazione della cooperazione applicativa tra pubbliche amministrazioni;
  • Promozione delle iniziative attinenti all’attuazione delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato per l’innovazione e le tecnologie;
  • Pianificazione e coordinamento degli acquisti di soluzioni e sistemi informatici, telematici e di telecomunicazione, al fine di garantirne la compatibilità con gli obiettivi di attuazione dell’agenda digitale e, in particolare, con quelli stabiliti nel piano triennale.

Le funzioni dell’RTD: Circolare n. 3/2018

La Circolare 3/2018, oltre che i compiti previsti dal CAD, suggerisce di prevedere ulteriori “poteri”, tra cui:

  • Costituire tavoli di coordinamento con gli altri dirigenti dell’amministrazione e/o referenti nominati da questi ultimi;
  • Costituire gruppi tematici per singole attività e/o adempimenti (ad esempio: pagamenti informatici, implementazione di SPID, gestione documentale, accessibilità, sicurezza, ecc.);
  • Proporre l’adozione di circolari e atti di indirizzo sulle materie di propria competenza (ad esempio, in materia di approvvigionamento di beni e servizi ICT).

La circolare suggerisce inoltre di attribuire al RTD la competenza a predisporre il Piano triennale per l’informatica della singola amministrazione, nelle forme e secondo le modalità definite dall’AGID.

Con chi si interfaccia il RTD?

In virtù della trasversalità delle funzioni svolte e della sua capacità di agire su tutti gli uffici e le aree dell’ente, il Responsabile per la transizione al digitale è chiamato ad operare in stretta collaborazione con alcune figure rilevanti nell’ambito del processo di digitalizzazione e riorganizzazione degli enti:

  • Il Responsabile della gestione documentale: figura chiave per la dematerializzazione dei processi, cui spetta, tra le altre cose, predisporre lo schema del manuale di gestione documentale, che deve essere coerente con il piano di digitalizzazione dell’ente;
  • Il Responsabile per la protezione dei dati personali: figura chiamata ad assolvere funzioni di controllo, consultive e formative relativamente all’applicazione della normativa in materia di protezione dei dati personali.
  • Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza: la collaborazione tra le due figure è essenziale per garantire che l’applicazione delle tecnologie ai processi di riorganizzazione dell’ente rispondano ad adeguate caratteristiche di trasparenza e ai principi dell’amministrazione aperta.

E più in generale il RTD si interfaccia quotidianamente con:

  • I responsabili delle strutture di business dell’ente, ai fini di una più efficace erogazione di servizi digitali a cittadini e imprese;
  • Il responsabile degli acquisti, con cui il RTD deve cooperare nello svolgimento delle attività di pianificazione e coordinamento degli acquisti di soluzioni tecnologiche;
  • Il responsabile delle risorse umane: con cui il RTD deve collaborare soprattutto per quanto attiene alle attività di formazione. Un reale percorso di transizione al digitale non può non essere accompagnato da un piano di rafforzamento di competenze interne.

Cap. 2 – Piano triennale per l'informatica

Introduzione

Il Piano Triennale è stato costruito sulla base del Modello strategico di evoluzione del sistema informativo della Pubblica Amministrazione, nato nel 2016 (prima ancora nel 2014 vi era la strategia per la crescita digitale). Il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica amministrazione è il documento di indirizzo che guida operativamente la trasformazione digitale del Paese.

Piano triennale per l'informatica nella P.A. 2017-2019

Il piano triennale per l’informatica 2017-2019 è diviso in 3 parti: dopo una prima parte di descrizione del contesto attuale e degli attori coinvolti, le parti seconda e terza entrano nel dettaglio sulle componenti del modello strategico di evoluzione dell’ICT. Nel documento si fa riferimento ad 8 componenti del modello di PA digitale, di cui per ognuna vengono analizzati:

  • Lo scenario attuale;
  • Gli obiettivi strategici;
  • Le linee di azione.

Componenti modello P.A. digitale

  • Infrastrutture fisiche. Viene sancita la realizzazione di un ambiente cloud della PA, omogeneo dal punto di vista contrattuale e tecnologico. Previsto, quindi, un risparmio di spesa.
  • Infrastrutture immateriali. Piattaforme abilitanti: CIE, SPID, PagoPA, ANPR, ecc. Dati PA: banche dati di interesse nazionale, Open data.
  • Modello di interoperabilità. Il modello rende possibile la collaborazione tra PA e soggetti terzi, per mezzo di soluzioni tecnologiche che assicurano l’interazione e lo scambio di informazioni senza vincoli sulle implementazioni, evitando integrazioni ad hoc.
  • Ecosistemi. In questa componente si descrivono i settori di intervento in cui si svolge l’azione delle PA e ciascun ecosistema individua un settore tematico con caratteristiche di omogeneità. Il Piano definisce l’insieme degli ecosistemi e ne fa una prima mappatura, rimandando a dei gruppi di lavoro congiunti (PA-AgID) la definizione di obiettivi specifici e la discussione tecnica.
  • Strumenti per la generazione e la diffusione di servizi digitali. I veri aspetti innovativi riguardano l’approccio basato sul modello API che consente di aprire a nuove applicazioni, e la nuova visione mobile first, che prevede una migliore usabilità dei servizi in mobilità.
  • Sicurezza. Obbligo per tutte le amministrazioni di dotarsi di un Sistema di gestione della sicurezza e individuare dei profili di rischio per la propria infrastruttura con conseguenti misure da adottare.
  • Data & analytics framework. Realizzazione di un sistema di gestione e analisi dei big data atto a valorizzare il patrimonio informativo della PA, migliorare la qualità dei dati e favorirne l’apertura attraverso open data e API.
  • Gestione del cambiamento. Il piano definisce un modello di governance per l’attuazione e per il raggiungimento degli obiettivi.

Piano triennale per l'informatica nella P.A. 2019-2021

Il Piano triennale per l’informatica 2019-2021 indica i principali obiettivi in:

  • Strategia di digitalizzazione sia per la PA centrale che locale;
  • Supporto alla PA per la realizzazione dei servizi in modalità digitale;
  • Indirizzi per la razionalizzazione della spesa ICT;
  • Coinvolgimento del mercato con i fornitori per favorire l’utilizzo di soluzioni omogenee e interoperabili.

Il Piano deve essere attuato dai seguenti attori principali:

  • Il Responsabile per la transizione al digitale;
  • Il Responsabile degli acquisti e chi si occupa di protezione dei dati personali;
  • Gli uffici preposti.

Temi principali

I due principi fondanti del Piano 2019-2021 sono: digital by default (le amministrazioni forniscono servizi digitali come opzione predefinita) e once only (le PA dovrebbero evitare di chiedere informazioni già in loro possesso a cittadini e imprese).

L’utilizzo del cloud è rafforzato e indirizzato sia alla razionalizzazione delle risorse ICT, sia a nuove modalità di erogazione dei servizi digitali. L’identità digitale deve essere adottata e per la PA deve essere adottato lo Spid. Si parla anche della gestione tramite Carta d’Identità Elettronica (CIE) che al momento è indipendente da SPID. Continuano ad essere proposti i temi dell’interoperabilità e della cooperazione tra sistemi informativi (per esempio di protocollo o di gestione documentale) per assicurare una completa circolazione dei dati nel rispetto della protezione dei dati personali.

Piano triennale per l'informatica nella P.A. 2020-2022

Il Piano Triennale 2020-2022 rappresenta la naturale evoluzione dei due Piani precedenti. Laddove la prima edizione poneva l’accento sull'introduzione del Modello strategico dell’informatica nella PA e la seconda edizione si proponeva di dettagliare l’implementazione del modello, il nuovo Piano si focalizza sulla realizzazione delle azioni previste:

  • Favorire lo sviluppo di una società digitale;
  • Promuovere lo sviluppo sostenibile, etico ed inclusivo;
  • Contribuire alla diffusione delle nuove tecnologie digitali nel tessuto produttivo italiano, incentivando la standardizzazione, l’innovazione e la sperimentazione.

Il Piano si caratterizza inoltre per un forte accento sulla misurazione dei risultati e conseguentemente della qualità dei dati.

Principi guida del piano

I principi guida del Piano sono:

  • Digital & mobile first per i servizi, che devono essere accessibili in via esclusiva con sistemi di identità digitale definiti dalla normativa assicurando almeno l’accesso tramite SPID;
  • Cloud first: le p.a., in fase di definizione di un nuovo progetto, adottano primariamente il paradigma cloud, tenendo conto della necessità di prevenire il rischio di lock-in;
  • Servizi inclusivi e accessibili che vengano incontro alle diverse esigenze delle persone e dei singoli territori e siano interoperabili;
  • Sicurezza e privacy by design: i servizi digitali devono essere progettati ed erogati in modo sicuro e devono garantire la protezione dei dati personali;
  • User-centric, data driven e a...
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisabcdegh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Competenze informatiche per la transizione al digitale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Distante Damiano.
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