PANORAMA DEL SETTORE DELLE COLTURE OFFICINALI
PIANTE OFFICINALI
PIANTE MEDICINALI Ogni vegetale che contiene in uno o più dei suoi organi, sostanze che
- possono essere utilizzate ai fini terapeutici tal quali o che sono i precursori di emisintesi
chemio-farmaceutiche (OMS) -> da usare a fini terapeutici
PIANTE AROMATICHE (o botanicals, herbs, culinary herbs, kitchen herbs…) Specie che, per il
- contenuto di oli essenziali, vengono utilizzate per rendere più appetibili i cibi, per aromatizzare
bevande e liquori e per entrare nella composizione di prodotti cosmetici -> da condimento o
per diversi usi industriali, nella produzione di alimenti (estratti vegetali, aromatizzanti,
conservanti), bevande, cosmetici, profumi, coloranti, antiparassitari
Sono soprattutto piante erbacee, con caratteristiche botaniche, morfologiche e di coltivazione diverse
tra loro e con diverse finalità d’uso.
Officinali= lavorate nell’officina. Dopo la raccolta necessitano di operazioni, dette appunto post-
raccolta per preservare il principio attivo fino alla trasformazione industriale.
Diversi settori di utilizzo implicano diversi gradi di qualità del prodotto.
Nuovi settori di utilizzo: profumeria, antiparassitari, pesticidi, prodotti contro batteri patogeni (soluzioni
che offrono una maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità ambientale), coloranti (piante
tintorie).
Il termine spezie si riferisce in genere a specie vegetali esotiche, originarie di paesi tropicali e sub-
tropicali, di cui si utilizzano parti diverse della pianta, per le particolari proprietà sensoriali.
Attualmente la tendenza è quella definita dalla American Spice Trade Association: con spezia si
intende qualsiasi prodotto essiccato ottenuto da piante ed utilizzato per scopi di condimento.
Origine dei principi attivi
In pochi casi organismi inferiori (funghi parassiti di piante superiori, es. Claviceps purpurea).
In pochi casi Gimnosperme (Ginkgo biloba, Juniperus).
Quasi sempre Angiosperme: mono o dicotiledoni, annuali o poliennali, erbacee, suffruticose, fruticose,
arboree (piante più evolute, che producono fiori)
Specificità delle piante officinali
Ecotipo
Popolazione di individui appartenenti alla stessa specie, anche geneticamente non omogenei tra loro,
selezionatasi naturalmente in un determinato ambiente geofisico. É definito in base a caratteri
morfologici e produttivi.
La disomogeneità di queste piante spontanee deriva da fenomeni di adattamento alle diverse
caratteristiche del clima, dell’ambiente, del terreno dove queste si sviluppano.
Esempio: ecotipi di Achillea, crescevano in modo spontaneo in diverse zone. Campionate a diverse
altitudini -> le caratteristiche fisiologiche variano al variare dell’ambiente (portamento, dimensioni,
infiorescenza, forma etc.)
Nell’ ambito della coltivazione, ci interessa ottenere individui omogenei tra loro, con le migliori
caratteristiche morfologiche es. piante con più fiori e la cui fioritura sia sincronizzata (fine
ultimo=produrre reddito!!)
Quello che succede in agricoltura è diverso da quello che succede in natura! Si coltiva una specie su
larga scala, con piante selezionate geneticamente per essere omogenee e avere caratteri di
produttività idonei.
In orticoltura, nella coltivazione di cereali etc. il rinnovamento delle varietà è molto serrato, soprattutto
per le specie annuali. Nei settori più di nicchia, come quello delle officinali, non abbiamo varietà, forme
ibride, ma abbiamo popolazioni che contengono diversi ecotipi.
Chemiotipo
Diversità tra due individui appartenenti alla stessa specie (intraspecifica), morfologicamente molto
simili che però mostrano differenze nella composizione chimica, particolarmente dell’olio essenziale.
È strettamente legato all’interazione della pianta con l’ambiente e alle strategie di difesa dagli stress
(metabolismo secondario).
Es. il timo (Thymus vulgaris) presenta 7 chemiotipi riconosciuti in funzione del terpene dominante:
geraniolo, linalolo, cineolo, terpineolo, tujanolo, timolo, carvacrolo.
Il rosmarino (Rosmarinus officinalis) presenta 3 chemiotipi: cineolo (Tunisia), verbenone (Corsica),
borneolo (Francia).
La composizione in oli essenziali andrà a influire sulla qualità del raccolto.
Se una pianta dal suo ambiente e la coltiviamo, la qualità dei metaboliti secondari ne risente
spostiamo
e bisogna tenerne conto -> si può scegliere il chemiotipo e si creano condizioni ideali (es. serre, luci
artificiali etc.) -> questo però avrà un impatto economico
Tempo balsamico
Periodo dell’anno in cui la porzione di interesse officinale si presenta più ricca del principio attivo (uno
o più) per il quale la pianta è coltivata.
• Rappresenta quindi il momento più indicato per la raccolta.
• Varia in funzione di fattori genetici, ambientali ed agronomici.
Legato a fattori genetici e influenzato dall’interazione della pianta con l’ambiente e con gli interventi
agronomici applicati.
E’ sempre necessario fare delle considerazioni di tipo agronomico.
La raccolta deve avvenire nel momento di maggior produzione di principio attivo per unità di
superficie. Quindi bisogna considerare anche la produzione della pianta in termini quantitativi.
Concentrazione di principio attivo vs Biomassa prodotta -> I due aspetti devono essere equilibrati
Fitness cost: il metabolismo primario può essere in competizione con il met primario (stessi precursori
biosintetici). La pianta deve avere le condizioni ideali (acqua, nutrimento, luce) per soddisfare le
esigenze produttive; se queste vengono meno, la pianta potrebbe penalizzare la produzione di
metaboliti secondari; oppure, in condizione di stress, potrebbero essere prodotti più principi attivi di
difesa a discapito dei metaboliti primari, avremo così piante più “deboli”.
Fitness in genetica: idoneità di un organismo all’ambiente, cioè il suo valore adattivo
Raccolta a seconda della locazione dei principi attivi
Fasi fenologiche: stadio specifico del ciclo vitale di un organismo vivente (germinazione, fioritura,
maturazione etc.)
In fase di crescita, la pianta concentra le sue risorse nella parte aerea. Quando questa perde la sua
vitalità, le sostanze traslocano agli organi di riserva (ipogei).
Le varie fasi si possono accelerare/rallentare. La senescenza è controllata geneticamente, si può
prevedere.
• ORGANI IPOGEI: raccolta alla fine del periodo vegetativo (per colture poliennali) o a maturità
(per colture annuali)
• GEMME: prima della schiusura
• CORTECCE E LEGNI: a completo sviluppo
• FOGLIE: a completo sviluppo e prima della fioritura
• FIORI E INFIORESCENZE: prima della completa fioritura (senescenza)
• FRUTTI: appena maturi
• SEMI: a maturazione inoltrata
La coltivazione e la raccolta sono legati alla destinazione d’uso del prodotto, dal momento che per una
stessa pianta ci sono usi più disparati. Si massimizzano gli aspetti qualitativi in base alle esigenze del
consumatore finale (es. industria di trasformazione, che ha standard quali e quantitativi da soddisfare).
Settore liquori: piante amaricanti, aromatizzanti e
sostanze coloranti
Sono circa 1500 le specie officinali di cui esiste una letteratura scientificamente valida, ma diventano
diverse migliaia se si considerano anche quelle delle quali si ha una conoscenza empirica e le
numerose varietà e chemiotipi.
Secondo alcune stime, le specie utilizzate nel mondo sono oltre 100000. Secondo l’ O.M.S. le specie
più usate ammontano a 230.
Complessivamente in Italia si coltiva oltre un centinaio di specie, ma sono solo una quarantina quelle
più frequenti e soltanto una decina quelle presenti su superfici di almeno 30 ettari.
La ricerca scientifica risente del fatto che il settore è di nicchia e mancano i finanziamenti a sostegno;
inoltre, i dati che abbiamo spesso risalgono al passato.
Il 90% delle erbe proviene dalla raccolta di piante spontane. -> questo influenza la qualità della
produzione (viene meno il controllo agronomico; non è garantita omogeneità)
La maggior parte delle piante medicinali è prodotta nei Paesi in via di sviluppo: India, Cina, Argentina,
Camerun, Corea, Egitto, Indonesia, ex-Jugoslavia, Israele, Marocco, Messico, Pakistan, ex-URSS,
Ungheria, Congo -> il costo della manodopera inferiore, con personale che non è formato al
riconoscimento (sofisticazioni involontarie)
Oggi l’industria di trasformazione alimentare,
ma anche di altri settori commerciali, manifesta
un grande interesse verso l’uso di piante
aromatiche. Anche il consumatore tende ad
ampliare il loro utilizzo.
Molte specie tipicamente condimentarie (es.
rosmarino, salvia, origano) recentemente hanno
assunto importanza come conservanti di
prodotti alimentari, per il loro potere
antiossidante ed antimicrobico.
Di grande attualità è lo studio di specie contenenti principi attivi insetticidi, fungicidi e repellenti, da
usare in alternativa a quelli chimici di sintesi. Es.:
- Chrysanthemum cinerariefolium: piretro (insetticida)
- Azadiracta indica (albero di neem): azadiractina (insetticida, nematocida)
- Reynoutria sachalinensis: estratto fungicida (non approvato dall’Efsa, l’Autorità europea per la
sicurezza alimentare)
Quindi non solo consumo del prodotto fresco, ma ottenimento di principi attivi da impiegare nei
➔ diversi ambiti.
La superficie coltivata ad officinali in Italia è stimata intorno a 3000 ha; di questi, circa 1500 ha sono
occupati dal bergamotto.
Il consumo annuo di prodotto greggio è stimato intorno alle 25000 t, con massicce importazioni
dall’estero.
E’ in aumento la produzione di specie condimentarie in serra (rosmarino, salvia, basilico, maggiorana,
erba cipollina) destinate al consumo fresco ed al giardinaggio.
Ripartizione delle principali specie coltivate in Italia in funzione della superficie investita:
• >1000 ha: bergamotto.
• 250-100 ha: frassino da manna, menta piperita, camomilla comune, iperico, liquirizia, lavanda
e lavandino.
• 100-50 ha: lino.
• 50-10 ha: cedro, rosmarino, salvia officinale, salvia sclarea, melissa, finocchio, echinacea,
assenzio, zafferano, issopo, camomilla romana, passiflora, timo, malva, origano, tarassaco,
anice, bardana, psillio, meliloto.
• 10-1 ha: altea, aneto, cardo mariano, tasso, mirto, arancio fiore, calendula, coriandolo,
maggiorana, dragoncello (o estragone), santoreggia, carciofo, grindelia, genepì, tiglio, ribes
(gemme).
• < 1 ha: alloro, borragine, genziana, valeriana, ortica, sambuco, aloe.
Le aziende che coltivano officinali sono frammentate: sono tante ma con poca superficie coltivata e
situate in zone impervie, non idonee ad altre coltivazioni.
Riguardo alla ripartizione delle superfici investite a piante officinali, il 44% si trova al Nord (Piemonte,
Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Lombardia), il 36% al Centro (Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria)
ed il 20% al Sud e nelle Isole (Calabria, Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania).
Riguardo alla giacitura ed all’altitudine, al Nord le aziende sono maggiormente situate in collina ed in
montagna, al Centro si trovano prevalentemente in collina, al Sud e nelle isole, in pianura e in collina.
La zona incide sui costi di produzione: per es. è più facile coltivare terreni in piano piuttosto che in
zone di montagna. Subito dopo la raccolta sono necessari
processi di lavorazione post raccolta, per
stabilizzare e mantenere la qualità del
prodotto. Si utilizzano macchinari
direttamente in azienda, che ci possono
portare a un prodotto semilavorato, più
appetibile per le aziende.
Perché al nord? Ci sono più aziende con
potere d’acquisto maggiore
IMPORTAZIONE DI PIANTE OFFICINALI
Interessa, in ordine decrescente:
– oli essenziali e resinoidi
– malti, amidi, glutine, inulina, prodotti da macinazione
– estratti per concia e tinte
– gomma, resina, succhi ed estratti.
L’Italia è tributaria dell’estero per circa il 75% (il 90% secondo alcune fonti) del suo fabbisogno, anche
per specie che trovano il loro habitat naturale nel suo territorio.
Specie come liquirizia, zafferano, menta, lavanda, largamente importate, potrebbero essere
maggiormente coltivate in Italia.
Esempi di valorizzazione e integrazione tra produttori e utilizzatori: menta piperita in Piemonte,
zafferano in Abruzzo, basilico in Liguria, liquirizia e bergamotto in Calabria -> MARCHI DI QUALITA’ E
DENOMINAZIONE D’ORIGINE
Strategie di potenziamento e differenziazione: es. mele melinda (puntano sulla qualità della filiera e non
tanto del prodotto, che è già di qualità alta). Marchi legati a un determinato territorio, per valorizzare
sia il prodotto che il territorio.
Le specie officinali sono particolarmente idonee per la valorizzazione di ambienti marginali o particolari
(es. parchi ed aree vincolate paesaggisticamente) che richiedono bassi input energetici ed
un’agricoltura a modesto impatto ambientale.
NON È SEMPRE UN VANTAGGIO per la qualità delle produzioni che otteniamo.
Spontanee vs Coltivate
Dove le spontanee sono diffuse, si utilizzano per la produzione. Spesso però chi raccoglie non è
formato, causando danni all’ambiente e nella resa qualitativa.
L’industria necessita di:
• Quantitativi adeguati
• Prodotti di alta qualità
• Composizione costante e idonea alla destinazione d’uso
La coltura specializzata (intervento umano sulla produzione vegetale e sull’ambiente) ci permette di
soddisfare i requisiti.
Raccolta di piante spontanee
In Europa, una grande quantità di piante officinali deriva da raccolta spontanea. La pianta spontanea è
generalmente percepita dal consumatore come più sicura, non manipolata da attività umane, più ricca
di principi attivi, e quindi di maggiore qualità. -> non è sempre vero: popolazioni non omogenee dal
punto di vista del principio attivo; anzi, se si coltiva con criterio e conoscenza la qualità sarà assicurata
e magari maggiore.
Spesso a causa della scarsa germinabilità, di particolari esigenze pedoclimatiche e di impollinazione,
la raccolta spontanea è una scelta obbligata -> queste non possono essere coltivate
• La raccolta avviene su vaste aree, dove caratteristiche genetiche e ambientali variano marcatamente
ed in modo imprevedibile;
• Il prodotto raccolto è spesso non omogeneo, anche in termini di composizione;
• Differenti tempi di raccolta (diverso tempo balsamico);
• Alti costi di mano d’opera per raccolta;
In Italia la raccolta spontanea è quasi esclusivamente effettuata su commissione per soddisfare
esigenze specifiche, oppure è svolta per fini hobbistici. È di fatto una attività in via di estinzione.
Molte piante utilizzate a livello industriale sono importate da paesi in via di sviluppo, nell’Est Europeo e
da Paesi Orientali (India e Cina), dove il basso costo della mano d’opera, unitamente ad una
legislazione di tutela ambientale meno stringente, rende il prodotto appetibile per il mercato.
In queste condizioni manca poi la salvaguardia dell’ambiente:
• Impatto ambientale
• Perdita di biodiversità
• Estinzioni locali
• Degradazione degli habitat
4000 – 10000 specie officinali a rischio estinzione
Guidelines for good agricultural and wild collection practices for medicinal and aromatic plants (GACP-
MAP) -> Iniziative a livello della comunità europea ed emendamenti: buone pratiche di coltivazione
Non si vieta la pratica, ma deve essere regolarizzata
• Evitare l’estinzione di alcune specie sovrautilizzate. Adozione della «collection rotation»;
• Evitare di distruggere l’intera pianta se non è necessario;
• Evitare di raccogliere specie simili a quella di interesse (per evitare sofisticazioni e non
indebolire l’ambiente di determinate specie).
La coltivazione permette quindi:
- salvaguardia della specie
- uniformità quali/quantitativa del prodotto
- prezzi sostenibili
Non esiste sempre un’unica soluzione idonea, bisogna considerare aspetti legati al territorio etc. ->
importante essere informati sulle caratteristiche di un sistema rispetto a un altro.
Per l’ottenimento di prodotti di qualità è fondamentale il miglioramento genetico, anche con raccolta di
biotipi spontanei e loro selezione.
Miglioramento genetico: insieme di pratiche, come selezionare individui con caratteristiche di interesse
da cui partire per la coltivazione (caratteristiche migliori in termini di qualità e resa). Permette anche il
rinnovamento varietale, migliorando la qualità della produzione.
Adeguata attività sementiera: aziende specializzate che forniscono ai produttori materiale con elevati
standard qualitativi (germinabilità, uniformità degli individui).
Ciclo di produzione piante officinali: annuale/biennale -> richiesta di sementi elevata
I semi sono molto richiesti nei paesi dell’Europa centrale, dove molte specie officinali hanno un ciclo
annuale per la rigidità del clima e pertanto devono essere seminate annualmente.
Parallelamente al miglioramento genetico, per avere prodotti omogenei e di qualità, bisogna curare gli
aspetti agronomici (concimazione, irrigazione, diserbo, trattamenti antiparassitari) e quelli relativi alla
lavorazione dopo la raccolta.
Importante è l’uniformità del prodotto, l’assenza di microrganismi, l’aroma e la facilità di
➔ conservazione.
Le problematiche per i produttori
Sul panorama italiano troviamo produzioni piccole, su territori marginali e con situazione ambientale
non favorevoli, abbinate a problematiche di tipo gestionale -> si sono stabilite una serie di azioni
correttive.
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Domande esame Coltivazione delle piante officinali
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Coltivazione Arboree
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Coltivazione dei microrganismi
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Isolamento e coltivazione dei virus