CARBOIDRATI
I carboidrati vengono anche definiti “glucidi” (dal greco glucos, dolce); prendono il nome di “carboidrati”
poiché sono idrati del carbonio, cioè sono composti costituiti da C, He O che conferiscono sapore, consistenza
e varietà agli alimenti. Inoltre, i carboidrati come saccarosio e amido rappresentano la fonte principale di
energia del nostro organismo e quindi occupano un posto preminente nella dieta dell’uomo. Altri carboidrati
come ribosio e 2’-deossiribosio sono costituenti fondamentali degli acidi nucleici e quindi a loro è affidato il
nostro patrimonio genetico. Carboidrati più complessi costituiscono la cartilagine, lubrificano le articolazioni
ossee, sono coinvolti nel riconoscimento e nell’adesione sulla superficie cellulare. Nelle piante i carboidrati
hanno anche funzione strutturale, come il caso della cellulosa, visto che costituiscono la parete cellulare delle
cellule vegetali e il legno degli alberi. I carboidrati vengono classificati sulla base delle unità
saccaridiche che li costituiscono; si parla infatti di
monosaccaridi, oligosaccaridi (disaccaridi e trisaccaridi) e
polisaccaridi.
I monosaccaridi, a seconda del numero di atomi di
carbonio presenti nella molecola, che può andare da 3 a
6, si suddividono in:
• triosi: gliceraldeide e diossiacetone.
• tetrosi: treosio e eritrosio.
• pentosi: ribosio, arabinosio.
• esosi: glucosio, galattosio, fruttosio.
Per quanto riguarda gli oligosaccaridi, sono molecole che vengono per lo più utilizzate come dolcificanti
(molecole più piccole); di questi ne esistono molti di sintesi, che possiedono un potere dolcificante anche
centinaia di volte più elevate dei comuni carboidrati “naturali”. Si dividono in disaccaridi e trisaccaridi; i
disaccaridi sono:
• saccarosio: comunemente chiamato zucchero; è costituito da glucosio e fruttosio legati con legame
1-2 a-glicosidico. Il fatto che il legame avvenga tra i C 1 e 2 significa che i due C anomerici di questi
due zuccheri sono implicati nel legame; questo comporta che il saccarosio è uno zucchero non
riducente a differenza dei seguenti. Questo non vuol dire che il saccarosio non dà RM; infatti,
“ridotto” alle sue molecole di costituzione, queste possono dare tale reazione. (In un certo senso è
come se il saccarosio desse questa reazione in maniera indiretta).
• lattosio: è lo zucchero del latte; è costituito da glucosio e galattosio legati con legame 1-4 a-
glicosidico.
• maltosio: è costituito da due molecole di glucosio con legame 1-4 a-glucosidico, ripetendosi va a
costituire l’amido.
• cellobiosio: è costituito da due molecole di glucosio, ma a differenza del maltosio, in questo caso il
legame tra le due unità glucosidiche è di tipo 1-4 B-glucosidico; il cellobiosio ripetendosi va a
costituire la cellulosa.
• trisaccaridi: tra questi troviamo il raffinosio, costituito da galattosio, glucosio e fruttosio.
Come già detto, questi sono tutti zuccheri riducenti ad eccezione del saccarosio. Gli zuccheri riducenti
presentano almeno un carbonio anomerico libero per poter fare legami. Questo è importante per capire poi
quali sono gli zuccheri che possono dar luogo alla reazione di Maillard (reazione di imbrunimento).
I polisaccaridi sono responsabili delle caratteristiche fisiche degli alimenti: viscosità, consistenza, (basti
pensare a tutti quegli alimenti che “gonfiano” dopo l’assorbimento di acqua). Tutti i polisaccaridi che non
vengono digeriti dall’uomo vanno a costituire la così detta Fibra alimentare. Sono di diverso tipo e troviamo:
• amido: è il polisaccaride di riserva per quanto riguarda le strutture vegetali; è costituito da tante
unità di glucosio.
• glicogeno: è il polisaccaride di riserva per le specie animali; è costituito da tante unità di glucosio.
• cellulosa: è un polisaccaride di sostegno che troviamo ad esempio assieme alla lignina nelle pareti
cellulari; è costituita da tante unità di glucosio.
• inulina: polisaccaride costituito da una ripetizione di molecole di fruttosio.
INDICE GLICEMICO (GLICEMIC INDEX)
L’indice glicemico di un alimento è un parametro correlato agli indici glicemici ematici indotti dagli alimenti
ad elevato tenore in carboidrati, attraverso il quale è possibile misurare la variazione che comporta l’alimento
in questione, sulla glicemia (contrazione di glucosio nel sangue). Quando si dà il valore dell’IG, questo non è
un valore assoluto, ma viene rapportato alla variazione che comporta l’introduzione di 50g di glucosio sulla
glicemia. Pertanto tutti i valori di indice glicemico che ritroviamo, sono in funzione della misurazione del
glucosio. Nel particolare la misurazione ci permette di redigere delle curve su un grafico e viene misurata
l’area che sottesa tra la curva disegnata dopo l’introduzione dell’alimento test, rispetto a quella del glucosio
(curva di riferimento).
Gli alimenti possono essere divisi in diverse classi in funzione di questo parametro:
A basso valore glicemico IG < 55
A medio valore glicemico 55 < IG < 70
Ad alto valore glicemico 70 < IG < 100
Risulta evidente che misurare l’indice glicemico è fortemente funzione dell’alimento in questione: è chiaro
che alimenti di natura vegetale, fortemente ricchi di fibra alimentare, non comporteranno grandi variazione
della glicemia, in quanto la quasi totalità di queste componenti non verranno assorbite; saranno quindi
classificabili, in maniera immediata, come alimenti a basso valore glicemico. Per esempio, gli amidi resistenti:
carboidrati complessi a basso GI, non sono digeriti nell’intestino tenue ma sono fermentabili nell’intestino
crasso. Naturalmente va effettuato il discorso opposto per gli alimenti ricchi di carboidrati: basti pensare alle
paste, ai pani e così via, che in funzione delle qualità del grano, delle farine tendono a variare la loro
composizione e quindi diversificarsi da caso a caso, comportando un IG
differente.
All’interno di questa tabella è possibile vedere quello che abbiamo
appena definito: il pane bianco ha un IG molto elevato, così come la
frutta in genere (mele, arance, banana) possiedono un IG mediamente
basso.
Ma attenzione: se andiamo a guardare l’IG dell’anguria, questo risulta
essere molto elevato, pur essendo comunque un alimento di origine
vegetale. Questo accade perché questo alimento è ricco di zuccheri
molto biodisponibili che vengono assorbiti velocemente. Quando invece
andiamo a parlare di alimenti quali pane e riso integrali, è bene
distinguerli in funzione del loro “grado” di integralità: infatti se
guardiamo il pane integrale in questa tabella possiede un elevato IG,
aldilà delle aspettative. Probabilmente il motivo va ricercato nelle qualità
del grano e in maniera più specifica, nel grado di trasformazione:
evidentemente la farina è stata raffinata eccessivamente. Tra gli alimenti
che possiedono un elevatissimo IG, ritroviamo le patate, in quanto fortemente ricche di amido. Quello che è
interessante vedere in questa tabella è che in funzione della tipologia di cottura o di “forma” delle patate,
l’IG varia: patate bollite e purè possiedono un elevatissimo IG, mentre le patate fritte ne possiedono uno
medio. Quello che succede nel processo di frittura che comporta questo forte decremento di IG è che: come
abbiamo visto nella lezione dei lipidi, nel processo di frittura si perdono elevate concentrazioni di acqua
dall’alimento; in seguito a tale perdita, l’amido all’interno dell’alimento tende a riorganizzarsi e costituisce
quello che è noto come amido resistente (alle amilasi). La pasta scotta ha IG più alto della pasta al dente
perché durante la cottura, cioè la gelatinizzazione, avviene l’idrolisi dell’amido.
Queste tabelle a confronto ci mostrano come normalmente gli alimenti “freschi” possiedano una % minore
di zuccheri nella loro composizione, mentre gli alimenti
lavorati/trasformati ne contengono % maggiori: nei
prodotti a base di cereali, gli zuccheri possono
addirittura arrivare al 50% della composizione.
GLI ZUCCHERI E LA CARIE
Perché gli zuccheri che rimangono a contatto prolungato con i denti provocano la carie?
Il saccarosio è lo zucchero più cariogenico: quando
questo entra in contatto con il Microbiota salivare,
per opera di alcune specie presenti (Streptococcus
sanguis e Streptococcus mutans), viene trasformato in
glucosio e fruttosio. Il glucosio viene trasformato in
destrani mentre il fruttosio funge da nutriente per i
batteri stessi. I destrani sono molecole lineari che
tendono ad organizzarsi a spirale e a porre i gruppi OH
verso la porzione interna della spiralestessa e quindi
tendono a formare degli aggregati (una sorta di
pellicola). Tale pellicola si trova a stretto contatto con
lo smalto dei denti e tende a far formare un ambiente
di anaerobiosi che fa sviluppare alcuni microrganismi
che fermentano gli zuccheri in acidi organici. Si abbassa quindi il pH: il tessuto dentale è per lo più costituito
da idrossiapatite (sale del calcio), che possiede dei gruppi OH che nell’ambiente acido che si forma, tende a
dare una reazione acido-base, cedendo protoni, sgretolando così lo smalto. Esistono alcune forme di
carboidrati che non possono essere metabolizzate dagli enzimi batterici e pertanto riducono il rischio: tra
questi lo Xylitolo. Un altro aspetto che si può attenzionare è quello di utilizzare ioni Fluoruro: viene spesso
suggerito nei bambini il consumo di questo ione, in quanto questo sembra essere in grado di inibire in parte
il metabolismo batterico.
Lo ione fluoruro non può essere utilizzato in maniera eccessiva in quanto può portare alle Fluorosi: quello
che succede è che può andare a sostituire i gruppi OH- dell’idrossiapatite, comportando dei danni. (Assieme
ad altri elementi il fluoruro possiede un comportamente a “U”). Tale comportamento ci identifica due zone
del grafico in cui gli effetti negativi sulla salute sono maggiori: nel primo tratto infatti, dove la quantità
dell’oligoelemento è molto bassa, si hanno appunto dei problemi di carenza. Mentre dall’altra