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Canzoniere Petrarca

Sonetti 16-77-78: legati al tema delle immagini, sviluppato in varie forme come l’icona sacra, l’immagine divina, ritratto laico.

Sonetto 16

ABBA ABBA CDE CDE: 2 quartine e 2 terzine di endecasillabi. Nelle quartine troviamo rime incrociate/abbracciate mentre nelle terzine troviamo rime replicate o ripetute.

Il sonetto è datato 1337 durante il primo soggiorno di Petrarca a Roma, ma già Giosuè Carducci avvisava che dalla forma verbale del verso 9 (viene) non è necessario dedurne che fosse per forza a Roma.

Il sonetto è caratterizzato dalla presenza della similitudine, essa si sviluppa tra l’anziano pellegrino Romeo che si reca a Roma e l’io lirico, ossia Petrarca stesso che riflette su temi amorosi. La similitudine è molto sbilanciata dal punto di vista quantitativo in quanto al comparato (l’io lirico di Petrarca) è assegnata solo l’ultima terzina, mentre il comparante (il pellegrino) occupa il resto delle strofe.

Prima quartina

Movesi il vecchierel canuto et biancho Si allontana un anziano canuto e bianco

del dolce loco ov’à sua età fornita dal *dolce(caro-amato) luogo (paese-patria) dove ha trascorso la sua esistenza

et da la famigliuola sbigottita e si allontana dalla sua famiglia stupefatta

che vede il caro padre venir manco; che osserva il caro padre venir meno

Rappresentata la decisione di partire.

Canuto: bianco di capelli, Bianco: dal volto pallido

Caro: aggettivo tipico per sottolineare i rapporti famigliari

Venir manco: fa riferimento sia alla partenza dovuta al pellegrinaggio che alla sua morte prossima.

Movesi: Petrarca da un punto di vista storico linguistico non può scrivere si move in quanto secondo la legge di Tobler-Mussafia, dal nome dei due linguisti che hanno scoperto questo norma linguistica, i pronomi atoni in alcune situazioni specifiche, devono legarsi alla parola ospite in eclisi, ossia legarsi alla parola ospite costituendo una parola singola.

Dolce loco: si tratta di sinestesia, ossia un accostamento di sfere sensoriali diverse, in quanto il termine ‘’dolce’’ tradizionalmente si riferisce al senso del gusto

Seconda quartina

indi trahendo poi l’antiquo fianco Da lì (dal paese) muovendo a fatica il suo vecchio corpo

per l’extreme giornate di sua vita, durante gli ultimi giorni-le ultime tappe della sua vita-del suo viaggio

quanto piú pò, col buon voler s’aita, per quanto più gli è possibile, si aiuta-si dà forza con la buona volontà

rotto dagli anni, et dal camino stanco; Malridotto dagli anni e stanco del cammino

Nella seconda quartina viene descritta la fatica del viaggio

Antico fianco: sineddoche particolarizzante. con fianco intende tutto il corpo.

Giornate: tappe del viaggio V6: connessione tra vita e viaggio

Buon volere= buona volontà: riferimento biblico a gli uomini di buona volontà

Ultima quartina: chiasmo (elementi grammaticali disposti nell’ordine XYYX)

Prima terzina

et viene a Roma, seguendo ’l desio, E giunge a Roma, inseguendo il proprio desiderio

per mirar la sembianza di colui per contemplare l’aspetto di colui

ch’ancor lassú nel ciel vedere spera: che ancora spera di vedere nel cielo-paradiso

L’arrivo a Roma

Ultima terzina: perifrasi che indica Gesù Cristo (ma che ingloba anche un’altra perifrasi che sta ad indicare il ‘’telo della Veronica’’, ossia il panno su cui sarebbe rimasta impressa l’immagine del viso di Cristo dopo essere stato utilizzato per asciugare le sue sofferenze durante la passione).

Ultima terzina

cosí, lasso, talor vo cerchand’io, Così-in tal modo, misero me, vado cercando

donna, quanto è possibile, in altrui oh donna per quanto mi è possibile

la disïata vostra forma vera. la vostra forma vera da me tanto desiderata in altrui-nelle altre donne

Donna: Oh donna, vocativo che rispecchia il suo significato latino, ossia: domina-padrona del proprio cuore

forma vera: ipotesi che fa riferimento alla forma platonica-immaginaria di Laura; oppure in senso agostiniano fa riferimento all’anima di Laura + altre ipotesi (che vedremo dopo)

altrui: può essere inteso anche per ‘’cerco la tua immagine stando immerso nella folla’’, oppure può intendere il ritratto di Laura eseguito dal pittore Simone Martini, o potrebbe essere un riferimento ai tratti fisici di Laura + altre teorie

Tema principale

Il tema principale è quello del pellegrinaggio sacro di Romeo e il pellegrinaggio amoroso di Petrarca (denominato ‘’alla rovescia’’ in quanto si parla di una rappresentazione peccaminosa dell’amore, una possibile infedeltà) quindi viene utilizzata una metafora per scrivere una vicenda amorosa.

La peculiare vicenda amorosa ha in comune la ricerca, la quiete di un (imago) immagine dietro alla quale si spera di scoprire una realtà autentica, (la res). La dialettica è tra imago (immagine) e res (realtà autentico).

Il poeta è costretto a pellegrinare tra le cose e le immagini; il pellegrinaggio, infatti, è connotato da un movimento non verso i luoghi sacri ma verso le vestigia di Cristo che si trovano a Roma. Vestigia di Cristo=Velo della Veronica.

Roma, quindi, è un tropo perché sta per ‘’Gerusalemme’’ che è a sua volta un altro tropo in quanto sta per ‘’luogo santo’’.

Commenti

Sabrina Stroppa in un suo commento del 2010 sottolinea come il rapporto tra imago (immagine) e res (cosa) combaci perfettamente con il primo giubileo.

il Giubileo, o Anno Santo, è il periodo durante il quale il Papa concede l’indulgenza ai fedeli che si recano a Roma e compiono particolari pratiche religiose. Il primo anno giubilare fu bandito dal pontefice Bonifacio VIII nel 1300, poiché masse di pellegrini si recarono a Roma.

La Stroppa inoltre richiama alcuni inni latini (rapporto tra visibile e invisibile)

Cesare Galimberti, in un saggio del 1981 sottolinea come Roma sia la centralità ma come all’interno di Roma ci sia un centro più interno, la basilica di San Pietro, da cui si intravede il rapporto tra visibile e invisibile (uno spazio-tempo in cui guardare il volto visibile delle cose per vedervi l’invisibile forma).

Le letture critiche sono state numerose:

  • Benedetto Croce nel 1932 che tende a scindere il frammento di ‘’poesia’’ e il frammento di ‘’non poesia’’ lo colloca al di fuori della poesia propriamente detta perché considerava i riferimenti dottrinali non congrui alla sua idea di lirica.
  • Gianfranco Contini nel 1970 sottolinea come questo sonetto vada inserito nella cornice generale del Canzoniere, che per lui è la storia sacra di un amore profano. (ad esempio, nel sonetto numero 3 del canzoniere, il giorno dell’innamoramento di Laura coincide con il Venerdì Santo, l’amore e l’eros coincide quindi con la morte di Cristo, un evento sacro).
  • Marco Sant’Agata in I frammenti dell’anima, non parla tanto di sacralizzazione ma di un gesto quasi blasfemo accostando Laura a Cristo. La visione di Santagata era già presente nei secoli precedenti nel 500, l’arcivescovo Ludovico Beccadelli, in una lettera a Carlo Gualteruzzi smorza la conclusione del sonetto, ritenuto troppo ardito e riscrive l’ultima terzina, facciata di blasfemia, affermando anche che si trattasse della versione autentica del sonetto di Petrarca
  • Enrico Fensi: critica questa visione di Sant’Agata perché non ritiene sia blasfemia
  • Francesco De Sanctis, 1869 critica il sonetto, specialmente riguardo alla sproporzione tra figurante e figurato: secondo DeSantis l’unico vero protagonista è l’anziano pellegrino. (non comprende quindi tutta la rete di significati
  • Marco Ariani 1969 sottolinea come Laura sia, sin dall’inizio del Canzoniere, una pura immagine mentale più che una donna in carne ed ossa
  • Giorgio Barberi Squarotti 1994, in un saggio, evidenzia come potenzialmente alcuni versi del paradiso dantesco abbiano potuto essere una fonte letteraria per Petrarca: nel paradiso 31, versi 103-11, Dante assimila la propria condizione a quella di un pellegrino: paragona Dante-personaggio che non riesce a distaccare il suo sguardo da San Bernardo ad un pellegrino croato che va a vedere la <<veronica nostra>>.

Sottolinea anche la divergenza: nel dettato dantesco emerge la meraviglia nel conoscere il vero volto di Gesù Cristo; Petrarca aggiunge una vera e propria dimensione escatologica (escatologia da escatos, in greco ultimo; è la dottrina che si riferisce ai destini utili dell’uomo e dell’universo) che subentra al verso 3 della prima terzina, la visione che avverrà dopo la morte dell’anziano. Inoltre nella similitudine dantesca si fa riferimento alla carità, in Petrarca alla speranza. Fede, speranza, carità sono le tre virtà teologali;

Squarotti sottolinea anche un parallelismo con l’inferno 26 e la vicenda dell’Ulisse dantesco: la determinazione con cui sia l’Ulisse dantesco che il pellegrino petrarchesco decidono di compiere il loro viaggio, determinazione che cerca di andare al di là degli stessi legami familiari e supera gli affetti e anche l’irremovibilità di entrambi i personaggi.

Inoltre si potrebbe far riferimento al rapporto tra Cristo e i discepoli a cui chiede di abbandonare i propri affetti, le proprie famiglie per seguire il messia in quanto in palio c’è qualcosa di più che prevarica le catene famigliari.

Tra il pellegrino e Ulisse la differenza è che per l’Ulisse si tratta di una presunzione quasi superomistica, delle limitate capacità dell’uomo di arrivare al di là dei confini stabiliti da Dio mentre per il vecchiarello petrarchesco siamo di fronte alla pietas religiosa e la conoscenza propriamente religiosa. Difatti il percorso del pellegrino è di ascesa, ascesis, un’elevazione difficile (emerge nella 2 quartina la perigliosità) fatto di sacrificio che gli garantisce la penitenza dai suoi peccati.

La seconda differenza è che il percorso di Ulisse è caratterizzato da una curiosità frivola, difficile che conduce alla morte spirituale, mentre il processo del pellegrino petrarchesco è finalizzato invece alla contemplazione della Veronica, ossia al preannuncio della visione di Dio che lo solleverà dai suoi peccati.

Infine Squarotti si sofferma anche sul tema della ‘forma vera’ ossia l’idea platonica su cui Laura è stata modellata: in Platone tutto si sdoppia, da una parte in terra c’è Laura, in cielo, nel mondo delle idee, c’è l’idea di Laura, la donna ideale.

Per lui il componimento non è blasfemo in quanto, secondo l’autore, non c’è tanto l’analogia tra Laura e Cristo ma piuttosto l’analogia dei due percorsi, uno attraverso la religione, uno la filosofia, conducono entrambi al verbum.

Squarotti estende l’interpretazione religiosa, l’armonica sacra che è associato solo alle prime tre strofe a tutto il componimento. Ridimensiona l’immagine di Laura come dio eliminando la dimensione erotica e mettendo in evidenza il percorso religioso dell’io lirico. Cercare di osservare ‘nell’altrui’ l’idea di Laura cioè l’ideale di donne, non fa che riportare il poeta al verbo divino e quindi a Dio. Entrambi i percorsi conducono fondamentalmente al verbo divino.

  • Roland Barthes cita un racconto, del mandarino e della cortigiana, per mandarino si intende un alto funzionario cinese in cui la donna assicura al mandarino che sarà sua soltanto se aspetterà cento giorni. L’uomo attende 99 giorni per poi andarsene e così mantenere vivo il desiderio. speranza=attesa. Il pellegrino spera di vedere il volto di Cristo una volta morto ma l’elemento euforico dell’esistenza non è il volto ma tenere vivo il desiderio e restare in attesa.
  • Denise de Rougemont, l’amore e l’occidente: sottolinea come tutta la tradizione occidentale dall’antichità ha sempre coltivato un mito dell’amore infinito ed infelice che ha molto a che fare con l’attesa. Riprende la vicenda archetipica di Tristano ed Isotta che si desiderano a vicenda ma non possono sposarsi e sarà condizionato da un amore impossibile. L’amore autentico secondo questa cultura non può mai compiersi completamente
  • Enrico Fensi, saggio del 1996 pubblicato sulla rivista letteraria italianistica: Fensi afferma come Barberi Squarotti dilati eccessivamente il lato religioso-spiritualistico a tutto il componimento e quindi riduce il ruolo di Laura che è mancante come le altre donne rispetto all’idea iperurania e al modello platonico su cui è stata modellata.

Barberi Squarotti in una sezione del suo saggio sembra addirittura espellere la presenza di Laura dal sonetto ‘in realtà Laura non è nominata ma perché fa identificare nel termine donna l’identificazione di Laura’.

Fensi riconettendosi anche ai sonetti 77, 78 dedicati al ritratto di Laura parla della ‘’forma vera’’ come della reale immagine vivente di Laura, non solo dell’anima ma anche come corpo vivo da amare, un sogno erotico.

Nel suo saggio affronta anche altri aspetti: sempre in opposizione rispetto a Squarotti, sottolinea non più l’affinità ma la differenza tra i due percorsi: il pellegrinaggio è un percorso lineare, già stabilito a priori, la cui metà è già sicura; l’io lirico ha un percorso labirintico e dal finale sconosciuto.

Si sofferma inoltre sulla questione dell’interpretazione del sintagma ‘’altrui’’ richiamando due ipotesi:

  • Ipotesi di Calcaterra, secondo cui significherebbe ‘’tra gli altri’’, ‘’in mezzo alla terra’’, ‘’nel tumulto della città’’.
  • Ipotesi di Pesar, secondo cui ‘’altrui’’ varrebbe come ‘’in me, me stesso”

Entrambe le due ipotesi sostengono che nel penultimo verso bisognerebbe porre la virgola non dopo ‘’quanto è possibile’’ ma dopo ‘’in altrui’’.

L’obiezione che effettua Fensi è che in entrambe le ipotesi verrebbe a mancare il gioco delle corrispondenze creato da Petrarca e che quindi farebbero vecchiarello= Petrarca, le donne=Laura decadere diverse similitudini per esetc…

Fensi in ‘’altrui’’ ci vede piuttosto il significato di ‘’in altre donne’’ oppure un riferimento al dipinto di Laura effettuato da Martini.

Pone anche l’attenzione sul tema della fedeltà verso la propria donna nonostante i tradimenti, punto già richiamato sia da Contini (che aveva sottolineato la presenzialità dell’amore anche in presenza di persone distinte, una fedeltà metafisica la radicale fedeltà metafisica a Laura nonostante l’apparente leggerezza)

Contini sottolinea anche che era un problema già affrontato da Cino da Pistoia e Cavalcanti, motivo già trobadorico e affrontato dalla poesia provenzale.

Calume bianco, dal 1 verso Petrarca lo trae dalla chanson de roland (poema dell’undicesimo secolo), dove si legge spesso canuto e bianco in riferimento a Carlo Magno.

Fensi approfondisce i due autori:

  • Nel sonetto 29 di Cavalcanti il poeta è in pellegrinaggio verso Santiago ed è colpito dalla bellezza di una donna che assomigliava molto a quella da lui amata e ne è acceso di desiderio. Nel contemplare il volto di questa donna Amore stesso si risveglia perché v’è dentro la sua ‘donna dritta’, cioè la sua forma vera. Nel caso di Cavalcanti il rapporto è immediato somiglianza=amore.
  • Nel sonetto 130 di Cino da Pistoia risponde a Dante che lo aveva accusato di volubilità amorosa, si giustifica scrivendo che nonostante la crudeltà della sua donna e la certezza che ormai non sarà più ricambiato lui le rimane fedele perché quello stesso amore che lo lega fa si che goda della sua bellezza quando la ritrova in altre donne simili.
  • In La vita nova di Dante dove emerge la donna pietosa, che potrebbe costituire un secondo amore dopo la morte di Beatrice e anche in questo caso siamo di fronte a una somiglianza mondana. Inizialmente Dante si illude di vedere nella donna pietosa una sorta di doppio di Beatrice. L’autore è di fronte a un bivio: rimanere fedele a Beatrice e rinunciare a questo nuovo amore o cedere alle tentazione? Gradualmente Dante si rende conto che il criterio da seguire non è quello della somiglianza mondana, ma la somiglianza vera. La somiglianza vera si ha solo nell’arte, attraverso una serie di ritratti che Dante compie della sua Beatrice. Capitolo 34 si legge ricordandosi di Beatrice morta dipinge un’immagine angelica che gli restituisca alla mente l’immagine di lei. Queste tavolette sono state definite la veronica di Beatrice.
  • Giorgio Bertone nel 2006: sottolinea di questo testo la dimensione dell’astrazione verso la forma vera e della lontananza. Dice che è solo nella lontananza che diviene possibile il processo di astrazione di Laura verso la forma vera.

Bertone evidenzia la differenza tra il percorso del pellegrino da quello dell’io lirico: quello del pellegrino è un viaggio fisico, mentre la ricerca di Petrarca si svolge tutta su un piano intellettuale, un lavoro della mente.

Propone delle considerazioni sull’immagine partendo da due principi: l’imitazione (meccanismo di riproduzione esterna) e quello della filiazione (meccanismo di riproduzione interna). L’icona sacra medievale (filiazi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fede_ferra9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Colella Massimo.
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