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Buddenbrook di Thomas Mann

Domande

  • Decadenza della ditta di Thomas e di Hanno
  • Il conflitto tra ragione e sentimento di Tony (personaggio diviso tra sentimento e dovere per la famiglia) e Thomas
  • Rapporto Tony e Morton
  • Rapporto Thomas e Gerda
  • Religiosità del console Buddenbrook
  • Finta religiosità di Grünlich: come si è posto il personaggio nei confronti della famiglia e di Tony?
  • Episodio che fece arricchire la ditta del vecchio Buddenbrook con la guerra Prussia-Francia nel 1813
  • Confronto tra vecchio Buddenbrook e il figlio
  • Questione delle generazioni a confronto
  • Come sono caratterizzati i personaggi?
  • Chi è Gotthold e il suo rapporto con i Buddenbrook, in particolare con il padre e il fratello?

Introduzione

Le origini letterarie di questo romanzo vanno ricercate negli intensi studi e letture effettuati da Mann sulle opere di Émile Zola, Richard Wagner, Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Tra il 1896 e il 1898 i fratelli Mann soggiornarono in Italia: qui a Thomas venne l'idea di scrivere il romanzo che aveva in mente assieme al fratello Heinrich, ovvero un racconto autobiografico, sulla prima parte della sua vita. Presto però Mann cominciò ad affiancare all'infanzia e all'adolescenza di Hanno Buddenbrook eventi antecedenti, riguardanti la sua famiglia. Heinrich, essendo di quattro anni maggiore del fratello, ricordava più particolari della storia di famiglia; secondo Thomas il fratello avrebbe dovuto collaborare maggiormente per la parte storica e di ricerca del materiale, lasciando per sé la descrizione psicologica dei personaggi. In seguito l'idea del romanzo a quattro mani fu accantonata, ma il materiale preparato da Heinrich fu comunque molto utile.

Nel 1900 l'editore Fischer ricevette il manoscritto: era, però, perplesso sulla pubblicazione a causa dell'eccessiva lunghezza. Alla fine, nel 1901, uscì la prima edizione de I Buddenbrook, pubblicata su due volumi. Il suo romanzo d’esordio non ebbe successo, presumibilmente per l'alto costo; l'editore decise così di stamparne una versione economica in un solo volume: da quel momento le vendite aumentarono velocemente (tantissimo fu lo stupore e la curiosità derivante dal fatto che il figlio di un senatore avesse scritto della propria famiglia, per di più in termini non lusinghieri). Inoltre, l’autore offre uno spaccato dei comportamenti tenuti fino agli anni ’50 e ’60 dell’Ottocento da buona parte della popolazione tedesca, che si riconosceva in questo romanzo. Nelle descrizioni del vestiario dei personaggi, infatti, vi sono delle indicazioni anche riguardo al carattere e alla moda del loro tempo.

Il sottotitolo, “decadenza di una famiglia”, anticipa di cosa tratterà il romanzo, ovvero la caduta di una famiglia lubecchese, seguendone il destino per 4 generazioni. Nello scrivere I Buddenbrook, Mann era partito da un'idea autobiografica e solo in seguito vi aveva inserito il ricco contorno familiare: la somiglianza tra gli eventi che capitano ai protagonisti del romanzo e quelli capitati negli anni ai Mann è quasi perfetta (la narrazione è centrata maggiormente su tre personaggi: Tony, Tom e Hanno). Tra queste coincidenze ricordiamo un evento vissuto personalmente da Thomas Mann: nel 1891 il padre muore e la ditta paterna viene liquidata, come accade alla morte di Tom alla ditta Johann Buddenbrook. Tale parallelismo induce quindi a una riflessione profonda sul fatto che la decadenza e i problemi dei singoli individui che compaiono tra le pagine de I Buddenbrook siano sì ispirati alla storia della famiglia Mann, ma anche alle situazioni psicologiche dei suoi membri, su tutti lo stesso Thomas Mann (che si immedesima soprattutto in Hanno e Tom).

Decadenza

Per decadenza bisogna intendere uno sfaldamento, uno scollamento delle parti da un tutto. Ciò che prima era intero si fa ora a pezzi, sotto la spinta di forze che possono essere di ordine storico, nel caso di un organismo politico, o di ordine biologico nel caso di un organismo umano. In entrambi i casi, però, il risultato è lo stesso: una precedente unità è andata in frantumi.

La narrazione prende il via dai festeggiamenti tenutisi nel 1835 per l’acquisto di un enorme palazzo, simbolo della prosperità di cui godevano i Buddenbrook all’epoca; al termine del romanzo i discendenti saranno costretti a venderlo a un’altra famiglia in ascesa, con una ciclicità storica che garantisce la continuità del predominio borghese. Nei confronti di questo sistema, l’arte si pone come elemento antagonista e dissolutore, costituendo il principale fattore di decadimento della famiglia, che, dopo essersi elevata socialmente con Johann, un commerciante deciso e sicuro di sé, figura del perfetto borghese, tocca il fondo con Hanno, un borghese debole, perso dietro i suoi sogni. Tra questi due estremi si collocano i cosiddetti “eroi in tensione”, che vivono in un continuo conflitto con se stessi, il rapporto fra norme sociali imposte dall’esterno ed esigenze legate al loro essere più profondo. L’opera arriva a narrare fino al 1876 (il Deutsches Reich di Bismarck con Guglielmo I è già stato instaurato), vengono narrati 42 anni: sembra che lo svolgersi sia abbastanza fluente, ma con una velocità piuttosto lenta.

L'idea della decadenza in un romanzo di ambiente borghese non era affatto nuova, dato che Zola, Bourget e tanti altri avevano già trattato questo tema. La novità che Mann introduce con I Buddenbrook è che al processo di decadenza di una famiglia della borghesia mercantile lubecchese si affianca una attenta ricostruzione sociale e soprattutto un importante e notevole approfondimento delle componenti psicologiche dei personaggi, in particolare Hanno, Tony e Tom. Rimane invece ai margini del libro la ricostruzione storica del periodo trattato (1835-1877): il periodo di tempo coperto dalla narrazione include quindi la maggior parte degli avvenimenti di cui fu protagonista la Germania nel XIX secolo. Gli eventi storici tuttavia lambiscono appena la vita di Lubecca (e quindi i Buddenbrook); una delle poche conseguenze di un evento storico è legata alla prussificazione della Germania.

Struttura del romanzo

Dato l'ampio arco di tempo attraverso cui si svolge il romanzo, il protagonista non è unico; l'autore disegna e mette a fuoco di volta in volta i vari personaggi di generazione in generazione. Il libro è suddiviso in undici parti, ognuna composta da un certo numero di capitoli: la suddivisione nelle suddette sezioni non è strettamente legata a particolari salti temporali, anche se ognuna di queste separazioni coincide con la fine di una certa sequenza di avvenimenti. Inizia in medias res e la prima parte è composta da circa 29 pagine e 10 capitoli, in cui viene raccontata una sola sera. È molto importante la prima parte perché dà l'impostazione di come leggere il romanzo.

Si ha prevalentemente una narrazione in cui vi è una voce narrante e la narrazione è scenica: vi è il discorso diretto (spesso abbiamo dei dialoghi), con lunghe descrizioni dei personaggi e dell’ambiente, ma anche del modo di vestire (soprattutto della casa internamente). L’azione è molto lenta proprio a causa di queste lunghe descrizioni (nel rapporto tempo narrato e tempo della narrazione vi è una netta prevalenza di quest’ultimo). Il narratore si “nasconde” (tutto ciò che viene narrato è visto dall’esterno anche per questo si ha un andamento molto lento, senza grandi eventi, ma ci spiega la situazione nel dettaglio). Nel primo capitolo vediamo prevalentemente una narrazione personale-neutrale (quindi non una narrazione autoriale), quasi con un camera-eye (le scene si vedono come si vedrebbero in un film), come una telecamera che riprende tutto dall’esterno. La posizione del narratore si ha anche quando si fa riferimento al “Monte di Gerusalemme”, è un elemento autoriale, che descrive la sensazione interiore della piccola Tony; risata che da un po’ teneva in serbo: al limite perché dalle espressioni del viso si può vedere se una persona sta per scoppiare a ridere o meno (in questo caso siamo al limite).

Stile di Thomas Mann

Vi sono flashback sul passato (ANALESSI di tipo autoriale); sarebbe più neutrale se queste analessi fossero fatte da una voce dei personaggi, invece in questo caso si ha un narratore autoriale. Una delle caratteristiche più famose dello stile di Thomas Mann è l'uso dei leitmotiv: tale termine deriva dal mondo della musica, si riferisce a temi musicali ricorrenti associati a eventi, persone, luoghi, ecc. ma in ambito letterario indica la descrizione di una particolare caratteristica (tema ricorrente) ripetuta in varie situazioni per dare unità all'opera. Il fatto che Mann si serva dei leitmotiv nei romanzi gli deriva dalla sua grande ammirazione per Richard Wagner, il compositore più famoso per l'utilizzo di tale tecnica. In particolare ne I Buddenbrook un esempio può essere la descrizione, in termini di colori (in particolare blu e giallo) dei denti dei vari personaggi. Ciascuna descrizione serve per rendere lo stato di salute, la personalità e anche il carattere dei singoli individui: denti rotti o cariati simboleggiano degrado.

Riassunto parte prima

Rapporto tempo narrato – tempo narrazione: 5,7% (circa 29 pp.) – 10 capitoli. Le vicende si svolgono nel 1835, viene descritta una sola serata. Nel primo capitolo, il settantenne console Johann Buddenbrook, proprietario dell'omonima ditta, un'azienda commerciale fondata nel 1768, che opera nel mercato all'ingrosso delle granaglie, riunisce la famiglia nella grande casa della Mengstrasse (simbolo del lustro e della ricchezza della famiglia), da poco acquistata. Insieme al console Johann senior, nella casa abita la moglie Antoinette (seconda moglie: prima il loro era un matrimonio di convenzione, poi sboccia l’amore), con il figlio secondogenito della coppia, Johann jr. (detto Jean), sposato con Elisabeth Kröger (detta Bethsy), da cui ha avuto Thomas (detto Tom), Antonie (detta Tony) e Christian.

  • Dagli anni ’70 del Novecento è cambiato il diritto matrimoniale (la legislazione), che permette di avere doppio cognome e di prendere il cognome della moglie. Fino ad allora era la moglie a prendere il cognome del marito (si poteva aggiungere il luogo di nascita, ad esempio: Elizabeth Buddenbrook nata Kröger). Kröger è un cognome diffuso in Germania (è tipico del nord): sono borghesi (artigiani, commercianti…) e nel caso del romanzo Tonio Kröger, quest’ultimo diventa un’artista. Nel caso dei Buddenbrook, invece, i Kröger non sono artisti, ma hanno una grande sensibilità estetica. Infatti in Thomas Mann la dimensione artistica è quasi sempre presente.

Accanto a questo nucleo familiare nella casa vivono anche Klothilde Buddenbrook (Thilde), una parente povera che vive con la famiglia, e Ida Jungmann, la fedele governante. I convitati sono diversi amici di famiglia, tra cui Hoffstede e il dottor Grabow, e i due coniugi Kröger (genitori di Elisabeth). Dopo un pranzo molto ricco e allegro, con vivaci scambi di battute tra i commensali, momenti di poesia, discussioni e svaghi, gli ospiti si congedano, la famiglia torna ad affrontare i problemi quotidiani, tra cui il rapporto conflittuale tra il primogenito Gotthold, avuto dal breve matrimonio con Josephine, il capo famiglia Johann, che vede nella sua nascita la distruzione della sua felicità (il vecchio lo riteneva colpevole della morte della prima moglie, che lui amava molto, morta di parto dando lui alla luce). Questi chiede denaro al padre avendo saputo dei buoni affari della ditta (e l'acquisto della nuova dimora come prova di ciò). Il console rifiuta categoricamente: il rapporto tra i due si incrina del tutto quando, andando contro la sua volontà, sposa una certa signorina Stüwig, di umili origini, aprendo con lei una bottega, e tirando avanti con questa attività (Gotthold ha deciso di sposarsi per amore, non seguendo le convenzioni sociali dell’epoca, ovvero sposarsi per convenienza, come si vedrà poi con Tony: se si prendeva una moglie di una famiglia benestante/ricca allora era ricca anche la dote e vi era la possibilità di fare affari insieme). Il padre di fatto lo disereda (dandogli però una grande somma di denaro, circa centomila talleri) negandogli ogni appoggio pur vivendo nell'agiatezza. Il figlio Jean non riesce a capire l'odio del padre per il fratello; si accende, dunque, una discussione tra Johann padre e Johann figlio, ma alla fine quest'ultimo, anteponendo gli interessi della ditta al benessere di Gotthold, concorda col padre di non sprecare denaro per lui (è molto legato agli affari della ditta, che antepone per importanza ad ogni cosa, perfino al benessere del fratello). Gotthold tornerà in buoni rapporti con la famiglia dopo il funerale del padre, e spesso visita i parenti con le tre figlie, che anche dopo la sua morte rimarranno zitelle, invidiose della fortuna del ramo ricco della famiglia Buddenbrook. Il console talvolta menziona una sorella a Francoforte, che mai appare sulla scena.

Capitolo 1

Siamo a Lubecca nel 1835. Un vecchio commerciante ha comprato una casa nuova nella Mengstrasse. Viene presentata la famiglia: il nonno, Johann Buddenbrook (ma chiamato col nome francese Jean); la moglie Antoinette (nata Duchamps: appartenente a una ricca e prestigiosa famiglia che proveniva dalla Svizzera francese, anche se lei è nata ad Amburgo); il figlio Johann sposato con Elizabeth (nata Kröger) e la loro figlia più piccola, Antonie (chiamata Tony). Stanno per tornare da scuola i due ragazzi, Thomas (il maggiore) e Christian (il secondogenito), figli di Johann ed Elizabeth.

La voce narrante dà indicazione al lettore che ci si trova nel 1835 (lo fa parlando dei catechismo, che nasce in quel periodo). Riguardo alla città, l’asserzione che vi sia un senato a quel tempo ci orienta verso la città di Lubecca o di Amburgo, ma essendo la città piccola si capisce che siamo a Lubecca.

In questo primo capitolo si sta dunque aspettando il rientro dei due ragazzi, e nel frattempo il nonno chiede a Tony cos’ha imparato dal catechismo (doveva impararlo a memoria, ma non lo ricordava bene), anche per prendersi un po’ gioco del catechismo stesso e facendone quindi una critica. Il figlio gli fa un piccolo rimprovero per la sua tendenza a prendersi gioco delle cose sacre, ma Elisabeth lo difende. A questo punto Tony parla di ciò che ha imparato sui fulmini «se è un colpo a caldo cade il fulmine; se invece è un colpo a freddo cade il tuono». Dopo la barzelletta aspetta il consenso degli altri e tutti si mettono a ridere, a parte il nonno che invece si arrabbia perché, secondo lui, non si devono raccontare ai bambini delle cose sbagliate, ci si deve attenere alla verità e alla conoscenza scientifica del mondo. Il nonno è di inclinazioni illuministe (figlio del 18º secolo), mentre il figlio (il console) segue una linea di pensiero più romantica: miscelando la realtà con la fantasia, poeticizzare la realtà e inserire elementi di realtà nella fantasia (secondo Rousseau la natura è quell’elemento che permette ai bambini di crescere incontaminati infatti viene adorata proprio la fantasia dei bambini). Il console ha un’espressione più sognante (nel romanticismo, il sogno è un elemento molto importante, permette di far lavorare la fantasia) tuttavia in contrasto coi suoi lineamenti duri e asciutti (guance erano meno piene rispetto al padre, è più magro). Avviene il secondo leggero conflitto tra i due personaggi.

Nella pianura della Germania del Nord è molto pericoloso quando vi è un temporale. Le cose poste in alto possono attirare i fulmini e spesso accade che vengano colpite le case, che spesso sono dotate di parafulmini. Prima che questi fossero inventati, la casa poteva incendiarsi: ad esempio, le case dei contadini avevano i tetti fatti di una specie di bambù, e anche le travi erano composte di materiali facilmente infiammabili. Quando un fulmine cadeva e incendiava una casa, dunque, era detto colpo a caldo, altrimenti colpo a freddo; questo spiega la frase scherzosa di Tony.

Un altro conflitto ci viene narrato dalla voce narrante attraverso un’analessi (flashback): il console ha fatto un viaggio in Prussia ed è tornato con una ragazza, Ida Jungmann, a cui viene affidato il compito di crescere i bambini (del console), ovvero viene assunta come bambinaia/tata. Il vecchio Johann ha un po’ di avversione riguardo al fatto di avere una straniera (perché è una persona che viene dalla Prussia, sebbene sia vicino a Lubecca, ma la vede come straniera perché non è di Lubecca) in casa. Inoltre, il vecchio Buddenbrook ce l’ha con lei anche perché non sente la necessità di averla. Il console, invece, la porta con sé perché mosso dalla compassione: il padre di lei era morto lasciandola orfana, dunque per un senso di misericordia cristiana la porta con sé. Il vecchio, invece, è molto più severo e questo evento li porta allo scontro. Vi è questa contrapposizione tra generazioni.

Poi viene presentato un altro personaggio: Klothilde Buddenbrook, detta Thilde. È una lontana parente dei Buddenbrook e coetanea di Tony, viene allevata dai Buddenbrook poiché la sua è povera (i Buddenbrook non sono nobili, questi ultimi in Germania del nord sono principalmente commercianti e artigiani).

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martii_cip di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura tedesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Kruse Bernhard Arnold.
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