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LEZIONE 1(INTRODUTTIVA)

Riferimenti cronologici

1348: Peste a Firenze

Seconda metà del secolo XIV: datazione del codice parigino

1360: Datazione manoscritto Hamilton

1375: morte di Boccaccio

1384: datazione del laurenziano Pluteo XLII

Decameron: immagine del giardino con una comunità di uomini e donne lì riuniti.

GIARDINO: locous amoenus per eccellenza, dove si trascorrono le giornate allegre. Ci

sono un gruppo di persone in CERCHIO: dimensione principale del Decameron.

Il giardino è una dimensione opposta al caos dello scoppio della peste: è in questo momento

che comincia il Decameron, un gruppo di ragazzi decide di allontanarsi da Firenze per una

decina di giorni, e trascorrono il tempo a raccontarsi novelle. La peste rappresenta la

difficoltà di tessere una rete sociale, ma tutto ciò si realizza nel locus del giardino, spazio

allegro e indisturbato da ogni pericolo, la natura non si oppone alla vita degli uomini.

L’opera è ambientata nel 1348, anno dello scoppio della peste, esperienza che Boccaccio

vive in prima persona, l’opera probabilmente è stata iniziata proprio in quell’anno e la

stesura continua fino al 1360. Boccaccio interviene direttamente nell’opera, (apologo delle

papere, trama: istinto delle passioni a cui è legata la natura umana, secondo Boccaccio non

si può fare nulla per contrastare questo istinto). Boccaccio esplora vari temi della natura

umana nelle sue opere, come la sessualità nei conventi, non si tira indietro di fronte a nulla,

spiega tutto in maniera esplicita. Questa sua scelta rende la sua opera un libro “proibito” in

quanto tratta temi “tabù”. Boccaccio realizza un’opera morale, in quanto il progetto

complessivo, pur affrontando temi scabrosi mantiene uno scopo morale (vedi ultima novella

che attraverso l‘emblema della santa rappresenta il tema della magnanimità).

Manoscritto del Decameron: scritto a mano da Boccaccio in caratteri gotici

-Hamilton 90: unico testimone autografo del Decameron, ovvero unico manoscrutto giunto a

noi di cui abbiamo la certezza sia stato scritto a mano da Boccaccio, non presenta una firma

vera e propria, ma è stata fatta una perizia ed è stata attribuita a lui la trascrizione. Del

manoscritto si persero le tracce nel 1360, e fu ritrovato a caso a Firenze nel 1500, ma si

pensava non fosse l’originale, perché era zeppo di errori formali che si fa fatica a pensare

siano stati commessi da Boccaccio.

Esempio errori: 2 novella: il nome di un personaggio, Marato, diventa Marito, ed è strano che

sia un errore di Boccaccio in quanto lui conosceva perfettamente la storia.

L’Hamilton fu richiesto da Branca nel 1962 da Berlino a Venezia, per poi essere rispedito a

Berlino. Dopo una perizia fu attribuito appunto a Boccaccio. Ma allora, come mai presenta

così tanti errori? L’opera è stata scritta su una membrana(più scadente e fragile della carta)

che col passare del tempo ha perso dei pezzi, e perciò i copisti amanuensi che hanno

riscritto le parti mancanti, probabilmente non conoscevano la storia. Il manoscritto ha anche

dei disegnini, che rappresentano ciò che sta accadendo nell’opera.

-Codice Parigino Italiano: Il codice parigino italiano 482, conservato alla Bibliothèque

Nationale di Parigi, è stato scrittoio un foglio membranaceo databile alla seconda metà del

secolo XIV; è un manoscritto trascritto da un copista, non autografo ma realizzato sotto la

supervisione di Boccaccio e contiene 18 illustrazioni che i critici ritengono realizzate da

Boccaccio.

-Laurenziano: nemmeno questo è un autografo, è databile al 1384 e definito ottimo nelle

annotazioni; a margine della storia iniziano a comparire le annotazioni, il che indica che i

copisti iniziano a scrivere di fianco al testo dei commenti (il testo viene commentato e

studiato fino dall‘inizio della sua diffusione).

TERMINOLOGIA

Originale: autografo(=per mano dell‘autore)/idiografo(=trascritto sotto la supervisione

dell‘autore)

Apografo: prima copia dell‘originale

Antigrafo: copia o esemplare

Copista/Amanuense

Scriptoria: luoghi di copiatura

ANALISI DELL‘OPERA

Titolo: Decameron= 10 giornate (deka=dieci; hemera=giorno).

10 giovani (7 donne 3 uomini) si raccontano novelle dopo aver lasciato Firenze a causa della

peste. Ogni giorno vengono raccontate 10 novelle per un totale di 100 alla fine dell‘opera.

Boccaccio ci comunica in prima persona il titolo dell'opera: „Comincia il libro chiamato

Decameron cognominato principe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in dieci dì

dette da sette donne e da tre giovani uomini.“

Dinamismo prolettico del titolo e del sottotitolo -> Boccaccio comunica già al lettore

quello che intende fare

Decameron: riferimento al mondo classico e alla nuova tradizione esemplare (vedi

Hexameron di Sant'Ambrogio).

Galeotto: riferimento al canto V dell‘inferno di Dante(quando Dante incontra Paolo e

Francesca): Francesca nella storia dice "Galeotto fu il libro e chi lo scrisse", spiegandoci

quindi che lei e Paolo stavano leggendo assieme ancor prima di diventare amanti, anzi lo

diventano proprio grazie o per colpa di un libro: Boccaccio riprende una vicenda così

drammatica, narrata da Francesca in modo da muovere molta emozione e commozione,

tant'è che anche Dante sviene alla fine del canto (ipoteticamente per strategia narrativa

perchè non sa in che altro modo passare al canto successivo, ma ancor più probabilmente

perche Dante in quel canto mette in scena qualcosa in cui lui stesso si sente coinvolto ->

Francesca da vita ad una vicenda di tradimento preceduta pero dalle celebri terzine

stilnovistiche che iniziano con "Amor" ["Amor ch'a nullo amato amar perdona"... -> se io

amo, l'altro o l'altra mi deve amare con reciprocità): quelle terzine sono emblematiche

perche Dante aveva scritto quel tipo di poesia, quindi, quando mette in scena la vicenda di

due amanti che leggono la poesia cortese per poi morire cosi tragicamente, capisce che se

lui stesso avesse continuato sulla strada di quella poesia sarebbe stato a sua volta

condannato alla dannazione, quindi sviene) -> Boccaccio riprende questo tema per

richiamare il tema delle passioni irrefrenabili e metterle in campo, prende ciò che

Dante condanna e lo pone come sottotitolo della sua opera.

Questo potrebbe farci pensare ad una immoralità dell'opera di Boccaccio ma vedremo che

non è cosi in realtà.

Boccaccio riprende Dante anche perchè entrambi sono di Firenze, anche se Dante è più

anziano; quando Dante viene esiliato, Firenze assegna a Boccaccio il compito di continuare

a diffondere la Divina Commedia -> Boccacio riprende anche la numerologia di Dante (100

sono i canti di Dante e 100 sono le novelle di Boccaccio, simbologia del numero 10 per

Dante e 10 giovani che si ritrovano nel Decameron, di cui 3 ragazzi, con il richiamo al 3 della

Trinità come in Dante). I nomi dei giovani protagonisti del Decameron richiamano la

tradizione classica ma non rimandano a nessuna dimensione storica, (lauretta=laura di

petrarca) richiamano quindi dei concetti che ci rimandano alla classicità, i loro nomi

implicano anche quella che è una loro caratteristica determinante. I nomi si rifanno più a un

principio etimologico che a uno storico, richiamano quindi un concetto. Le persone che

vengono nominate nelle novelle sono persone note a Firenze, mentre quelli dei giovani non

hanno un che di storico, loro sono coloro che si salvano dalla peste e rappresentano il

concetto della creazione di una nuova società. I 10 giovani si comportano in una maniera

impeccabile, organizzano varie attività e dividono i compiti della narrazione mentre sabato e

domenica si dedicano alla preghiera, nonostante le novelle raccontiano di tutt’altri

comportamenti. L’idea che ci fornisce Boccaccio è quella che i giovani devono ricreare il

mondo(costruire un nuovo equilibrio) perché si sono salvati dalla peste(caos).

Struttura: idea dei cerchi concentrici, uno dentro l’altro. Quest’idea rimanda di nuovo alla

struttura della Divina Commedia.

Nonostante le varie analogie, ci sono una serie di differenze con Dante, in quanto lui da un

certo valore allegorico e ciò che accade nella sua opera, mentre Boccaccio riconosce il

valore paradigmatico di ciò che accade nella sua opera. Dante ha una visione metastorica

della realtà, il suo andamento è verso la caritas cristiana, per Boccaccio c’è una verità legata

alle cose e alle passioni umane, questa verità nell’opera dantesca è invece legata a dio.

Boccaccio è in qualche modo più moderno e vicino a noi(temi trattati), Dante invece

ha una prospettiva divina. Boccaccio non condanna i peccatori ma guarda a quella che è

la realtà legata al suo presente. Queste scelte sono determinate anche dalla struttura

dell’opera, perchè senza la vicenda dei novellatori quest’opera avrebbe un altro significato

(bausi) e senza di loro non capiremmo l’opera, loro la rendono più vicina al vivere

quotidiano. I novellatori fanno un viaggio attraverso i propri racconti: questo è sia collettivo

che individuale, collettivo perché il tutto si ricompone dopo la peste grazie a loro ed

individuale perché loro in quel giardino si purificano. C’è un’analogia tra peste e selva

oscura dantesca, la selva oscura è l’emblema del peccato.

LE GIORNATE E I TEMI

1.​ tema libero (pampinea)

2.​ tema della fortuna (filomena)

3.​ tema dell‘industria (neifile)

4.​ tema degli amori con esito infelice (filostrato)

5.​ tema degli amori con esito felice (fiammetta)

6.​ tema dei motti (elissa)

7.​ tema delle beffe ai mariti (dioneo)

8.​ tema delle beffe (lauretta)

9.​ tema libero (emilia)

10.​tema della MAGNIFICENZA/MAGNANIMITÀ (panfilo)

Inizia con il tema libero, al nono giorno di nuovo troviamo il tema libero (esalta la ripetizione

che è preparatoria al tema della decima giornata con un sempre maggiore crescendo) e

l’ultimo giorno è dedicato al tema della magnificenza/magnanimità, poi nel mezzo ci sono i

temi più svariati. Rispetto a Dante: Dante attribuisce un forte valore allegorico alle azioni che

si succedono all’interno della sua opera; Boccaccio non fa questo, riconosce il valore

paradigmatico della società cortese (se Dante condanna il bacio di Paolo e Francesca,

Boccacio prende quel bacio e lo esalta al centro della sua opera).

LEZIONE 2

Non bisogna pensare che le novelle siano state “assemblate” da Boccaccio in maniera

casuale perchè la costruzione dell’opera è strutturata con particolari criteri. Boccaccio

interviene personalmente nell’opera in diversi momenti; contrariamente a Dante, Boccaccio

non ha un ruolo come personaggio nell’opera, ma interviene solo come narratore, stando

fuori dal racconto vero e proprio. Nella parte iniziale ci viene fornito il contesto, con il focus

sulla peste.

Proemio:<< […] intendo di raccontare cento novelle, o favole o parabole o istorie che dire le

vogliamo, raccontate in dieci giorni da una onesta (“moralmente irreprensibile”) brigata di

sette donne e di tre giovani nel pistelenzioso tempo della passata mortalità fatta, e alcune

canzonette dalle predette donne cantate al lor diletto. >>

Boccaccio ci fornisce una sorta di ‘quarta di copertina’, ossia una sintesi estrema dell’opera,

per dare le coordinate chiare e semplici del suo testo. Sottolinea “cento novelle, o favole o

parabole o istorie che dire le vogliamo” -> Boccaccio fornisce le coordinate precise

dell’opera spiegandoci tutte le forme brevi di narrazione utilizzate nella tradizione letteraria a

lui precedente. Boccaccio mette insieme un’opera che costituisce una novità nella letteratura

italiana e che diventerà un vero e proprio modello -> Basile nel ‘600 scrive un’opera di 50

novelle, con narratrici non giovani e belle ma brutte e vecchie, il modello però è quello di

Boccaccio. Nella tradizione successiva, fin dal ‘500 al ‘900, il modello dei racconti ha origine

proprio da Boccaccio. Nella mente di Boccaccio, la sua opera come la pensa lui vuole

essere una rappresentazione dell’Universo così come fa Dante con la Commedia ->

Boccaccio ci fornisce un’idea della letteratura che continuamente si rinnova e continua a

parlare ai lettori attraverso i secoli.

Leggendo Boccaccio bisogna entrare nella sua lingua, che è distante dalla nostra e si

articola in un codice specifico (i suoi lettori sanno a cosa si riferisce con questi termini e a

che tradizione precedente fa riferimento). Boccaccio passa dalla sua intenzione di

raccontare in prima persona (“intendo raccontare” -> si assume la responsabilità di

raccontare l’opera) al ruolo dell’onesta brigata di raccontare (“raccontate…da una onesta

brigata” -> passa la respnsabilità di raccontare alla brigata, che però è onesta e quindi non

può essere accusata di nulla; per di più hanno nomi immaginari quindi sono esenti da

giudizio).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letina24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Michelacci Lara.
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