INTRODUZIONE
OBIETTIVI: fornire le conoscenze di basi inerenti alle fasi, ai processi e ai meccanismi che portano la cellula uovo
fecondata, o zigote, a dividersi e ad attivare l’espressione di specifici geni per produrre un organismo
pluricellulare composto da diversi tipi cellulari. Quindi capire come si arriva alla pluricellularità con tipi cellulari
diversi partendo dall’unicellularità. Tramite il differenziamento: verrà molto approfondito, verranno spiegati
quali sono i meccanismi che controllano il differenziamento cellulare o lo svilupparsi di un organismo
pluricellulare complesso, funzionante e integrato con il suo ambiente, partendo da un’unica cellula. Poi verrà
trattata la morfogenesi: come le cellule dell’embrione possono migrare, organizzandosi in foglietti separati e
costituire organi distinti. Verrà spiegato l’accrescimento e i meccanismi che lo regolano, come viene regolata la
crescita delle varie strutture dell’embrione e la proliferazione cellulare (controllo). La riproduzione: come si
distinguono le cellule germinali; l’evoluzione (modificazioni ereditarie che originano nuove forme) e
l’integrazione ambientale (in che modo l’ambiente influenza lo sviluppo embrionale).
NB: tutte le cellule hanno lo stesso DNA ma esprimono geni diversi.
METODI SEGUITI PER FARE BIOLOGIA DELLO SVILUPPO
All’inizio seguiva un procedimento anatomico/morfologico (venivano descritti i processi che avvengono durante
l’embriogenesi). Poi si è cominciato a seguire un procedimento di tipo sperimentale: si vanno a studiare gli
effetti prodotti dalle manipolazioni sugli embrioni e come l’ambiente esterno influenza lo sviluppo
dell’embrione. In ultimo si utilizza un approccio genetico: qui si studia il controllo esercitato dai geni sullo
sviluppo dell’embrione, isolando i geni che lo modificano; studia i processi biologici a livello dei meccanismi
molecolari. In ultima analisi, la biologia dello sviluppo è una scienza di sintesi che riceve contributi da numerose
discipline diverse.
FASI DELLO SVILUPPO EMBRIONALE
I primi procedimenti successivi alla fecondazione della cellula uovo sono circa uguali in tutti gli organismi (lo
sviluppo dipende anche dalla temperatura). I primi eventi avvengono da un punto di vista temporale nel giro di
ore, poi con l’organogenesi si parla di giorni. Tuttavia nell’ambito della biologia dello sviluppo si parla di stadio e
non di ore. Subito dopo la fecondazione avviene la segmentazione: una fase di intensa proliferazione cellulare
in cui però mancano le fasi di crescita G1 e G2; per cui l’enorme massa del citoplasma dello zigote viene
suddiviso in cellule di dimensioni inferiori, dette blastomeri che alla fine della segmentazione formano una
struttura sferica detta blastula. Segue la gastrulazione: qui le cellule vanno incontro a movimenti morfogenetici
con i quali modificano le loro reciproche posizioni. Al termine di questo processo l’embrione prende il nome di
gastrula ed è costituito da tre foglietti embrionali: ectoderma, mesoderma e endoderma. Durante la
gastrulazione cambia anche la forma delle cellule e inizia anche la fase trascrizionale delle cellule. Segue poi
l’organogenesi: quel processo mediante il quale i diversi tipi cellulari completano i loro processi differenziativi e
si organizzano per formare tessuti e organi. Nei vertebrati l’inizio dell’organogenesi è rappresentato dalla
neurulazione, ovvero dalla formazione del tubo neurale, che darà origine al cervello e al midollo spinale.
Riguardo all’organogenesi, sarà molto approfondito lo sviluppo dell’arto. Nel ciclo vitale degli animali a sviluppo
indiretto subentra la metamorfosi: una fase corrispondente al passaggio da uno stadio giovanile o larva
(immaturo sessualmente) allo stadio adulto (sessualmente maturo); tale fase richiede una trasformazione
radicale nell’anatomia dell’organismo, spesso anche di ambiente e modo di vita (interessa sia molte specie di
invertebrati sia vertebrati). Un’altra fattore che interessa lo sviluppo di un individuo è la rigenerazione: che
consiste nella riattivazione dello sviluppo durante la vita post-embrionale per ricostruire tessuti perduti (non
tutti gli organismi sono in grado di attuarlo, il tritone per esempio si). Un altro
fattore implicato nella biologia dello sviluppo sono le malformazioni (a volte
costituiscono proprio le basi della biologia dello sviluppo): sono anomalie
dovute a cause genetiche; a volte le malformazioni che possono presentarsi in
organismi diversi, possono generare pattern (fenotipi) simili. Le anomalie non
dovute a cause genetiche, bensì dovute a agenti esogeni (sostanze
teratogeniche) sono definite disordini dello sviluppo. 1
CENNI STORICI
Il primo studio di anatomia comparata dello sviluppo risale ad Aristotele: descrisse per primo lo sviluppo
embrionale del pulcino. Sceglie il pulcino perché è molto facile studiarne la biologia dello sviluppo perché
posso aprire una finestra nel guscio e seguire di conseguenza tutte le fasi che avvengono nell’embrione in
via di sviluppo, senza lesionarlo. Propose anche l’idea di epigenesi: tutte le cellule (blastomeri) di un
embrione precoce hanno simili potenzialità morfogenetiche e si differenziano gradualmente nei
successivi stadi dello sviluppo (la forma e la struttura degli embrioni emergono gradatamente con il
procedere dello sviluppo). Quindi gli organi si formano de novo; tuttavia non si parte da uno stato
disorganizzato, in quanto lo zigote è già organizzato (non casuale) sia a livello cellulare che molecolare.
Una teoria completamente opposta è il preformismo: esistono degli embrioni in miniatura all’interno
delle cellule germinali, nello spermatozoo (non nella cellula uovo per la figura della donna nelle tradizioni
dell’epoca); questo embrione crescerebbe diventando via via più grandi con lo sviluppo. Quindi contrariamente
alla prima teoria, le informazioni per lo sviluppo sono presenti, preformate, nello zigote. Pander Christian: ha
scoperto i foglietti embrionali. Tutti i vertebrati hanno un modello di sviluppo comune che prevede la
formazione di tre strati: ectoderma, endoderma, mesoderma. Rathke: scopre che questi foglietti non si
differenziano in modo autonomo ma si influenzano a vicenda, necessitano della comunicazione reciproca tra
cellule: induzione. Karl Ernst von Baer: scopre la notocorda e la cellula uovo nei mammiferi. Secondo la sua
teoria, tutti i vertebrati si sviluppano in modo fondamentalmente simile: nelle prime fasi dello sviluppo, gli
embrioni appaiono molto diversi tra loro, a causa delle diverse richieste nutrizionali ed ecologico
dell’organismo. Poi subentra però lo stadio filotipico, che attraversano tutti i
vertebrati, in cui tutti gli embrioni si somigliano molto (passano per questa
strettoia). A questo stadio l’embrione, costituiti dai tre foglietti embrionali, possiede
una testa riconoscibile, un tubo neurale, archi branchiali e somiti. Una volta
superata questa strettoia gli embrioni cominciano a differenziarsi nuovamente,
facendo emergere le caratteristiche specifiche della classe, dell’ordine e della
specie. Gli embrioni in questo stadio filotipico sono stati studiati anche dal punto di vista molecolare: è stato
osservato che in questo stadio vengono espressi i geni più antichi, ovvero quelli maggiormente comuni a tutti
gli organismi. Questa teoria differisce dalla precedente teoria che prevedeva una somiglianza iniziale e un
progressivo differenziamento.
LE CELLULE SONO TUTTE UGUALI?
Nella blastula le cellule sono tutti uguali ma già aventi un proprio destino; ecco
perché si fanno delle mappe presuntive, che illustrano proprio il destino delle
singole cellule, identificano la struttura larvale o adulta nella regione dell’embrione
dalla quale tale struttura deriverà (i colori con cui vengono effettuate queste mappe
presuntive cambiano da libro a libro). Vengono anche chiamate mappe del destino.
La prima mappa presuntiva è stata fatta nel 1905 da Conklin. Dopo la fecondazione
il citoplasma tende a spostare parte del citoplasma nella zona più in basso (di color
arancione): sono le cellule che andranno a costituire la muscolatura della coda di
questa larva (se io prelevo queste cellule la larva sarà priva di coda). Questo è il mioplasma, costituito da
pigmenti naturali posseduti dall’uovo che possono funzionare da marcatori (è dunque una colorazione naturale
che permette di seguire i movimenti e il destino delle cellule). Si è capito che la colorazione può essere fatta
anche artificialmente: marcature sperimentali che possono essere realizzate con coloranti vitali (per esempio
viene utilizzato l’agar con il colorante; se viene messo sull’embrione, questo rilascia colore che va a legarsi a
particolari cellule dell’embrione che poi si dividono, spostandosi durante la formazione dell’embrione e
mostrando i movimenti delle cellule stesse e quindi il loro destino); tuttavia questa tecnica presenta un
problema, dovuto alla progressiva diluizione del colorante ad ogni divisione cellulare, quindi il colore si
disperde. Ecco perché vengono anche fatte mappe presuntive utilizzando sostanze fluorescenti: esse
permangono di più, anche dopo molte divisioni cellulari, rispetto al colorante (tuttavia si parla sempre di un
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tempo limitato). Un altro problema risiede nel fatto che non risulta sempre facile colorare le cellule giuste. Ecco
che dunque si arriva al 1969 con un importante novità: mappa presuntiva mediante marcatura genetica. Tale
tecnica sfrutta il fatto che gli organismi sono diversi dal punto di vista molecolare, biochimico: per cui vengono
costruiti embrioni chimera nei quali le cellule sono geneticamente diversi. Un esempio è il trapianto di cellule di
quaglia in un embrione di pollo; in tal modo i mosaici genetici evitano la diluizione del
marcatore dovuta al procedere delle divisioni cellulari. L’embrione di pollo differisce da
quello di quaglia per densità di eterocromatina all’interno del nucleo delle cellule.
Sfrutta i trapianti. Vengono utilizzati embrioni transgenici (chimere ottenute mediante
DNA transgenico): questa procedura sfrutta geni house keeping che
codificano per proteine house, perché sono indispensabili per la cellula,
quindi presenti in tutte le cellule. Se io prendo un gene contenente il
promotore di una proteina house keeping e lego ad esso un gene
codificante per una proteina fluorescente e lo impianto in un organismo, questo diventerà tutto fluorescente.
Trasferisco poi delle cellule dell’organismo fluorescente su un altro organismo nella stessa posizione in cui le ho
prelevate e in tal modo posso osservare il percorso che queste cellule compiono durante lo
sviluppo e quindi il loro destino. Posso inoltre anche far crescere in vitro delle cellule
prelevate da un organismo: gli espianti consentono di studiare il destino di uno specifico
gruppo di cellule senza l’influenza delle cellule circostanti; per esempio posso far crescere
in vitro cellule a destino ectodermico, modificando
però contemporaneamente l’ambiente circostante: se
modifico l’informazione esterna variando ad esempio
le concentrazioni dei componenti dell’ambiente in vitro, tali cellule si
differenziano in modo diverso => per cui una cosa è il destino, una cosa è
il differenziamento. Gli embrioni possono essere manipolati: cutting, pasting, painting. La procedura di pasting
(a, b) consiste nell’iniezione di mRNA all’interno dell’embrione, portando alla formazione di
organi ectopici (come la formazione di un occhio ectopico nello Xenopus, inserendo il
recettore di Frizzled 3 allo stadio di 8 cellule). Tuttavia non si sa se questo occhio sia o
meno funzionante; ecco perché si segue la procedura di painting (c, d), consistente
nell’immunolocalizzazione di Pax 6 nell’occhio normale ed ectopico (Pax 6 è un gene
fondamentale nella fase di neurogenesi e oculogenesi, quindi durante la formazione del
sistema nervoso dell’occhio). Si nota che l’occhio risulta sviluppato, ma manca la parte del
sistema nervoso che quindi non lo rende funzionante. La procedura di cutting (e, f) invece
consiste nell’iniezione di RNA codificante per un dominante negativo di Frizzled 3 (in questo
caso), generando così il mancato sviluppo dell’occhio: tolgo parte di un organismo.
Un'altra tecnica utilizzata è l’ibridazione in situ: tecnica citogenetica che può essere
utilizzata per rilevare e localizzare la presenza o l'assenza di specifiche sequenze di DNA
nei cromosomi in cellule e tessuti morfologicamente conservati. Essa utilizza delle sonde
geniche marcate a fluorescenza che si legano in modo estremamente selettivo per via di
una sequenza complementare ad alcune specifiche regioni del cromosoma. Come già
detto i trapianti consentono di studiare il destino di uno specifico gruppo di cellule, ma
consentono anche di studiare l’influenza che un gruppo specifico di cellule ha sulle
cellule circostanti. Un trapianto può essere omospecifico (stessa specie), eterospecifico
(specie diverse), eterocronico (età differente), eterotopico (regioni diverse dello stesso embrione). Il trapianto
può essere anche effettuato su una zona diversa dall’espianto; può essere anche effettuato in una fase
embrionale successiva. Spemann: trapianta cellule del labbro dorsale del blastoporo di un embrione nella
regione ventrale della gastrula di un altro embrione: in tal modo voleva verificare se le
cellule mantengono il loro proprio destino o sono influenzate dalle cellule circostanti.
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L’effetto di tale esperimento fu la formazione di un asse secondario e un secondo embrione, per cui le cellule in
questo caso non influenzano le altre.
Un’altra procedura è il knockout genico, ovvero il silenziamento genico: se voglio sapere
cosa fa un gene, lo silenzio e vedo che effetti ha (produco embrioni che ne sono privi); il
knockout genico nel topo si basa sul processo della ricombinazione omologa. Per
esempio topi senza VDR (regola l’invecchiamento), hanno un invecchiamento più rapido.
Vado ad inserire una sequenza che interrompe il gene e quindi me lo inattiva; se
l’embrione nasce (perché non è certo che sopravviva), vado poi a vedere che fenotipo
presenta. Oppure posso anche aggiungere un gene, non solo toglierlo. Un’altra tecnica è
la CRISPR/Cas9: è una mutagenesi mirata con la quale posso individuare e correggere
geni mutati (viene anche utilizzata per la cura di alcune patologie).
Un gene può anche essere silenziato, senza però essere eliminato: knockdown genico
(per un breve periodo di tempo determinato è molto efficace): consiste
nell’inattivazione funzionale di geni mediante oligonucleotidi antisenso “morpholino”
che non modificano il DNA ma interferiscono con la sua espressione (si crea un breve
filamento di DNA modificato con il morpholino complementare all’mRNA: si
complementano e impedisce la traduzione della proteina, generando un mRNA
inattivo). Esistono due tipi di morpholino: il morpholino ATG che agisce a livello
ribosomiale, per cui a livello citoplasmatico; quindi interessa sia mRNA materni che
embrionali. Questo tipo di morpholino si appaia con la sequenza di inizio responsabile dell’appaiamento con il
ribosoma, creando un ingombro che impedisce la traduzione. Esiste un altro tipo di morpholino che però
interagisce con un pre-mRNA, quindi all’interno del nucleo, impedendo il corretto meccanismo di splicing
(morpholino splicing) e impedendo quindi la traduzione; questo morpholino agendo nel nucleo, blocca la
traduzione solamente degli mRNA embrionali, non materni che invece sono presenti nel citoplasma. Quindi c’è
un morpholino che agisce solo sugli mRNA embrionali, uno che agisce sia su quelli embrionali sia su quelli
materni; in tal modo è possibile verificare se l’mRNA materno, quindi il messaggio materno, è importante e
fondamentale per lo sviluppo di parti dell’embrione o meno (es: il tubo neurale). Gli effetti del gene possono
essere studiati anche mediante una maggiore espressione del gene stesso (gain of function).
È importante notare inoltre che alcuni organismi modello non sempre sono simili all’uomo (per esempio per
alcuni caratteri a volte è più simile all’uomo la Drosophila, piuttosto che il topolino). Ciò avviene perché i geni
che controllano le fasi precoci dello sviluppo embrionale sono evolutivamente conservati.
EQUIVALENZA DEL GENOMA E TRASCRIZIONE GENICA
Per molti anni gli studiosi si sono chiesti se tutte le cellule dell’organismo avessero lo stesso identico genoma.
Hans Spemann propose un esperimento che poteva trovare una risposta a questa domanda: pensò di inserire il
nucleo di una cellula completamente differenziata all’interno di una cellula uovo priva di nucleo, osservando se
questa fosse in grado di dare origine ad un individuo simile a quello dal quale era stata prelevata la cellula
somatica. Tuttavia egli non disponeva della strumentazione necessaria per questo tipo di esperimenti. Nel 1938
legò con un capello una cellula uovo fecondata durante la sua prima divisione mitotica, lungo il piano di
divisione; tuttavia non strinse del tutto il nodo, permettendo di ottenere da una parte della strozzatura solo
citoplasma, mentre dall’altra i nuclei delle cellule che si stavano dividendo. Allo stadio di 16 blastomeri un
nucleo ha attraversato la strozzatura e a questo punto ha stretto completamente la strozzatura, dividendo
definitivamente i due embrioni. Il risultato da lui ottenuto fu la formazione di due tritoni uguali, ma con
dimensioni diverse: quello derivato da un solo nucleo era più piccolo perché aveva un ritardo nella fase di
segmentazione. In tal modo Spemann ha dimostrato l’equivalenza dei nuclei durante la segmentazione del
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tritone: non si può ritenere ancora una risposta definitiva in quanto questa dimostrazione è valida solo fino allo
stadio di 16 blastomeri e non ancora per una cellula completamente differenziata.
Per avere risposte più complete si deve
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