Bilinguismo e cognizione
Definizione di bilinguismo
Treccani: La capacità che ha un individuo, o un gruppo etnico, di usare alternativamente due lingue.
Sabatini Coletti: Capacità di dominare contemporaneamente due lingue.
Siamo tutti bilingui?
Distinguendo un’accezione di bilinguismo in cui troviamo uguale competenza in due lingue apprese simultaneamente; un’accezione di bilinguismo in cui è bilingue chiunque abbia un grado di competenza (anche minimo) di un’altra lingua. Spesso un bilingue non fa con entrambe le lingue le stesse cose. Il bilinguismo è una competenza integrata e di interazione tra le competenze linguistiche.
Tipi di bilinguismo
- Bilanciato o sbilanciato;
- Competenza: può essere simultaneo o successivo;
- Età di acquisizione: additivo (L2 si aggiunge ad L1 ed entrambe le lingue sono disponibili) o sottrattivo (L2 sostituisce L1);
- Frequenza d’uso: isolato (il bilingue è l’unico nella comunità) o comunitario (vi sono più bilingui con la stessa L1 ed L2 nella comunità).
Bilinguismo sociale
Parliamo di bilinguismo sociale quando i componenti di una comunità usano più di una lingua per comunicare tra loro. Il bilinguismo monocomunitario si ha quando tutta la popolazione conosce le 2 lingue (ad esempio, il francese in Val D’Aosta – italiano). Il bilinguismo bicomunitario si riferisce al fatto che coesistono due comunità separate di due lingue differenti (ad esempio, il tedesco in Alto Adige – italiano).
Diglossia
È un tipo particolare di bilinguismo in cui le due lingue si distinguono dal punto di vista gerarchico:
Lingua alta (o high o A): è standardizzata, viene trasmessa a scuola ed è usata nello scritto e nei contesti formali (liturgie, università, amministrazione). L’italiano può essere definito come una lingua alta.
Lingua bassa (o low o B): è acquisita spontaneamente come lingua prima ed è usata nella conversazione ordinaria e in tutti i contesti informali. Il dialetto può essere definito come una lingua bassa.
Dilalia
È il caso in cui la lingua bassa prevarica quella alta. In molte regioni italiane il dialetto si è sovrapposto all’italiano.
Chi sono i bilingui?
È bilingue chiunque sia in grado di usare attivamente due lingue. Ma non tutti i bilingui sono uguali a causa di:
- Storia individuale;
- Uso delle due lingue;
- Diversità tra lingue;
- Competenza: cioè quanto è bravo il bilingue con una lingua rispetto ad un’altra;
- Dominanza: quanto una lingua è usata nel contesto in cui si vive.
La mente e il bilinguismo
Sono state fatte 3 scoperte importanti:
- Entrambe le lingue sono sempre attive quando un bilingue ascolta, legge, parla, o parla una delle due lingue: si crea competizione tra le due lingue.
- L1 influenza L2; ma quando si acquisisce competenza in L2, anche quest’ultima influenza L1: le due lingue non sono indipendenti; il grado di interazione dipende dall’età di acquisizione e di competenza.
- L’uso di due o più lingue produce delle conseguenze che si estendono anche in domini cognitivi extra linguistici: come nel caso delle funzioni esecutive e delle decisioni.
Bilinguismo e decisioni
Il processo di decisione
Quando scegliamo tra alternative, oltre ad analizzare diverse possibilità, valutiamo i costi e i benefici di ciascuna. Questi processi sono influenzati da: attenzione, memoria, calcolo di strategie di ragionamento.
Teoria del prospetto
Questa teoria spiega la relazione tra il valore reale e il valore soggettivo di una perdita e di un guadagno, in quanto queste ultime vengono valutate sulla base del valore soggettivo. Distinguiamo tra:
- Avversione al rischio: se ci trovassimo davanti ad una scelta secondo cui potremmo:
- Vincere 100 euro sicuri
- 50% di vincere 200 euro; 50% di non vincerne
- Propensione al rischio: se dovessimo scegliere tra:
- Perdere sicuramente 100 euro
- 50% di perdere 200 euro e 50% di perdere 0 euro
In sostanza, le persone sono avverse al rischio quando devono considerare i possibili guadagni; diventano favorevoli al rischio quando devono considerare le possibili perdite.
Il problema della malattia asiatica
Ultimamente si sta propagando una nuova pericolosa malattia. Senza una medicina 600.000 persone moriranno. Per salvare queste persone sono stati creati due tipi di medicine:
- Se scegli la medicina A si salveranno 200 mila persone.
- Se scegli la medicina B, c’è la probabilità del 33,3% che si salvino 600.000 persone e una del 66.6% che non si salvi nessuno.
Quale medicina scegli?
Secondo la teoria del prospetto, le persone sceglieranno l’opzione certa (quindi la A). Questo fenomeno è denominato effetto della cornice (frame) in quanto l’opzione certa viene scelta da più persone nel contesto del guadagno rispetto al contesto della perdita.
Il problema della malattia asiatica e dell’avversione alla perdita nei bilingui
FLE (Foreign Language effect)
Sono stati presi 3 gruppi di partecipanti con diverse L1 ed L2.
- 121 studenti americani che studiano giapponese da quando avevano 17 anni.
- 144 studenti coreani che hanno studiato l’inglese da quando avevano 12 anni.
- 103 studenti inglesi che studiano in Francia e hanno studiato francese da quando avevano 16 anni.
Ciascun partecipante fu casualmente assegnato ad una delle 4 condizioni sperimentali. Dai risultati emerge che l’effetto cornice è presente in L1 e scompare in L2. L’effetto cornice nella lingua nativa è stato interpretato sulla base di meccanismi legati all’avversione alla perdita. Questi meccanismi non hanno effetto quando si usa la seconda lingua. Le persone si comportano più razionalmente scegliendo le risposte A e B (i cui effetti sono equivalenti) con la stessa probabilità di quando usano la lingua straniera.
Le decisioni morali
Esistono due approcci che riguardano la valutazione di ciò che è giusto e/o sbagliato:
- Utilitarismo: centrato sugli esiti, le conseguenze dell’azione. Il dovere morale consiste nel massimizzare le conseguenze positive e minimizzare le conseguenze negative.
- Deontologia: centrato sull’azione stessa. Il dovere morale consiste nell’agire secondo le norme morali.
Entrambe contano in ciascuno di noi e la loro importanza varia in funzione del contesto o di altre variabili. Spesso questi due approcci variano in funzione del contesto e di altre variabili, anche se portano a decisioni analoghe, vi sono contesti in cui possono differire.
Le decisioni morali sono state studiate principalmente usando dilemmi morali come:
Dilemma del trolley
Sei su un ponte pedonale sopra la ferrovia. Sta arrivando una locomotiva e dall’altra parte ci sono 5 operai che stanno lavorando sulle rotaie. Accanto a te c’è una leva di scambio. Se tiri la leva la locomotiva devierà verso un altro binario dove c’è un operaio solo. Se tiri la leva quell’operaio morirà ma avrai salvato la vita degli altri cinque. Tireresti la leva per salvare i 5 operai?
Prevalgono le scelte Sì, cioè governate dall’utilitarismo.
Dilemma del footbridge
Sei su un ponte pedonale sopra la ferrovia. Sta arrivando una locomotiva e dall’altra parte ci sono 5 operai che stanno lavorando sulle rotaie. Accanto a te c’è un grosso uomo che non conosci. Se lo spingi giù dal ponte l’uomo morirà, ma bloccherà il treno e salverai la vita di 5 operai. Butteresti giù l’uomo dal ponte per salvare i 5 operai?
Prevalgono le scelte No, cioè governate dalla deontologia.
Nei due dilemmi i costi e i benefici sono equivalenti. Nel dilemma del Trolley il danno deriva da una minaccia esistente, ma il danno sarebbe un effetto collaterale previsto e non voluto. Nel dilemma del Footbridge il danno non deriva da una minaccia esistente, ma dall’azione in cui una persona viene utilizzata come mezzo.
Parliamo di dottrina del doppio effetto: secondo cui c’è una differenza morale nell’uccidere qualcuno come effetto collaterale, non voluto, di compiere un’azione con benefici per molti (che è moralmente permessa) rispetto all’ottenere benefici per molti attraverso l’uccisione di qualcuno (che non è permesso).
L’impatto emotivo è diverso nei due dilemmi. In quello del trolley l’impatto è impersonale. In quello del footbridge l’impatto emotivo è personale. Stalin disse: “una singola morte è una tragedia, milioni di morti è statistica.”
Differenza nelle decisioni tra il dilemma del Trolley e quello del Footbridge
Attraverso la teoria del doppio processo (Green e coll, 2001) secondo cui esistono due sistemi:
- Sistema 1: è il sistema affettivo, rapido, automatico e intuitivo; di questo fanno parte quei processi che hanno una valenza emotiva e che producono una risposta stereotipata.
- Sistema 2: è il sistema cognitivo, lento, consapevole ed impegna risorse. Di questo processo, invece, fanno parte quelle rappresentazioni neutrali che non innescano sempre la stessa reazione, ma producono delle risposte “flessibili”.
Dall’incrocio tra i sistemi e il tipo di scelte vi sono 4 possibilità teoriche:
- Sia le scelte deontologiche che quelle utilitaristiche dipendono dal Sistema 1;
- Sia le scelte deontologiche che quelle utilitaristiche dipendono dal Sistema 2;
- Le scelte deontologiche dipendono dal Sistema 1 e quelle utilitaristiche dal Sistema 2;
- Le scelte utilitaristiche dipendono dal Sistema 1 e quelle deontologiche dal Sistema 2.
Secondo Green e coll. la differenza sta nella reazione emotiva suscitata dai due dilemmi. È proprio la reazione emotiva che modula le decisioni. L’evidenza empirica si è riscontrata dalle neuroimmagini, secondo cui:
- La risoluzione di dilemmi personali è associata ad un aumento di attivazione in: corteccia cingolata posteriore, corteccia mediale prefrontale, amigdala (regioni legate ai processi emotivi); solco temporale superiore (regione associata alla cognizione sociale).
- La risoluzione di dilemmi impersonali è associata ad un aumento di attivazione in: corteccia dorsolaterale prefrontale e lobo parietale inferiore (sono delle regioni associate alle funzioni esecutive, alla memoria di lavoro e al pensiero astratto).
Si è arrivata alla conclusione secondo cui le scelte utilitaristiche dipendono dal Sistema 2 e quelle deontologiche dal Sistema 1.
Il problema del Footbridge nei bilingui. FLE
In questo studio di Costa, Foucart, Aparici, Hayakawa e coll. hanno partecipato due gruppi di bilingui:
- 360 studenti spagnoli che hanno studiato l’inglese a partire dagli 8 anni;
- 365 studenti americani che hanno studiato lo spagnolo a partire dai 12 anni.
Entrambi i dilemmi sono stati presentati in forma scritta in classe, sia in L1 che in L2. Dai risultati emerge che, per le persone bilingui, la lingua in cui è espresso il problema influenza il tipo di scelta. In L2 aumentano le scelte utilitaristiche, di conseguenza sembra che in L2 le scelte siano più razionali.
Alla radice del FLE
Principali argomentazioni alla base dell’effetto
Un problema di distanza
Distante in termini cognitivi: aumenta il carico per elaborare L2; distante in termini affettivi: le reazioni emotive sono ridotte in L2.
L’ipotesi dell’aumento del carico cognitivo
Dato il maggior carico cognitivo, le persone quando elaborano le info in L2 procedono più lentamente e valutando attentamente le diverse opzioni del problema. Vi è un maggior controllo delle risposte intuitive e aumentano le scelte razionali. Sulla base di questa ipotesi si possono formulare due previsioni:
- Le persone bilingui in L2 dovrebbero mostrarsi meno permeabili ai bias di ragionamento, indipendentemente dal tipo di problema.
- L’effetto della lingua si dovrebbe osservare solo nei bilingui sbilanciati, in cui il carico cognitivo per l’elaborazione delle lingue è fortemente asimmetrico.
Rispetto alla prima previsione, Vives, Aparici e Costa (2018) hanno verificato se l’uso di L2 attenuava:
- Il bias del risultato: le persone tendono a valutare la bontà di una decisione sulla base del risultato ottenuto. I risultati ottenuti da alcuni studi suggeriscono che la differenza tra lingue non è presente in tutti i problemi di ragionamento e dunque la L2 non riduce la permeabilità ai bias. In altri studi in cui sono stati utilizzati i dilemmi morali, sono stati riscontrati risultati opposti alla previsione in condizioni di carico cognitivo. Conway e Gawronski (2013) hanno mostrato una diminuzione delle scelte utilitaristiche in condizioni di aumento del carico cognitivo.
- L’euristica della rappresentatività: le persone mostrano la tendenza di valutare la probabilità di un evento in base al suo grado di “tipicità” rispetto alla categoria di riferimento. Molte persone scelgono l’opzione meno probabile ma più tipica e rappresentativa rispetto alla categoria di riferimento.
Rispetto alla previsione 2, è stato condotto uno studio sui bilingui Italiano-veneto, da Miozzo, Navarrete, Ongis, Mello, Girotto e Peressotti (2020), in cui 195 veneti (che lo hanno imparato prima dei 5 anni) sono stati intervistati sul problema della malattia asiatica. Il veneto per queste persone non è la seconda lingua, di conseguenza il carico cognitivo non dovrebbe aumentare quando usano il veneto, dai risultati emerge come c’è un’interazione significativa tra cornice e lingua: l’opzione certa è scelta più spesso nella cornice di guadagno che di perdita; questo modello (pattern) è presente quando il problema è presentato in italiano e scompare per il veneto. In veneto (come per L2) scompare l’effetto cornice. La scelta per l’opzione certa dipende dalla cornice in italiano ma NON in veneto. In Veneto, si osserva lo stesso pattern che in L2.
L’ipotesi della distanza emotiva
L’uso di L2 riduce la reazione emotiva elicitata dagli scenari; questo interferisce con le decisioni che vengono prese. Nella malattia asiatica vi è minore avversione alla perdita e al rischio. Nel dilemma del footbridge c’è un minore coinvolgimento del sistema affettivo.
Nei termini della teoria del doppio processo: l’uso di L1 promuove l’uso del sistema affettivo, che induce i bias e le scelte deontologiche; l’uso di L2, invece, attiva meno automaticamente il Sistema affettivo e le decisioni possono essere prese sulla base dell’attivazione del sistema cognitivo, riducendo gli effetti di bias e aumentando la probabilità di compiere scelte utilitaristiche.
L’uso di L2 riduce la reazione emotiva e questo interferisce con le decisioni che vengono prese. Secondo questa ipotesi:
- L’effetto della lingua dovrebbe dipendere dalla capacità di una lingua di attivare il sistema emotivo; se le opportunità di esperienze affettive-emotive sono simili nelle due lingue l’effetto dovrebbe scomparire.
- L’effetto della lingua dovrebbe essere presente solo nei dilemmi che hanno una certa valenza emotiva.
Studio effettuato sui bilingui italiano-dialetto: il problema del footbridge
Sono stati intervistati 225 veneti di persona, 861 bergamaschi online. A ciascun partecipante è stato presentato il dilemma del footbridge in italiano o in lingua regionale in modo casuale. È emerso che in lingua regionale, come in L2, si osserva un aumento delle scelte utilitaristiche. Quindi, rispetto alla previsione 1 abbiamo visto che l’effetto non scompare in persone bilingui che usano ambedue le lingue fin dall’infanzia.
La lingua regionale veneta/bergamasca non dovrebbe essere emotivamente più o meno distante dall’italiano. Ed esistono solo 2 studi che valutano questo aspetto (solo per il veneto).
- Valutazioni di frasi come raccomandazioni, insulti e gentilezze in L1 ed L2.
- ACE Test Anchor Contraction Effect (Effetto ancoraggio): in L2 si osserva una tendenza a usare punteggi più estremi.
Ambedue gli studi sembrano suggerire che non vi sia differenza tra italiano e veneto. La prima previsione non è confermata dagli studi sui bilingui italiano-lingua regionale. Rispetto alla previsione 2 vi sono delle evidenze non congruenti: è stato effettuato uno studio su 161 bilingui cinese-inglese (appreso a scuola). Sono stati presentati i 3 dilemmi a ciascun partecipante. Non c’è interazione tra i due dilemmi, entrambi suscitano minore reazione emotiva in L2, solo nel dilemma del footbridge si osserva un effetto di lingua nella decisione. Nello stesso studio sono stati utilizzati anche altri due dilemmi.
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