Estratto del documento

Capitolo 9 Il Conto economico: forma e struttura

Il Conto Economico è il prospetto contabile che evidenzia, in termini qualitativi e quantitativi, il risultato economico della gestione d’esercizio dell’impresa, relativo a un determinato periodo amministrativo.

In esso, il reddito viene scomposto nei suoi elementi fondamentali, ossia i ricavi e i costi di esercizio.

Sebbene il legislatore stabilisca con precisione i contenuti del Conto Economico, non fornisce indicazioni esplicite circa le caratteristiche che i singoli componenti del reddito devono possedere per essere inclusi nel bilancio.

Tuttavia, tali caratteristiche emergono applicando il principio della competenza economica e, indirettamente, analizzando le peculiarità degli elementi del patrimonio aziendale.

In base alla prassi contabile nazionale, nel rispetto dei principi generali sanciti dal Codice civile, trovano rappresentazione nel Conto Economico esclusivamente i ricavi realizzati, cioè quelli relativi a beni o servizi il cui processo produttivo risulti completato e per i quali, nel corso dell’esercizio, sia avvenuto uno scambio che comporti un effettivo trasferimento del titolo di proprietà.

Tale trasferimento non deve essere soltanto formale, ma sostanziale, ovvero deve comportare il passaggio dei rischi e dei benefici connessi al bene o servizio.

In particolare, per le vendite di beni mobili, il trasferimento si considera avvenuto alla data di spedizione o consegna; per le prestazioni di servizi, invece, il ricavo si considera maturato nel momento e nella misura in cui la prestazione è stata effettuata.

Di conseguenza, l’ammontare dei ricavi è determinato dal corrispettivo ricevuto o spettante a fronte dello scambio con soggetti terzi.

Una volta individuati i ricavi di competenza dell’esercizio, si procede alla rilevazione dei costi ad essi correlati, secondo il principio per cui “i costi seguono i ricavi”.

In altri termini, si tratta di registrare tutti quei costi che risultano direttamente o indirettamente connessi ai ricavi realizzati.

La correlazione tra costi e ricavi può essere stabilita sulla base di diversi criteri: attraverso un legame diretto con specifiche produzioni, con la produzione complessiva dell’esercizio, mediante ripartizione, oppure con imputazione diretta al Conto Economico.

La corretta rilevazione e rappresentazione di ricavi e costi nel Conto Economico consente di ricavare informazioni significative sull’andamento economico dell’impresa.

Questo andamento si sintetizza nel risultato d’esercizio, che può tradursi in un utile o in una perdita, e può essere analizzato nel tempo per coglierne le dinamiche evolutive.

È importante sottolineare che i componenti di reddito possono derivare da operazioni di gestione di natura diversa.

Pertanto, la classificazione e l’aggregazione appropriata di tali componenti all’interno del Conto Economico permette una lettura più profonda della performance aziendale e contribuisce a supportare in modo più consapevole il processo decisionale.

La forma e la struttura del prospetto

Gli articoli 2425 e 2425-bis del Codice civile, integrati dall’articolo 2423-ter, regolano in modo dettagliato la forma, la struttura e il contenuto del Conto Economico.

La forma si riferisce alla modalità con cui il prospetto viene presentato, ovvero all’organizzazione generale delle informazioni al suo interno.

A differenza della forma classica a sezioni contrapposte, dove i componenti positivi di reddito (ricavi) sono presentati da una parte e quelli negativi (costi) dall’altra, il legislatore ha adottato una forma a sezioni riunite, nota anche come forma scalare.

In questo modello, tutti i valori vengono raccolti in un’unica sezione ordinata verticalmente, consentendo un’esposizione chiara e progressiva dei componenti di reddito.

La scelta della forma scalare risponde all’esigenza di rappresentare adeguatamente la complessità e la natura unitaria della gestione aziendale, la quale si articola però in diverse aree operative.

Ogni area di gestione è costituita da operazioni di natura omogenea, per cui risulta utile attribuire a ciascuna area i ricavi e i costi di sua pertinenza.

Questa suddivisione consente di "segmentare" il reddito complessivo dell’impresa in redditi parziali, ognuno riferito a una specifica area, rendendo evidente il contributo economico di ciascun ambito alla formazione del risultato finale.

Tale approccio permette non solo di conoscere l’ammontare del reddito, ma anche di valutarne la qualità, dato che in un’impresa sana alcune aree operative rivestono un ruolo primario rispetto ad altre.

Un reddito sarà quindi tanto più qualitativamente elevato quanto più sarà generato dalle aree fondamentali per la missione dell’impresa.

Infatti, la forma scalare risulta perfettamente adatta a questa finalità informativa, poiché consente di confrontare direttamente i ricavi e i costi di ogni singola area di gestione, determinando il relativo reddito parziale.

La somma algebrica di tutti questi redditi parziali, disposti ordinatamente nell’unica colonna del prospetto, restituisce il reddito netto complessivo dell’esercizio, ovvero il risultato economico globale derivante da tutte le attività gestionali.

Invece, lo schema previsto per il Conto Economico è rigido e vincolante: devono essere utilizzate esclusivamente le poste indicate dalla normativa, con la denominazione e nell’ordine stabilito dal legislatore.

In altre parole, si tratta di un modello standard che non ammette variazioni o personalizzazioni arbitrarie.

Le poste sono organizzate secondo una struttura gerarchica che comprende macro-classi, identificate da lettere maiuscole, voci, identificate da numeri arabi, e sotto-voci, identificate da lettere minuscole.

Pur non essendo presenti le classi contrassegnate da numeri romani, la particolare importanza delle voci fa sì che esse, in un certo senso, ne assumano il ruolo funzionale.

Lo schema del Conto Economico deve essere presentato in forma comparativa, in conformità al principio della comparabilità.

Ciò significa che, per ogni posta, è necessario riportare sia l’importo dell’esercizio corrente, sia quello dell’esercizio precedente.

Qualora i dati non risultino immediatamente comparabili, è obbligatorio procedere con un adeguamento dell’importo riferito all’anno precedente.

Inoltre, le poste che presentano valore pari a zero possono essere omesse, a condizione che anche nell’esercizio precedente non risultino valori da riportare.

Nella redazione del Conto Economico vige il divieto di effettuare compensazioni tra partite, al fine di preservare la trasparenza e la chiarezza dell’informazione contabile.

Tuttavia, alcune compensazioni contabili sono ammesse, purché finalizzate alla corretta esposizione dei dati.

In particolare, i ricavi e i costi devono essere indicati al netto di eventuali resi, sconti e abbuoni, in modo da rappresentare valori economici effettivi e significativi.

Nonostante la rigidità dello schema, esistono alcune limitate possibilità di adattamento, disciplinate dall’articolo 2423-ter del Codice civile.

Queste modifiche, definite “zone di elasticità”, riguardano unicamente le voci e le sotto-voci e possono consistere in suddivisioni, raggruppamenti, adattamenti o aggiunte, sempre nel rispetto dei principi generali di chiarezza, correttezza e rappresentazione veritiera della situazione economico-finanziaria dell’impresa.

Tali modifiche non devono alterare la struttura complessiva dello schema, ma possono risultare utili per una migliore comprensione dei dati e per rispondere alle specificità dell’attività aziendale.

In conclusione, il Conto Economico, così come strutturato e disciplinato dalla normativa, rappresenta uno strumento fondamentale per l’analisi dell’andamento economico dell’impresa.

Il criterio di classificazione delle poste

Nel prospetto legale del Conto Economico, le poste sono organizzate secondo un ordine ben preciso, ispirato a una logica di rappresentazione che consente di comprendere in modo efficace il risultato d’esercizio.

Tale logica si fonda sulla suddivisione delle operazioni aziendali in aree di gestione omogenee e sulla determinazione progressiva di risultati reddituali parziali, che, sommati tra loro, conducono al risultato finale della gestione.

L’obiettivo del legislatore è chiaramente quello di offrire al lettore del bilancio uno strumento che faciliti l’interpretazione dell’andamento economico dell’impresa, attraverso una struttura che rappresenti, nel suo insieme, una vera e propria chiave di lettura dell’intera gestione aziendale.

La forma scalare adottata dallo schema legale del Conto Economico è lo strumento tecnico mediante il quale tale chiave di lettura viene concretamente realizzata.

L’articolazione delle macro-classi prevista dall’articolo 2425 del Codice civile evidenzia la presenza di due aree fondamentali della gestione aziendale: la gestione operativa e la gestione finanziaria.

La gestione operativa, anche detta caratteristica o tipica, comprende tutte quelle operazioni legate alla produzione e alla vendita dei beni e servizi che costituiscono l’attività principale dell’impresa.

Si tratta, quindi, di operazioni che si manifestano in maniera continuativa e che identificano la natura stessa dell’impresa, distinguendola da altre realtà economiche.

Per esempio, la produzione di automobili rappresenta la gestione tipica di una casa automobilistica, mentre per un’azienda del settore alimentare la gestione caratteristica sarà legata alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari.

Dalla contrapposizione tra i ricavi e i costi relativi a tale area scaturisce il risultato operativo, un indicatore fondamentale che misura la redditività prodotta esclusivamente dall’attività caratteristica.

Un risultato operativo positivo segnala il buon funzionamento del “motore” dell’impresa, mentre un risultato negativo indica un malfunzionamento di fondo nella gestione principale dell’attività economica.

Anche se lo schema legale non utilizza espressamente l’espressione “risultato operativo”, esso ne richiama il contenuto sostanziale nella voce che richiede la rilevazione della “differenza tra valore e costi della produzione”.

A fianco della gestione operativa, il legislatore riconosce la rilevanza della gestione finanziaria, ovvero l’insieme delle operazioni attraverso cui l’impresa reperisce i capitali necessari al suo funzionamento.

Tradizionalmente, tale area di gestione si manifesta attraverso componenti negativi di reddito, come gli interessi passivi maturati sui finanziamenti ottenuti.

Tuttavia, possono presentarsi anche componenti positivi, come i contributi in conto interessi erogati da enti pubblici.

Nel tempo, la gestione finanziaria ha ampliato il proprio raggio d’azione, specialmente nelle imprese di medie e grandi dimensioni.

Non si limita più alla sola ricerca di fonti di finanziamento, ma si estende anche all’impiego dei capitali in attività di investimento finanziario non direttamente collegate alla gestione operativa.

Si parla così di gestione finanziaria attiva, che include investimenti in titoli, partecipazioni, valute, crediti finanziari e altri strumenti.

Da questa gestione possono derivare componenti sia positivi, come interessi attivi, dividendi, utili su cambi e plusvalenze da cessioni, sia negativi, come perdite su cambi, svalutazioni e minusvalenze.

Lo schema del Conto Economico, nelle macro-classi C) e D), accoglie in modo unitario entrambe le dimensioni della gestione finanziaria, senza tuttavia distinguere esplicitamente tra quella passiva e quella attiva.

Il prospetto si completa con la determinazione del risultato prima delle imposte, cui seguono le voci relative alle “imposte sul reddito” e “all’utile (o perdita) d’esercizio”.

Questo passaggio finale consente di evidenziare l’impatto del prelievo fiscale sull’economia aziendale.

In particolare, il confronto tra il risultato prima delle imposte e l’ammontare delle imposte stesse permette di calcolare il tax rate, ovvero l’incidenza effettiva del carico fiscale sul reddito generato.

Un tax rate inferiore alle aliquote nominali può indicare una gestione fiscale efficiente, capace di ottimizzare il peso delle imposte attraverso scelte operative e strategiche mirate.

Il legislatore, dando risalto all’area tributaria all’interno dello schema, la eleva di fatto a una vera e propria area di gestione, accanto a quella operativa e a quella finanziaria.

Questa scelta riflette la crescente consapevolezza delle imprese nei confronti della variabile fiscale, divenuta un fattore cruciale nella pianificazione delle attività aziendali.

In molti casi, le decisioni gestionali vengono infatti orientate sulla base degli effetti fiscali attesi, nella logica della cosiddetta pianificazione fiscale, che mira a ridurre legalmente il carico tributario.

L’attenzione alla fiscalità, dunque, non rappresenta più un elemento accessorio, ma entra a pieno titolo nella strategia complessiva dell’impresa, contribuendo direttamente al risultato economico d’esercizio.

Dai componenti straordinari a quelli eccezionali

Assecondando le indicazioni della prassi contabile internazionale, in particolare quelle contenute nello IAS 1, il legislatore nazionale ha modificato in modo significativo l’articolo 2425 del Codice civile con il Decreto Legislativo 139/2015.

Tale modifica ha comportato l’eliminazione della macro-classe dei “proventi e oneri straordinari” dallo schema di Conto Economico.

Con questa scelta, si è di fatto impedito al redattore del bilancio di separare la gestione “ordinaria”, costituita dalle componenti operative e finanziarie, da quella “straordinaria”.

Tale decisione ha suscitato un ampio dibattito, poiché la distinzione tra componenti ordinari e straordinari è da sempre ritenuta rilevante per i destinatari del bilancio, in quanto strettamente legata al concetto di equilibrio economico e alla qualità del reddito.

Per valutare correttamente la capacità di un’impresa di generare ricchezza in modo duraturo, è fondamentale riferirsi al reddito generato dalle attività caratteristiche.

La presenza di componenti straordinari nel risultato economico può alterare tale valutazione: componenti positivi non ricorrenti, se non adeguatamente isolati, possono illudere circa l’effettiva capacità dell’impresa di coprire i costi sostenuti, mentre componenti negativi occasionali potrebbero far apparire inefficienze gestionali che, in realtà, derivano da eventi accidentali e non strutturali.

È quindi cruciale distinguere tra componenti ricorrenti e non ricorrenti per comprendere il reale andamento dell’impresa, formulare giudizi attendibili sui risultati passati e costruire previsioni realistiche sui risultati futuri.

Questa esigenza di chiarezza si scontra, tuttavia, con una difficoltà pratica evidente: la distinzione tra gestione ordinaria e straordinaria è tutt’altro che semplice.

La gestione aziendale è, per sua natura, unitaria e inscindibile, e non esiste un confine oggettivo, stabile e universalmente valido per separare ciò che è “normale” da ciò che è “straordinario”.

Ogni evento, anche se infrequente o atipico, si inserisce comunque all’interno del processo gestionale dell’impresa e risulta, in qualche modo, collegato alla sua attività operativa o finanziaria.

Non esiste, dunque, una vera e propria “gestione straordinaria”, autonoma rispetto alla gestione ordinaria, ma solo eventi che si discostano dalla consuetudine e che devono essere valutati caso per caso.

Il concetto stesso di “ordinarietà” varia in funzione delle caratteristiche dell’impresa, del contesto in cui opera e della dimensione aziendale.

Un evento che può essere considerato eccezionale per una piccola impresa familiare potrebbe essere perfettamente normale per un grande gruppo industriale internazionale.

Inoltre, l’attribuzione della natura straordinaria a un determinato componente reddituale presuppone una profonda conoscenza della realtà aziendale specifica, delle sue attività e delle circostanze che hanno generato quel determinato provento o onere.

Questa valutazione è spesso soggettiva e può essere influenzata da molteplici criteri, come la periodicità, la prevedibilità, la ripetibilità, l’estraneità rispetto all’attività ordinaria, la dipendenza da fattori esterni o dalla forza maggiore.

Nessuno di questi criteri è, tuttavia, universalmente applicabile, e la loro adozione richiede una scelta interpretativa da parte del redattore del bilancio.

Proprio in virtù di questa soggettività, si è voluto evitare il rischio che gli amministratori potessero ricorrere strumentalmente alla classificazione “straordinaria” per spostare componenti negativi “scomodi” fuori dalla gestione ordinaria, presentando così una visione più favorevole dell’andamento economico dell’impresa.

Un comportamento di questo tipo potrebbe infatti fuorviare il lettore del bilancio, falsando gli indicatori economico-finanziari più rilevanti.

Si pensi, ad esempio, al caso dell’EPS (Earnings Per Share), uno degli indicatori chiave per gli investitori.

Se i costi vengono classificati come straordinari e quindi esclusi dal calcolo, l’EPS risu

Anteprima
Vedrai una selezione di 11 pagine su 50
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 1 Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 2
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 6
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 11
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 16
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 21
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 26
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 31
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 36
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 41
Anteprima di 11 pagg. su 50.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Bilancio e analisi economico-finanziaria - Teoria, parte 3 - Il conto economico Pag. 46
1 su 50
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mario_Vargiu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bilancio e analisi economico-finanziaria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Ezza Alberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community