Attenzione
Attenzione: riguarda tutti i processi della nostra vita, è un presupposto di tutte le altre attività psichiche (memoria, riguarda qui ora. Percezione, apprendimento, problem solving), l’attenzione è uno stato mentale che il e il deficit di attenzione è considerato un deficit in grado di intaccare profondamente una persona.
Dire che siamo attentamente vigili selezionare vuol dire che la nostra è e significa una serie di informazioni a scapito di tante altre esterni.
Attenzione = presa di possesso in vivide forme di uno solo tra tanti. Selezioniamo sia stimoli interni che unicamente un oggetto che si presentano come simultaneamente possibili. Si seleziona pensiero o un distogliere il pensiero da alcune cose per dedicarsi ad altre oggetto.
L’attenzione implica il la nostra capacità limitata, mente ha una capacità ridotta di elaborazione delle informazioni. La troppa scelta è un fattore negativo per la mente umana, perché essa non può tollerare il sovraccarico. La mente umana non può elaborare più di 7+ o meno 2.
Il multitasking è una pratica non solo inefficace ma dannosa perché costringe la mente ad un superlavoro. Anche una semplice scelta come quella di distinguere una scatola rossa o verde coinvolge 50 neuroni.
Attenzione focalizzata
Attenzione focalizzata: viene studiata presentando al soggetto più compiti e chiedendo al soggetto di focalizzarsi su uno dei compiti. Capire cosa rispondere ad uno di essi, il soggetto deve due. Ci consente di capire cosa accade agli stimoli trascurati, se essi sono del tutto assenti dalla nostra mente, ricevono qualche elaborazione o no?
Attenzione divisa o distribuita
Attenzione divisa o distribuita: riguarda l’esecuzione di compiti doppi, capacità del soggetto di eseguire due limiti sistema mentale. Compiti simultaneamente, ci consente di comprendere i del nostro.
Sono tre le variabili in caso di influire sulla prestazione di compiti doppi:
- Complessità: se i compiti sono complessi è difficile seguirli entrambi, se non sono complessi è possibile seguirli.
- Similarità: se i due compiti richiedono risorse negli stessi canali sensoriali si crea interferenza strutturale.
- Automatismo: pratica e se uno dei due compiti in seguito alla pratica diventa automatica è possibile risolvere due compiti simultanei perché non richiede più elaborazione, si verifica in assenza di consapevolezza.
Effetto Stroop
Effetto test sull’effetto Stroop: test che dimostra come vi sono dei compiti non solo automatici ma anche obbligati per via del loro automatismo, non possiamo non metterli in atto. Al soggetto venivano presentate parole riguardanti colori con un inchiostro differente. Perché la nostra mente è abituata a leggere, il soggetto mostrava tempi di reazione molto lunghi.
Selezione degli stimoli
Selezione degli stimoli: la mente deve eseguire un’analisi preliminare a livello inconscio, è chiamata elaborazione preattentiva, vi è nella nostra mente qualcosa che controlla e gestisce i nostri input.
Secondo i teorici dell’attenzione: Broadbent e Anne Treisman: il processo attentivo si applica unicamente alle caratteristiche fisiche dello stimolo.
Fenomeno del cocktail party
Fenomeno del cocktail party: Cherry ipotizza una situazione in cui si hanno una moltitudine di stimoli (es. una discoteca) ed il soggetto riesce ugualmente a prestare attenzione ad una conversazione, ciò avviene sulla base dell’analisi delle caratteristiche fisiche degli stimoli ossia la localizzazione spaziale dei parlanti, il genere del parlante e l’intensità della voce.
Riusciamo a prestare attenzione a quella conversazione ignorando tutto il resto presente intorno a noi. Cherry in un altro esperimento eliminò le differenze fisiche, presentò due messaggi con la stessa voce ad entrambe le orecchie, il soggetto ignorava un messaggio e ne sentiva solo uno.
Ha anche studiato l’attenzione selettiva chiedendo ai soggetti di ascoltare due messaggi ma ricordarne soltanto uno, in questo caso del messaggio “ombreggiato” non restava alcuna traccia. Del messaggio ignorato non vi era stata alcuna elaborazione, le modificazioni fisiche (inserimento di un tono puro) venivano individuate invece quasi sempre.
Teorie del filtro
Teorie del filtro: Broadbent e Treisman postulano l’esistenza di un filtro attraverso cui qualcosa passa mentre altro no. Per Broadbent il filtro agisce ad un livello molto precoce e non vi è traccia del messaggio trascurato, due stimoli presentati simultaneamente accedono in parallelo ad un registro sensoriale, uno passa attraverso il filtro, l’altro viene elaborato successivamente.
Possiamo elaborare soltanto uno stimolo per volta, tutto ciò che non passa dal filtro non viene elaborato. Il filtro è fondamentale per prevenire il sovraccarico.
Maggiore è la nostra capacità di memoria del lavoro, minore sarà l’interferenza provocata da altri input. (E viceversa).
Per Broadbent il filtro agisce nelle fasi iniziali, non vi è elaborazione dell’altro stimolo, se non passa il filtro.
Treisman: filtro in una fase più avanzata, riceve una qualche forma di elaborazione, lo stimolo viene valutato inizialmente sulla base delle caratteristiche fisiche, solo in un secondo momento ci si focalizzerà sul significato.
La differenza tra i due sta nel punto in cui agisce il filtro. Quella di Treisman è una teoria molto valida perché supera il limite della teoria di Broadbent.
Processi automatici e controllati
Abbiamo un’elaborazione automatica, priva di consapevolezza, che non richiede risorse attentive.
Processi controllati: che richiedono l’impiego di risorse attentive e avvengono mediante elaborazioni seriali (step by step), richiedono più tempo.
Noi utilizziamo prevalentemente processi automatici che richiedono elaborazioni in parallelo ossia simultaneamente vengono elaborate determinate informazioni.
Secondo la Treisman elaboriamo caratteristiche elementari di uno stimolo attraverso processi automatici, la sua teoria dell’integrazione delle caratteristiche postula che noi riconosciamo gli elementi in due momenti distinti, all’inizio attraverso l’elaborazione parallela (processo automatico) riconosciamo forma, colore.
In seguito vi è l’elaborazione seriale detta dell’integrazione, combiniamo le caratteristiche colte nella prima fase per dare un significato all’oggetto, si identifica l’oggetto. L’attenzione, che non è presente nella prima fase, rappresenta la colla che mette insieme le caratteristiche colte.
Il ruolo dell’esperienza è fondamentale perché nel processo di riconoscimento si può essere influenzati da ciò che si sa sugli oggetti.
Se la nostra conoscenza pregressa non ci viene in aiuto possiamo integrare le conoscenze in modo errato e andiamo incontro alle unioni illusorie, ciò produrrà combinazioni sbagliate.
Attenzione spaziale
Attenzione spaziale: ci permette di schivare ostacoli, di non inciampare, funziona un po’ come un fascio di
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Attenzione neuropsicologia
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