Estratto del documento

Arte greca

Arte greca che si sviluppa a partire dal 1050 a.C. con una prima fase stilistica definita proto-geometrica.

Nell’area egea esisteva un insieme di culture e civiltà che si erano sviluppate nell’era del bronzo, minoica, micenea, cicladica, che erano anche in collegamento con gli imperi vicini come quello dell’antico Egitto; era, quindi, una realtà culturale che si affacciava sul Mediterraneo e che aveva costruito una rete di rapporti fiorissimo, con popolazioni cosmopolite dove le civiltà viaggiavano apertamente ed erano frenate attività come la pirateria.

Tutto questo intorno al 1200 a.C. inizia a cessare per via di una rapida crisi e declino che colpisce il Mediterraneo ma evita l’Egitto, regione con basi molto più salde. In questo periodo, questa crisi di carattere politico che poi si riflette sul piano culturale è stata attribuita a popolazioni del nord che emigrarono in questa zona provocando incendi e distruzioni, ma anche per via di migrazioni all’interno del Mediterraneo che avevano creato instabilità: si trattava di una serie di popolazioni che, per ragioni a noi sconosciute, iniziano a spostarsi nel Mediterraneo, dando il colpo di grazia a una società già in crisi.

Nel 1200 a.C., quindi, termina l’età di bronzo, e intorno a questa data si fa risalire anche la distruzione della città di Troia. Dal 1200 al 1050 quest’epoca viene definita Dark Ages, ovvero i secoli bui, o anche i sub micenei, denotando una caratteristica negativa a quest’epoca, le cui motivazioni vengono collegate a una totale mancanza delle fonti scritte dell’epoca: si perde l’uso della scrittura che si riprenderà successivamente ma in maniera completamente differente, diventando alfabetica invece che sillabica come quella micenea.

I palazzi perdono la loro funzione di forma principale di sicurezza, i bisogni si riducono al minimo, e la società passa da essere ricca ad abbandonare tutti i siti vicino al mare perché diventano pericolosi, insediandosi invece sulle montagne; si coltiva e si alleva il minimo necessario per la sopravvivenza. Questo periodo di crisi, tuttavia, toccherà in minor parte la città di Atene, la quale, quindi, riuscirà a svilupparsi come città più importante.

Quando le popolazioni iniziano a riscattarsi da questa crisi, sarà proprio Atene a darci le prime forme di produzione artistica. Durante l’età del ferro sarà importante la tradizione orale per mantenere viva la memoria e l’identità culturale del proprio popolo: degli eroi dell’epoca Achille e Agamennone è il retaggio proveniente dalla memoria delle canzoni.

Periodizzazione

  • 1050–850 fase proto-geometrica: rinascita dovuta ad un aumento demografico e dell’agricoltura, il termine geometrico viene dato perché la manifestazione più diffusa è quella dei disegni geometrici;
  • 850–760 fase geometrica;
  • 760–600 età orientalizzante, in cui l’arte greca acquisisce molti aspetti del vicino oriente con il quale aveva già ripreso rapporti alcuni secoli prima;
  • 600–480 età arcaica, nel 480 a.C. ci fu la vittoria dei greci sui persiani, importante perché impedisce la completa influenza dei persiani su tutta l’area greca;
  • 480–323 età classica, massima fioritura dell’arte greca; la fine di questo periodo viene fatta risalire al 323 perché anno della morte di Alessandro Magno;
  • 323–31 età ellenistica, diffusione della lingua greca; nel 31 a.C. la flotta guidata da Grippa sconfigge la flotta di Cleopatra VII, ultima regina d’Egitto, l’ultimo regno indipendente dalla frammentazione dell’impero di Alessandro Magno. Battaglia di Azio.

Il palazzo e la produzione artistica

L’arte greca ovviamente non finisce nel 31 a.C., continuando ad esistere nell’arte romana. Il centro della società nel mondo miceneo era il palazzo, e la popolazione viveva sparsa nelle periferie.

Esisteva un capo che riuniva potere militare, politico e religioso, in quanto nel palazzo si svolgevano anche le pratiche religiose. Era, anche, il centro del mondo economico, con i magazzini e la conta sulle tavolette della quantità di merci. Il palazzo, quindi, dominava in un certo senso anche la produzione artistica in quanto i materiali erano distribuiti agli artisti che lavoravano nel palazzo stesso.

La lavorazione dei metalli e delle pietre preziose era la forma artistica prediletta, mentre il resto della popolazione, utilizzando principalmente l’argilla, provava a ricreare i manufatti di produzione elitaria. L’orgoglio dell’umile artigiano si manifestava nel creare dall’argilla un vaso che con le sue forme rassomigliasse a una produzione realizzata con beni più alti.

L’arte micenea è di tipo descrittiva: vuole rappresentare scene di vita quotidiana e la realtà così come la si vede; altrimenti, un altro tema molto diffuso erano le scene di guerre e battaglie. La decorazione non si adatta alla forma del vaso, anzi, spesso la sovrasta. Verso la fine del periodo minoico, le decorazioni principalmente naturalistiche che caratterizzavano la produzione artistica tendono ad impoverirsi.

Dal 1200 al 1050 e i rapporti con l’oriente

Il periodo che va dal 1200 al 1050 viene definito di caos, caratterizzato da grandi migrazioni. Una parte della popolazione ionica si trasferisce sulle coste dell’Asia minore, formando centri come Mileto, che dal punto di vista linguistico e culturale rimangono greci, formando, però, degli “stati cuscinetto” che faranno da intermediazione culturale con l’oriente.

Importante sarà anche Cipro, luogo di commercio libero dove le civiltà greche entreranno in contatto con l’arte orientale. Viene considerata un’isola ponte, come Creta, grazie anche all’attività navale che all’epoca si basava molto sul cabotaggio.

Nelle varie regioni della Grecia continentale, invece, ritroviamo in questo periodo grande frammentarietà ed autonomia dell’arte, e si sviluppano delle manifestazioni artistiche peculiari, il che si tradurrà, sul piano politico, nell’incapacità della Grecia di mantenere uniti i rapporti. Tuttavia, la Grecia troverà unità culturale nella religione e nei luoghi di culto. Ad Olimpia dal 776 a.C. verranno festeggiate le Olimpiadi, calcolando quelle come anno 0.

Villaggi, agorà e luoghi di culto

Finita l’epoca micenea, la popolazione che viveva sparsa sul territorio comincia a riaggregarsi. Intorno al 1050 possiamo trovare dei proto-urbani, dei villaggi, come vediamo nell’esempio del sito di Karfi, che si trova a Creta, e sorge su una rocca inaccessibile lontano dal mare.

Non esistevano mura di cinta vere e proprie, ma queste erano costituite dalle mura delle case stesse, e si affacciava per la prima volta il concetto di agorà, spazio vuoto dove si svolgeva il mercato. Le case erano tutte della stessa dimensione, tranne alcune più grandi che rappresentavano le dimore del “capo villaggio”, il quale riservava lo spazio in più al culto religioso.

Prima le divinità venivano adorate nelle grotte, o negli spazi naturali più vicini a loro; l’idea del tempio nasce dalla necessità di dare al dio una casa, ad immagine della casa del cittadino stesso. Le case erano costruite in materiali deperibili, con mura in pietra con sopra mattoni d’argilla; il tetto era stramineo, ovvero formato da paglia ed argilla. Per questo, di queste case rimane poco e niente.

Era, quindi, difficile distinguere zone dell’epoca destinate al culto. Un ritrovamento straordinario è quello di Lefkandi, datato intorno al 1000, in una zona molto prospera della Grecia: si tratta di un’enorme capanna, lunga più di 20 metri, caratterizzata da questa parete absidale.

Le pareti inferiori sono costruite di argilla solidificata. La falda del tetto allungata che copre le pareti fu realizzata apposta per proteggere le pareti dalla pioggia. La si potrebbe definire una grande casa del capo villaggio; la particolarità, però, è che all’interno di questa casa fu ritrovata una doppia sepoltura: un uomo incenerito, rito riservato agli eroi, e la cremazione di una donna sacrificata appunto in onore del funerale.

Si pensa che sia la tomba monumentale del capo villaggio, di un re, particolarmente importante per la comunità, seppellito in quello che originariamente era il punto più importante per la comunità. Le tombe di epoca micenea erano una memoria presente che tutti vedevano, e quindi il loro ricordo riportava ai poemi omerici.

Erodoto ci parla dell’antico tempio di Apollo costruito come una vera e propria capanna. Delle costruzioni, ovviamente, rimane poco e niente, ma i modellini ritrovati ad Argo, che i fedeli riportavano, ci servono a ricostruire questi templi. Questi modellini furono ritrovati in templi dedicati alla dea Era, protettrice della famiglia e del focolare domestico, per la quale i greci sentirono subito la necessità di creare luoghi di culto.

Nel mondo greco il luogo di aggregazione per il culto era l’altare, non il tempio. L’altare, sul quale si dovevano bruciare le offerte, doveva stare all’aperto. La necessità di creare i templi nasce con la necessità di rappresentare in maniera antropomorfa gli dèi, e di conservare queste immagini.

Vasi, funerali e simposio

I vasi potevano assumere diverse funzioni: primaria era quella di conservare il cibo, per cui erano realizzati in argilla ma non erano decorati. La ceramica dipinta, invece, veniva utilizzata per i funerali, essendo funzionale a rappresentare il defunto. Nei santuari si decorava la ceramica, e i vasi venivano dedicati alle divinità; oppure, i vasi decorati venivano utilizzati dalle famiglie più benestanti che non potevano permettersi vasi di materiali migliori.

Il simposio (sium pino) avveniva dopo aver mangiato, in quanto prevedeva il solo bere, ed era composto solo da uomini. Il vino veniva bevuto diluito con l’acqua, speziato col miele o con le bacche profumate; il vaso per questa cerimonia era il cratere, che serviva appunto per miscelare il vino.

Il cratere è un vaso molto capace, dall’ampia imboccatura dove veniva versato il vino e l’acqua. Il vino e l’acqua venivano conservati nelle anfore, le quali potevano anche essere decorate perché, appunto, mostrate nel simposio. Anfora (anfi fero) ovvero che si porta con due manici. Cratere (keragnumi) che significa mischiare.

Arrivava, poi, il cantore, che raccontava storie di eroi, che rappresentavano il vero e proprio “testo” religioso dei greci. I vasi, con le loro decorazioni, formavano una sorta di dialogo tra il racconto della storia e la storia stessa, creando una manifestazione culturale. La coppa era un altro vaso usato nel simposio.

Questi vasi venivano spesso sepolti col defunto; quindi, le donne, che appunto non potevano partecipare al simposio, avevano sulle loro tombe delle anfore, che usavano per raccogliere l'acqua; mentre gli uomini avevano i crateri. Cratere di età proto-geometrica, con decorazione di due navi schematizzate. I disegni, quindi, non sono più tanto naturalistici come prima, ma stilizzati. Il vaso è molto chiaro, la cui forma è funzionale al suo utilizzo.

Dal naturalismo all’astrazione

Nella fase proto-geometrica la rappresentazione della realtà diventa sempre più astratta. Si passa, inoltre, dalla decorazione a mano libera all’utilizzo di strumenti per, ad esempio, fare le spirale. Si utilizzavano righelli per calcolare il diametro del vaso per vedere quante volte si potesse inserire un determinato disegno.

Era, questo, un processo mentale di altissimo livello, che si basava sul calcolo matematico. Righello che in greco si dice canon, ovvero il canone con il quale l’artista riproduce la realtà. Apparentemente le decorazioni sui vasi di questo periodo potrebbero sembrare semplici, ma in realtà rispondono a precise regole di proporzione tra collo, corpo e piede dei vasi stessi.

I vasi venivano costruiti con una tettonica proporzionale che si collegava quindi all’aspetto pratico dei vasi e alla loro capienza. La decorazione, invece, non è casuale ma legata alla tettonica dei vasi.

Le figure statuarie dell’epoca proto-geometrica sono molto rare in quanto i materiali utilizzati, ferro e bronzo, furono rifusi successivamente. Le figure sono molto primitive, e vediamo l’incapacità da parte del bronzista nel dare la sensazione della tridimensionalità.

La terracotta del centauro ritrovata a Lefkandi, nello specifico, fu ritrovata spezzata a metà con le due metà sepolte in due tombe di due diversi guerrieri. Il centauro è rappresentato seguendo i criteri geometrici dell’epoca, e possiamo vedere come il viso sia stato realizzato con maggiore cura rispetto al resto del corpo.

Entrando, invece, l’epoca geometrica, vediamo come questa presenti una prima fase che va, indicativamente, dal 900 all’850; una seconda fase definita medio geometrica dal 850 al 760; e un’ultima fase, la tardo geometrica, dal 760 al 700. Tuttavia, bisogna specificare che la diffusione dello stile geometrico sarà variamente diffusa tra le regioni greche.

Atene

La città di Atene rappresenta il luogo dove la grande crisi che aveva attraversato la Grecia era passata lievemente. La società dell’epoca è principalmente agricola, con piccole ma fertili pianure. Nell’epoca geometrica la città è stabilita da vari insediamenti sparsi nelle parti principali della zona, solo successivamente otterrà la fisionomia della polis.

Tomba della ricca signora

All’interno della tomba troviamo un’anfora con la decorazione tipica dell’età media del periodo geometrico. Il collo è verniciato di nero per evidenziarne lo slancio, con una cura minuziosa nel distribuire i motivi all’interno dello spazio. Il modulo viene ripetuto in multipli e sottomultipli per calibrare la proporzione.

Quest’anfora è testimone delle forme di rappresentazione di una donna aristocratica intorno al 1050 a.C. Accanto all’anfora venne ritrovata un’altra anfora con le anse sul collo, a simboleggiare il bambino, molto probabilmente un maschio, di cui era incinta la donna sepolta.

È stato ritrovato anche un modellino di un’arnia o di un granaio, a dimostrare l’importanza dell’epoca del possesso di terreni e della produzione di questi. Invece, se la si pensa come arnia, assume un significato simbolico maggiore, in quanto il miele veniva offerto e affiancato agli dèi.

La donna aveva un ricco corredo composto anche da orecchini d’oro, particolare perché l’oro veniva all’epoca importato e raramente lo si seppelliva. Nei secoli bui, inoltre, si era persa l’arte del lavorare l’oro.

Il rito crematorio non era tipico di una sola classe sociale, ma, anzi, largamente usato. Le tombe sembrano semplici ma in realtà il rito della cremazione era molto complesso, e alla cremazione veniva affiancata la valenza eroica del defunto. Solo nel tardo geometrico inizia ad essere utilizzata anche la sepoltura del cadavere.

La scelta di un rituale piuttosto che di un altro dipendeva anche dalla famiglia del defunto. Le tombe, infatti, in questo periodo iniziano a differenziarsi in base a un corredo più o meno ricco a seconda della condizione sociale. Le pissidi in questo periodo sono fitte di decorazioni.

Scene narrative e Maestro del Dipylon

Nel periodo medio geometrico ritornano ad essere rappresentate sui vasi le scene narrative, come vediamo nel caso del cratere del Medio Geometrico conservato a New York, dove viene rappresentata una scena di battaglia con alcuni soldati ancora sulla nave. La nave è stilizzata, come i rematori e i guerrieri.

Una scena semplice, ma posta su un vaso che non aveva una funzione pratica, essendo troppo grande ed instabile se riempito di vino: era stato, infatti, creato apposta per la sepoltura funeraria. Queste scene servivano a ricordare alcune opere del defunto ai posteri. Era, tuttavia, una forma di celebrazione anonima in quanto le scene rappresentate non potevano essere collegate a nessun personaggio del mito, in modo tale che tutti si potessero ritrovare nella scena rappresentata.

Un caso particolare è l’anfora ritrovata nella porta del Dipylon di Atene, alta quasi un metro e mezzo, la cui particolarità delle decorazioni ha permesso di riconoscere l’artista autore dell’opera, individuato come Maestro del Dipylon, appunto perché molti suoi vasi sono stati ritrovati vicino alla porta del Dipylon dell’acropoli di Atene.

In quest’epoca la figura del vasaio spesso coincideva con quella del pittore. L'anfora presenta come decorazioni sul collo dei daini che brucano, motivo introdotto ad Atene nel periodo del tardo geometrico, probabilmente su influenza siriana.

All’altezza delle spalle, invece, l’autore ha ritagliato un pannello dove ha rappresentato un momento del funerale dove si compiange e si saluta il defunto, momento svolto nella casa, e dove si mostrava anche il corredo che lo avrebbe accompagnato nella sepoltura. La decorazione a scacchiera dietro il defunto rappresenta il sudario alzato per far vedere il morto.

Questa tecnica è definita prospettiva ribaltata, ovvero lo schiacciare i piani tridimensionali su un unico piano per favorire la visuale. Le figure sono delle silhouette nere, e possiamo vedere come i singoli elementi dell’anatomia umana sono tradotti in forme geometriche.

È già presente l’horror vacui, che viene colmato con le linee zig-zag e linee varie. L’ekphorà era il momento in cui il defunto veniva portato al luogo di sepoltura, il che comportava una sfilata, che diventava un vero e proprio momento sociale.

Il vaso kantharos viene affiancato al culto di Dionisio e degli eroi, avendo molta fortuna nell’aspetto rituale. Corinto è la maggiore produttrice di vasi, m

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Archeologia greca Pag. 1 Archeologia greca Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Archeologia greca Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Archeologia greca Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Archeologia greca Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Archeologia greca Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Archeologia greca Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher solisfilia_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Rocco Giulia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community