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L’impressionismo

L’Impressionismo è una corrente pittorica che nasce intorno al 1860. Condivide con il Realismo l’interesse per la rappresentazione della realtà quotidiana ma se ne discosta per l’assenza di impegno sociale e politico.

L’esperienza impressionista segna profondamente la storia dell’arte, rivoluzionandone completamente la tecnica e lasciando un’eredità con cui si confronteranno tutte le esperienze pittoriche successive.

La tecnica impressionista scaturisce dalla scelta di rappresentare esclusivamente la realtà sensibile occupandosi quindi dei fenomeni ottici della visione e cercando di riprodurre la sensazione ottica con la maggiore fedeltà possibile.

Dal punto di vista della poetica l’Impressionismo evita qualsiasi riferimento a una dimensione ideale della realtà, palesando la volontà di calarsi interamente nella realtà urbana di quel periodo storico per evidenziarne i lati positivi e gradevoli.

I protagonisti dell’Impressionismo sono per la maggior parte pittori francesi: Claude Monet soprattutto, e poi Auguste Renoir, Edgar Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley. Tra i pittori definiti impressionisti Édouard Manet è il precursore del movimento, mentre Paul Cézanne è l’artista che per primo supererà l’Impressionismo.

Le date importanti dell’Impressionismo

Le date importanti dell’Impressionismo sono:

  • 1863: anno in cui Manet espone l’opera dal titolo “La colazione sull’erba”;
  • 1874: anno della prima mostra dei pittori impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar;
  • 1886: anno dell’8ª e ultima mostra impressionista.

Le specificità dell’Impressionismo

Le specificità dell’Impressionismo sono:

  • Le rivoluzioni tecniche sul colore e sulla luce: la grande specificità della pittura impressionista si trova, in particolar modo, nell’uso del colore e della luce che diventano gli elementi principali della visione. Questa scelta è influenzata dalle scoperte scientifiche di quegli anni che mostrano come l’occhio umano percepisca prima di tutto la luce e i colori e solo in un secondo momento, attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale, l’essere umano distingue le forme e lo spazio in cui colore e luce sono collocati. Maggiore è il numero di colori che si mischiano e si sovrappongono minore è la luce che riflette il quadro. Consci di ciò i pittori impressionisti dipingono in modo da ridurre al minimo la perdita di luce riflessa con l’intento di dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà. Per ottenere questo risultato utilizzano le seguenti tecniche:
    • Fanno uso soltanto di colori puri;
    • Non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro che nelle loro tele è del tutto assente;
    • Accostano colori complementari per esaltare la sensazione luminosa;
    • Non usano mai il nero;
    • Colorano anche le ombre.
  • Nella pittura impressionista ci sono pittori come Monet che fa vaporizzare le forme dissolvendole nella luce, mentre Cézanne ricostruisce le forme stesse utilizzando però solo la luce e il colore;
  • La pratica dell’“en plein air”, ovvero realizzare i loro lavori non negli atelier ma direttamente sul posto. Gli impressionisti, soprattutto Monet, completano i loro lavori direttamente sul posto, senza fare prima uno schizzo sul posto e poi completare il lavoro in studio. Questa scelta è dettata dalla volontà di cogliere tutti gli effetti luministici che la visione diretta fornisce. La pratica dell’”en plein air” influenza anche la scelta del formato della tela, che deve essere più facile da trasportare;
  • La poetica dell’attimo fuggente: la realtà muta continuamente di aspetto, la luce cambia istante dopo istante, gli oggetti si spostano nello spazio e la visione di un momento è già diversa nel momento successivo. Tutto scorre e la pittura impressionista intende trasmettere questa sensazione di movimento. Ricordiamo le numerose versioni della “Cattedrale di Rouen” di Monet che riproduce l’edificio nelle diverse ore del giorno e in varie condizioni climatiche.

L’Impressionismo si allontana da atteggiamenti tragici o drammatici per rappresentare un mondo allegro e spensierato, nel quale è bello vivere;

  • I soggetti urbani. Altra novità della pittura impressionista è quella di rappresentare principalmente gli spazi urbani esaltando la gradevolezza della vita in città; fino a quel momento la città era vista come una sorta di luogo infernale e malsano, resa tale dalle conseguenze della rivoluzione industriale. I centri storici si erano infatti affollati di immigrati provenienti dalle campagne e le periferie erano come delle baraccopoli prive delle basilari condizioni igieniche e senza alcuna qualità estetica.

L’Impressionismo ha invece un atteggiamento positivo nei confronti della città, e in particolar modo di Parigi che sul finire dell’Ottocento si sta affermando come la città più importante e gaudente d’Europa, luogo di raccolta dei maggiori intellettuali e artisti dell’epoca.

L’Impressionismo non può considerarsi come un movimento monolitico; ogni artista, secondo la propria sensibilità, lo rappresenta in modo diverso. Monet, per esempio, si interessa soprattutto alla rappresentazione di paesaggi naturali anziché urbani e, negli ultimi anni della sua vita, ritrae lo stesso soggetto in momenti diversi per studiarne i cambiamenti nel tempo, come ad esempio nel dipinto “Ninfee”.

Altri artisti, come Renoir o Degas, si interessano invece alla figura umana in movimento quali, ad esempio, scene di vita quotidiana o ballerine.

Molti sono gli artisti che non si possono definire del tutto impressionisti ma che dell’Impressionismo sono dei precursori; allo stesso modo molti sono quelli che nati in seno all’Impressionismo se ne sono distaccati.

L’unico artista che sempre, per tutta la sua vita, rimane impressionista è Monet.

In sintesi possiamo affermare che l’Impressionismo nasce con Manet, raggiunge il suo culmine con Monet e si chiude con Cézanne, che poi ne uscirà sviluppando in modo indipendente la propria ricerca, considerata da alcuni premessa del Cubismo.

La teoria del colore impressionista viene esasperata nel Pointillisme (Puntinismo) di Seurat, dove i colori non vengono mescolati ma semplicemente accostati in punti minuti, in modo che sia l’occhio a creare le tinte intermedie.

Anche Vincent Van Gogh compie una svolta proprio grazie agli impressionisti, ma da questi si discosterà precorrendo l’Espressionismo.

Contesto storico

Un clima di tensione e di forte attesa accompagnano il passaggio dalla fine dell’Ottocento al nuovo secolo.

A partire dal 1873 si ha la cosiddetta Grande Depressione: lo sviluppo industriale che ha caratterizzato tutto il secolo subisce una battuta d’arresto a causa di una lunga crisi economica, che investe sia il settore agricolo che quello industriale. Emergono le criticità del capitalismo ottocentesco e comincia a venir meno la fiducia positivista nella scienza, nella tecnologia e nel progresso.

Il Post-Impressionismo

Il Post-Impressionismo non è un movimento artistico vero e proprio e la definizione viene usata per indicare le diverse esperienze pittoriche che nascono e si sviluppano dopo l’Impressionismo, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino ai primi anni del Novecento.

Già negli anni ’80 del XIX secolo il movimento impressionista sembra aver esaurito il suo slancio innovatore e molti esponenti del gruppo stanno già sviluppando un proprio linguaggio espressivo. Nello stesso periodo inizia ad affermarsi l’idea della necessità del superamento del rapporto preferenziale dell’arte figurativa con la natura, per indirizzarla verso contenuti più intellettuali.

Come gli impressionisti, anche i post-impressionisti credono nella necessità di rispettare la verità e di essere fedeli alla natura, ma mentre per gli impressionisti la libertà del pittore consiste nella possibilità di rappresentare, dosando luce e colore, l’impressione di un attimo, i post-impressionisti vogliono rappresentare la natura in modo sempre più soggettivo.

Seurat, ad esempio, con il Pointillisme, rappresenta il reale in modo del tutto inedito, mentre Gauguin ritiene che il reale possa essere rimpiazzato da simboli o addirittura completamente escluso, dando vita a una pittura che ha il solo scopo di inviare messaggi a chi la osserva (scopo raggiunto con l’Astrattismo agli inizi del XX secolo).

In sintesi possiamo affermare che l’obiettivo principale del pittore post-impressionista è quello di comunicare con lo spettatore senza preoccuparsi troppo della riproduzione.

Tra gli artisti post-impressionisti ricordiamo Van Gogh, Cézanne, Gauguin e Seurat.

Cézanne

Nel 1887 Cézanne definisce la sua pittura non impressionista e cerca di andare oltre l’immagine liberando i suoi paesaggi dalle costrizioni dell’attimo impressionista; ne risultano composizioni equilibrate con rigoroso rispetto dei volumi e della gradazione cromatica, in cui l’autore cerca di riconquistare la plasticità classica (capacità di ri-creare con diversi stratagemmi, ad es. il chiaro-scuro, un effetto di rilievo che in realtà non esiste).

Il Pointillisme o Puntinismo

Contesto storico

Un clima di tensione e di forte attesa accompagnano il passaggio dalla fine dell’Ottocento al nuovo secolo.

A partire dal 1873 si ha la cosiddetta Grande Depressione: lo sviluppo industriale che ha caratterizzato tutto il secolo subisce una battuta d’arresto a causa di una lunga crisi economica che investe sia il settore agricolo che quello industriale. Emergono le criticità del capitalismo ottocentesco e comincia a venir meno la fiducia positivista nella scienza, nella tecnologia e nel progresso.

Il Puntinismo è un movimento artistico che nasce in Francia nel 1870 ed è caratterizzato dalla scomposizione dei colori in punti. Con il Pointillisme viene superato il concetto di luce intera e si diffonde la consapevolezza del fatto che nessun colore è influenzato dal colore vicino, di conseguenza i colori sulla tela non dovranno essere mescolati ma soltanto accostati.

Secondo la legge della complementarietà teorizzata dal chimico Chevreul molteplici puntini di colore puro tendono a fondersi e a restituire un colore diverso, effetto che avviene nella retina dell’osservatore anziché sulla tavolozza del pittore.

Seurat

Il dipinto “Una domenica pomeriggio all’isola della Grande-Jatte” diventa il manifesto della nuova tendenza pittorica del Pointillisme. Seurat impiega 2 anni per completare l’opera, dal 1884 al 1886 (anno in cui si tiene l’ultima mostra impressionista).

Il paesaggio popolato di molteplici figure è un soggetto pittorico familiare agli impressionisti ma il nuovo stile di Seurat rappresenta una vera e propria svolta nel mondo dell’arte.

Seurat spende molte mattine alla Grande-Jatte dove abbozza varie scene dipinte ad olio con tecnica impressionista, si contano oltre 30 tavolette di studi; passa poi il resto della giornata nel suo atelier disegnando a matita singoli particolari e completando la grande tela, di dimensioni abbastanza grandi.

Seurat presenta l’opera nel 1886 all’esposizione degli impressionisti e la maggior parte dei pittori e dei critici la accolgono con sdegno e disapprovazione sconcertati dall’innovativa tecnica pittorica; anche il soggetto, oltre alla tecnica, non piace.

L’opera raffigura un gruppo di persone che indossano l’abito migliore, ovvero quello della domenica, e passano la domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte. Questi individui appartengono a diverse classi sociali: sullo sfondo possiamo osservare 2 militari, persone sedute e distese sul prato e bambini che corrono o stanno accanto alle loro madri; sulla sinistra vi è una donna che pesca.

Alcuni critici hanno detto che Seurat con questa immagine vuole rappresentare l’indipendenza delle donne, che al di fuori delle mura domestiche non hanno alcun timore di dilettarsi con svaghi tipicamente maschili.

Nella donna a destra Seurat accentua l’imbottitura della gonna e mette in evidenza la scimmietta che questa donna tiene al guinzaglio.

Tecnica: il tema scelto da Seurat è sicuramente impressionista infatti ha rappresentato una moltitudine di persone spensierate intente al gioco, alla pesca, al riposo, alla lettura e al passeggio, ed è anche impressionista il tentativo di Seurat di rappresentare la luminosità naturale mediante l’utilizzo di pochi colori puri.

L’opera però si discosta dalla tecnica impressionista perché Seurat deposita i colori sulla tela in forma di piccolissimi tocchi separati spesso puntiformi, secondo la legge della complementarietà teorizzata dal chimico Chevreul, infatti molteplici puntini di colore puro tendono a fondersi e a restituire un colore diverso, effetto che avviene nella retina dell’osservatore anziché sulla tavolozza del pittore.

L’elemento essenziale di questa tecnica è la differenza di pennellata a seconda della luce che il pittore vuole sia sprigionata.

A differenza dei dipinti impressionisti quest’opera è immersa in un’atmosfera immobile priva di un qualsiasi svolgimento temporale, atmosfera in cui le figure sembrano come pietrificate, come dei manichini.

La profondità non è ottenuta utilizzando la prospettiva tradizionale ma sfruttando i colori.

Gauguin

Anche Gauguin parte dall’Impressionismo di cui è stato un esponente dal 1879 al 1886 e dal quale si distacca utilizzando uno stile pittorico che si concretizza nell’uso di macchie di colore puro su forme ben definite, legate a temi esotici e a ritratti spesso ispirati al simbolismo religioso.

Gauguin usa colori non mescolati, ignora le nozioni tradizionali di prospettiva e realizza forme solide grazie a contorni spiccati e scuri che appiattiscono gli oggetti, ne risultano opere dalle quali traspare la determinazione dell’artista a infondere un carattere personale alle sue opere.

Questo modo di dipingere viene battezzato come Cloisonnisme, dalla tecnica del “cloisonné”, una tecnica della decorazione a smalto che consiste nel creare, mediante sottili nastri d’oro, d’argento o di rame saldati al metallo di fondo, compartimenti (cloisons) da riempire con materiale pietrificabile.

Da qui il termine Cloisonnisme che indica lo stile dei dipinti costruiti attraverso la giustapposizione di ampie campiture di colore denso, delimitate da linee di contorno spesse e nere.

L’opera di Gauguin più Cloisonnisme è “Il Cristo giallo” del 1889.

Van Gogh

Come Gauguin anche Van Gogh utilizza la pittura come un mezzo per esprimere le proprie emozioni. In un primo momento trova i suoi soggetti tra i contadini e i minatori che dipinge con pennellate robuste e scure e, successivamente si avvicina al Pointillisme dell’amico Seurat (dipinto “Autoritratto con cappello di paglia” del 1887).

Il Post-impressionismo di Van Gogh si esprime nelle opere realizzate con colori brillanti applicati sulla tela in spessore notevole e con contorni scuri e molto marcati che aprono la strada all’Espressionismo, che si caratterizza per l’accentuazione cromatica, il tratto forte e la drammaticità dei contenuti.

Il lavoro di Van Gogh avrà una forte influenza, tra gli altri, su Henri Matisse e la sua cerchia di pittori Fauve, su Picasso, sugli espressionisti tedeschi e sui Nabis.

Il Divisionismo

Contesto storico

Un clima di tensione e di forte attesa accompagnano il passaggio dalla fine dell’Ottocento al nuovo secolo.

A partire dal 1873 si ha la cosiddetta Grande Depressione: lo sviluppo industriale che ha caratterizzato tutto il secolo subisce una battuta d’arresto a causa di una lunga crisi economica che investe sia il settore agricolo che quello industriale. Emergono le criticità del capitalismo ottocentesco e comincia a venir meno la fiducia positivista nella scienza, nella tecnologia e nel progresso.

Il Divisionismo non ha un vero e proprio manifesto programmatico ma si intende far nascere nel 1891 con l’esposizione Triennale di Milano.

I maggiori esponenti sono i pittori Segantini, Previati, Morbelli, Pellizza da Volpedo, ognuno dei quali offre la propria cifra stilistica e tematica.

Venuti a conoscenza delle teorie ottiche di Chevreul e dell’attività francese dei puntinisti, i divisionisti abbracciano l’idea di accostare colori puri molto vicini tra loro per far sì che sia la retina ad unirli nella visione, per rendere la realtà attraverso la luce.

Si rifiuta però l’uso del puntino per dirigersi verso una pennellata più allungata, filamentosa e curvilinea che segue l’andamento delle forme, fino a diventare una sorta di vortice e di groviglio. Gli artisti utilizzano una gamma cromatica molto vivace e pura che non si mescola sulla tavolozza ma grazie al processo di revisione retinica inserita nel nostro occhio.

I temi prediletti dai pittori divisionisti si differiscono da quelli dei pittori francesi che erano volti alla resa di momenti gioiosi e spensierati della vitalità e mondanità parigina per dedicarsi a temi più impegnati socialmente: c’è l’attenzione legata al mondo del lavoratore, infatti i soggetti ariosi e pieni di gioia dei dipinti puntinisti sono sostituiti da tematiche simboliste, socialiste e di denuncia.

La luce serve per trasfigurare i soggetti immergendoli in un’atmosfera nostalgica, fiabesca o fortemente spirituale.

Il Divisionismo è stato influenzato, oltre che dal Puntinismo, anche dal Simbolismo: i divisionisti sono simbolisti nella misura in cui nei loro dipinti a volte subentra l’atmosfera magica, rarefatta, fiabesca.

Il Simbolismo

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yvonne84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arti visuali e tecnologie e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Villari Anna.
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