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La Gerusalemme liberata

La Gerusalemme liberata è un poema diviso in venti canti e il modello è l’Eneide; il metro è l’ottava di endecasillabi con rime alternate e le ultime due rime baciate. Un altro modello che Tasso tiene presente è quello della tragedia classica.

Il contesto e la trama

Il centro drammatico dell’azione è sempre Gerusalemme, oggetto del desiderio e luogo da conquistare a tutti i costi. Attorno a Gerusalemme agiscono:

  • Forze centrifughe, cioè gli interventi diabolici e demoniaci, tutto ciò che distoglie gli eroi cristiani dal realizzare l’impresa;
  • Forze centripete, cioè lo sforzo, l’impegno degli eroi sostenuti dall’aiuto celeste.

Alla base del movimento de La Gerusalemme liberata c’è la peripezia, tecnica presente anche nella tragedia classica. All’inizio del poema ci troviamo nella fase conclusiva della prima crociata (1099): i crociati - e qui il modello chiarissimo è quello dell’Iliade - sono già da sei anni in Terrasanta, ma non sono ancora riusciti a conquistare Gerusalemme.

Personaggi e eventi principali

Già nei primi canti troviamo un consesso diabolico: si riuniscono i maghi e decidono di inviare la maga Armida per distogliere gli eroi cristiani dalla loro impresa, impedendo quindi che Gerusalemme cada in mano ai Cristiani. L’intervento della maga Armida provoca l’allontanamento di Rinaldo, l’unico eroe che, per la sua giovinezza e purezza, potrà permettere ai Cristiani di realizzare questa straordinaria impresa.

Dopo l’allontanamento di Rinaldo, che uccide un compagno di armi e perciò abbandona il campo, assistiamo a un duello tra Tancredi e Argante; il duello non si conclude e Tancredi rimane ferito. Assistiamo a questo duello anche attraverso gli occhi di Erminia, una principessa pagana che dall’alto delle mura di Gerusalemme, insieme al re di Gerusalemme, Aladino, osserva Tancredi perché ne è segretamente innamorata.

Erminia e Tancredi sono i due vertici di un triangolo amoroso che coinvolge anche Clorinda, due donne pagane e un eroe cristiano: Erminia innamorata di Tancredi e Tancredi innamorato di Clorinda, una vergine guerriera, cioè una donna che ha deciso di sacrificare la sua femminilità alla guerra.

Conflitti e risoluzioni

Subito dopo questo duello avviene l’attacco di Solimano. Solimano è il capo di un gruppo di Musulmani che arrivano dall’Egitto, in soccorso dei difensori di Gerusalemme, dei pagani. L’attacco di Solimano e l’intervento delle forze demoniache sembrano poter provocare la sconfitta dei Cristiani, fin quando intervengono gli angeli del paradiso guidati dall’arcangelo Michele e cinquanta cavalieri misteriosi che vanno in soccorso del campo cristiano. In realtà, questi cavalieri erano prigionieri di Armida, ma erano stati liberati da Rinaldo, che invece non è tra di loro.

Quando i Cristiani, a loro volta, tentano di attaccare la città per espugnarla, i Musulmani resistono e, siamo qui appena oltre la metà del poema, c’è uno dei momenti più altamente drammatici: il duello tra Clorinda e Tancredi. Clorinda non viene riconosciuta da Tancredi perché indossa un’armatura non sua, in quanto era stata Erminia a prenderla ed indossarla per riuscire ad uscire dalle mura della città fingendosi l’amica.

Lui non sa contro chi sta combattendo, non si rende conto che rischia di uccidere la donna che ama e questo sarà l’epilogo di questo episodio. Prima di morire, avendo scoperto le sue origini cristiane, Clorinda chiede di ricevere il battesimo e Tancredi impartisce questo sacramento.

Le vicende della guerra sono tutt’altro che risolte perché Clorinda è riuscita, insieme con Argante, a distruggere i meccanismi di attacco, le macchine di assedio dei Cristiani. A quel punto Goffredo decide di utilizzare nuova legna, costruire nuove macchine, ma la materia prima deve essere ricavata dalla selva di Saron; questo sarà l’ostacolo più terribile perché la selva di Saron, che è già un luogo inospitale, è stata incantata dal mago Ismeno.

Il ruolo di Rinaldo

Anche Tancredi viene sconfitto e ricacciato indietro perché sente la voce di Clorinda tra gli alberi e quindi non è più capace di andare avanti. L’unico in grado di vincere questo incanto è Rinaldo, ma è prigioniero della maga Armida. Anche lei, che doveva semplicemente tenerlo lontano dalla guerra, se n’è innamorata e quindi ha un motivo in più per tenerlo legato a sé nelle isole Fortunate con le sue arti magiche, con il suo fascino, con l’amore e con la passione.

Il mago di Ascalona, che è dalla parte dei Cristiani, manda due eroi cristiani, Carlo e Ubaldo, a liberare Rinaldo mostrandogli la sua immagine in uno specchio, anzi in uno scudo che fa da specchio, così che possa rendersi conto di come questa sia stata trasformata da eroe a molle amante di una strega. Nonostante le bellezze del giardino di Armida, Rinaldo rinsavisce e ritorna sul campo di battaglia; dopo essere andato sul monte Oliveto e aver chiesto il sostegno divino, riesce a vincere l’incanto della selva di Saron.

A quel punto i Cristiani hanno tutte le armi per poter combattere la battaglia definitiva, quella decisiva. Rinaldo uccide Solimano, Tancredi combatte ancora una volta con Argante, ma sempre in disparte, in una valletta dove non viene visto da nessuno e, dopo aver sconfitto il suo avversario e rimasto terribilmente ferito, viene soccorso da Erminia che almeno riceve questo sollievo di assistere e salvare l’uomo che ama. Un amore naturalmente impossibile.

Episodi collaterali significativi

All’interno di questo quadro complessivo ci sono alcuni episodi collaterali che però hanno un significato profondamente importante. Si pensi all’episodio di Olindo e Sofronia, all’inizio del poema, che si accusano di aver rubato l’immagine sacra di Maria necessaria per difendere la città e che vengono poi salvati da Clorinda o all’episodio del principe danese Sveno. Al termine dei venti canti, il poema si chiude con la conquista di Gerusalemme, la liberazione della città che ritorna ai Cristiani.

Canto I

Errante → aggettivo ambiguo, ‘che errano, che vagabondano’ o anche ‘che sbagliano’ → i cavalieri che vivono nell’errore. Nelle prime ottave, il narratore precisa l’argomento del racconto, invoca le muse e spiega a chi è dedicata l’opera, ossia ad Alfonso D’Este. Chiariti i rapporti con la tradizione letteraria e propensione per il modello epico rispetto a quello romanzesco. Tutto, nell’opera, ruota attorno al conflitto tra Cielo e Inferno. Tasso allunga la durata della crociata da tre a sei anni.

La narrazione parte con Dio che osserva i suoi uomini e decide che è tempo di nominare un capitano per portare a termine la missione: Goffredo, che possiede la purezza d’animo e la giusta virtù per il ruolo. Manda sulla Terra l’arcangelo Gabriele in sogno all’uomo e gli rende noto l’ordine di Dio. Svegliatosi, organizza un’assemblea dove spiega la necessità di eleggere un capitano e sarà Pietro l’Eremita, guida spirituale dei soldati, a proporre Goffredo. Il giorno successivo ordina che l’esercito sfili in rassegna. Qui Tasso riprende uno dei luoghi topici della tradizione epica e cavalleresca, facendo una descrizione dettagliata degli schieramenti facenti parte dell’esercito crociato, basandosi su fonti storiche. Troviamo qui le descrizioni di:

  • Tancredi→ prova un amore che gli fa disprezzare la sua stessa vita;
  • Rinaldo→ cristiano tipico eroe cavalleresco, affronterà un percorso di maturazione nel corso del romanzo;

Goffredo manda poi un messaggero alla corte greca per sollecitare l’aiuto del principe danese Sveno, che dovrà aiutare i cristiani. Contrapposizione fra la gioia trionfale dei cristiani e la preoccupazione all’interno di Gerusalemme. Re Aladino consolida le difese e si preoccupa del pericolo costituito dai cristiani residenti in città.

Canto II

Riprende il canto precedente. Ismeno è un convertito all’islam. Il canto inizia col furto della Vergine dal tempio dei cristiani, stratagemma suggerito dal mago Ismeno ad Aladino, che viene poi nascosta in una moschea, dopo che il mago ha pronunciato le sue misteriose formule. L’immagine, però, forse per intervento divino (PRIMO SCONTRO CIELO E INFERNO, CON VINCITA DEL CIELO), sparisce dalla moschea e l’incantesimo di Ismeno fallisce. Re Aladino vuole trovare il colpevole e minaccia l’intera popolazione cristiana. Per evitare una strage e salvare la comunità, Sofronia, una giovane vergine bellissima che ricorda una eroina biblica, spinta dalla virtù della fortezza (solitamente attribuita agli uomini. Sofronia viene fermata inizialmente dalla vergogna, però poi la forza vince su questa che diventa ardore), si autoaccusa, dichiarando di aver bruciato l’immagine per non farla cadere nelle mani sbagliate.

Passa osservata da tutti, ma lei non guarda nessuno mentre si dirige da Aladino e ne sostiene lo sguardo feroce. Offre il suo corpo altero = INVOCAZIONE AL MARTIRIO. Tentativo di Tasso di creare una figura che rappresenti la CRISTIANIZZAZIONE DELL’EROS. Sofronia ha raccontato una menzogna così bella, più della realtà dei fatti. Accetta la sua condanna al rogo.

A questo punto arriva Olindo, giovane innamorato di Sofronia, che vuole salvarle la vita. Si prende la colpa dicendo che lei da sola non avrebbe mai potuto fare tutto ciò. La donna lo guarda pietosa e lo rimprovera, è in grado di affrontare Aladino da sola. Olindo non si fa scoraggiare e i due iniziano a lottare fra di loro, chi vincerà avrà la vita salva = PARADOSSO.

Aladino si irrita davanti a questa discussione e condanna entrambi al rogo sullo stesso palo. Olindo si lamenta di come ciò che lo lega alla donna è la morte e non l’amore. Sofronia gli dice che dovrebbe pensare ad altro, come ad esempio le sue colpe; dovrebbe soffrire in nome di Dio e non di una donna.

Presentazione di Clorinda

Clorinda osserva la scena e si convince dell’innocenza di Sofronia, chiedendo al re una grazia in cambio del suo aiuto. Viene concessa e i due sono liberati, ma costretti a lasciare la città come molti altri cristiani, infine Sofronia accetta di sposare Olindo. Clorinda nel vedere Sofronia presenta il suo destino futuro.

Scena campo crociato nella seconda parte del canto. Due musulmani, Alete e Argante, sono giunti al campo per negoziare la pace, ma sono antitetici nell’atteggiamento: il primo, Alete, è un abile oratore, che minaccia Goffredo velatamente, mentre Argante esplode nella minaccia. Goffredo li congeda. Il canto si chiude con la forte fiducia dei cristiani nei confronti della loro vittoria della guerra contro i musulmani.

Goffredo non riesce a dormire la notte prima di arrivare a Gerusalemme.

Canto III

L’esercito cristiano arriva nei pressi della città e la vista provoca un fervore religioso. Le vedette li avvistano e iniziano i primi scontri sul campo. La scena militare viene osservata dalle mura della città dove ci viene presentata Erminia, principessa del Regno di Antiochia conquistato dai cristiani, che sta indicando a re Aladino i principali cavalieri dell’esercito crociato. Riferimento al terzo canto dell’Iliade di Omero (nella terza ottava), quando Elena dalle mura di Troia indica a Priamo i capitani greci. Tasso induce qui una teichoskopia, ossia una visione dall’alto delle mura, caricandola di un’intensità patetica e lirica nuova. Erminia è segretamente innamorata di Tancredi fin dai tempi della conquista di Antiochia e il suo sguardo è condizionato dai suoi sentimenti, portandola a parlare con metafore della prigionia amorosa tipico del linguaggio lirico.

Il canto è un intreccio di più punti di vista, alternati dal narratore, che miscela il tema amoroso e quello militare, con codici stilistici e linguistici che si intersecano. La descrizione di Erminia si interrompe e il focus torna sul campo di battaglia, dove avviene l’incontro tra Clorinda e Tancredi, che resta folgorato dall’apparizione della donna. Le chiede di sfidarlo a duello fuori dalla mischia e, non appena si ritrovano soli, si dichiara a lei. Clorinda sta per parlare, ma viene interrotta dall’arrivo di un soldato nemico che cerca di ferirla, ma viene salvata da Tancredi, che insegue poi l’aggressore.

Argante colpisce a morte Dudone (dalla corte degli Estensi), il capitano della schiera dei cavalieri. Rinaldo vuole vendicarsi immediatamente e lancia un nuovo attacco, ma viene fermato da Goffredo che impone la ritirata. Goffredo osserva la collocazione e l’organizzazione delle difese nemiche. Erminia conclude la rassegna degli eroi cristiani. Mentre l’esercito cristiano organizza il funerale di Didone con il discorso di Goffredo. Gli artigiani sono inviati alla foresta di Saron per procurarsi la legna necessaria per costruire le macchine da guerra.

Descrizioni e simbolismi

Per Tasso i primi 13 canti sono la prima parte, mentre gli ultimi 7 la seconda. Per lui il numero dispari è più bello. La prima crociata è un unicuum. Ottava 5 → senso di interiorità ed emozione religiosa fra i cristiani. Ottava 7 → la gente si allegra e duole al tempo stesso perché lì è nato e morto Cristo. Ottava 9 → Solimano scruta dalla torre l’esercito nemico e ne vede il luccichio delle armature. Ottava 18-19 → Aladino chiede ad Erminia di Tancredi e lei sospira, trattenendo le lacrime e le emozioni. Finge di odiarlo per nascondere il suo amore. Aladino comprende una cosa dal sospiro di Erminia, ma lei ne intende un’altra (sospiro d’amore). Anche lei conosce la magia. Ottava 21 → cambio scena. Clorinda ha una bellezza virile, è bionda. Scontrandosi con Tancredi perde l’elmo, ma comunque lei non riesce a riconoscere lui perché è tutto bardato. Qui il narratore commenta con un punto di vista passionato. Tancredi, dopo averla riconosciuta, indietreggia, ma lei lo attacca lo stesso. Si sente sfidato da 2 morti: amorosa e di vita. Non restituisce i colpi che riceve, ma cerca di combattere altri soldati. Ogni sguardo della donna colpisce al cuore. Vuole che lei sappia della sua identità di amante. Tancredi è già prigioniero di Clorinda, in quanto la ama. Trema al suo cospetto per amore. Le propone di uscire con l’intento di dichiararsi. Quando Clorinda viene attaccata da un soldato nemico, viene ferita e i capelli biondi si sporcano di sangue → sembrano l’opera di un gioielliere. Ottava 38 → Nessuno è al pari di Rinaldo ed è ancora molto giovane. Ottava 58 → Descrizione di Goffredo: ha qualità regali e imperiali come Augusto. Ottava 74 → Dal confuso al distinto. Ottava 75 → Tema della foresta (antico tema) come se la divinità fosse collegata al bosco. Abbattere gli alberi è un oltraggio, nessuno lo faceva. Descrizione topica della selva. Ottava 76 → Arte di nominare le specie degli alberi, gusto dell’elenco tipico latino.

Canto IV

Canto fondamentale in quanto entra in scena la maga Armida. Dagli inferi parte la controffensiva delle forze del male di Plutone (Lucifero) contro i crociati. Plutone convoca, con una tromba infernale che provoca un rumore più forte di un terremoto, (che secondo un’antica teoria aristotelica si producevano a causa dei vapori sotto la Terra) un concilio infernale (del quale si sentono i rumori e gli odori, ottava 2-3) e raduna le sue truppe composte da mostri e creature deformi (ottava 4 elenco delle creature con effetto sonoro). Il concilio rappresenta il caos e la confusione (sonora). Concerto disarmonico nella sua armonia. Contrapposto al primo canto dove avevamo la visione di Dio. Questo concilio tenterà in tutti i modi, nel corso della storia, di rompere la coesione cristiana, facendo leva sulle debolezze dei singoli cavalieri.

Il Satana di Tasso è ostinato e non vuole sottomettersi a Dio, vede nella crociata un nuovo affronto al suo potere. Ritratto diverso dal Lucifero dantesco. La prima mossa del concilio è quella dell’arrivo di Armida al campo crociato. La donna, istruita dallo zio Idraote, mago e signore di Damasco, ha il compito di distrarre i cristiani e allontanare la maggior parte dei cavalieri dal campo. Il suo arrivo segna l’irruzione nel poema del tema amoroso/erotico e della sensualità. Arrivata al campo, chiede udienza a Goffredo, presentandosi come una principessa spodestata dallo zio, cercando aiuto nei crociati. Armida è abile nell’inventare una storia che si poggia sui fondamenti del codice cavalleresco e cortese: una fanciulla, bisognosa di aiuto, si rivolge a dei nobili cavalieri. Buona parte dei soldati casca nel suo tranello e si mostra impaziente di aiutarla, nascondendo sotto il pretesto dell’onore cavalleresco, la passione amorosa che li infiamma. Goffredo intuisce il pericolo, perché teme gli inganni dei pagani e rifiuta il soccorso per dare precedenza alla causa cristiana. Nella sua consueta pietà natia è mosso dall’idea dell’utile, per cui se riuscisse ad aiutare Armida rimettendola sul trono, avrebbe in lei un’alleata per facilitare la conquista di Gerusalemme.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martibr31 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ancarani Fabio.
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