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  • Introduzione.1
  • Capitolo I. Storia economica, finanza e mercati finanziari.1
  • § 1.1 - La storia economica: definizione, ruolo e metodo.5
  • § 1.2 - La finanza: definizione e classificazione convenzionale.8
  • § 1.3 - Il sistema finanziario.11
  • § 1.4 - I mercati finanziari.16
  • § 1.4.1 - Gli attori protagonisti dei mercati finanziari: la Borsa.18
  • § 1.4.2 - I governi.23
  • § 1.4.3 - I mercanti, gli investitori e gli azionisti.26
  • § 1.5 - Gli intermediari finanziari: le banche.32
  • § 1.5.1 - Altri intermediari finanziari e le autorità di vigilanza.36
  • § 1.6 - Gli strumenti finanziari.40
  • Capitolo II. La nascita e lo sviluppo della finanza internazionale.40
  • § 2.1 - Lo scenario storico e la nuova geografia.46
  • § 2.2 - Il contesto politico: i governi ed i nuovi assetti geopolitici.48
  • § 2.3 - Le due rivoluzioni industriali.52
  • § 2.3.1 - L’innovazione tecnologica e le scoperte scientifiche della seconda metà dell’800.56
  • § 2.3.2 - Il finanziamento della rivoluzione industriale.59
  • § 2.3.3 - Il contesto socio-economico.65
  • § 2.4 - L’età dell’imperialismo.70
  • Capitolo III. Storia della finanza internazionale nel secolo 1800.70
  • § 3.1 - Introduzione: la tulipanomania, la bolla del Mississippi e la bolla dei Mari del Sud.81
  • § 3.2 - I Paesi Bassi: la Compagnia delle Indie Orientali, la Borsa e la Banca di Amsterdam.91
  • § 3.3 - L’Inghilterra: la Borsa di Londra, la Compagnia Britannica delle Indie Orientali e la Banca d’Inghilterra.101
  • § 3.3.1 - La simbiosi tra Inglesi e Olandesi.104
  • § 3.4 - La nascita della haute finance e la comparsa dei primi tycoons.115
  • § 3.4.1 - La storia di Amadeo Peter Giannini e la fondazione della Bank of America.122
  • § 3.5 - La Francia prima e dopo Napoleone.134
  • § 3.6 - Gli Stati Uniti d’America.139
  • § 3.7 - Le crisi finanziarie di metà ‘800.148
  • § 3.8 - Il primo mercato finanziario globale: il Gold Standard.153
  • § 3.9 - La Prima Guerra Mondiale e la fine del Gold Standard.156
  • § 3.10 - Conclusioni.158
  • Glossario166
  • Bibliografia

Capitolo I: storia economica, finanza e mercati finanziari

1.1 La storia economica: definizione, ruolo e metodo

La storia economica, per definizione, è la disciplina che analizza e studia i fenomeni economici nell’evolversi del tempo di una determinata area geografica, indagandone origine e cause quali l’andamento dei redditi in base alle condizioni di vita, l’integrazione dei mercati e le di esse interazioni su basi politiche, tecniche e culturali.

Ma cerchiamo di capirne meglio addentrandoci più nei particolari.

Essa entra a far parte delle scienze sociali già durante l’Illuminismo, ovvero nel XVII secolo, ma è solo con la pubblicazione della “Mano invisibile” da parte dell’economista Adam Smith, durante la rivoluzione industriale, che nacque la definizione moderna di economia, così come noi oggi la conosciamo.

Infatti, fu proprio con la rivoluzione industriale che i sistemi produttivi e le economie iniziarono a subire un processo che avrebbe portato ad un radicale stravolgimento socio-culturale, economico e tecnologico.

Le prime accademie vennero avviate nella Germania di inizio 1800 e di lì a poco tempo si diffusero prima in tutta Europa e successivamente negli Stati Uniti.

La storia economica è dunque la materia che si occupa di studiare le economie: gli eventi economici avvenuti in passato, le politiche economiche inserendole nel loro contesto sociale, politico e culturale, i mercati che hanno contribuito al decollo dell’economia stessa, sia nel breve che nel lungo periodo.

Nel breve periodo studia ed analizza tutto ciò che rimane invariato nei fattori fondamentali dell’economia, mentre nel lungo periodo esamina le cause e l’evoluzione della crescita dei vari sistemi economici. 1

La ricerca si basa sulla combinazione di metodi storici e statistici e la teoria economica viene applicata non solo ad istituzioni storiche ma anche a vari argomenti come la finanza, 1la tecnologia, il lavoro e gli affari.

Per fare ciò gli studiosi utilizzano dati quantitativi, statistici ed econometrici, e fonti qualitative, storiografiche, in modo tale da comprendere il periodo storico nel quale si sono verificati i più significativi eventi economici.

Essi si concentrano sulle dinamiche istituzionali dei sistemi di produzione, lavoro e capitale di un preciso momento, seguendo la classificazione tripartita di misurazione dello sviluppo economico, propria dell’economia classica, ma anche su altri fattori quali le risorse a disposizione, la tecnologia ed i governi che definiscono la possibilità di accesso all’uso delle risorse.

Parte fondamentale dell’analisi storica-economica è sempre l’uomo e la sua capacità nel corso del tempo di impiegare le risorse materiali ed immateriali a sua disposizione per creare ricchezza e sviluppo, soddisfare tutti i suoi bisogni essenziali e non.

Questa interdipendenza tra popolazione, risorse e tecnologia, nell’economia è condizionata dalle istituzioni sociali, compreso i valori e gli atteggiamenti mentali.

Tale complesso di variabili viene talvolta definito “contesto socioculturale” oppure “matrice istituzionale” dell’attività economica.

Lo studio accurato di questa disciplina ci permette di comprendere i fenomeni economici attuali, come il consumo di massa e la globalizzazione, attraverso l’analisi degli avvenimenti accaduti nel passato, di individuare le leggi generali che regolano le fasi di crescita e di crisi dei sistemi economici capitalistici, di migliorare la comprensione dei fatti storici attraverso l’economia, di contribuire al dibattito corrente e di fornire gli strumenti necessari per affrontare gli eventi economici presenti attraverso lo studio di quelli del 1 Di Taranto, G., (2013). La Globalizzazione Diacronica. Torino: Giappichelli Editore; pag.162 passato, traendone lezioni e soluzioni e di spiegare in che modo si è evoluta l’economia mondiale e le cause della sua disomogeneità.

I metodi utilizzati, sono fondamentalmente due, in primis quello della scuola classica, che nacque in Inghilterra tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX, ad opera di Adam Smith, David Ricardo e Thomas Robert Malthus, di tipo logico-deduttivo, il quale partendo da norme astratte ma comuni di comportamento dei singoli soggetti economici, cercava di individuare le uniformità che regolavano il sistema economico ed i rapporti tra le sue grandezze interne.

Il metodo deduttivo, in breve, si fondava su un postulato dato e sulla conseguente scoperta di leggi che governavano il corretto funzionamento economico dell’andamento sociale.

Il secondo, invece, che si opponeva al primo sopracitato, apparteneva alla scuola storica, che aveva come esponenti principali Roscher, Hildebrand e Knies, era di tipo induttivo, ovvero, a differenza della scuola classica, essi rifiutavano l’esistenza di leggi universali applicabili a tutta la storia economica nel suo essere e divenire, e che, la condotta di ciascun uomo fosse dettata solo ed esclusivamente dall’interesse economico, anzi, secondo gli studiosi della scuola storica, l’agire umano era la risultante di molteplici fattori di carattere etico, sociale, religioso e politico.

Il metodo induttivo privilegiava perciò l’osservazione dei fatti per giungere ad una sintesi, la più completa possibile dell’attività umana, a differenza di quello deduttivo che adoperava la storia economica come strumento di elaborazione teorico.

Essi condussero l’economia sulla base di un maggiore pragmatismo che ne riconosceva il compito di individuare leggi e regolarità, ma negava a queste il carattere dell’universalità.

Sostenevano inoltre, che le leggi economiche fossero relative perché soggette all’azione di vari fattori e di determinate contingenze storico-geografiche, ambientali ed istituzionali. 3

Ciò condusse ad una periodizzazione della storia economica che trovò la sua massima espressione nella teoria degli stadi dello sviluppo.

Con il passare del tempo, date le evoluzioni che si ebbero, e i sempre crescenti strumenti a disposizione degli studiosi, sia matematici che statistici, il pensiero classico fu sottoposto a rigorosa critica e, mentre il metodo logico-deduttivo lasciava sempre più spazio a quello induttivo, nacquero in Europa negli anni ‘70 del 1800 molteplici scuole di pensiero, come quella marginalista e quella socialista, fino a giungere alla dottrina istituzionalista americana che poteva considerarsi una “costola” della nuova scuola storica tedesca, avendo molti docenti di economia statunitensi studiato proprio in Germania.

La rottura con le teorie della scuola storica tedesca si ebbe con le teorie keynesiane, accompagnate ad un sempre crescente numero di cattedre universitarie e studi e dunque di approcci scientifici alla materia.

Oggi possiamo affermare che la nuova storia dell’economia è nata in opposizione alle interpretazioni neomarxiste e storicistiche; non a caso i maggiori studiosi di riferimento si sono formati negli Stati Uniti nel secondo dopoguerra.

La storia economica possiede numerose sotto-discipline, come la storia finanziaria ed aziendale, e proprio di materia finanziaria andremo a parlare nel secondo paragrafo di questo elaborato. 4

1.2 La finanza: definizione e classificazione convenzionale

La finanza per definizione è la disciplina economica che studia i processi e le scelte di investimento e finanziamento, soffermando l’analisi sul lato prettamente tecnico, cioè pricing, hedging e valutazione delle attività oggetto dell’investimento o del finanziamento stesso.

L’etimologia della parola deriva dal latino finis “fine, termine, cessazione”, e si occupa degli strumenti finanziari che consistono in tutte le forme contrattuali attraverso le quali gli operatori economici si accordano per trasferire moneta nello spazio, per effettuare e ricevere pagamenti, per trasferire moneta nel tempo, per concedere o ricevere credito, o per trasferire il rischio riguardante incassi o pagamenti futuri ed incerti.

Se pensiamo a quando possa essere cominciata la storia della finanza internazionale, andando a ritroso nel tempo e considerando solo ed esclusivamente le fonti scritte ed i ritrovamenti a nostra disposizione, le prime testimonianze, intese come scambi di rapporti interpersonali a livello economico di tipo “primitivo” risalgono alle Bullae di argilla2 dell’antica Babilonia.

È dunque alle civiltà che millenni fa erano situate in Medio Oriente e sulle coste del Mediterraneo, che risalgono i primi commerci su breve, media e lunga distanza, su una serie di centri di vendita disseminati lungo le coste, che portarono alla nascita delle prime associazioni mercantili, le prime società di capitali per finanziare le spedizioni, le prime tipologie di contratto per eseguire gli scambi e le transazioni, fino all’introduzione della moneta come valuta di scambio, universalmente riconosciuta.

I fattori alla base della nascita della finanza furono principalmente il commercio su lunghe distanze e gli asset produttivi di lunga durata.

Infatti, sia i mercati di beni e servizi, sia 2 Neal, L., (2019). Storia della finanza internazionale, dalle origini ad oggi. Trento: Il Mulino Editore. pag. 29-38; 5 quelli di beni patrimoniali, richiedono una qualche forma di finanziamento che colmi il divario temporale tra quando viene raggiunto l’accordo su una determinata transazione e quando si verifica l’effettiva consegna o quando la struttura viene ultimata.

Gestire i benefici derivanti dai commerci e dalle transazioni finanziarie è da sempre molto difficile e spesso genera conflitti, ecco perché tutte le operazioni finanziarie di istituzioni come le banche o le borse, sin dagli albori della società, e come ci mostra l’esperienza a posteriori di determinati avvenimenti che affronteremo in questo elaborato, devono essere regolamentate dalle autorità governative.

Le prime che furono in grado di gestirsi autonomamente ed autogovernarsi, furono le Città-Stato Italiane, le quali si svilupparono dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, e furono protagoniste della finanza europea per secoli, ed attraverso una serie di metodi e strumenti innovativi, presentarono al mondo il concetto di finanza moderna.

Esse infatti furono le ideatrici di due strumenti finanziari come la cambiale, introdotta dai mercanti italiani per finanziare tutti i commerci nel continente europeo medioevale dal Mediterraneo fino al Mar Nero, ed il debito sovrano, sviluppato dalle Città-Stato in forma di rendita perpetua, entrambi studiati come forma di elusione dei divieti religiosi sull’usura vigenti nell’Europa cristiana e di finanziamento per le continue guerre che codeste città subirono durante tutto il Medioevo.

Questi nuovi strumenti e soprattutto le nuove tecniche di finanza introdotte, furono determinanti per la creazione di mercati vitali.

Tra le più importanti città italiane vanno ricordate in primis, Firenze, in particolare nel periodo rinascimentale, sotto la guida della famiglia Medici, la cui banca è stata decantata3 da De Roover [1963], Venezia ed anche Genova, ricordando i genovesi come coloro che riscuotevano gli interessi nei cambi di valuta, necessari per regolare i conti tra i Principi ed i regnanti europei con i mercanti di tutta Europa.

3 De Roover, R., (1963). The Rise and fall of the Medici Bank, 1397-1494. Cambridge, Mass., Harvard University Press; 6

La loro abilità nel promuovere l’espansione del commercio e della produzione di attività non militari furono alla base dell’ulteriore sviluppo del capitalismo finanziario prima nei 4 Paesi Bassi e poi in Gran Bretagna.

E proprio a queste due grandi nazioni, si deve il merito, a cavallo tra i secoli 1600 e fine 1800 di aver dato vita alla finanza così come ora la intendiamo.

Oggi possiamo, grazie all’evoluzione avvenuta attraverso secoli di innovazioni, suddividere la finanza in cinque campi.

Innanzitutto la finanza personale che riguarda il financial planning di debiti e crediti che fanno capo al singolo soggetto ed il risparmio; poi abbiamo la finanza aziendale, detta anche Corporate Finance o finanza d’impresa, che si occupa della ricerca e della selezione di fonti finanziarie e dell’investimento di risorse da parte delle imprese, nonché della politica dei dividendi.

La terza è la finanza commerciale, detta anche Trade Finance, che si occupa di gestire il preciso campo del commercio nazionale ed internazionale nel caso dell’export.

Ancora, troviamo la finanza pubblica, riguardante le tematiche della ricerca e dell’impiego di risorse finanziarie da parte della pubblica amministrazione ed infine la finanza internazionale che si occupa delle attività di scambio, tra più paesi, di debiti e crediti, espressi in moneta o altre attività finanziare, quali ad 5 esempio cambiali, titoli e contratti a più o meno lunga scadenza.

Questo breve excursus sulla finanza ci ha introdotto numerosi concetti chiave che andremo ad approfondire nei paragrafi successivi dedicati al sistema finanziario ed ai principali attori coinvolti.

4Neal, L., (2019). Storia della finanza internazionale, dalle origini ad oggi. Trento: Il Mulino Editore. pag. 45-47;

5 Negri, C., Barile, G., a cura di, (1998). Enciclopedia della Finanza. 1. Ed. Cernusco s/N (MI): Garzanti.7

1.3 Il sistema finanziario. I principali attori: i mercati, gli intermediari finanziari e gli strumenti finanziari

Abbiamo trattato nel paragrafo precedente la finanza in generale, nella sua evoluzione storica attraverso i secoli, fino alla sua accezione moderna.

Andiamo ora ad analizzare l’intero sistema finanziario ed i principali attori protagonisti ad esso collegati.

“Il sistema finanziario è una complessa infrastruttura che consente alle famiglie, alle imprese, alle amministrazioni pubbliche e agli altri operatori economici di effettuare 6 pagamenti, trasferire risorse e gestire rischi.”

I sistemi finanziari esistenti nel mondo avanzato si dividono in due famiglie fondamentali: quelli “basati sulle banche”, presenti ad esempio in Giappone, Germania e Italia, e quelli “basati sui mercati”, tipici dei paesi dell’area anglo-americana.

L’analisi empirica non ha trovato, in generale, evidenza probante che uno dei due modelli sia stato in passato 7 migliore dell’altro nel favorire lo sviluppo economico.

Ciascuno ha avuto i suoi meriti, secondo le circostanze.

Fra i due modelli tradizionali di struttura finanziaria – più mercati, più banche – si è insinuata negli ultimi anni una variante del primo modello: essa comunque presuppone l’esistenza di mercati dei capitali ampi e spessi, ma è basata su pseudo-intermediari finanziari diversi dalle banche.

Protagonisti ne sono i fondi di private equity (PE), concetto in cui facciamo rientrare anche i capitalisti di ventura (venture capitalists, VC).

Dunque soggetti che acquistano azioni delle imprese, non prestano loro risorse in senso tradizionale, e tuttavia sono sia prestatori sia azionisti, perché il patto implicito con le imprese nelle quali si coinvolgono è che ne usciranno dopo un certo tempo, lungo ma definito, appunto rivendendo sul mercato le quote di proprietà acquisite.

6 Battistini, E., (2021). Stabilità finanziaria [online]. Banca d’Italia. [Consultato il 16 Gennaio 2023]. Disponibile da: www.bancaditalia.it/compiti/stabilita-finanziaria/index.html;

7Levine, R., (2002). Bank-Based or Market-Based Financial Systems: Which Is Better?, Journal of Financial Intermediation, 11, pp. 398-428. 8

Nel frattempo, soprattutto se sono fondi di VC, si ingeriscono nella gestione dell’azienda.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mikelemy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Bonoldi Andrea.
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