Parte 2 appunti SE 2’ parziale
Infatti, l’Italia avvia un’autosufficienza illusoria attraverso la costruzione di diverse strade; illusoria perché per quanto il regime tentasse di sostituire, la sostituzione stessa non era del tutto possibile.
Errore gravissimo da parte dell’Inghilterra è l’imposizione di sanzioni, perché avvicina l’Italia alla Germania Hitleriana: l’Italia non poteva fare a meno delle materie prime che importava dalla Germania, soprattutto carbone.
Si stringe allora l’alleanza Hitler-Mussolini, le simpatie si acuiscono a partire da questo periodo, grazie alla guerra di Spagna e altri eventi che fanno dipendere l’economia italiana in gran parte da quella tedesca nonostante i proclami del regime.
Franco rimane neutrale, la Spagna nonostante il sostegno ricevuto nella guerra civile non entra in guerra. Se questo non fosse accaduto, se Mussolini avesse seguito il percorso di Franco, forse il regime non sarebbe crollato, il ’36 è il periodo in cui il regime liberale raggiunge il massimo consenso.
Oltre che difendere il prestigio nazionale, Mussolini voleva avviare il piano autarchico per:
- Il rifornimento di materie prime.
- Il crescente squilibrio della bilancia dei pagamenti: questa anche in virtù della crescente dipendenza dall’estero per le materie prime, era in crescente squilibrio aggravato anche dalla politica militare italiana. Dopo l’avvio della crisi del 1929 si creano 2 blocchi monetari: da un lato Inghilterra e Usa che escono dal sistema, dall’altro il blocco oro che aveva la conseguenza di accentuare la deflazione, rimanere agganciati all’oro per Francia e Italia significava consolidare la deflazione.
=> L’Italia esce dal blocco dell’oro e finalmente svaluta la propria moneta.
Cosa fa il regime per portare avanti l’autarchia?
- Controllo statale del commercio con l’estero e della valuta = ulteriore elemento collegato al dirigismo statale, lo stato aveva il monopolio del commercio con l’estero; viene creato il Ministero per gli scambi e valute presieduto da Guarneri che doveva sovrintendere agli scambi commerciali con l’estero, coordinare i servizi import-export, regolare l’approvvigionamento dall’estero nell’interesse dello stato italiano; un controllo relativamente capillare degli scambi commerciali e delle valute.
- Impulso alla produzione agraria e cerealicola = è un tentativo di rendere la produzione cerealicola interdipendente, attraverso gli ammassi obbligatori fatti presso consorzi agrari provinciali, cioè organismi operativi inizialmente privati che dovevano ammassare il prodotto del proprio lavoro presso queste istituzioni per fare in modo che l’offerta dei prodotti alimentari, e quindi il loro prezzo, fosse strettamente controllato da questi organismi.
- Politica industriale di sostegno dello stato = aspetto molto importante legato alla politica industriale, si compie attraverso a) una nuova politica e b) la creazione di zone industriali agevolate.
Lo stato sostiene l’impresa privata (=quelle dell’Iri) e pubblica attraverso la spesa pubblica militare, la difesa, il riarmo.
Questo intervento dello stato fa sì che nella seconda metà degli anni ’30 ci sia un mini boom industriale di alcuni settori cioè l’industria chimica, per il consolidamento dell’Agip nata nel 1926, con obiettivo di produrre petrolio, e incremento della Montecatini. Per l’ambito pubblico viene creata una nuova impresa, l’ANIC, a Livorno e Bari, il cui scopo era quello di ottenere combustibili attraverso processo di idrogenazione sostitutivo del petrolio. Lo stato conosce una progressione importante.
Per l’industria siderurgica viene invece lanciato il Piano Senigaglia: prevedeva un forte aumento della capacità produttiva della siderurgia nazionale, incentrato sulla costruzione dello stabilimento di Genova-Cornigliano e sull’integrazione verticale delle lavorazioni a Piombino e Bagnoli.
Industria meccanica: nell’ambito di questa industria l’Iri svolse un ruolo importante, viene inaugurato il Centro Industriale Aeronautico di Pomigliano d’Arco tramite l’Alfa Romeo.
La Fiat si consolida come grande impresa privata (nel ’23 aveva inaugurato il Lingotto) inaugura la Fiat Mirafiori, un nuovo stabilimento per la produzione della Fiat Balilla 508 (= “vera e superba automobile” per ogni esigenza). Ha inizio la motorizzazione di massa in Italia.
Altro aspetto importante è:
3b) La creazione di zone industriali agevolate = zone al di fuori del classico triangolo industriale in cui, per la presenza di economie esterne, vengono incentivate attività produttive con i tradizionali modi di fare.
Sono localizzate alla periferia di Venezia, dove già esisteva la Sava (produttrice alluminio), a Ferrara dove si insediano Montecatini e Fiat, a Livorno dove si insedia l’ANIC, a Carrara e Bari.
Infine, con l’intento di italianizzazione anche la zona di Bolzano, qui la popolazione tedesca era la maggioranza, allora il fascismo cerca di integrare questi territori nell’economia italiana.
Quali gli effetti di medio periodo della politica industriale autarchica avviata dal regime nella seconda metà degli anni ’20? Questa politica contribuisce alla formazione dell’assetto tecnico-territoriale-sociale che permette il cosiddetto miracolo economico italiano.
Il processo di industrializzazione si estende al di fuori dell’Italia del Nord Ovest e il PIL industriale (secondo il censimento di metà anni ’30) ha un sorpasso, per la prima volta nella storia italiana il contributo fornito dal settore industriale alla formazione del PIL supera quello dell’agricoltura. => L’Italia è un paese industriale.
Ideologia del welfare fascista: andare verso il popolo
Questo era uno degli obiettivi di propaganda; si cerca di andare incontro al popolo italiano con una ideologia (sempre fascista) che aveva come scopo un forte inquadramento delle masse e supporto di queste attraverso iniziative di carattere solidale => solidarietà internazionale, nasce il sentimento del “dover dare”.
Lo Stato si impegnava per trasformare gli interessi del singolo in internazionali.
Nasce allora una filiera di istituti di dimensione nazionale, come ad esempio la ONMI opera nazionale maternità e infanzia, oppure l’opera nazionale dopolavoro, gli enti opere assistenziali… (slide 17 pp.VII). Avevano caratteristiche comuni:
- Organizzati dall’alto.
- Controllati dal PNF, partito nazional fascista.
- Carattere anti-democratico, anti-partecipativo.
Giudizio sull’andamento dell’economia nel corso del ventennio: è un tema su cui ancora ci si interroga, per alcuni positivo per altri prevalgono gli aspetti negativi.
Sicuro è che l’economia sicuro nel periodo fascista conosce una fase di ulteriore modernizzazione.
Il fascismo coincide allora con una fase di ristagno? Produce arretratezza o ulteriore modernizzazione economica? Ecco i due grafici che descrivono la situazione di allora.
Potremmo dire che il periodo liberale e fascista sotto molti punti di vista possono essere messi sullo stesso piano. Il periodo fascista viene profondamente segnato dalla crisi del 1929.
Mettendo a confronto i dati macroeconomici arriviamo a capire che al carattere autoritario e anti-democratico del regime, corrisponde una crescita economica con compressione dei salari e non solo. Vi fu un consolidamento del processo di modernizzazione del paese, il fascismo non fu una parentesi economica, non è stato una parentesi.
Durante il ventennio fascista, con le modalità precedentemente descritte, l’economia italiana si è mossa, non c’è quindi stato solo un ristagno ma anche innovazioni istituzionali come IMI e IRI dimostrano. Questi rimangono poi dopo e diventano pilastri fondamentali per la crescita economica del nostro paese, ma c’è un problema: nonostante la crescita, la creazione di organismi e istituzioni, il fascismo fa arrivare l’Italia impreparata alla 2’ guerra mondiale. Mussolini perde la scommessa. Il fascismo fa drammaticamente arrivare l’Italia impreparata al conflitto mondiale, il paese è drammaticamente impreparato alla guerra.
=> L’Italia entra in guerra con Gran Bretagna e Francia: Mussolini scioglie le riserve e getta il paese in un tunnel da cui uscirà stremato.
L’entrata in guerra dell’Italia
L’Italia passa dal neutralismo iniziale a prendere una posizione seppur tardiva nel giugno 1940. Interviene a fianco della Germania nazista di Hitler, la Germania nazista.
Mussolini fa un azzardo politico: quando Hitler sembrava vincere facile, Mussolini entra in guerra a giugno 1940; l’entrata fa emergere alcune criticità, due in particolare (favorite dal fatto che la guerra che sembrava vinta facilmente da Hitler, non andò così).
- Crescenti difficoltà finanziarie che dal 1942 innescano un grave e destabilizzante processo inflativo = lo si era cercato di arginare con il circuito monetario o dei capitali, ovvero il pensiero teorizzato da Paolo Thaon di Revel a partire dal 1939 nel “circuito dei capitali”.
- Disorganizzazione produttiva = punto su cui i critici insistevano particolarmente, dicevano che sì l’Italia si stava modernizzando ma non abbastanza per entrare in guerra.
Circuito dei capitali = Thaon di Revel sosteneva che la spesa bellica determinasse un aumento dei prezzi/inflazione, allora per evitarlo era necessario ricorrere ad alcuni fattori:
- Maggiore imposizione fiscale.
- Obbligatorietà della sottoscrizione dei titoli di Stato da parte delle banche.
- Congelamento della maggiore liquidità connessa alla circolazione monetaria.
Sono quindi questi i 3 fattori che, secondo lui, determinano un controllo dell’andamento dei prezzi, in una situazione in cui la spesa in deficit dello stato aumenta rapidamente.
Nel 1943 gli stabilimenti ausiliari sotto il controllo del Fabbriguerra (= sottosegretariato di stato per le fabbricazioni di guerra) erano quasi 1800 con più di 1 milione di addetti.
Al termine del 1941 centinaia di essi sospendono le produzioni per mancanza di materie prime, l’Urss non dava più le materie prime per alimentare la produzione.
Un dato che esprime questo andamento negativo della produzione industriale è l’indice generale della produzione industriale: mostra, infatti, che nel 1940 l’indice generale della produzione industriale era pari a 110, poi però nei due anni successivi precipita a 89 (nel 1942) e 70 (nel 1943).
Ai problemi della produzione industriale, alle sconfitte militari si aggiungono altri fattori: come ogni paese che conosce traversie economiche, anche l’Italia deve affrontare a fronte dei problemi della produzione industriale, dei contraccolpi politici quindi ripercussioni politiche e militari fino alla caduta del regime fascista.
Caduta del fascismo
L’Italia tenta sia sul fronte occidentale che balcanico, in quest’ultimo aggredisce la Grecia ma fallisce, nel 1943; l’Albania è persa, in Jugoslavia affronta diverse traversie contro il generale Tito, poi c’è la questione delle colonie.
L’Italia viene sconfitta in Africa Settentrionale (battaglia di El Alamein in Egitto contro il generale Montgomery, 1942) e in Africa Orientale (perdita delle colonie appunto); nel fronte africano l’Italia perde l’Etiopia. Poi l’Italia viene sconfitta in Russia, l’armata italiana è di fatto distrutta (se ne parla molto nella letteratura italiana ad esempio).
Nell’estate del 1943 c’è lo sbarco anglo-americano in Sicilia che segna una svolta da un punto di vista politico perché di lì a poco il regime fascista, a fronte di difficoltà e sofferenze, perde capacità egemonica e con gli scioperi di Milano e Torino a marzo 1943 viene segnata la caduta del regime di fatto perché questi segnano la rottura del consenso popolare verso il Fascismo.
25 luglio 1943, caduta del regime -> ultima seduta del Gran Consiglio del fascismo.
Si riunisce il Gran Consiglio del fascismo e su proposta di Dino Grandi, ministro della Giustizia, viene votata la sfiducia a Mussolini decretando la caduta del regime.
Mussolini viene arrestato e portato in montagna in esilio; al suo posto arriva il generale Badoglio che decide di continuare la guerra, l’Italia deve continuare contro gli alleati per poi dopo 45 giorni (detti i giorni di Badoglio) arrendersi all’evidenza.
Altra data fatidica = 8 settembre 1943, giorno in cui Eisenhower legge (ai microfoni di Radio Algeri) il proclama che sancisce l’armistizio con gli alleati.
Di conseguenza il re e i suoi ministri compreso il capo del governo Badoglio fuggono da Roma e vanno a Brindisi, evidenziando il dramma di un paese ora senza comando, infatti la fuga del re, ministri (governo) evidenzia la fine dello stato fascista italiano, il dramma di un paese senza guida in quanto i comandanti se ne erano andati.
=> L’Italia era un paese sottoposto alla rappresaglia dell’ex alleato, la Germania.
(Fenoglio scrive il punto di vista di un soldato di fronte all’8 settembre, slide 29 pp.VII).
Si crea quindi un paese allo sbando.
Sempre nel 1943 Mussolini viene liberato e fonda la Repubblica di Salò, a cui aderiscono i cosiddetti repubblichini: si trattava della Repubblica Sociale Italiana, regime collaborazionista della Germania ed esistita tra 1943 e 1945.
La guerra aveva provocato 60 milioni di morti, in gran parte in Italia per i bombardamenti (quasi pari a quelli della Germania).
2 giugno 1946 è la data che segna il Referendum quindi la nascita della Repubblica italiana + le elezioni per l’Assemblea Costituente.
Evento che segna il passaggio da un regime all’altro = il Referendum del 2 giugno ‘46.
Viene fatto per decidere il nuovo assetto istituzionale italiano, l’esito è frastagliato perché sancisce la vittoria della repubblica sulla monarchia ma si trattò di una vittoria risicata, come dimostrano i dati (slide 31 pp.VII).
- Nord Italia = voti repubblicani.
- Sud Italia = “ ” prevalentemente monarchici.
Il referendum sancisce una rottura sotto il profilo istituzionale ma continuità sotto il profilo dei rapporti tra istituzioni ed economia.
La ricostruzione/“creazione di nuove basi”
Il paese, in virtù dei bombardamenti degli alleati ecc, era un paese distrutto: i danni maggiori erano localizzati nell’agricoltura, settore primario e agricolo in generale, l’edilizia civile e infrastrutture (porti, canali, rete ferroviaria particolarmente colpite dai bombardamenti).
Solo uno stabilimento, quello di Cornigliano Ligure, viene smantellato dai Tedeschi che se lo portano via; i danni agli impianti industriali erano inferiori rispetto a quelli di infrastrutture, edilizia civile e agricoltura. I danni toccano tutte le città italiane.
Gli alleati si accaniscono soprattutto sulle ferrovie, ecco le perdite:
- 25% dei binari.
- 60% delle locomotive distrutte (non esisteva più).
- 70% delle carrozze distrutte.
- 10% dei ponti interrotti -> la circolazione viene impedita.
- 20% dei mezzi urbani.
Viene avviata la ricostruzione fisica/materiale di agricoltura + infrastrutture + settore industriale, quest’ultimo è un settore che doveva essere profondamente riconvertito e aveva necessità anche di ammodernamento sotto il punto di vista dell’organizzazione (torna qui il discorso dell’Enios e della sua missione di introdurre il fordismo in Italia).
Problemi del dopoguerra
Problemi del dopoguerra -> Quali i problemi del dopoguerra? 3 i principali problemi.
- Inflazione = aumento della spesa pubblica, determinato da una sovra-emissione di carta moneta sia da parte della Banca d’Italia che degli alleati, i quali man mano che procedevano da sud verso nord (per la liberazione) facevano ricorso a una particolare carta moneta detta Am-Lire con cui pagavano i servizi legati alle operazioni belliche (es. le truppe).
- Disoccupazione = sia agricola che industriale, per effetto dei problemi di riconversione; riguarda circa 2 milioni di lavoratori perché a seguito del ’42 c’è un aumento dei prezzi, dato a sua volta da un aumento della spesa pubblica, dato a sua volta dall’aumento delle spese militari.
- Strozzatura della bilancia dei pagamenti = determinata dalla scarsità di materie prime, dalla difficoltà di export dipese la scarsità di risorse monetarie che avrebbero dovuto finanziare le importazioni di materie prime.
-> Am-Lire = Allied Military Currency, rappresenta il 22% della circolazione monetaria italiana nel 1945.
Chi provvede a risanare la circolazione monetaria in Italia e a stabilizzare il sistema economico?
Luigi Einaudi, un economista di orientamento liberista che si era già pronunciato in diverse congiunture del sistema italiano; nel dopoguerra diventa subito governatore della Banca d’Italia e poi viene chiamato da De Gasperi come ministro del Bilancio nel suo governo (luglio-novembre 1947).
Einaudi applica i dettami della politica liberista: la linea Einaudi è una linea deflativa/di austerity, simile alla linea deflativa adottata (in contesto diverso) a metà anni ’20 da Volpi con quota 90, l’ispirazione è esattamente la stessa. Einaudi sancisce la sconfitta della linea delle sinistre che puntavano su altri 2 provvedimenti:
- Il cambio della moneta, propedeutica a una imposta per coloro che presentavano le vecchie lire a fronte di nuove lire, nel tentativo di produrre una diminuzione della circolazione monetaria e una tassazione a chi presentava nuove lire.
- Introduzione di un’imposta patrimoniale/imposta sui patrimoni, è il secondo punto della sx sinonimo di una politica fiscale aggressiva, ma non basta e allora subentra la Linea Einaudi.
Si avvia la linea Einaudi (come quota 90) prevede alcuni provvedimenti:
- Aumento riserve obbligatorie: una parte di depositi che le banche dovevano depositare nella Banca d’Italia per tutelare i risp
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Storia Economica - 2 parziale PT 1/2
-
Appunti Metodi - pt. 2
-
Appunti corso Bioingegneria cellulare pt.2
-
Appunti parziale Storia dell'Architettura 2