Storia dell’educazione (27/9)
16/11: prova intermedia facoltativa su 4 domande su un libro.
Spiegazione: cerca di capire come il concetto di educazione/istruzione ingloba le istituzioni educative, processi educativi, luoghi dell’educazione, i metodi educativi, sia mutato nel corso dei secoli.
Attori/protagonisti del processo educativo: famiglia, scuola, chiesa/religione che istruisce, studenti in luoghi educativi come società, scuola fisica, oratori, casa, ambiente lavorativo, gruppo dei pari (colleghi), internet, tv, radio, giornali per i genitori.
Storia dell’edu in età moderna dal medioevo (1300/1400).
Le 4 fasi storiche
Corso diviso in:
- Il primo 1300/1400, uscita dal medioevo/laicità.
- Seconda 1500/1600, età confessionale cioè un’età caratterizzata dalla confessione religiosa. Religione domina.
- Terza 1700, illuminismo, età di nuovo laica, chiesa perde la forza.
- Quarta fine 700 inizio 800, rivoluzione francese verso l’età contemporanea.
Le 5 caratteristiche dell’edu in età moderna
- Processo di alfabetizzazione graduale della società.
- Differenza tra cultura popolare, per poveri, e cultura elitaria, per i pochi ricchi.
- Distinzione netta tra pubblico, il popolo conta poco, e privato.
- Graduale affermazione della scuola come luogo privilegiato, non esclusivo quindi non c’è solo quello ci sono anche oratori ecc., per la trasmissione della conoscenza.
- Progressiva affermazione della centralità della famiglia.
Trasformazioni da società medievale a moderna
Che trasformazioni/cambiamenti ci sono da società medievale a moderna, è tutto collegato:
- Politiche perché finisce l’età feudale e ci si sposta dalle campagne alla città, i centri urbani nel 1200/1300 si affermano, più si affermano identità politiche come i comuni, poi le signorie. Queste trasformazioni modificano i bisogni della popolazione tra cui l’educazione perché i nuovi cittadini, masse, vogliono essere educati, es. leggere e scrivere, per avere relazioni e interagire dato che in città non si è isolati come in campagna.
- Socioeconomiche perché si passa da una società agricola e una economia rurale a una società e un’economia urbana, l’agricoltura non sparisce ma non è più l’unica, caratterizzata da mercati, commerci, banche. Si sviluppano nuovi ceti sociali, più avanti la borghesia ad es. Il borghese ha un ruolo diverso dal contadino perché la borghesia non era nobile ma nemmeno dipendente da nessuno. I borghesi, al contrario dei contadini che pensavano ai propri padroni e alla chiesa, avevano aspirazioni diverse e perciò il borghese, essendo non isolato e non “fuggendo dal mondo” come erano invece i contadini che non avevano interesse ad istruirsi dato che dovevano solo lavorare, chiede istruzione per conoscere, contare i soldi.
Le trasformazioni religiose e culturali (28/9)
- Religiose: cambiano i valori/ideali/principi perché nel medioevo l’uomo si isolava, mortificava se stesso per arrivare a Dio. Ora invece la chiesa, anche se non sposa i valori borghesi, cambia e non è più tradizionale perché rischiava altrimenti di rimanere lontana dal popolo borghese. Infatti c’è più religiosità nella vita di campagna piuttosto che in quella di città. In città si è più libero. La chiesa era un mondo chiuso, e ora cerca quindi di trovare una vicinanza/sintesi tra fede e vita quotidiana. Quindi si iniziano a creare più parrocchie in città, si cerca di formare più preti perché prima ce ne erano pochi preparati. Di conseguenza anche la chiesa, attraverso ordini religiosi come i francescani, è chiamata ad educare e a portare tra la gente i valori cristiani e le prime forme di istruzione, leggere e scrivere.
- Culturali/educative perché si sviluppa una nuova concezione di cultura, non di popolo ma alle classi più ricche. Viene criticata infatti quella medievale, perché aveva perso il legame col mondo classico, greco e latino. Si cerca quindi di recuperarlo dal punto di vista della forma sostanza ma anche della, quindi lingua ma opera/scavo filologica anche contenuti, facendo un, filologia: scienza che cerca di recuperare la versione originale, in questo caso i testi originali, per far tornare alla luce autori poco conosciuti o sconosciuti, accesso diretto alle opere classiche.
1453: cade l’impero romano d’Oriente per mano dei Turchi, e quindi gli abitanti di Costantinopoli scapparono. Tra quelli che potevano andarono in Italia, tra questi anche molti intellettuali che si portarono dietro i libri. Così il greco tornò in Italia. A Pavia e a Firenze fu anche fondata una scuola di greco da Crisolora, intellettuale greco scappato, dove si studieranno lingua e contenuti, scoprendo autori al tempo sconosciuti come Platone, Aristotele, Epicuro, Cicerone, Virgilio, Plutarco (?) che scrisse “Vite parallele”, in cui metteva a confronto mediante pregi e difetti personaggi del momento appartenenti al mondo latino e greco.
Grazie a questa vengono anche recuperati anche Pitagora e Euclide in campo matematico, Tolomeo, Ippocrate per la medicina, Plinio... prima erano sconosciuti.
Umanesimo e fase rinascimentale
1300-1400 = periodo dell’umanesimo/fase rinascimentale, rinascita dell’uomo, che ha 4 caratteristiche nel suo ideale:
- Uomo al centro: non è visto in funzione di Dio.
- Uomo ha una missione nel mondo.
- Rifiuto del fanatismo/superstizione/bigottismo, infatti come avevamo detto è una fase laica.
- Esaltazione della conoscenza attraverso l’intelletto/ragione.
Questo periodo ha due concetti importanti: politica ed educazione, intesa come paideia. La politica, polis = città, come orizzonte di impegno, significa vivere nella comunità e impegnarsi per la comunità, partecipazione, città = posto dove l’uomo si realizza. L’educazione invece come strumento di crescita e realizzazione umana, un’edu a 360 gradi, integrale: fisica, politica, religiosa, morale, intellettuale. L’uomo completo le ha tutte. Lo strumento per raggiungerla integralmente sono gli studi umanistici o studi liberali, quindi cultura come mezzo per essere uomini. Liberali perché infatti contribuiscono a liberare l’uomo. L’imitazione del mondo classico è lo strumento per raggiungere la piena libertà.
Materie per raggiungere questa formazione completa: arti del trivio e del quadrivio, quindi in tutto 7.
- Trivio: grammatica, importante per la comunicazione e la costruzione di discorsi, retorica, logica.
- Quadrivio: vanno a completare e ci consentono di accedere alla scienza e sono aritmetica, geometria, astronomia, musica.
Da qui: tra 300/400 ci saranno trattatisti che scriveranno i testi e grandi maestri che li insegneranno.
Scuola e istruzione liberale durante l’umanesimo (4/10)
Scuola/istruzione/insegnamento/educazione liberale durante l’umanesimo: tra 300/400 nascono in Italia le “scuole convitto”, cioè dei luoghi nuovi di istruzione che prima non esistevano, in cui verranno trasmessi gli ideali umanistici e in cui si studieranno le arti del trivio e quadrivio.
Queste scuole convitto si chiamavano anche contubernia, termine latino che indica i piccoli gruppi di soldati che vivevano sotto la stessa tenda e condividono la vita di ogni giorno, perché chi le frequentava viveva insieme tutto il giorno, era un’esperienza totalizzante in cui si studiava tutto il giorno dalla mattina alla sera perché si viveva tutti insieme in ogni momento della giornata anche coi maestri.
Fino a quel momento i luoghi dell’edu erano le parrocchie, le università, i monasteri. Le scuole convitto però erano elitarie, per pochi, rivolte alle classi più ricche, i ricchi, i nobili, figli degli aristocratici, i borghesi molto ricchi, sono quindi scuole private e non aperte alle masse.
Nascono nell’Italia del centro nord e hanno come riferimento la cultura classica e il loro modello. Qui c’è il concetto della formazione a 360 gradi perché veniva imparato dai livelli base, alfabeto, ai livelli universitari. Doveva infatti uscire di lì la futura classe dirigente quindi dovevano essere perfettamente preparati.
I grandi protagonisti di queste scuole erano i maestri, cioè grandi intellettuali che avevano una missione educativa, non si limitavano al nozionismo ovvero ad un elenco di dati.
I tre nomi dei maestri
- Gasparino Barzizza: nasce nel 1359 e muore nel 1431 a Bergamo. Lo ricordiamo perché è il primo a fondare una scuola convitto ed è il primo a definire i cardini, che cosa bisogna studiare in questa scuola. La scuola la chiama “ginnasio”, era la scuola dell’antica Grecia, e ci insegnava retorica a Padova. C’erano massimo venti studenti in questa scuola tra cui personaggi importanti, come Leon Battista Alberti, studiavano i figli delle famiglie aristocratiche della zona, Lombardia, Veneto. Si studiava il mondo classico, Cicerone, Seneca, Pitagora, già detti. Egli non è originale, interpreta alla perfezione il passaggio all’età moderna perché lo avverte.
- Vittorino Da Feltre: 1373-1446. Per vivere faceva il maestro dei bambini cioè dava ripetizioni private e stava attento a loro. Diventò allievo di Barzizza a Padova e fece anche il domestico a casa sua, e lo sostituì nell’insegnamento universitario di retorica. Rimase però nauseato dagli insegnanti corrotti e gli alunni svogliati, quindi abbandonò l’incarico di insegnante e fondò una scuola convitto che divenne famosa e questo fa sì che il marchese Gonzaga, di Mantova, si appassionò a lui e gli chiese di trasferirsi a corte da lui per fare da precettore ai suoi figli. Lui rifiutò ma gli chiese di fondare una scuola convitto a Mantova gestita dalla sua famiglia, Gonzaga, così che potesse essere aperta a tutte le famiglie ricche di Mantova, il marchese accettò così tutti potevano vedere Mantova come un luogo prestigioso. Vittorino diede le regole della scuola: no interferenze nei suoi metodi didattici, vuole essere indipendente nella scelta degli allievi, e vuole essere libero di andar via in ogni momento. Il marchese accettò le condizioni pur di avere a corte e gli mette anche a disposizione la “casa gioiosa”, un edificio come luogo di formazione in cui dominava la giocosità, ovvero si affrontavano le materie, trivio, quadrivio, in maniera più serena e leggera per educare l’uomo libero rispettando la sua libertà senza però dimenticare la fede cristiana. Un’altra novità era che entrarono nella scuola anche dei giovani di estrazione sociale più modesta ma adatti e propensi allo studio. Arrivarono studenti da ogni parte d’Italia perché studiare lì era il top per l’atmosfera piacevole. Eugenio Garin studiò la figura di Vittorino e disse che nella sua scuola non c’erano ricchi e poveri ma c’erano giovani che vanno a diventare uomini liberi, questo era l’obiettivo di Vittorino infatti.
- Guarino Guarini: maestro importante dell’umanesimo nato a Verona nel 1374 e muore nel 1460. Studiò diritto e a un certo punto apre una scuola convitto privata a Venezia. La differenza con le altre fu che Guarini era andato in viaggio a Costantinopoli per imparare il greco, e perciò nella sua scuola si insegnò il greco. Quando decide di tornare a Verona apre anche una scuola convitto pubblica, che gli viene commissionata dal comune di Verona, per insegnare anche ai ragazzi più meritevoli e brillanti. Il comune in realtà non la apre per il popolo, i poveri, ma per i borghesi più ricchi perché anche loro avrebbero fatto parte della futura classe dirigente. Aveva quindi due scuole da gestire. Entrambe le scuole erano strutturate e divise in tre corsi/fasi:
- Il corso elementare dove si imparava a leggere, dove si conosceva il testo latino, dove si imparava la pronuncia.
- Il corso grammaticale, dove si andava in profondità nell’oratoria, si studiavano gli esempi di vizi e virtù.
- Il corso retorico, quello più alto dove si studiano la filosofia, le orazioni latine e dove si toccano contenuti più importanti, difficili.
L’obiettivo di Guarino era che lo studente diventasse un maestro e a sua volta dopo di lui un intellettuale guida di tutti gli altri, passaggio di consegne, lo istruiva per lasciargli il posto. Siccome si diventava uomini liberi, tutti volevano studiare da lui.
Quindi, queste scuole umanistiche ebbero nei loro maestri dei punti di riferimento, che sono diventati famosi in quanto formatori di uomini liberi. Uscivano da quelle scuole infatti, i futuri maestri, i grandi condottieri, i capi della chiesa... la futura classe dirigente.
Queste scuole erano di indirizzo laico ma non atee, contro la chiesa. Nel 400 ci si accorge che c’erano dei problemi, delle criticità nell’educazione, perché nonostante si recuperasse il mondo classico, i maestri del passato ecc., c’erano dei problemi:
- Una scissione troppo netta, mancava attenzione per il popolo e la cultura era troppo elitaria, le plebi urbane non incluse.
- Tasso di analfabetismo altissimo, insegnamento pubblico ridotto al minimo.
- Mancavano i luoghi educativi, le scuole, la rete scolastica non era sviluppata perciò si cercherà di lavorare per risolvere questi problemi.
Seconda fase storica del corso: 500/600 (5/10)
Seconda fase storica del corso: 500/600, età confessionale, conta la religione.
In questa fase si cerca di cambiare la situazione e di risolvere dei problemi. Fine 400 inizio 500 infatti, la chiesa inizia a sentire un’esigenza di riforma e di cambiamento perché era in crisi-difficoltà:
- Il papa era troppo coinvolto nelle situazione del potere politico, mondano-terreno.
- La curia, luogo in cui vive il papa, era rivolta solo alla ricchezza.
- I vescovi spesso non vivono nella loro diocesi ma lontani dal loro territorio poiché provenivano dall’alta nobiltà, dalle famiglie ricche e quindi vivevano a corte dei genitori e gestivano da lì gli affari della loro diocesi, oppure stavano tutti a Roma dove c’era il lusso e la ricchezza. Questo era il problema più serio poiché:
- Le offerte della comunità non rimanevano nella diocesi, quindi non venivano impiegati per aiutare le famiglie in difficoltà e il fedele era deluso, ma andavano insieme al vescovo a casa del vescovo a Roma.
- Inoltre, i vescovi non erano controllati e finivano per perdere il controllo del territorio.
Nei primi anni del 500 poi bisognava costruire la basilica di San Pietro e il papa mette in atto la vendita delle indulgenze, il perdono dei peccati in cambio di un’offerta. Si affidava la riscossione delle offerte a dei privati che non sempre erano “puliti” nel raccoglierle perché non seguivano modi leciti e tutto questo creò fastidio e permise ad un uomo, Martin Lutero, di diventare il protagonista della lotta contro la chiesa.
Egli nacque in Germania a fine 400 da una famiglia ricca ma a 22 anni venne colpito da un fulmine ed entrò nel convento degli agostiniani poiché venne colto da una crisi, perché si rende conto che le proposte della chiesa per vivere bene erano tutti inutili. Pregare, mortificarsi, fare il digiuno non rendeva l’uomo felice.
Perciò elaborò la sua teoria: l’uomo non può fare nulla per ottenere la salvezza, è Dio che la regala a chi ha fede e a chi crede. Nulla di quello che fa l’uomo gli permette di ottenere la salvezza, non servono le opere buone suggerite dalla chiesa. Egli nega quindi il collegamento tra le buone azioni raccomandate dalla chiesa e la salvezza data da Dio. Se si vuole pregare lo si fa come atteggiamento spontaneo per se stesso e non pensando alle conseguenze. Questo messaggio faceva paura alla chiesa che non lo accettò, poiché venivano meno i capisaldi su cui si era basata: le indulgenze, andare a messa, la preghiera...
“Solo attraverso la grazia, la fede e le sacre scritture si ottiene la salvezza.” cit. Lutero.
Crollò il sistema della chiesa, poiché le sacre scritture potevano essere lette da chiunque, e perciò i sacerdoti non servivano più come mezzo, ognuno era sacerdote di se stesso.
Inoltre secondo Lutero solo due sono i sacramenti e non 7: eucarestia e battesimo. Solo questi erano scritti nel vangelo, gli altri erano stati introdotti dalla chiesa.
Queste teorie iniziarono a circolare e non tutti capivano tutto ciò che egli volesse dire perché non c’erano gli strumenti culturali, ma tutti compresero che Lutero stava attaccando la chiesa.
La chiesa reagì, scomunicando Lutero nel 1520, perché il papa Leone X lo giudicò eretico. Tuttavia, questo non allontanò le persone da Lutero bensì fece crescere l’interesse nei suoi confronti, la scomunica ebbe l’effetto contrario, e tutti iniziarono ad interessarsi alle teorie luterane.
Questo creò problemi in Germania, dove c’era Carlo V l’imperatore che si rese conto che nei suoi territori si iniziarono a creare delle spaccature tra chi credeva al papa e chi a Lutero e la questione religiosa diventa quindi un punto di scontro anche per la politica.
Quindi Carlo V convocò una riunione nel 1521, dieta, di tutti i principi sia quelli pro Lutero che quelli pro chiesa per creare una pace sociale, coloro che comandavano i vari territori dell’impero, chiamata la “dieta di Worms” con l’obiettivo di rendere effettiva la scomunica della chiesa. I principi decisero di renderla esecutiva, quindi chiunque avrebbe potuto perseguitare, uccidere o arrestare Lutero.
Tuttavia, un principe, Federico di Sassonia, riuscì a scortare Lutero e a farlo rifugiare nel suo castello, in cui egli visse il resto della sua vita traducendo testi come la Bibbia, per farla capire a tutti, e anche questa era infatti una sconfitta per la chiesa. Federico di Sassonia prese questa decisione per motivi non religiosi ma politici, poiché facendo così sfidava l’imperatore, il papa e gli altri principi. Molti principi inoltre, che di fronte l’imperatore si erano fatti i fatti loro ed erano stati in silenzio, erano d’accordo con Federico di Sassonia e quindi la scomunica non era veramente.
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