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Introduzione: Cos'è la storia?

“Historia magistra vitae” vuol dire che la storia è un’insegnante di vita. È utile al presente per vivere e istruisce le generazioni future a non ripetere gli stessi errori. Veniva raccontata con la parola (trasmissione culturale) e, dopo la preistoria, ha iniziato a raccontarsi attraverso supporti scritti che possono essere letti a distanza di anni.

Lo storico non ha bisogno solo di fonti, testimonianze e narrazione; ha bisogno di una ricostruzione scientifica dei fenomeni del passato. Deve essere oggettivo e imparziale, basandosi su fonti che sono criteri oggettivi. Spesso la storia è la narrazione da parte dei vincitori, perché chi perde non tramanda la storia, e i vincitori non sono imparziali.

Lo storico non deve pensare al passato e al presente come due cose distinte, ma vive il presente e studia il passato. C’è una relazione profonda tra i due, sono interconnesse, sono un continuum temporale. Per comprendere il presente si fa riferimento al passato e viceversa. Ad esempio, per capire la guerra di oggi si pensa al passato. Ma come si può conoscere il passato attraverso il presente? Gli uomini sono sempre uomini, le emozioni sono sempre le stesse. Se ho provato una tragedia, riesco a immedesimarmi negli uomini del tempo che hanno vissuto le stesse tragedie.

Per analizzare un fenomeno lo storico deve basarsi sul contesto storico in cui è inserito. Il tempo storico è il contesto sociale, politico, economico e culturale con cui una fonte acquista senso e si offre alla corretta interpretazione da parte dello storico; è il luogo di decifrazione della fonte. Attraverso il tempo storico siamo precisi nella registrazione del passato. Un fenomeno storico non è mai studiato se si prescinde dal contesto in cui è inserito.

Storia della scuola e della pedagogia

La storia della scuola è la storia di ogni istituzione scolastica di ogni ordine e grado, con tutte le trasformazioni alle quali è stata soggetta nel corso del tempo. La storia della pedagogia è la storia delle dottrine pedagogiche e delle teorie filosofiche dell’educazione elaborate da filosofi e pedagogisti, che poi sono state accolte come principi fondamentali da movimenti educativi e applicate nei contesti educativi. Per convenzione tutto ciò si racchiude nel termine “storia dell’educazione”.

Cos'è la storia dell'educazione?

La storia dell’educazione è la storia dei processi educativi nei contesti formali come la scuola e informali come la famiglia o la televisione nel corso del tempo. Contiene anche informazioni sulla metodologia didattica, sull’affermazione del diritto all’istruzione (che una volta introdotto non è stato subito applicato), sul pensiero pedagogico.

Istruzione e educazione

L’istruzione è volta a comunicare nozioni/contenuti di apprendimento e a fornire competenze professionali attraverso l’insegnamento svolto in contesti formali di apprendimento (scuola). L’educazione è volta allo sviluppo di capacità e facoltà di natura morale, etica, spirituale e intellettuale, ma anche di comportamenti sociali che non presuppone necessariamente la frequenza in una scuola, ma può svolgersi anche in contesti informali di apprendimento, come la famiglia, l’oratorio, una società sportiva, il catechismo.

La cultura scolastica è l’insieme delle nozioni e dei contenuti di apprendimento che entra a far parte del bagaglio culturale dello studente, la somma di tutte le pagine che ha studiato e riflessioni che ha fatto. I costumi educativi sono le pratiche educative, le abitudini, le consuetudini che ha appreso.

Metodo individuale e simultaneo

Nel metodo individuale ogni alunno si esercita singolarmente nella lettura e scrittura sotto il controllo del maestro e mostrano alla lavagna i loro progressi. Nel metodo simultaneo il maestro eroga gli stessi contenuti a tutti gli alunni nello stesso momento, esercita la sua funzione di controllo su tutti. L’applicazione del metodo simultaneo è una delle più grandi conquiste della scuola ottocentesca, perché permette di educare allo stesso tempo con lo stesso maestro una grande quantità di bambini.

Secondo Domenico Santucci, con il metodo simultaneo gli allievi fanno lezione tutti insieme, tutti sono occupati e si mantiene l’ordine, la disciplina, e il tempo impiegato è minore, più proficuo, quindi si è più efficienti. Invece, il metodo individuale è una perdita di tempo, tutti i momenti della produzione devono essere efficienti. Gli allievi rimangono senza ordine e senza cura del docente; senza ordine non avviene il progresso, l’apprendimento, ma porta all’indisciplina. Ma l’introduzione del metodo simultaneo costituiva qualcosa di diverso dalla mentalità dei maestri, inclini a seguire la tradizione dell’insegnamento alla quale si erano tenuti per tantissimi anni, ed era quella che prevedeva l’applicazione del metodo individuale. Non erano adeguatamente formati dal punto di vista pedagogico per insegnare, non avevano dei veri e propri studi pedagogici alle spalle, ma avevano un buon livello culturale, che permetteva loro di sedere sulla cattedra.

Jack Ma

Jack Ma è il fondatore della piattaforma del commercio elettronico Alibaba. Afferma che solo cambiando l’educazione i nostri figli saranno in grado di competere con le macchine. L’educazione è la sfida più importante oggi, perché se non cambiamo quello che insegniamo ai nostri figli tra 30 anni avremo un grosso problema. Questo perché insegniamo le stesse cose di 30 anni fa, l’educazione è ancora basata sulla trasmissione della conoscenza. Non possiamo insegnare ai bambini a competere con le macchine, ma dobbiamo insegnare qualcosa di unico in modo che le macchine non possano mai raggiungerci, dobbiamo insegnare ai bambini a differenziarsi dalle macchine.

Come i valori etici, capacità di lavorare in gruppo, cura degli altri, gli sport, la musica, l’arte. La creatività, la capacità immaginativa ci rendono umani. Bisogna differenziarsi dalle macchine stimolando i sentimenti e le emozioni, attraverso l’arte, la musica. Dobbiamo incoraggiarli ad esercitare il pensiero critico, porsi domande, dubitare, valutare le fonti da cui provengono le informazioni. L’immaginazione è la capacità di plasmare la realtà per come la percepiamo, per dare vita a qualcosa di diverso da quello che è (cioè vediamo una cosa e pensiamo cosa potrebbe diventare). C’è il rischio di perdere l’immaginazione e se la perdiamo non abbiamo più la capacità di risolvere i problemi, che sarà indispensabile per il futuro, altrimenti rallenteremo il nostro processo evolutivo, involveremo invece di evolvere.

Scuola legale e scuola reale

La scuola legale è quella che viene sancita da una legge. La scuola reale è quella presentata dalle commissioni d’inchiesta, che si applica realmente all’interno delle scuole (come si comportano gli insegnanti, come vengono applicati i contenuti...). C’è molto divario tra le due. Non è sufficiente la legge, ci vogliono molti anni per attuarla realmente.

Destra e sinistra storica

I nomi rimandano a come sono collocati in Parlamento. La destra siede a destra del Capo del governo in Parlamento e si ispira ai valori liberali più moderati e conservatori. Sale al potere nel 1861, data dell’Unità d’Italia. La sinistra si ispira ai valori liberali di matrice più democratica e progressista. Sale al potere nel 1876. Sono dette Storiche quelle fino a prima della nascita dei partiti di massa, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900. I partiti di massa organizzano l’elettorato, portano grandi masse di elettori a votare compatti alle elezioni i candidati di quel partito.

Gabrio Casati

Gabrio Casati è un politico italiano, padre della prima legge che riguarda il sistema scolastico italiano. È milanese, appartiene a una classe sociale molto alta, partecipa al processo risorgimentale, è stato podestà di Milano (sindaco), svolse un ruolo di primo piano durante le cinque giornate di Milano. Nel momento in cui sta per nascere il Regno d’Italia viene data molta responsabilità a chi ha aiutato nel processo risorgimentale. Gabrio Casati diventa Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, perché svolse un importante ruolo nella prima battaglia del risorgimento: aveva rappresentato gli interessi del Regno e difeso i suoi interventi militari. Nel 1853 diviene senatore del Regno di Sardegna. Gli viene affidato da Cavour il ministero della pubblica istruzione dal 1859 al 1860. La legge Casati guarda ad amministrare un sistema scolastico nazionale molto più ampio di quello della singola regione, si inizia a guardare all’Italia che sta nascendo.

Legge Casati (1859)

  • Gratuità dell’istruzione pubblica elementare, che consente a tutti di usufruire dell’istruzione. Consente l’attuazione del principio di obbligatorietà.
  • Organizzazione dell’istruzione elementare in 4 anni, i primi due sono detti scuola elementare inferiore, gli ultimi due superiore. Il biennio è obbligatorio, quindi c’è l’obbligatorietà fino agli 8 anni.
  • Introduzione del principio di obbligatorietà dell’istruzione elementare, nel rispetto delle prerogative della famiglia, cioè la famiglia è la prima a dover dare un’educazione ai figli, poi viene la scuola. Viene stabilita l’apertura nei confronti della libertà di insegnamento, cioè le famiglie possono decidere se iscrivere i figli a scuole pubbliche o private o se avvalersi di istruttori privati. Questo perché introdurre in modo troppo violento il principio di obbligatorietà avrebbe potuto ottenere l’effetto contrario, soprattutto nelle famiglie che erano abituate a scegliere l’insegnamento dei figli. Si creavano i presupposti per un’adesione collettiva all’obbligo scolastico. Il liceo classico (ginnasio liceo) rimaneva il perno dell’istruzione secondaria. Però aveva uno svantaggio: la scarsa attenzione nei confronti dell’istruzione tecnica e professionale, che quindi tarda ad avviarsi. E ancora una volta l’Italia ritarda rispetto all’Europa, che già aveva avviato la rivoluzione industriale. L’industrializzazione era stata avviata solo in Lombardia.
  • Mancata caratterizzazione in senso nazionale dei contenuti dell’insegnamento, cioè le materie. Caratterizzare in senso nazionale vuol dire che l’Italia è sbriciolata, ci sono diverse culture (sfasatura culturale), diverse lingue, diversi sistemi di peso e di misura. L’idea era di formare gli italiani dopo aver formato l’Italia, bisognava creare l’identità italiana, un terreno comune. Per dare identità, una cultura a queste popolazioni diverse e sparse nel territorio bisogna ricondurre la storia a un percorso, un progetto di unione dell’Italia. Anche gli episodi storici che riguardano una piccola popolazione, vengono ricondotte a un significato nazionale. Anche la geografia viene applicata in senso nazionale.
  • Potenziamento dell’amministrazione scolastica nazionale. Si aumenta il numero di funzionari governativi e si decide una struttura gerarchica ben articolata. C’è il ministro, il consiglio superiore della pubblica istruzione, l’ispettorato generale con un ispettore per ogni ordine di studi (gli ispettori hanno la funzione di ispezionare le scuole, forniscono un feedback al ministro), il rettore per le università o il regio-provveditore per le scuole secondarie o l’ispettore provinciale per l’istruzione elementare. Questo è molto importante per far sì che la legge venga messa in atto. È una nazione frammentata, divisa, quindi c’è bisogno di una struttura solida, gerarchica, in cui i funzionari rispondono dei loro doveri.
  • La gestione delle scuole elementari viene affidata interamente ai Comuni, dall’amministrazione agli stipendi degli insegnanti. Quindi i comuni devono investire molto denaro se vogliono una scuola di alto livello. Altrimenti va a discapito degli studenti e del loro inserimento all’interno del processo di identità nazionale di cui l’Italia necessita. Il gettito fiscale è l’insieme delle tasse che il comune riceve, quindi il ricavo che ne ha, ma il problema è che se la popolazione è povera non produce un alto gettito fiscale, quindi il comune ha pochi fondi. Questo porta a disparità tra scuole di campagna e di città, quelle del nord e del sud. I comuni delle scuole del nord e di città hanno molte più possibilità, nelle altre non c’è lo stesso trattamento.

Il principio della gratuità aveva qualche falla, perché se al Comune mancavano risorse le famiglie dovevano comprarle. Questo è un disincentivo per le famiglie per mandare i figli a scuola.

Punizioni

Regio Decreto del 1860

Nell’articolo 97 troviamo le punizioni concesse, ad esempio le ammonizioni, l’obbligo di ripetere le lezioni mal imparate, note di demerito nei registri scolastici, l’allontanamento o l’esclusione dello scolaro dal resto dei compagni, il licenziamento temporaneo, la sospensione per non più di 8 giorni o l’esclusione.

Nell’articolo 98 ci sono le punizioni vietate: parole ingiuriose e pene corporali, i segni di ignominia/castighi di Obbrobrio, cioè l’induzione della vergogna e del disprezzo per aver compiuto un atto disonorevole (teste d’asino o cartelli da indossare). Questi sono meccanismi che portano a una reazione negativa, come il rifiuto di andare a scuola o l’accettazione passiva, cioè la non partecipazione alle attività. Ci sono molti casi di bambini che hanno il terrore di andare in classe a causa di queste punizioni. Nonostante fossero vietate le ritroviamo nei dipinti e nelle testimonianze, c’è sfasatura tra scuola reale e legale, perché sono un fenomeno di lunga durata, c’è un’accettazione di questa pedagogia nera, per cui i genitori ritenevano efficaci queste punizioni.

Dopo la legge Casati

Tra il 1861 e il 1871 il numero complessivo delle scuole elementari in Italia cresce, ci sono 10 mila scuole in più. Non sempre nascono nuovi edifici, molto spesso vengono fondate all’interno di edifici antichi o case private. Nel 1876, poco prima della legge Coppino, si aumenta di altre 10 mila. Però il tasso di frequenza della popolazione scolastica cresce molto poco, ci sono solo 400 mila unità in più, e lo sforzo intrapreso dallo Stato e dai Comuni non viene ripagato. Il tasso di analfabetismo rimane quindi elevatissimo, soprattutto nelle zone rurali.

A causa del fatto che il finanziamento dell’istruzione gravava sui Comuni, che dovevano investire nella pubblica istruzione in base alle loro disponibilità economiche, si crea grande sfasatura tra le scuole di città e di campagna; nelle prime si attuano principi pedagogici più aggiornati, nelle campagne si cercavano di assecondare le volontà delle famiglie, che chiedevano ai maestri di liberare presto i bambini per andare a lavorare in campagna.

Per quanto riguarda gli anni necessari per completare gli studi elementari, c’è uno scollamento tra le leggi e la realtà, nessuno riusciva a completare il percorso scolastico elementare. La maggioranza dei bambini impiegava 5/6 anni per completarlo, molti venivano bocciati e rimandati, quindi impiegavano più del tempo previsto dallo Stato. È una scuola del fallimento dello Stato, che non riesce a realizzare ciò che si propone, e del fallimento dei bambini, che non riescono a stare al passo con le proposte.

Commissioni d'inchiesta

Ci sono tre commissioni d’inchiesta nel giro di pochi anni per cercare di capire le lacune del sistema e come intervenire per rendere effettiva la legge Casati. Nel 1865 c’è la commissione d’inchiesta Matteucci, nel 1868 la commissione d’inchiesta Broglio, nel 1869 la commissione d’inchiesta Bardoni.

Nel 1868 Emilio Broglio, ministro della pubblica istruzione della sinistra storica, promuove l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta sull’istruzione elementare. Ritorna sulle rilevazioni di Matteucci del 1865, comincia a svolgere un’indagine, e raccoglie una serie di istanze riguardo la pubblica istruzione:

  • C’era un basso numero di scuole attivate dai Comuni nelle regioni meridionali
  • C’era un’inadeguatezza dei locali e dei sussidi scolastici
  • C’era un alto tasso di abbandono scolastico, in contrapposizione all’obbligatorietà dell’istruzione elementare
  • C’era uno scarso trattamento economico degli insegnanti.

Nel 1869 il Ministro Cesare Correnti (patriota, prese parte alle Cinque Giornate di Milano) nomina una nuova commissione d’inchiesta sull’istruzione elementare, la Commissione Bargoni, presieduta dal presidente Angelo Bargoni, la quale era stata incaricata di compiere un rilievo a livello nazionale e formulare disposizioni di legge in grado di rendere efficace l’obbligo dell’insegnamento primario. Queste disposizioni confluirono poi nel progetto di legge Bargoni (o Correnti), che viene presentato nel 1870.

Progetto di legge Bargoni

Questo progetto di legge introduce dei meccanismi di controllo della situazione all’interno delle scuole:

  • L’applicazione di sanzioni concrete nei confronti dei genitori inadempienti rispetto all’obbligo scolastico dei figli, come il pagamento di un’ammenda amministrativa, l’affissione del proprio nominativo alla porta del Municipio e l’interdizione dell’esercizio dell’elettorato politico e amministrativo per un anno.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuliacorazza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Meda Juri.
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