Guerra fredda
La guerra fredda durò fino al 1991. In questi lunghi anni, Stati Uniti e Unione Sovietica non facevano altro che minacciarsi a vicenda senza però arrivare mai alle mani per davvero. L'espressione "guerra fredda" indica la contrapposizione ideologica, politica e militare che si viene a creare intorno al 1947 tra le due maggiori potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica. Secondo alcuni storici, la 'guerra fredda' propriamente detta termina nel 1953, con la morte di Stalin, ma la lunga fase di rivalità tra le due potenze non può considerarsi del tutto finita prima del crollo definitivo dell'Unione Sovietica nel 1991.
Origine del termine
Il termine guerra fredda ('cold war') viene utilizzato per la prima volta nel 1945 dallo scrittore e giornalista britannico George Orwell, che in un articolo del 1945 prevedeva che "ci sarebbe stato uno stallo nucleare tra due o tre mostruosi super-stati, ognuno in possesso di un'arma tramite cui milioni di persone possono essere spazzate via in pochi secondi". Negli Stati Uniti, il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1947.
Conferenza di Parigi e gli inizi delle tensioni
Nel maggio del 1945, la Germania nazista si era arresa. Il nemico comune che teneva uniti due alleati così diversi, gli Stati Uniti di Roosevelt e la Gran Bretagna di Churchill da un lato e l’Unione Sovietica dall’altro, era stato finalmente sconfitto. Quasi da subito, la fragilità di questa improbabile alleanza iniziò a pesare. Nel corso della Conferenza di Parigi, tra il luglio e l’ottobre del 1946, l’Unione Sovietica e la Turchia entrarono in contrasto riguardo allo Stretto dei Dardanelli.
Gli Stati Uniti intervennero mandando la flotta americana nel Mar Egeo e approvando nel marzo del '47 aiuti economici alla Grecia e alla Turchia (tra i pochissimi nell’area dell’Europa orientale a non essere diventati comunisti). Il presidente americano Harry S. Truman elaborò in questa occasione la dottrina Truman, che prevedeva il supporto economico, politico e militare dei paesi minacciati da 'forze autoritarie' e 'regimi totalitari': il riferimento all’Unione Sovietica era implicito, ma chiaro. La dottrina Truman avrebbe ispirato per decenni la politica estera americana, che da allora interverrà molto spesso in conflitti lontani dai confini statunitensi.
Dottrina Truman e contenimento del comunismo
La dottrina Truman serviva a contenere e arginare l'espansione dell'ideologia comunista. Essa dimostrava quanto gli Stati Uniti temevano che l’influenza russa potesse allargarsi a dismisura, coinvolgendo la Turchia e la Grecia. Del resto, c’erano ottime ragioni: l’Unione Sovietica stava imponendo regimi comunisti 'amici' a tutti i paesi dell’Europa dell’Est che erano stati liberati dall’Armata Rossa. Allo stesso tempo, i sovietici stavano influenzando pesantemente anche i partiti comunisti delle democrazie dell’Europa occidentale. La politica americana di questi anni, il containment, mirava essenzialmente a contrastare con tutti i mezzi, e se necessario con la forza, l’espansionismo sovietico.
Per i sovietici, d’altro canto, mantenere un controllo sull’Europa orientale significava rimanere al sicuro da possibili minacce future. Diffondere il comunismo in tutto il mondo, poi, era ancora uno degli obiettivi principali.
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