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Corso di laurea in Discipline Psicosociali

Appunti Sociologia Generale

Tadiello Sofia

Anno accademico 2022-2023

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1. Introduzione alla sociologia

Cos’è la sociologia? Le sue origini

Quando si parla si sociologia è necessario parlare di società (deriva dalla parola latina societas, che deriva dal sostantivo socius ossia compagno, amico, alleato), intesa come un insieme di individui che sono dotati di diversi livelli di autonomia a anche di relazione e organizzazione. Questi individui si aggregano tra di loro e interagiscono con il fine di perseguire uno o più obiettivi comuni. Quindi si tratta si un gruppo organizzato che gravita o si stanzia in un territorio, che tende a autosufficienza economica e condivide una stessa cultura (insieme si norme, costumi, valori che danno luogo ad una identità personale e collettiva). Pertanto, la sociologia (scienza della società) può essere definita come lo studio scientifico della società, delle sue istituzioni e dei rapporti sociali. Tale studio scientifico utilizza diversi metodi di ricerca empirica; si parla infatti di strategie di ricerca qualitativo e quantitativo. Il fine ultimo è quello di sviluppare conoscenza delle azioni, delle strutture e dei processi sociali. Studiare la teoria sociologica significa sia capire meglio come siamo in qualità di individui che appartengono ad un gruppo (per la sociologia l'individuo non esiste se non in relazione al gruppo a cui appartiene) e sia com'è il nostro mondo e quanto possano essere complessi gli aspetti della vita quotidiana che ci sembrano banali/scontati.

Tutte le prospettive teoriche, comprese quelle sociologiche, sono costituite da mattoni elementari ossia da un insieme di concetti (=parole/etichette che forniscono la rappresentazione di un fenomeno; rappresentano l’astrazione di un’idea generata da una gamma di esperienze, quindi è un’etichetta attraverso la quale classifichiamo le nostre esperienze e percezioni). Ci consentono di vedere parte della realtà sociale che altrimenti non potremmo vedere, permettendosi ci analizzare i fenomeni. La sociologia studia la funzione sociale e comunicativa dei sistemi simbolici, che mettono in opera dei processi di identificazioni di riflessione e di interpretazione e, nel farlo, consentono all'identità personale di emergere come anche altre qualità spiccatamente umane.

La sociologia nasce nell’800, secolo in cui si avverte la necessità di avere una disciplina scientifica per lo studio della società. La nascita di questa esigenza è dovuta a 3 rivoluzioni:

  • Rivoluzione scientifica: le scoperte tra 16 e 18esimo secolo spinsero ad usare i principi della scienza della natura anche per lo studio dell’uomo e della società.
  • Rivoluzione industriale.
  • Rivoluzione francese: posto le basi per la nascita della scienza della società.

Si consideri che il mondo può essere diviso in tre gruppi di fatti:

  • Fatti biologici: respirazione, nutrizione, …
  • Fatti psicologici: emozioni, motivazioni, …

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  • Fatti sociologici: relativi a rapporti sociali e società.

I sociologi usano 5 prospettive sociologiche diverse per spiegare e osservare i diversi tipi di fatti:

  • Prospettiva demografica: riguarda lo studio delle popolazioni.
  • Prospettiva psicosociale: spiega i comportamenti in base al significato che hanno per le persone.
  • Prospettiva delle strutture collettive: applicata allo studio di gruppi, organizzazioni, comunità.
  • Prospettiva delle relazioni: valuta i rapporti tra le persone sulle basi dei rispettivi ruoli.
  • Prospettiva culturale: analizza i comportamenti in base a tratti culturali come valori e norme; i primi indicano gli obiettivi considerati socialmente auspicabili e su di essi si fondano le norme sociali, che possono essere formali (modo in cui le persone devono comportarsi) e informali (es è cattiva educazione mangiare con la bocca aperta).

Le 5 prospettive dimostrano l’ampiezza del campo d’indagine della sociologia.

Microsociologia e macrosociologia

In base all’approccio usato dai sociologi per lo studio della società, la sociologia si divide in microsociologia e macrosociologia. Le due correnti teoriche si differenziano per diverse ragioni tra le quali:

  • Oggetto di indagine.
  • Assunti che sottendono l’approccio.
  • Obiettivi / scopi finali.
  • Accettazione o rifiuto del metodo deduttivo o induttivo.

Oggetto di indagine

La microsociologia adotta un punto di vista individualistico o dell’agire individuale, dà quindi importanza ai singoli soggetti, alle loro motivazioni e ai loro comportamenti. Ha interesse per lo studio del particolare, della quotidianità e delle relazioni interindividuali all’interno di ambienti micro sociali (ambienti e contesti limitati, ad esempio: piccoli gruppi, strutture comunitarie o altre unità elementari della vita sociale). Secondo la prospettiva microsociologica la società non esiste come dato a priori, al di là dell’individuo, ma il mondo sociale è creato dalle interazioni tra gli attori sociali. Quindi le realtà, le strutture e le situazioni sociali sono il prodotto della volontà e delle interazioni degli individui. Al contrario invece, la macrosociologia adotta una prospettiva a olistica (la cui etimologia deriva dal greco e significa totalità), per cui, è interessata al tutto e non al dettaglio. Ha come oggetto di studio le grandi configurazioni sociali (ad esempio le stratificazioni, le classi e le generazioni). Si occupa quindi delle strutture che sorreggono intere società (istituzioni familiari, sistemi economici), dei rapporti tra le diverse strutture e come queste influenzino il comportamento umano. Quindi, secondo la prospettiva macrosociologica, gli attori sociali agiscono in funzione di modelli predeterminati dalla società stessa, poiché quest’ultima esiste.

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Come dato a priori dell’individuo. Il comportamento è quindi determinato e influenzato dalle strutture in cui vivono (per questo si parla di determinismo).

Assunti che sottendono l’approccio

Per definire le differenze tra le due prospettive è necessario introdurre la differenza tra comportamenti determinati e non determinati. I primi sono quelli prevedibili, i secondi quelli che non si possono prevedere. Ciò di cui si occupa la microsociologia è dei comportamenti non determinati in quanto questa prospettiva vuole sottolineare la creatività di un individuo che agisce sul proprio ambiente. Questo aspetto è evidenziato sia nella fenomenologia sia nell’interazionismo simbolico (principali teorie microsociologiche) secondo le quali è impossibile prevedere il comportamento dell’individuo; in quest’ottica è impossibile elaborare delle scienze sociali che abbiano valenza scientifica. Al contrario, la macrosociologia sottolinea la determinazione dei comportamenti, si occupa quindi dei comportamenti determinati. In particolare si osserva nel funzionalismo e anche nella teoria del conflitto (principali teorie macrosociologiche), ma, quest’ultima è meno deterministica della prima.

Scopi finali

L’obiettivo di tutte le scienze, comprese quelle sociali, è incrementare la conoscenza e questo lo si può fare spiegando i fenomeni, nel caso della macrosociologia, o descrivendo i fenomeni (è il caso della microsociologia).

Accettazione o rifiuto del metodo deduttivo o induttivo

La microsociologia accetta il metodo induttivo e rifiuta di conseguenza quello deduttivo. Nel metodo induttivo la ricerca non inizia dalla formulazione di ipotesi ma dall’osservazione del reale; i ricercatori quindi si immergono nella pluralità dei fenomeni. La macrosociologia invece accetta il metodo deduttivo secondo cui la ricerca inizia da delle ipotesi esplicativa e del problema oggetto di indagine e si cerca poi di individuare delle deduzioni empiriche tramite ragionamento logico.

La ricerca sociologica

Di seguito come i sociologi svolgono la ricerca sociologica.

Le variabili

La ricerca parte da un’idea sulla causa di un comportamento o di un evento quindi i sociologi cercano di analizzare i rapporti di causa-effetto stabilendo collegamenti tra due variabili. Una variabile è un fenomeno che può assumere differenti valori. La maggior parte delle ricerche sociologiche tentano di spiegare le variazioni di un particolare fenomeno (variabile dipendente) in relazione ad un secondo fenomeno (variabile indipendente, che la causa o spiegazione del primo). Quando si mette in rapporto una variabile dipendente con una indipendente, si formula una ipotesi.

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(enunciato che suggerisce la correlazione tra due fenomeni rappresentati dalla VD e VI). Successivamente si dovrà verificare la veridicità o falsità dell’ipotesi stessa.

I metodi di ricerca

Tra i metodi di ricerca troviamo:

  • Indagine campionaria: strumento più diffuso nelle scienze sociali ed è il migliore per avere una visione rappresentativa di caratteristiche e atteggiamenti di un vasto numero di persone. Per avviare un indagine campionaria selezioni la popolazione (insieme di persone da studiare), per ragioni pratiche definisco un campione (gruppo rappresentativo della popolazione da studiare). Importante è scegliere bene il campione per far si che i risultati che produce siano validi (estendibili) anche per la popolazione.
  • Ricerca sul campo o etnografia: I ricercatori sono presenti in prima persona nella situazione da studiare, questo permette di ottenere risultati più attendibili e articolati. Limite: è circoscritta a una situazione particolare/specifico caso quindi i risultati non sono generalizzabili.
  • Ricerca storica: ideata dallo sociologo Max Weber (la usa per primo), obiettivo: chiarire i legami tra religione e cambiamento sociale. É considerata fondamentale per coloro che reputano lo studio del passato utile per la comprensione dei rapporti sociali e della società in generale. È basata sull’uso di analisi e documenti storici per dimostrare un’ipotesi, costituisce un importante metodo di ricerca per molti sociologi.
  • Ricerca sperimentale: si utilizza per studiare piccoli gruppi di persone in un ambiente controllato: è utile per studiare fenomeni come la leadership, la cooperazione e la competizione. Si prendono due gruppi di persone il più possibile equivalenti: il primo (gruppo sperimentale) è sottoposto a uno stimolo (variabile indipendente) mentre il secondo (gruppo di controllo) non riceve nessun trattamento. Confrontando i risultati ottenuti si possono valutare scientificamente gli effetti dello stimolo.

I controlli

Uno scienziato sociale ha a che fare con molte variabili: deve ridurne il numero, isolarle l'una dall'altra e definirne gli effetti. Per questo deve applicare i controlli.

È semplice applicare i controlli in un esperimento, perché la variabile indipendente viene introdotta in un gruppo sperimentale, ma non in quello di controllo. Sarà quindi più difficile fare lo stesso nelle indagini, poiché non vengono considerati tutti i tipi di variabili (es abbiamo detto che gli studenti + ricchi consideravano al frode assistenziale più grave di quella fiscale, ma considerando altre variabili si poteva scoprire che gli studenti protestanti ritenevano al frode assistenziale + grave rispetto ai cattolici, ...).

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Sociologia e società

Esistono molti collegamenti tra la sociologia e la società.

Sociologia e problemi sociali

Affinché si sviluppi la sociologia (come altre scienze), è necessario un particolare clima sociale, è necessaria quindi la libertà di indagare e di rendere pubblici i risultati delle ricerche. Quindi la sociologia è direttamente influenzata dalla società, dai suoi problemi e dalle sue crisi (ad es nella grande crisi economica del 30’, molti sociologi studiarono la disoccupazione e le sue conseguenze, mentre negli anni 60’ si studiarono i movimenti sociali che stavano emergendo); quindi la sociologia riflette costantemente i problemi della società. Ma essa può anche far emergere dei problemi sociali non percepiti (una ricerca del 44’ fece emergere le difficili condizioni di vita dei neri in America).

Applicazioni della sociologia

La conoscenza sociologica trova molte applicazioni nel contesto sociale. Molti sociologi spesso sono impiegati nella pubblica amministrazione per occuparsi di questioni sociali che vanno dalla povertà all'emarginazione, dalle tossicodipendenze all'alcolismo; inoltre vengono utilizzati nelle ricerche di mercato e nei sondaggi di opinione. Il loro lavoro fornisce informazioni utili al processo di elaborazione delle politiche sociali e del loro impatto.

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2. Prima parte: gli elementi della società. La cultura

Il concetto di cultura

La cultura è un insieme di valori, definizioni della realtà e codici di comportamento condivisi da persone che hanno in comune uno specifico modo di vita. L’acquisizione della cultura è una questione di apprendimento. Infatti, a differenza degli animali, che agiscono per istinto e che hanno un comportamento programmato geneticamente, il comportamento umano è per lo più appreso. Quindi ciò che da una forma al comportamento umano è la cultura. La cultura struttura la vita umana e ha, negli uomini, la medesima funzione che negli animali ha il comportamento programmato geneticamente.

Origini del concetto di cultura

Etimologia: la parola cultura deriva dal latino colere, ossia coltivare. Durante il periodo degli antichi romani il termine era utilizzato per indicare il lavoro nei campi, della terra. Lo stesso lo si riscontra nel Medioevo, periodo nel quale si parlava di cultura per indicare il progressivo miglioramento dei raccolti. Con Cicerone e Orazio (più o meno nel primo secolo a.C.) si inizia ad usare il termine in modo traslato/metaforico: la cultura si trasferisce in modo figurato dal terreno all'animo umano.

Possiamo inoltre distinguere due concezioni/definizioni di cultura che si sono diffuse tra il ‘700 e ‘800 quali:

  • ‘700: nella concezione classica la cultura è vista come civiltà e universalità. La cultura entra a far parte del vocabolario illuministico e spesso viene seguita da una specifica azione: si parla ad esempio di cultura e arti, di cultura delle scienze, di cultura delle lettere. Quindi questa concezione è associata all'idea di progresso e alla fiducia che l’educazione possa in qualche modo migliorare e raffinare l'animo umano e quindi anche purificare l'intelletto.
  • Concezione sviluppata successivamente alla prima: concezione antropologica della cultura e quindi la cultura come particolarità di un popolo. La cultura in quest’ottica è descritta come un insieme omogeneo di tradizioni, di disposizioni morali e di conquiste intellettuali, che nel loro insieme esprimono lo spirito più profondo e autentico del popolo e quindi in tal senso la cultura è vista come particolarità di un popolo.

Cosa si intende quindi per cultura? La cultura comprende ogni attività umana sia conoscitiva, sia affettiva o conativa (significa tentare e quindi ci rimanda all'agire). Quindi la cultura comprende ogni attività umana e i prodotti ad essa legata e designa prodotti fisici (es: libri, monumenti), sia che le realtà ideali (i valori, uno dei suoi elementi costitutivi, le credenze, il linguaggio). Si consideri che i sociologi parlano di queste dimensioni in termini di:

  • Culturale materiale: elementi tangibili.

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  • Cultura immateriale: conoscenze, elementi valoriali, elementi normativi, concetti e simboli.

Da specificare che questa distinzione è meramente concettuale perché le dimensioni materiali sono nella realtà strettamente dipendenti da quelle non materiali e viceversa.

Caratteristiche più importanti della cultura

Di seguito le caratteristiche più importanti della cultura:

  • Permette di evidenziare il collegamento tra la cultura e azione individuale: questa caratteristica ci permette, attraverso l’analisi dei comportamenti individuali, di rintracciare e individuare una determinata cultura. Si consideri però che i comportamenti individuali sono possibili sono in relazione alla cultura poiché per la sociologia un individuo esiste solo come membri di un gruppo e ogni gruppo, in quanto tale, ha una sua cultura.
  • Controllo: poiché la cultura modella la personalità, la cultura esercita un notevole controllo sul comportamento. Secondo Geertz la cultura è un insieme di meccanismi di controllo – schemi, prescrizioni, regole, istruzioni – per governare il comportamento.

Poiché la cultura controlla il comportamento umano, Freud si chiede se non sia legittimo definire la cultura come istanza repressiva. Infatti la cultura spesso reprime le pulsioni (per lo più sessuali e aggressive), ma non in maniera completa, semplicemente stabilisce le condizioni in cui esse possono essere soddisfatte (ad esempio le pulsioni sessuali possono essere soddisfatte solo con le persone adatte in luoghi adatti, ecc). In ogni caso, la capacità della cultura di controllare il comportamento umano è limitata da un certo numero di fattori, quali:

  • Limiti biologici dell’organismo umano (ad esempio ci sono dei limiti alla capacità di apprendimento dell’uomo);
  • Ambiente fisico, che influisce sul tipo di cultura che si sviluppa (fattori ambientali possono ostacolare).
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofia.tadiello di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica internazionale UNINETTUNO di Roma o del prof Di Pietrantonio Fabio.
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