La sociologia
Una definizione di sociologia
La sociologia è lo studio scientifico della società. Come ogni definizione di una disciplina scientifica, essa contiene un oggetto e un metodo applicato a quell'oggetto. L'oggetto studiato dalla sociologia è la società, mentre il metodo con il quale si studia è il metodo empirico. Tuttavia, la sociologia è una scienza sociale e non una scienza naturale, quindi il metodo verrà applicato in una maniera diversa.
Innanzitutto, la società è una realtà storica. Possiamo dire infatti che gli uomini hanno da sempre organizzato le loro relazioni reciproche, dando ad esse una struttura relativamente stabile. Possiamo anche dire che questa struttura ha assunto una quantità di forme assai eterogenea e diversificate. La società è solo una di queste forme accanto ad altre e ha una storia assai recente.
In secondo luogo, quello che noi intendiamo per società è anche il prodotto della sociologia. Se la sociologia è un prodotto della società moderna, allo stesso tempo la conoscenza sociologica entra a far parte del processo di costruzione di quella realtà sociale.
In terzo luogo, c'è allora una grande affinità tra la sociologia e il suo oggetto: la vita in comune degli uomini è fatta di pratiche di pensieri, di cose che si fanno e di cose che si pensano. Anche la sociologia è, al tempo stesso, una pratica, un insieme di concetti. In maniera semplice, potremmo dire che la sociologia è ciò che i sociologi fanno, è l'insieme di concetti connessi a quelle pratiche. La sociologia studia un oggetto che si è prodotto storicamente, contribuisce a produrre l'oggetto che studia e si sviluppa in sintonia con l'oggetto studiato.
L'origine della società
La storia della sociologia inizia con il progressivo diventare autonomo della società dallo Stato, con il formarsi storico del suo specifico oggetto di studio, cioè la società. Ciò che diventa oggetto di riflessione è la natura delle relazioni tra gli uomini a partire dalla spiegazione del meccanismo che li porta a stabilire tali rapporti. La vita in comune non appare più come qualcosa di naturale o di rispondente a un disegno divino di salvezza, ma essa stessa è spiegata attraverso la riflessione sulla natura umana e sui motivi che spingono a trasformare un'ipotetica vita solitaria originaria in vita collettiva.
Può essere d'aiuto per capire questo processo una breve riflessione su due autori particolarmente significativi:
- Thomas Hobbes, il quale credeva che l'uomo non è per natura un essere sociale. Egli è mosso dai propri bisogni e sente quelli altrui come una minaccia per la realizzazione dei propri. Gli uomini non hanno inclinazioni sociali, ma cozzano l'uno contro l'altro e questa condizione viene chiamata dal pensatore "stato di natura". L'individuo, proprio perché è autonomo, non è sociale, ma è egoista. In questa condizione l'uomo è libero, totalmente libero, ma insicuro. I due aspetti sono strettamente interconnessi: l'uomo è insicuro, vive in uno stato di perenne pericolo, perché è libero. La scelta fondamentale cui gli uomini si trovano davanti è perciò quella tra libertà e sicurezza: la scelta è una questione razionale fondata sul sentimento della paura. Quando l'uomo sceglie di aggregarsi, si passa dallo stato di natura allo stato, che appare come una grande macchina artificiale. Il sovrano, colui che detiene il potere, ha tutto il potere perché l'unico individuo libero, rimasto nella condizione dello stato di natura. Occorre sottolineare che tra le due condizioni non esistono alternative, esistono solo gli estremi di una totale individualizzazione e di una completa socializzazione.
- John Locke, egli supera la rigida contrapposizione che abbiamo appena visto. Egli infatti ritiene che esistano relazioni organizzate tra gli individui anche al di fuori dello Stato. Esistono modi naturali di organizzare i propri rapporti reciproci, in cui gli uomini vivono prima di organizzarsi nello Stato. Abbiamo qui perciò l'idea di società: l'idea di un insieme di relazioni umane indipendenti dallo Stato. Le dimensioni indipendenti dallo Stato dove possono sorgere delle relazioni sono: le relazioni che concernono la proprietà privata, le relazioni familiari e i commerci. Interessante come per il pensatore l'uomo è originariamente proprietario di se stesso e il lavoro era naturale estrinsecazione dell'umanità dell'uomo, il lavoro è di fatto il fondamento della proprietà.
Anche per Rousseau, come per Hobbes, non c'è possibilità di mediare tra libertà e coercizione, e non esistono spazi di socialità intermedi tra l'individuo e lo Stato dotati di autonomia. Solo che per Rousseau la libertà dello stato di natura è sostituita dalla subordinazione allo Stato, infatti il pensatore si oppone fermamente alla forma sociale in quanto tale, il male è la fuoriuscita dello stato di natura.
Società e individuo
Il concetto moderno di individuo ha profonde radici cristiane, l'individualismo moderno è il prodotto del processo di secolarizzazione che ha investito la concezione cristiana di individuo. Con il messaggio cristiano per la prima volta nella storia la religione si è svincolata dall'appartenenza comunitaria, andando a identificare una dimensione autonoma da quella sociale e politica. L'autonomia degli individui viene affermata su un duplice piano: nel suo rapporto autonomo con la divinità e nel suo rapporto autonomo con il prossimo. L'autonomia dalla società secolare porta con sé quella dell'individuo in quanto centro di riferimento, su cui vanno a gravitare le tensioni tra gli ambiti differenziati.
La secolarizzazione del principio individualistico cristiano implica una messa in discussione delle gerarchie sociali: fintanto che l'individuo è inserito in una struttura gerarchica stabile è inamovibile, la sua piena autonomia è impossibile. Secondo l'antropologo francese Dumont, tutte le società storicamente esistite sono gerarchiche in modo diverso, tuttavia, esiste solo una società storica non gerarchica, ed è proprio la modernità europea. Essa costituisce un'unicità nella storia dell'umanità, la sua caratteristica è quella di aver sostituito all'ordine sociale gerarchico il principio individualista egualitario. Naturalmente, nessuna forma sociale cancella tutte le gerarchie; ma il mondo moderno molto ha fatto e molto può ancora fare, una società individualista ed egualitaria è una società dove individualismo ed egualitarismo sono i criteri morali ordinatori, nella quale si pensa che non sia l'individuo a essere a servizio della società, ma la società a servizio dell'individuo.
Le grandi rivoluzioni moderne sono rivoluzioni individualiste, fatte in nome dei diritti dell'individuo. Il primo diritto è l'habeas corpus, sancito dalla Gloriosa Rivoluzione inglese. Questo diritto risulta fondamentale perché sancisce il diritto primario e ineliminabile dell'individuo al possesso del proprio corpo.
Un altro pensatore francese, il barone di Montesquieu, mette in luce la natura artificiale costruita dei costumi, affermando che ogni cultura ha la sua verità, appare così l'idea del relativismo culturale ed emerge quella di un individuo autonomo entro la cultura relativizzata. Anche Diderot mette in luce la relatività dei ruoli sociali e la loro mancanza di giustificazione.
Il fatto è che, con l'avvento della modernità, viene meno la giustificazione dei ruoli sociali ed essi appaiono come maschere da utilizzare, oppure in cui risolvere il proprio sé. In questo modo, diventa problematica la stessa distinzione tra ciò che è morale e ciò che non lo è, tra individuo e ruolo si apre la possibilità di un rapporto non predeterminato, bensì aperto e contingente. Questo rapporto può vedere prevalere sia l'individuo che il ruolo in un infinito gioco in cui l'identità svanisce dentro una pantomima generale. Una maggiore individualità può così portare a un individuo meno sicuro di sé, proprio perché è insieme più libero e con meno punti di riferimento certi.
La società moderna è una società di individui, il concetto moderno di individuo può essere visto come il risultato di un processo di secolarizzazione del concetto cristiano ed esso è il prodotto di una società che ha sostituito il principio gerarchico con quello egualitario, comportando l'aumento di libertà e di autonomia, che ha come conseguenza un individuo problematico, insicuro e frantumato. Si tratta di un lungo processo che vede il passaggio dall'individuo che ha fede alla fede dell'individuo, questo passaggio si realizza attraverso tre momenti: l'individualismo si afferma prima sul piano religioso, su quello politico ed infine su quello sociale.
Il metodo sociologico
La sociologia nasce con l'idea di ottenere nello studio dei fatti umani gli strabilianti risultati conseguiti dalle scienze naturali nel loro campo. Tutto ciò risponde a un'immagine della scienza che possiamo sintetizzare:
- Il metodo scientifico è unico;
- La scienza si contrappone ad altre forme di sapere, come la religione, la filosofia ecc.;
- Solo la scienza consente un sapere razionale;
- Solo il sapere razionale è un sapere vero, oggettivo ed universale;
- Solo il sapere scientifico è cumulabile.
Tuttavia resta comunque invariato un elemento decisivo: la realtà che la sociologia studia è diversa dalla natura, le scienze sociali sono diverse dalle scienze naturali. Le azioni degli uomini sono tali in quanto la loro intenzionalità le rende imprevedibili, non possono essere semplicemente osservate, ma devono essere interpretate; infine, l'oggettività di questa interpretazione è sempre filtrata dall'intenzionalità dell'interprete, anche se costui è uno scienziato sociale.
Comte
Il metodo
Secondo Comte, la natura umana è caratterizzata da tre dimensioni: intellettuale, pratica e morale. L'ordine sociale si ha quando i tre aspetti hanno caratteristiche armonizzabili; quest'ordine è la condizione essenziale perché si dia equilibrio e perché l'individuo possa realizzarsi. È importante la funzione dell'intellettuale, costui è in grado di vedere il nuovo ordine sociale che avanza, è un vero e proprio benefattore dell'umanità perché indica a tutti quel futuro di progresso che ancora non tutti vedono.
L'intellettuale coglie ciò che gli altri non vedono perché ha la possibilità di produrre e di possedere un sapere vero e indubitabile.
Il metodo di Comte può essere così sintetizzato: esiste un sapere scientifico, l'unico sapere vero, che si acquisisce attraverso l'osservazione e la generalizzazione, per questo è impossibile avere una conoscenza delle cose ultima, in quanto non osservabili empiricamente. L'uomo come individuo non è soggetto della scienza: in quanto essere vivente viene studiato dalla biologia, in quanto essere sociale, dalla sociologia.
Per il pensatore, l'umanità ha condotto, e conduce, una lunga e perigliosa lotta per spiegare e controllare la natura, questa lotta ha al suo centro la capacità di conoscere la realtà esterna: il sapere è, infatti, la base della spiegazione del funzionamento della natura e le rende possibile il controllo. Ecco perché l'attività intellettuale è quella centrale: quella pratica e quella morale sono la conseguenza dello stadio di sviluppo raggiunto dalla conoscenza umana.
La legge dei 3 stadi
Secondo Comte, nella storia dell'umanità sono rintracciabili tre grandi sintesi conoscitive, o stadi:
- Lo stadio teologico;
- Lo stadio metafisico;
- Lo stadio positivo.
Passando da uno stadio all'altro, l'umanità migliora e completa se stessa, poiché migliora e completa la sua capacità di spiegare e controllare la natura. Per il pensatore, infatti, è fondamentale lo sviluppo di un controllo razionale sul mondo, che possa consentire una prassi egualmente razionale ed efficace. Naturalmente questo sapere diventa progressivamente riflessivo, ossia consapevole delle sue possibilità. Esso è allora in grado di esercitarsi non solo nei confronti della natura, ma anche rispetto ai rapporti sociali: la scienza della società permette una spiegazione e un controllo razionale dell'ordine sociale.
Per Comte, le scienze sono destinate a superare e a sostituire la teologia e la metafisica; il vero sapere passa attraverso l'osservazione e la generalizzazione; la conoscenza di cose non osservabili non è possibile. Il sapere sintetico fornito dalla scienza è la base di un controllo razionale della natura e della società.
Émile Durkheim
Il metodo
Per Durkheim, la società è un fatto morale, cioè un insieme di credenze condivise che, messe assieme, costituiscono la coscienza collettiva, su cui si basa la solidarietà sociale, ossia il senso dello stare insieme degli individui socializzati. La società come coscienza morale collettiva, perché sono i modi collettivi di pensare, agire, percepire che rappresentano elementi di costrizione sull'individuo attraverso l'obbligazione.
Il fatto sociale si riconosce grazie a 3 caratteristiche:
- Esteriorità: non è osservabile tramite l'introspezione, vive di realtà propria al di fuori e rispetto all'individuo;
- Coercizione: potere sanzionatorio nei confronti degli individui, la società ci impone determinate regole;
- Generalità: diffusione all'interno della collettività.
La società è quindi una realtà ideale, nel senso che è costituita da cose immateriali, spirituali, ossia prodotti dello spirito umano, il pensatore quindi assume una posizione spiritualista e antiriduzionista. Il fatto sociale è ogni modo di fare, più o meno fissato, capace di esercitare sull'individuo una costrizione esterna, proprio quest'ultimo aspetto è fondamentale per capire cosa sono i fatti sociali. Il pensatore infatti introduce la sua teoria dell'homo duplex, affermando che l'uomo appunto ha due diversi comportamenti:
- Il primo è fatto da tutti gli stati mentali che non si riferiscono che a noi stessi e agli avvenimenti della nostra vita personale: è quello che si potrebbe chiamare l’essere individuale.
- Il secondo è un sistema di idee, di sentimenti e di abitudini, che esprimono in noi non la nostra personalità, ma il gruppo o i gruppi diversi di cui facciamo parte. Di questo genere sono le credenze religiose, le credenze e le pratiche morali, le tradizioni nazionali o professionali, le opinioni collettive di ogni genere. Il loro insieme forma l'essere sociale. Costituire questo essere in ciascuno di noi, tale è lo scopo finale dell'educazione.
Il fanciullo entrando nella vita non vi introduce che l'apporto della sua natura individuale... Occorre che, mediante gli accorgimenti più rapidi, all’essere egoista e asociale (Hobbes - homo hominis lupus) che viene al mondo ne venga sovrapposto un altro, capace di condurre una vita morale e sociale.
Ogni società, considerata ad un momento determinato del suo sviluppo, ha un sistema di educazione che si impone agli individui con una forza generalmente irresistibile. Vi è dunque, in ogni periodo, un modello normativo dell'educazione, dal quale non possiamo discostarci.
Questi fatti sociali si studiano con l'osservazione diretta, considerandoli come delle cose. Per spiegare il fatto sociale bisogna ricercare separatamente la causa efficiente che lo produce e la funzione che esso assolve, i fatti sociali sono validi solo per la coscienza collettiva: ogni società costituisce un certo modo specifico di vedere le cose, di rappresentarsi il mondo, che è necessariamente arbitrario, ma allo stesso tempo del tutto valido per chi si rappresenta il mondo in quel modo.
La solidarietà sociale
La società non può esistere che nelle coscienze individuali e attraverso di esse, dal punto di vista della società si pongono due questioni fondamentali: l'integrazione, che ha a che vedere con la possibilità che gli individui possano costruire un'entità indipendente attraverso l'interazione reciproca, e la regolamentazione, che riguarda la possibilità che ciò avvenga attraverso la regolamentazione degli impulsi profondi tipici della natura umana.
Nelle società tradizionali, secondo Durkheim, esiste una moralità comune che fa riferimento a valori condivisi: tutti gli individui si comportano tendenzialmente allo stesso modo. Lo spazio di autonomia dell'individuo è ridotto, perché egli si conforma alle credenze e alle pratiche comuni. La coscienza collettiva impone una morale diffusa e condivisa, è un comportamento pressoché obbligato; l'individuo non è costretto a seguire questo comportamento, egli stesso crede che non sia possibile fare altro.
Cosa succede quando questi valori, sotto la spinta di un profondo cambiamento sociale, vengono progressivamente meno e la società appare sempre più in preda all'anomia, ossia alla mancanza di saldi punti di riferimento morali collettivi? Durkheim introduce il concetto di solidarietà organica, ora la società moderna si fonderebbe su un meccanismo socio-economico, la società moderna infatti è caratterizzata dall'aumento della divisione del lavoro.
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