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Sociologia dell'educazione

Il ruolo della sociologia nell'educazione

La sociologia studia il rapporto tra modello educativo e società circostante, non ha impatto sul singolo, si focalizza sulla relazione tra soggetti. Il sociologo non dà giudizi di valore, non essendo l'obiettivo di questa disciplina. Il sociologo, quindi, non ha intento valutativo e si focalizza sull'analisi del reale per cercare di capire quali sono le cause affinché si verifichi quel fatto. Il sociologo, come l'antropologo, deve studiare attraverso una visione esterna, senza pregiudizi dati da conoscenze proprie.

Es: per noi sarà difficile studiare il sistema scolastico, avendo già un'esperienza diretta come fa la società a garantire stabilità e quindi aderire a una coesione sociale da una generazione all'altra? Con l'educazione infantile, sia essa formale (scuola) e informale (famiglia). Questo è essenziale affinché la società sopravviva.

  • È più facile nelle società piccole a differenza di quelle più grosse (per esempio società occidentale) in cui ci sono un numero di regole maggiori ma che non sono condivise e accettate da tutti.
  • Garantisce regole implicite di cui non ci accorgiamo di aver assorbito.

Educazione e cambiamenti sociali

Quando si parla di educazione si fa riferimento a un campo ampio in cui troviamo l'istruzione e i modi/attitudini dell'educazione stessa. La sociologia non studia un sistema educativo o una didattica ma studia sempre una relazione, ossia i tipi di rapporto che si creano tra istituzioni e società.

Es: studente-scuola, cittadino-società

Tra la fine del '700 e tutto '800 i sociologi studiano e approfondiscono la domanda precedente in quanto quel periodo è caratterizzato da una serie di cambiamenti sociali importanti tra cui la Rivoluzione francese ed industriale. Perciò avviene un cambiamento epocale tra famiglia, lavoro e relazioni, con l'avvento dell'industrializzazione. Questo porta a molte conseguenze negative, tra cui la nascita dello sfruttamento, minoranze e cambia l'idea di famiglia: i bambini non sono più tenuti dalle mamme che iniziano ad andare a lavorare in fabbrica.

Con l'industrializzazione diventa necessaria una minima istruzione, per permettere agli uomini di saper lavorare non più solo nei campi; per questo avviene un'istruzione di massa grazie alla legge Casati che rende la scuola un'istituzione con elementari obbligatorie (metà 1800).

Dopo la Rivoluzione francese in Europa, grandi moti insurrezionali portano alla formazione di stati-nazione con un'omogeneità di stili di vita, regole e soprattutto nel linguaggio. Per de-provincializzare, ovvero portare avanti uno scambio di conoscenze tra nord e sud, mandano i ragazzi del servizio militare lontano da casa. L'omogeneità aveva come obiettivo quello di superare le diversità nella società.

Di fronte a queste rivoluzioni epocali e culturali che vanno avanti per decenni, ci furono grandi cambiamenti sociali che portano a una nuova visione di vita dove grazie alla rivoluzione industriale l'uomo cambia il lavoro, per l'urbanizzazione cambia la vita sociale e familiare e con la formazione degli stati-nazione il cittadino assume un nuovo ruolo di vita (diritto di voto e istruzione). Con il passare dei decenni si capisce sempre di più quanto sia importante per il cittadino possedere un minimo di formazione. Questo è il momento in cui si definisce la figura del maestro e nascono scuole specifiche per insegnare questo nuovo ruolo.

Video: "Cambiare i paradigmi della società"

La scuola è formata in un modo in quanto nasce in un determinato contesto storico, però questo tipo di impostazione ha delle conseguenze tra cui la difficoltà di riconoscere le individualità e determinate abilità di studenti rispetto ad altri che potrebbero essere analizzate. Nel video non viene affermato che la scuola deve essere completamente riformata, fornisce delle ipotesi ma occorre interrogarci sul significato della scuola.

Qual è il significato e l'obiettivo dell'istruzione nei paesi in particolare occidentali più sviluppati e come si struttura? Senza porci questa domanda non possiamo capire cosa funziona e cosa no. Innanzitutto è impossibile mettere in atto un sistema individualizzato, dovrebbe esistere un insegnante per ogni alunno. Nei sistemi attuali occorre capire ciò che è possibile fare per migliorare in un sistema burocratico molto definito.

Rapporto educazione-società

Ogni società, dalle semplici alle complesse, ha bisogno di educare le nuove generazioni e far sì che siano competenti per la vita sociale. Ogni società definisce quali sono i propri specifici ideali educativi essenziali che dovranno essere sviluppati necessari per la sopravvivenza del contesto sociale affinché la società possa perpetuarsi. Nella nostra società è difficile identificarli perché ce ne sono tanti e variabili: norme di comportamento, competenze, conoscenze, … Inoltre, alcuni sono anche impliciti e aperti alla libera interpretazione dei singoli individui. Quindi diventa complesso uniformare e capire quali sono gli ideali educativi di fondo.

Es: differenze religiose, stili di vita, approccio alle tecnologie, proprietà privata

Più le società sono articolate più sono accettati valori, norme e modelli di comportamenti molto diversi. Il comportamento divergente passa inosservato perché non risulta un comportamento della minoranza, ma della maggioranza e quindi è percepito nella norma. Nelle società semplici c'è molta più coesione sociale perché tutti condividono stesse regole e comportamenti, ma risulta più difficile uscire fuori dalla normalità perché il controllo sociale è più forte e quindi è più difficile mettere in atto comportamenti divergenti. È molto più forte il giudizio sociale, ma allo stesso tempo è anche molto più forte la coesione sociale. Da un lato la società spinge per mantenere la coesione sociale, ma dall'altro il soggetto ha la necessità di affermare e realizzare sé stesso all'interno della società di riferimento a individuo-società. È necessario che la società trovi dei mezzi per arrivare ad una conciliazione fra caratteristiche individuali (la variabilità personale) e progetto sociale collettivo. Per fare tutto ciò occorre utilizzare un: metodo sociologico.

Metodo sociologico

  • Descrivere: un fenomeno sociale viene descritto per come è e non per come dovrebbe essere (secondaria questa tensione ideale).
  • Spiegare: come funziona, qual è il meccanismo di funzionamento di un contesto sociale per indagare le cause e i motivi che portano ad una certa situazione.
  • Comprendere: profondamente, entrare dentro il fenomeno e trovare una spiegazione dal suo interno: non solo dall'esterno ma provando a capire quali sono i meccanismi degli attori sociali all'interno del contesto sociale.
  • Interpretare: organizzare in concetti (principi generali) il senso soggettivo, generalizzazione…

Le metodologie di ricerca sociologiche qualitative (intervista, storie di vita, documentario) fanno riferimento al pensiero e percezione degli attori sociali di fronte ad una certa situazione; si lavora molto con le percezioni soggettive degli attori sociali coinvolti e non con l'oggettività del fenomeno (non è detto che coincidano).

Es: genitore porta il figlio a scuola in ritardo perché si è rotta la macchina:

  • Dato oggettivo: il padre ha infranto una regola scolastica e la maestra ha aspettato di iniziare la lezione e ha perso del tempo (se mi fermo qua ho solo una sorta di fotografia dell'accaduto, devo capire l'interpretazione soggettiva che i soggetti danno).
  • Dato soggettivo a interpretazione dei vari attori: maestra comprensiva o meno, genitore arrabbiato o dispiaciuto.

Le interpretazioni soggettive cambiano l'interpretazione dell'evento e in seguito su come si potrebbe intervenire, ci vuole capacità di analizzare gli eventi cercando di comprendere il punto di vista degli attori sociali (fondamentale!!!).

Concetti cardine: Socializzazione

Uno dei concetti cardine: socializzazione riguarda il legame individuo-società. Per mettere in atto questo processo e far sì che la società lo trasmetta alle future generazioni occorre tenere presente i due bisogni fondamentali dell'uomo: da un lato il bisogno della società di integrazione e coesione (integrazione = tenere dentro, far sì che i suoi membri accettino le regole e vincoli che la società propone) e dall'altro i bisogni del singolo individuo che manifesta la necessità di inserimento e appartenenza, far parte di un gruppo e di un'identità. In questo equilibrio tra bisogni dell'individuo e della società c'è il passaggio da una individualità biologica ad una individualità sociale. Vuol dire che il passare da "animaletti" (come i bambini piccoli), a una dimensione di acquisizione di norme sociali, questo passaggio si chiama socializzazione, ovvero l'interiorizzare regole, norme, atteggiamenti, percezioni di sé che sono frutto di costruzioni sociali e che cambiano da un contesto ad un altro.

Termine socializzazione nel gergo comune fa riferimento alla costruzione di una rete amicale e le relazioni sociali. In sociologia questo termine ha un significato diverso (pedagogia con "formazione"), ovvero l'acquisizione di tutte le norme, valori e comportamento necessari per la vita sociale. Questo porta, come già detto, a un passaggio da una individualità biologica (essere animale) a sociale.

Émile Durkheim è un sociologo francese degli inizi del Novecento, fondatore cattedra di sociologia all'università Parigi. Uno dei primi a sistematizzare il pensiero sociologico anche se il termine "sociologia" coniato da Comte. Lui dice che:

  • Socializzazione = "Azione esercitata dalle generazioni adulte su quelle che non sono ancora mature per la vita sociale. Essa ha per fine di suscitare e sviluppare nel bambino un certo numero di stati fisici (comportamenti) e intellettuali (saperi) e morali (valori) che reclamano sia la società politica nel suo insieme sia l'ambiente particolare al quale è destinato" (Durkheim, La sociologia e l'educazione, trad.it 1971: 40)

Quindi questo processo che permette di cambiare l'individuo vale sia per le nuove generazioni che per adulti stranieri che arrivano da contesti sociali culturalmente molto lontani e diversi che hanno bisogno di impara le regole di base del vivere sociale in certo contesto. La socializzazione è un processo articolato e complesso che avviene in un arco di vita molto lungo; inizia con l'infanzia e dura per tutta la vita: si è sempre socializzati continuamente a nuovi processi di apprendimento e formazione. Nella nostra società esistono tantissime norme implicite che noi conosciamo perché siamo stati socializzati a queste norme di regolamento e sono talmente scontate che non vengono scritte. Più i contesti culturali sono estranei al nostro, più questi modelli di comportamento emergono.

Es: da nessuna parte i genitori devono dare la merenda ai bimbi per la scuola

Scopi della socializzazione

La socializzazione ha due scopi:

  • Inserire l'individuo all'interno della società
  • Mira al conseguimento dell'identità personale (personalità di base o fondamentale)

In questo processo dove entrano in gioco i due bisogni fondamentali (della società e del singolo), prende campo la costruzione identitaria. Attraverso la socializzazione il bambino o individuo costruisce la sua identità personale. La socializzazione in questo processo di costruzione dell'identità è molto forte e pesante. Pensa:

  • Bambino del libro della giungla impara tutte le regole di vita della giungla
  • Il ragazzo selvaggio dell'Aveyron: Itard, metà/fine '800, medico francese che lo trova. Dopo una certa età non riuscì più a educarlo (12-13 anni), risocializzarlo, non riuscendo ad apprendere certi comportamenti che si dovrebbero apprendere solo i primi anni di vita, morì giovane. Riesce ad imparare solo piccole cose.
  • (non si sa se è vero o no con certezza) Federico II di Svevia voleva scoprire quale era la lingua che l'uomo avesse parlato autonomamente senza che fosse socializzato, convinto fosse l'ebraico. Cosi fece allevare dei bambini dalle nutrici senza che esse parlassero con loro per capire quale lingua avrebbero imparato per prima ma poi i bimbi morirono tutti. Questo perché per l'uomo la dimensione relazionale è fondamentale.

Quindi la socializzazione è estremamente importante per acquisire anche capacità cognitive, linguistiche e motorie nei primi mesi di vita del bambino in quanto certe abilità si apprendono e si sviluppano solo in relazione e attraverso una cura particolare da parte del caregiver (=figura qualunque di riferimento stabile per il bambino che lo accudisce per i primi mesi di vita attraverso relazione e contatto fisico) che permette la costruzione della relazione e quindi della socializzazione. Tanto è vero che, superata una certa età, alcune abilità cognitive, linguistiche e motorie non si possono più apprendere, come se il cervello non fosse più capace di apprendere certe nozioni. Questo fa capire quando l'umano è un essere estremamente relazionale, non possiamo sopravvivere se non siamo in relazione.

Es: i bambini che crescevano in istituti molto numerosi con poche persone che li accudivano spesso rimanevano ritardati perché le cure di vita non erano sufficienti e adeguate a farsi che sviluppassero certe abilità.

Nei primi anni di vita la costruzione della socializzazione avviene nelle relazioni familiari: prima con il caregiver, la madre e poi con il resto delle figure di riferimento ed è una parte fondamentale per essa. Inoltre, attraverso l'acquisizione di linguaggio vengono poste le prime basi del processo di socializzazione. Nel processo di socializzazione si osserva quanto sia centrale la dimensione della costruzione sociale: usi, costumi, comportamenti, cultura, non sono un dato oggettivo, ma sono espressione di una dimensione sociale.

"La tradizione non si eredita: se la volete, dovete ottenerla con molta fatica" – Thomas Eliot

Normalmente pensiamo che la tradizione venga tramandata da una generazione all'altra quasi osmoticamente, ma in realtà bisogna avere un ruolo attivo e partecipante come attore sociale nella dimensione relazione con gli altri (ruolo di agency: attore sociale che si muove per ottenere qualcosa), per l'apprendimento. La cultura la apprendiamo attraverso la socializzazione in maniera naturale, tanto da non accorgersene, ma molti di questi elementi sono contestuali (come, per esempio, al contesto specifico in cui si vive: culture familiari diverse). Ogni sistema sociale ha le sue regole specifiche di funzionamento e storicamente e culturalmente contestualizzate trasmesse tramite la socializzazione. Ci sono cambiamenti continui di cui non ci accorgiamo che portano ad una evoluzione delle regole di comportamento, in seguito a scelte individuali di vita e anche in base al contesto sociale e per quanto riguarda la genitorialità, se i modelli educativi trasmessi non corrispondono alle aspettative e richieste sociali, intervengono i servizi sociali.

Es: educazione dei figli, educati diversamente rispetto a 30 anni fa seppur siamo nello stesso contesto geografico.

Affinché la socializzazione funzioni c'è bisogno che le varie norme sociali e modelli di comportamento da oggettive diventino soggettive, ossia che vengano interiorizzate e vengano fatte proprie dai vari individui.

Es: attraversare la strada: la norma dice che i pedoni devono guardare sia a destra che a sinistra prima di attraversare, ma non c'è bisogno che ci sia una regola che me lo imponga affinché io rispetti la norma; questo modo la regola è stata interiorizzata: è stato interiorizzato il valore della propria vita.

Ci sono tanti comportamenti che le persone fanno propri e in questi casi significa che il processo di socializzazione ha funzionato completamente. I bambini iniziano già a interiorizzare regole diverse in contesti diversi, (per esempio, con i nonni sanno di poter fare cose che con i genitori non farebbero). Ma ci sono altri comportamenti che per alcuni individui rimangono a livello superficiale che si è costretti a rispettare e non si riesce a farli propri.

Es: indossare le mascherine: alcuni l'avranno interiorizzata, altri la percepiranno sempre come una norma e un obbligo senza aver interiorizzato il valore della salute.

Assunzione dei ruoli sociali

Passaggi importanti per l'interiorizzazione della norma:

  • Interiorizzare le norme sottese ai comportamenti richiesti
  • Accettare i valori a cui le norme si riferiscono
  • Rappresentarli in forma di modelli

Significa che la regola viene interiorizzata nel momento in cui viene accetto il valore a cui la norma fa riferimento e a questo punto si è in grado di rappresentarla sotto forma di modello anche in altri contesti e situazioni sociale e fare in modo che il comportamento sia sempre coerente.

Es: a casa viene insegnato di aiutare gli altri e collaborare, mentre a scuola la maestra non vuole che i bambini copino. A scuola:

  • La norma viene accettata ma non interiorizzata
  • La norma viene fatta propria e quindi viene sconfessato quello è stato trasmesso dai genitori
  • Si distinguono i vari contesti sociali e si sceglie dove vale la pena assumere un certo comportamento

Riflessioni sociologiche classiche

7 ottobre

Abbiamo visto come la riflessione sociologica dei classici della sociologia si muova dalla domanda di fondo: come fa la società a far seguire ai suoi membri le proprie norme e come si fa a creare una coscienza collettiva?

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.bertolini02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Lagomarsino Francesca.
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