Che cos'è la politica?
Di fronte a fenomeni costitutivi della vita associata degli esseri umani come:
- La necessità di coordinare il comportamento degli individui
- La necessità di decidere su questioni essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo della comunità
- Il problema di decidere chi debba decidere e come sui problemi comuni
Il concetto di politica è stato definito in modi assai diversi nel corso del tempo. Si sono però dovuti attendere gli scritti di Machiavelli per privare la definizione di politica da quell'ambito normativo, prescrittivo e religioso che l’aveva caratterizzata. Infatti, la necessità di definizioni realista di politica è essenziale per la scienza politica che per la sua natura ha bisogno di concetti empiricamente osservabili.
Aristotele: concetto di politica
La concezione aristotelica è un pilastro della cultura occidentale. La politica aristotelica è caratterizzata da relazioni orizzontali proprie del vivere in comunità, ed è ben diversa da quella contemporanea:
- Politica e società sono inestinguibili.
- Non c’è distinzione neanche tra politica ed etica o politica ed economia.
- Abbiamo la definizione di uomo come animale politico, dunque la politica era la dimensione collettiva del vivere sociale che differenzia l'essere umano dagli altri esseri viventi, era la dimensione totalizzante del cittadino greco.
- Fine ultimo della politica = il bene collettivo.
Nella tradizione greca sono presenti anche altre definizioni di politica come la concezione gerarchica di Platone per la quale la politica era una visione etica dell'ordine sociale, oppure per Protagora, l'arte del persuadere.
Machiavelli: concetto di politica
Machiavelli viene generalmente considerato il primo pensatore capace di definire la politica in modo realistico ed autonomo dalla dimensione morale e religiosa. La politica perde il suo fine volto al bene comune e si libera del "dover essere" per venire ricondotta alla potenza del principe e dello stato. Abbiamo la politica come potere autonomizzato anche da società ed economia.
La sintesi migliore di questo percorso è rappresentata dalla definizione di Max Weber il quale nella politica come professione afferma "chi fa politica aspira al potere".
- Per Weber non è solo potere per il potere, ma lotta per il potere al fine di servire una causa basata su scelte soggettive.
- La politica persegue l'ordine sociale attraverso l'uso del potere
- Troviamo la focalizzazione sul potere: il suo esercizio, la sua distribuzione, le sue tecniche e dinamiche relazionali.
L'enfasi sul potere non individua un elemento distintivo dell'azione politica, a differenza del comportamento morale o di quello economico, per i quali esiste il bene e l'utile, perché esistono diverse forme di potere e perché la politica deve poter tener conto del consenso e delle modalità mediante la quale è ottenuto dagli attori politici.
Sartori: concetto di politica
Sartori ha enfatizzato la dimensione verticale della politica, definendola in base alla sede in cui si manifesta. È chiaro che le decisioni politiche investono materie diversissime: possono essere di politica economica, di politica del diritto, di politica sociale e se tutte queste decisioni sono pregiudizialmente politiche è per il fatto che sono decisioni collettivizzate, sovrane, prese da personale collocato in sedi politiche.
Easton: concetto di politica
La politica è un'allocazione imperativa di valori, e per valori si intendono beni sia materiali che simbolici. La politica ha caratteristiche come la dimensione del potere e la dimensione processuale e si svolge intorno o in sedi specifiche, in cui si prendono decisioni collettivizzate. Ovviamente anche la specificazione di queste due dimensioni della politica non risolve la sua intrinseca natura ubiqua, lasciando l'incertezza su quello che si può/deve essere fatto per garantire l'ordine sociale. Inoltre insiste su un terreno in cui si affrontano interessi spesso in conflitto, preferenze non commensurabili tra loro e deve interagire con mutamenti sociali ed economici i cui effetti spesso non sono prevedibili.
Heclo: concetto di politica
La politica trova le sue risorse non solo nel potere ma anche nell'incertezza, quando le collettività si chiedono cosa fare, infatti, governi non solo esercitano il potere ma cercano di risolvere puzzle collettivi. Il policy making è una forma di soluzione di puzzle collettivi per conto della società. La politica ha quindi almeno due dimensioni portanti, quella del potere dove gli interessi confliggono e cooperano e quella della soluzione dei problemi.
Lasswell: concetto di politica
Lasswell suggerisce di affrontare lo studio della politica con "chi ottiene cosa? Dove? Come?".
La scienza politica
La scienza politica è la disciplina che studia i fenomeni politici al fine di comprenderne la natura e spiegarli mediante l'adozione delle metodologie delle scienze empiriche. Non è interessata alla dimensione prescrittiva o normativa della politica (come deve essere e perché deve essere in un dato modo), neppure solo alla dimensione formale e delle istituzioni. Essa vuole comprendere i meccanismi di funzionamento dei fenomeni e delle azioni politiche al fine di individuarne la regolarità e di spiegare effetti, intenzionali e non.
Pertanto, la scienza politica è una scienza politicamente orientata: deve dare dimostrazione attraverso le tecniche del metodo scientifico.
In che senso la ricerca è scientifica mentre non lo sono necessariamente i ragionamenti di tutti i giorni? Perché nella ricerca scientifica controlliamo il modo in cui accumuliamo o scartiamo la conoscenza a seconda che le nostre procedure di apprendimento rispondano a canoni controllati e condivisi.
Che cosa non è la scienza politica
- Differenze con la filosofia politica: esclude dal proprio ambito i giudizi morali, prestando attenzione alla raccolta e all'analisi dei dati empirici, mirando alla valutatività.
- Deve spiegare e non giustificare.
- Deve verificare empiricamente le proprie affermazioni per validarle e non basta la coerenza teorica -Bobbio.
- Differenza diritto: La ricerca si concentra sui processi reali, non su quelli formali legali.
- Differenza con la storia: è atemporale, l'analisi dei dati empirici mira a generalizzazioni piuttosto che a conoscenze circoscritte a una realtà specifica nello spazio e nel tempo.
- Differenza sociologia: una si occupa della politica e l'altra della società, si concentra sulla natura verticale del rapporti di potere come variabile indipendente e ribalta la relazione tra fattori esplicativi individuata dalla sociologia, che resta una delle sorelle maggiori della scienza politica.
Gli approcci della scienza politica contemporanea
Ovvero modi con cui possiamo vedere le cose e interpretare i fenomeni politici, è l'equivalente di un paradigma nelle scienze naturali.
- Approccio strutturalista: guarda a fattori strutturali per lo più socio-economici per spiegare eventi e comportamenti politici, ad esempio teoria marxiana della lotta di classe e rivoluzione proletaria.
- Approccio pluralista: enfatizza la rilevanza delle interazioni tra gli attori nell’influenzare gli esiti del processo politico, al centro dell'analisi pluralista vi è la convinzione che il potere politico non si annidi necessariamente nelle strutture economiche e sociali ma sia determinato dall'azione di gruppi di persone che si mobilitano a favore di questa o quella issue.
- Neo istituzionalismo: focalizza l'attenzione sul ruolo che le istituzioni giocano nel determinare i processi politici, l’approccio si divide al suo interno tra le filiere rational choice, storica e sociologica.
- Approccio culturalista: che assume che culture, valori ed idee determinano il comportamento politico.
A cosa serve la scienza politica?
- Offrire ai cittadini e ai decisori una visione dei fenomeni politici, delle loro cause e potenziali effetti de logizzata ed empiricamente fondata.
- Educare alla democrazia svelando come davvero funziona la politica facendone emergere vizi e problemi.
La ricerca politica è scientifica nella misura in cui raccolta delle osservazioni, elaborazione dei concetti e costruzione di proposizioni seguono procedure condivise e replicabili, che saranno storicamente e culturalmente determinate.
Oggettività e progresso della scienza
Ogni ricerca poggia su premesse:
- Ontologiche: consiste nello scommettere che la realtà politica e sociale là fuori è caratterizzata da una certa regolarità.
- Epistemologiche: sostiene che tramite disciplinate osservazioni e metodi rigorosi di inferenza possiamo effettivamente conoscere quella realtà.
Il problema è che la scienza politica ricerca regolarità all'interno di una realtà che appare caotica e casuale ma che è modellata dalle visioni e decisioni degli attori politici, infatti gli esseri umani apprendono dai loro comportamenti e possono se vogliono cambiarli, vi è un forte bisogno di rivedere le teorie formulate, probabilistiche.
Come progredisce la scienza
Popper: l'oggettività si riferisce al metodo, e il compito della scienza è sottoporre le teorie scientifiche a falsificazioni, nel tentativo di individuarne debolezze ed eliminarle in un continuo rafforzamento delle stesse per far avanzare la scienza - è l'incrementalismo.
Affinché la scienza progredisca il procedimento deve essere trasparente, replicabile e pubblico.
Kuhn: la scienza progredisce per rivoluzioni scientifiche quando un paradigma scientifico si sostituisce a un altro e la scientificità consiste nell'attenersi agli Statuti epistemologici in quel momento prevalenti. Il concetto di scientificità è socialmente determinato e l'oggettività scientifica risiede nel consenso della comunità scientifica che condivide un paradigma (insieme di teorie, leggi e procedure).
Lakatos: ogni teoria è collegata ad un programma di ricerca, e la scienza progredisce correggendo e migliorando incrementalmente le teorie esistenti tramite l'affinità di ipotesi ad hoc.
Come formulare un quesito di ricerca?
- Attenzione e interesse al problema, Bobbio affermava infatti che l'avalutatività è la virtù dello scienziato, come l'imparzialità quella del giudice e fa uso di quelle tecniche di ricerca che gli permettono per quanto è possibile di eliminare quell'universo del pressappoco in cui si insinuano più facilmente le valutazioni personali.
- L'importanza dell'uso corretto delle tecniche di analisi.
- Rilevanza del tema.
- Conoscenza della letteratura.
- Formulazione precisa.
- Controllabilità empirica della formulazione.
Caratteristiche di un quesito empiricamente controllabile con formulazione precisa
Indicazione dello spazio in cui è allocato il fenomeno, indicazione dell'arco di tempo a cui ci si riferisce e chiarezza dei termini usati.
I concetti, secondo Sartori, identificano un referente (oggetto) al quale viene assegnato un termine e un significato. I concetti devono potersi trasformare in variabili, ovvero insiemi di caratteristiche che possono essere presenti in quantità maggiori o inferiori, al limite essere presenti o assenti, e quindi variare.
Si viene così a creare una relazione triadica fra un oggetto, termine e significato. La relazione tra significato ed oggetto deve essere precisa per evitare il rischio di vaghezza concettuale, e quella tra significato e termine univoca per evitare il pericolo di ambiguità concettuale.
Il fenomeno che si intende spiegare è la variabile dipendente e i concetti possono essere:
- Empirici se rimandano a referenti osservabili come il partito politico
- Teorici se non rimandano ad alcun referente osservabile come la democrazia, a seconda che derivino dall'esperienza sensoriale o da aspettative teoriche.
Sia i concetti empirici che quelli teorici devono poter essere definiti con precisione e la definizione di un concetto deve contenere tutto e solamente quelle proprietà o caratteristiche del concetto che servono a distinguerlo univocamente da altri concetti affini che possono avere alcune caratteristiche comuni.
Ad esempio, il partito in regimi democratici secondo Weber: "Per partiti si devono intendere le associazioni fondate su una adesione formalmente libera costituita al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità -ideali/materiali- per il perseguimento dei fini oggettivi o per il raggiungimento di vantaggi personali, o per entrambi gli scopi".
Diversamente da un'associazione politica che non persegue fini oggettivi o vantaggi personali o da un partito di un regime totalitario (perché lì l'associazione politica nell'unico partito legale non è libera).
La scala di astrazione
I concetti stanno in relazione ad altri concetti che si situano a livelli superiori o inferiori avendo in comune con essi un certo numero di caratteristiche necessarie ma non altre caratteristiche accessorie. Possiamo costruire una scala di astrazione che parte dal concetto di associazione (che comprende l'ampio universo delle associazioni culturali, economiche, religiose), sale a quello di associazione politica formalmente libera (ex I think tank politici o gruppi di pressione), raggiunge il livello di associazione politica formalmente libera che vuole attribuire ai propri capi una possibilità di potenza all'interno di un gruppo sociale (es. sindacati) e culmina in un'associazione politica formalmente libera che vuole attribuire ai propri capi una possibilità di potenza all'interno di un gruppo sociale per il perseguimento di fini oggettivi e di vantaggi personali (partiti politici).
Possiamo denotare che aggiungendo caratteristiche al concetto più ampio di partenza arriviamo a un concetto più ristretto. Chiamiamo intensione o connotazione l’insieme delle caratteristiche che definiscono un concetto termine e estensione o denotazione l’insieme dei referenti empirici indicati dal concetto termine. Fra intenzione e denotazione esiste un rapporto inverso: quanto più limitato è il numero delle caratteristiche che definiscono un concetto tanto più ampia sarà il numero dei referenti empirici che sono denotati dal concetto e viceversa.
Le variabili nella ricerca
I concetti sono le variabili della nostra ricerca e dobbiamo tradurre le caratteristiche che compongono la loro intensione in indicatori osservabili, si tratta dell'operalizzazione del concetto. Inoltre, deve essere possibile combinare gli indicatori in indici sintetici attraverso formule matematiche e logiche, al fine di arrivare a una misurazione univoca del referente del concetto. Infine, se i concetti sono le variabili dello scienziato politico, allora devono poter variare e assumere valori differenti.
Classificazioni e tipologie
Come iniziare a formulare un’ipotesi di ricerca quando il fenomeno è del tutto nuovo? Supponiamo che degli entomologi vogliano studiare un tipo di insetto nuovo, mai osservato prima: essi ne raccoglieranno molti esemplari e li classificheranno ad esempio a seconda della dimensione, del colore della caratteristiche delle zampe. Questa è la fase della classificazione, che può andare dalla classificazione semplice con una sola caratteristica a quella complessa. Successivamente si cominceranno a mettere in correlazione due o più caratteristiche, per scoprire per esempio che gli insetti più grandi vivono nelle zone umide e quelli piccoli in zone aride. Nessuna ipotesi viene formulata nel vuoto: viene sempre ispirata da teorie e pre-teorie già esistenti, se però gli studiosi si mantengono fedeli alla modalità della scoperta saranno disposti a formulare ipotesi mai avanzate prima. Qualora vengano identificate delle associazioni sistematiche tra caratteristiche la classificazione dà luogo a una tipologia. È facile intuire come la costruzione di una tipologia può essere il primo passo verso la formulazione di ipotesi, che, se confermate da successive osservazioni, possono essere elevate a teorie, in attesa di essere confutate. Affinché le classificazioni e le tipologie siano utili devono poter essere collettivamente esaustive cioè tutti gli esemplari devono poter essere posizionati in una casella.
Tipi di variabili
- Dipendenti: il fenomeno o evento da spiegare (y).
- Indipendenti: le variabili che determinano il fenomeno da spiegare (x).
- Intervenienti: variabili che modificano il segno delle variabili indipendenti o l'intensità.
- Di contesto: variabili che descrivono le condizioni in cui avviene l'interazione.
Errori più comuni
- Sovra generalizzare il caso: concludere che quello che vale per i casi che conosciamo vale per tutti i casi possibili.
- Osservazioni sbagliate: poco precise, erronee, inducono a vedere quel che vogliamo vedere.
- Ragionamenti viziati: rigettare le ipotesi che non derivano dalla nostra teoria preferita, ignorare le conclusioni che non confermano la nostra teoria preferita, trovare ordine e regolarità dove non ce n'è.
Le ipotesi e il metodo
Le ipotesi devono poter essere empiricamente controllate, cioè confermate o falsificate tramite metodi di controllo. Che cos'è un metodo?
Secondo Marrandi il metodo consiste essenzialmente nell'arte di scegliere le tecniche più adatte ad affrontare un problema cognitivo, eventualmente combinandole, apportando modifiche e al limite proponendo qualche soluzione nuova. Esiste un solo metodo in scienza politica? No, la complessità dei fenomeni politici richiede, per essere indagata correttamente, anche una pluralità di metodi che dovrà essere utilizzata in base a:
- L'oggetto di studio
- La natura delle variabili
- Il numero dei casi analizzati
- La finalità che si pone il ricercatore
Arend Liphart, nel 1971, sostiene che per fare ricerca in scienza politica esistano tre tipi di metodi il cui utilizzo o meno va valutato in relazione al...
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