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LA POLITICA

1.1 - Che cos’è la politica? →

Grande varietà di de nizioni sia per la dif coltà di caratterizzare una realtà multiforme e sfuggente sia per la diversità

di visioni degli studiosi. Occorre quindi cercare una de nizione empirica, capace di cogliere la realtà concreta, che

indichi caratteristiche essenziali e ricorrenti ma anche i con ni di questa attività umana.

Le prime domande da porsi sono: chi, come, dove e perchè

1.2 - Chi?

La politica è quello che fanno i politici.

La politica contemporanea è dominata da politici di professione ma vede anche altri attori, gure con un lungo e

signi cativo passato (non politico) che è stato il trampolino di lancio per l’ingresso in politica

Per un lungo periodo storico gli attori della politica sono stati le famiglie, dei sovrani e dell’aristocrazia (vedi Kennedy).

• la politica non è il terreno esclusivo di azione di attori la cui identità è unicamente politica, ma si presta a

“incursioni” molto signi cative di soggetti che provengono da altri ambiti e da questi traggono le loro

caratteristiche e risorse principali

• la politica è anche il luogo di azione di attori che non si de niscono esclusivamente come politici. Il con ne tra la

politica e altri mondi si rivela quindi dif cile da de nire

• la politica non è una realtà impermeabile. Ciò non vuol dire che non ci siano differenze e discontinuità tra essa e

le altre esperienze umane.

1.3 - Come?

La politica sarebbe un modus operandi non violento e basato sul dialogo, contrapposto ad uno coercitivo; decisioni

imposte d’autorità piuttosto che basate sullo scambio; il ricorso a valutazioni di interesse pubblico rispetto a quelle

dettate dalla razionalità utilitaristica economica; il carattere pluralistico invece che monistico e gerarchico; il prevalere

dell’opinione e della ricerca del consenso rispetto alla ricerca della verità →

Ma la violenza rischia di far parte della politica (colpi di stato, regimi militari, guerre) dimensione simbolica nella quale

spesso la politica ricorre a metafore belliche.

Il comando ha un posto signi cativo nella vita politica ma la logica dello scambio è tutt’altro che assente.

Il potere, cioè la capacità di indirizzare i comportamenti di altri soggetti nella direzione voluta, è una condizione

abbastanza ovvia degli attori politici.

→ studiare la varietà del modus operandi della politica è una strada per approfondire le diversità interne alla politica.

1.4 - Dove?

Politica deriva da polis (ambito ben de nito nel quale si colloca la politica) ma la ritroviamo anche in tribù, regni, imperi

etc

I con ni della politica possono quindi essere diversi da quelli dell’economia, della religione o della morale. Ma gli spazi di

azione non sono necessariamente non sovrapponibili (il rapporto tra imprese economiche e politica è assai complesso,

una religione e una morale può essere politicizzata...).

In genere consideriamo il luogo privilegiato della politica la comunità nazionale ma è evidente che le comunità nazionali

siano transeunte, perché sono «comunità immaginate» (Anderson 1991) e il risultato di processi politici identi cabili. Le

comunità nazionali sono in una certa misura arti ciali. Si pensi alla questione linguistica: esistono paesi plurilingue

(Svizzera) e minoranze linguistiche non riconosciute

In conclusione, la politica è sempre legata a una collettività ma la de nizione di questa non è scontata né naturale

perché può esistere una politica senza lo stato o al di fuori dello stato. Si parla appunto di ubiquità della politica.

1.5 - Perché?

La politica persegue degli obiettivi propri e indistinguibili: per Bobbio (1991) è l’ordine, condizione essenziale per il

raggiungimento di altri ni (lo sviluppo, la convivenza civile...). L’ordine non è quindi un ne ultimo, ma intermedio. Se è

vero che la politica è sempre legata a una collettività, c’è bisogno che quella collettività mantenga l’ordine adottando

delle istituzioni con l’autorità che consente loro di perseguire dei ni, un'identità collettiva (noi vs. loro), simboli di identità,

con ni (la politica interna ed estera)

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1.6 - De nizione

La politica è «l’insieme di attività, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da comando, potere e

con itto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso, riguardanti una collettività nella quale sia promosso il

controllo della violenza e distribuiti costi e bene ci, materiali e non»

Più semplicemente, la politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell’ordine paci co. I luoghi della politica

sono storicamente determinati e mutevoli: la polis greca, l’impero romano, i comuni e le signorie, il sistema castale

indiano, le monarchie etniche in Africa, i diversi autoritarismi, l’impero cinese.

1.7 - Le tre facce della politica

POLITY

Comprende tutti quegli aspetti che riguardano la de nizione dell’identità e dei

con ni della comunità politica (territorio e popolazione che ci vive) e le relative

strutture e processi di mantenimento e cambiamento (polizia, magistratura,

burocrazia, esercito)

• ha dei con ni che stabiliscono l’ambito di legittimità dei un’autorità

pubblica

• può essere aperta o chiusa (GB prima della brexit o Corea del Nord

• può coincidere con lo Stato nazionale o è costituita su basi multinazional

• è l’esito di un processo di polity building (= interazione tra policy e politics

• ci può essere una partecipazione attiva di una maggioranza anche molto

ampia (i componenti si chiamano cittadini) oppure il coinvolgimento è

essenzialmente passivo (prevale la gura del suddito

• la sua organizzazione interna può essere fortemente centralizzata e omogenea; oppure può avere un elevato

grado di decentramento

POLITICS

Ovvero la sfera del potere, inteso come la capacità di in uire sulle decisioni prese dagli individui.

Lo studio del potere si articola su due piani fondamentali

• →

studio dei regimi politici: analisi delle “architetture” del potere studio di tutti quegli elementi (pluralità di partiti,

elezioni libere) che nel loro insieme concorrono a de nire un regime democratico e a distinguerlo da altri tipi di

regime

• studio degli attori individuali e collettivi (leader, partiti, movimenti, elettori) e dei processi che si svolgono

all’interno della democrazia.

POLICY

Ovvere le politiche pubbliche. Si analizzano i contenuti e si mette in luce la distribuzione dei costi e bene ci che

comportano. Inoltre si indaga il processo di decisione nelle sue diverse fasi (dall’individuazione dei problemi alla

formulazione di proposte alla decisione nale)

1.8 - Come cambia la politica?

Tre grandi linee di trasformazione della politica che nell’ambito della polity, della politics e della policy hanno

caratterizzato gli ultimi duecento anni. La costruzione dello stato nazionale, la nascita e il consolidamento della

democrazia e lo sviluppo di un sistema di welfare state esprimono sinteticamente nei tre rispettivi settori la vicenda

evolutiva della politica moderna.

1. processo di diffusione degli stati nazionali che prosegue + integrazione europea che segna una spinta verso

una limitazione della sovranità esterna degli stati spinte regionaliste e autonomist

2. tendenza all’affermarsi della democrazi

3. crescita del welfare state + ruolo dello stato nell’economia

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METODOLOGIA DELLA RICERCA POLITICA

2.0 - Introduzione

Dopo aver de nito la politica risulta ancora più evidente la necessità di indicare con maggiore precisione che cosa sia

scienza

Si può dire che la scienza politica è lo studio empirico dei temi relativi alla politica. Quali sono le procedure scienti che

da seguire e privilegiare per studiare la politica

2.1 - Come formulare un quesito di ricerca

Per formulare un buon quesito di ricerca bisogna attenersi ad alcuni, precisi criteri.

1. Attenzione e interesse al problema valori e atteggiamenti del ricercatore sul tema scelto; avalutatività = virtù

dello scienziato (Bobbio) non devono emergere preferenze politiche; utilizzo di diverse tecniche di analisi, ossia

di regole che massimizzino l’oggettività dell’argomentazione

2. Rilevanza del tema potenzialità che una ricerca possa costituire la base per decisioni politiche oppure possa

in uenzare le opinioni politiche e le posizioni di gruppi ampi di persone.

3. Conoscenza della letteratura conoscere lo stato della ricerca sullo stesso tema per leggerla in modo critic

4. Formulazione precisa dichiarazione sullo spazio e sul tempo del fenomeno che si intende studiare;

de nizione chiara dei concetti utilizzati →

5. Controllabilità empirica della formulazione utilizzo di un metodi adeguato di ricerca; disponibilità di dati

(quantitativi o qualitativi) adeguati.

2.2 - Modelli empirici

I tre elementi da precisare per ogni concetto sono: termine usato, signi cato connesso e oggetti/referenti empirici.

Abbiamo diverse de nizioni per de nire un concetto:

• →

dichiarative/analitiche descrizioni dell'uso di un certo termine in base a un controllo empiric

• →

stipulative creano un nuovo signi cato in qualche modo utile ai ni di una qualche teori

• →

esplicative in parte dichiarative e in parte stipulative, riprendono l’uso più o meno corrente di un concetto

senza eliminare la formazione di un signi cato teoricamente utile rispetto a una nuova realtà osservata

Bisogna anche attenersi all’ancoraggio storico (riferimento all’uso storico e concreto fatto da diversi studiosi) e

all’ancoraggio terminologico (ricostruire l’etimologia del termine e analizzare le sue estensioni). Inoltre bisogna tenere

conto anche dei signi cati attribuiti ai concetti af ni per evitare duplicazioni inutili di concetti e ricerche.

→ differenza sostanziale tra linguaggio comune, che ha sinonimi e omonimi, e linguaggio speciale o scienti co, che

pretende di fare di ogni termine un concetto con un proprio signi cato ben de nito e precisi referenti empirici.

Connotazione e denotazione

Quando si precisa il signi cato del concetto, bisogna ssarne le dimensioni e le

caratteristiche essenziali ovvero le proprietà, che precisano e delimitano la sua

connotazione, e la sua denotazione, ovvero l’estensione empirica, cioè gli oggetti a cui il

concetto si riferisce (i referenti empirici).

I concetti empirici, una volta formulati con la loro connotazione e denotazione, ci

permettono di precisare quale sia l’unità di ricerca (oggetto della nostra ricerca) e ci

dicono anche quali siano le proprietà delle unità scelte.

Connotazione e denotazione sono molto importanti per individuare il livello di generalità di

un concetto, diventano quindi i criteri guida nell'uso di scale di astrazione. L'aumento

della connotazione comporta che un concetto potrà essere applicato a un ambito

empirico di oggetti maggiormente ridotto. Alla crescita della connotazione diminuisce la

denotazione e viceversa.

2.3 - L’operazionalizzazione

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Molti concetti della scienza politica hanno un alto grado di generalizzabilità e non sono direttamente osservabili, es.

democrazia, sistema politico, rappresentanza, stato, partito etc. L’operazionalizzazione è il passaggio tra signi cato e

referenti empirici e si compie ricorrendo a indicatori empirici e de nizioni operative

Indicatore = espressione di un legame di rappresentazione semantica fra il concetto più generale e un concetto più

speci co di cui possiamo dare la de nizione operativa.

Come scegliere gli indicatori

• Pertinenza teorica (es. misurare il tasso di partecipazione dei cittadini attraverso il tasso di partecipazione

elettorale

• Più di un indicatore (es. la partecipazione non si esaurisce con le elezioni. Manifestazioni, iscrizione ai partiti,

lettura dei quotidiani...

• Scegliere gli indicatori in base alla domanda di ricerca (es. se si vuole studiare la partecipazione elettorale,

guardare alla percentuale di votanti

• Prestare attenzione al contesto (es. potremmo avere un’alta partecipazione elettorale anche in presenza di un

unico partito, come in contesti autoritari. La partecipazione elettorale non è un buon indicatore del grado di

democrazia

• Lo stesso indicatore può essere utilizzato per ragionamenti («nessi») diversi (es. la partecipazione elettorale

può essere usata come proxy del grado di competizione di un sistema partitico).

Gli indicatori servono da ponte tra il concetto astratto e le de nizioni operative. Occorre evitare i rischi di impoverimento

eccessivo o estensione eccessiva del concetto

Operazionalizzazione = diversi passaggi attraverso cui si attribuisce un contenuto empirico a concetti non

immediatamente osservativi.

Le variabil

Sono osservabili empiricamente e variano, cioè le unità (casi) possono non avere o avere in misura variabile una certa

proprietà

Le variabili permettono di assegnare valori o etichette allo stato di ogni unità rispetto alla proprietà cui si riferisce,

secondo tre modalità

a) nominale: possesso o non possesso della propriet

b) ordinale: grado di possesso della proprietà secondo un continuum che va dal più al men

c) quantitativa: grado numerico di possesso della proprietà. In questo caso, la combinazione di più variabili può dare

origine a indici

Di conseguenza, secondo Lazarsfeld (1969, vol I, 41 ss.), la logica della ricerca empirica è la seguente

«si inizia con 1) la formulazione-de nizione del concetto empirico corrispondente al fenomeno centrale a cui siamo

interessati; 2) si passa alla speci cazione del concetto stesso individuando le dimensioni che lo costituiscono; 3) si

individua il maggior numero di indicatori ritenuti importanti per le dimensioni enucleate; 4) nei casi in cui si possa

giungere a misure quantitative allora si può passare alla formulazione di indici, cioè appunto a misurare e trovare dei

numeri che riassumano il quantum di presenza dell’aspetto empirico considerato come indicatore»

2.4 - Classi cazioni, tipologie, modelli

Dopo una de nizione del fenomeno che si sta studiando e la precisazione delle sue dimensioni e degli indicatori, è

necessaria una ricognizione del fenomeno ovvero di come si presenta nella realtà con tutte le sue varietà.

Classi cazione = operazione intellettuale con cui l’estensione di un concetto è divisa, rispettando alcune regole, in un

certo numero di classi. È un’operazione di individuazione di un criterio distintivo di differenziazione tra diverse realtà e di

attribuzione di quelle realtà alle singole classi.

I fenomeni studiati dalla scienza politica mal si prestano ad essere distinti ricorrendo a un unico criterio quindi in scienza

politica si ricorre a tipologie, cioè a classi cazioni multidimensionali

Tipologie = operazioni intellettuali di descrizione-ricognizione della realtà, precedentemente de nita, sulla base di più di

un criterio distintivo.

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Le regole di Mil

• esclusività: la classi cazione deve essere formulata in modo che ogni oggetto deve appartenere

esclusivamente a una classe e non può appartenere contemporaneamente anche a un’altr

• esaustività: le classi che scaturiscono dall’azione di classi cazione devono comprendere tutti gli oggetti o realtà

assumibili entro il fenomeno più generale che si sta studiando

Modelli = “l’accentuazione unilaterale di uno o alcuni punti di vista, e mediante la connessione di una quantità di

fenomeni particolari diffuse e discreti [...] corrispondenti a quei punti di vista unilateralmente posti in luce [la

ricomposizione di un] quadro concettuale in sé unitario”. Weber

2.5 - Raccolta dei dati e relazioni tra variabili

La raccolta può avvenire attingendo da fonti primarie (interviste, questionari, esame di documenti, osservazione

partecipante...) o da fonti secondarie (fonti statistiche, banche dati esistenti, letteratura scienti ca). Altri modi di raccolta

dei dati sono il reperimento e l’esame di documenti e l’osservazione partecipante, fasi che portano a formulare ipotesi

possibili relazioni tra variabili da sottoporre a test.

2.6 - Metodi di controllo empirico

I metodi sono a nostra disposizione per controllare le ipotesi sulle relazioni tra le variabili

1. metodo sperimentale

uso limitato nella ricerca politica. Consente di individuare con precisione la relazione tra due variabili, con la

sicurezza che nessun'altra variabile sia intervenuta.

2. metodo statistico

i dati a disposizione sono numerici. Consente di isolare l’in uenza delle cosiddette terze variabili con relativa

sicurezza

3. metodo comparato

la scienza politica «non è scienza se non è comparata» (Almond e Powell 1978)

comparazione è il metodo di confronto tra due o più stati di una o più proprietà, enucleati in due o più

oggetti in un momento preciso o in un arco di tempo più o meno ampio.

• Comp

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dowomcv di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Brunazzo Marco.
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