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Contabilità e bilancio parte 1

Cap 1: Partita doppia

L'art. 2214 del Codice Civile italiano stabilisce l'obbligo per l'imprenditore commerciale (escluso il piccolo imprenditore) di tenere il libro giornale (contiene tutte le operazioni aziendali: entrate, uscite, pagamenti, vendite, acquisti, stipendi, ecc. registrate giornalmente in ordine cronologico) e il libro degli inventari (Riporta la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa: beni, crediti, disponibilità liquide, debiti, mutui, obblighi ecc).

Inoltre, impone di conservare per dieci anni gli originali di lettere, telegrammi, fatture e le copie delle lettere, telegrammi e fatture spedite, nonché di tenere le altre scritture contabili necessarie in base alla natura e alle dimensioni dell'impresa.

Ogni operazione aziendale non si scrive una sola volta, ma due volte in modo che la somma dei valori in dare sia sempre uguale alla somma dei valori in avere. → Partita doppia:

  • In Dare → la sezione che indica dove va il valore che entra.
  • In Avere → la sezione che indica da dove proviene o quale costo/obbligo genera quell’operazione.

La contropartita è il conto opposto rispetto a quello che stai osservando.

In questo modo, ad ogni movimento corrisponde sempre una controparte.

Es. supponiamo che un’impresa compri merci per 1.000 €, pagando subito in contanti.

Merci c/acquisti (DARE) 1.000 € → perché le merci entrano nell’azienda.

Cassa (AVERE) 1.000 € → perché i soldi escono dalla cassa.

In totale: DARE = 1.000 € AVERE = 1.000 € → es. fattura, non ci sarà all’esame 60 giorni di tempo, per legge, per caricare la fattura sul libro giornale.

Conti pluriennali

1) Conti PLURIENNALI

Sono quei conti di bilancio che non si chiudono in un solo esercizio perché riguardano fattori pluriennali (nel tempo medio/lungo), ossia partecipano più volte all’attività produttiva conservando, dopo l’uso, le loro caratteristiche fisico-tecniche (questo nel periodo convenzionale ossia 1 anno). Es: Terreni, macchinari, computer, software, brevetti.

F.p. ad utilità immediata (correnti)

2) f.p. ad utilità IMMEDIATA (correnti)

Sono quei conti di bilancio che si chiudono in un solo esercizio perché riguardano fattori correnti (nel tempo breve), ossia partecipano una sola volta all’attività produttiva, perdendo, dopo l’uso, le loro caratteristiche fisico tecniche (questo nel periodo convenzionale che è l’anno).

  • Il libro giornale registra i fatti in ordine cronologico.
  • I mastrini riportano quegli stessi fatti per singolo conto.

Quindi prima si scrive prima nel giornale (registrazione cronologica).

Poi si “gira” nei mastrini (registrazione sistematica).

Dalla somma dei mastrini si ricava il bilancio.

SPA e SRL fanno il bilancio → ed è pubblico.

Aziende individuali, SNC, SAS fanno il bilancio → non è pubblico. Es. → Mastrini.

Cap 3: L’acquisizione delle materie

Esempio fattura acquisto merci fornitore-cliente, libro giornale e scheda contabile.

→ In dare

→ In avere

→ I resi sulle vendite è come se fossero delle -vendite e quindi va su DARE.

IVA

IVA: (Imposta sul Valore Aggiunto) è un’imposta indiretta che si applica sul valore aggiunto dei beni e dei servizi in ogni fase della produzione e della distribuzione.

In pratica, è una tassa che viene pagata dal consumatore finale, ma riscossa e versata allo Stato dalle imprese.

  • Per l’impresa l’IVA è neutra, se ha versato più IVA di quella dovuta, la recupera attraverso un credito verso lo Stato (deve essere 0 → neutra).
  • Il consumatore subisce IVA del 22% senza recuperarla, e quindi diventa un costo dell’acquisto del bene/servizio.

→ Ravvedimento operoso: permette al contribuente di regolarizzare spontaneamente errori, omissioni o ritardi nei pagamenti e negli adempimenti fiscali (se quindi non è versata entro il 16 del mese), e quindi si pagano meno le sanzioni, prima che l’Agenzia delle Entrate ti contesti l’irregolarità.

→ Il fornitore riceve sempre i 1000$, mentre in questo caso l’azienda che acquista paga 813 euro, invece che 854,70 euro → ciò accade perché il tasso di cambio è cambiato, in questo caso è salito → rischio di cambio.

→ 41,70 sarebbero -costi, li metto in AVERE → differenza attiva cambi.

→ 54,39 sarebbero +costi, li metto in DARE → differenza passiva cambi.

Acquisto da parte di un privato e di un'impresa

Acquisto da parte di un privato:

Per i privati senza partita IVA, l’IVA è 100% non detraibile.

Acquisto da parte di un'impresa:

60% IVA non detraibile.

40% IVA detraibile (restituzione da parte dello Stato).

Su alcuni beni di lusso IVA è del tutto non detraibile.

Acquisto da parte di un'impresa e uso esclusivo aziendale (strumentale): IVA 100% detraibile.

IVA acquisti in DARE.

IVA vendite in AVERE.

Fattura di trasporto

→ La fattura di trasporto (€ 80 + IVA € 16 = € 96) è intestata al venditore, quindi sarebbe lui a doverla pagare al trasportatore.

Per un accordo tra le parti, l’acquirente paga al posto del venditore.

L’acquirente quindi anticipa i € 96, ma non è lui il destinatario della fattura (non è intestata a suo nome).

Proprio perché la fattura non è intestata all’acquirente:

  • Non può registrare il costo del trasporto come suo.
  • Non può detrarre l’IVA.
  • Per lui è solo un’uscita di cassa fatta per conto del venditore.

In contabilità, l’acquirente registra:

Credito verso il venditore € 96 (in Dare) perché dovrà ricevere indietro quella somma dal venditore.

Uscita di cassa € 96 (in Avere).

Resi su acquisti

Qui si parla di resi su acquisti, cioè quando l’acquirente restituisce al venditore merce già acquistata.

In questi casi, il venditore emette una nota di credito (documento che annulla o riduce la fattura precedente).

Mentre la nota di debito è un documento che aumenta (in tutto o in parte) l’importo di una fattura già emessa.

Serve per addebitare al cliente somme non incluse nella fattura originaria.

I resi su acquisti è come se fossero dei -acquisti e quindi va su AVERE.

Recupero sia il costo d’acquisto, sia IVA = 7800+1716.

Quota di ammortamento

→ Quota di ammortamento: è la parte annuale del costo di un bene durevole (come un macchinario).

28000/5 = 5600.

1 quota di 5.

Quindi nel conto economico annuale ci vanno 5600.

Contributi e ritenute fiscali

1427.25 = 1372.36 + 4% (contributi).

Società SRL o SPA: non sono soggette a tale contributo del 4%.

Chi paga deve fare una ritenuta fiscale IRPEF (imposta sul reddito sulle persone fisiche) = 274.47 → su 1372.36 quindi non considerando i contributi.

247.47 è un debito (+debito) che non pago a Zigiotti, bensì allo Stato.

Lavoratore occasionale senza partita IVA: no IVA, no Contributi previdenziale, sì IRPEF 20%.

Le provvigioni sono un compenso variabile, cioè un guadagno che dipende dai risultati ottenuti, e non da un importo fisso (es. rappresentanti).

Contributo Previdenziale Enasarco 17% annuo per agenti di commercio → metà a carico della ditta mandante e metà a carico dell’agente.

Sul 50% della provvigione (5000) ritenuta 23% IRPEF.

850 glieli tolgo (-debiti), gli altri 850 li metto (+costi). Quindi “fornitore zigiotti 850” non è un costo per noi.

12200-850=11350.

-debito-banca.

2336= -debito, sottraiamo al compenso 11,68% INPS.

4670= +costo, 23.35% INPS.

20000-2336=17664.

17664 x 23% IRPEF=4062,72.

4062,72+348,21+158,98=4569,91 → totale IRPEF da versare (+debiti).

IRPEF+INPS → versare il 16 del mese.

348.21= 15000x1.73% + 2664x3,33%.

158,98=17664x0.90%.

IRPEF la calcolo su 17664 e non “sullordo totale” 20000, perché non devo considerare i 2336 dei contributi INPS a carico del lavoratore (- debito per l’azienda).

INPS lavoratore dipendente

INPS lavoratore dipendente.

Quota lavoratore = 9,19% (-debito).

Quota azienda = 23,81% (+costo).

Totale = 33%.

1877,78-460(trasferte)=1418.

Su 1418 devo calcolare INPS.

I 100 di buoni pasto non sono considerati fin dall’inizio (non sono presenti nei 1877.78).

Vedere busta paga per IRPEF netta + aggiungere trattenute (67+5.71+11.80+29.93=114.44) → busta paga.

TFR

TFR → +costo.

Il 7,41% della retribuzione utile dell’anno viene accantonata come TFR.

Quota TFR è il TFR maturato nell'ultimo anno lavorativo.

Debiti TFR sono quelli maturati da tutti gli altri anni.

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) rappresenta un costo aggiuntivo rispetto all’ammontare delle retribuzioni lorde erogate mensilmente dall’azienda.

Il TFR è una forma di retribuzione differita che viene erogata al lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Calcolo quota maturata nell’esercizio, art.2120 c.c: l’ammontare del TFR si determina in ragione annua (31/12), sulla base dell’ammontare delle retribuzioni lorde e del debito maturato negli anni precedenti nei confronti dei dipendenti.

“Il TFR maturato dall’1.1.2007 fuoriesce dall’azienda e il datore di lavoro è obbligato a versarlo ad un'entità distinta”.

Il lavoratore opera una scelta:

  • … manifesta esplicitamente la volontà di …
  • Aderire ad un fondo di previdenza oppure
  • Mantenere il TFR in azienda
  • … non manifesta esplicitamente alcuna volontà … (maggioranza)

In questo caso il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, è costretto a versare il TFR maturando dall’ 1.1.2007 al FONDINPS (è un fondo di previdenza complementare a tutti gli effetti ma gestito dall’INPS).

→ In questo caso l’assegno è scoperto (l’assegno è una premessa di pagamento).

Competenza economica e anticipi

→ Il costo o il ricavo non si considera tutto insieme, ma si calcola “pro-quota”, cioè in proporzione al tempo che è effettivamente trascorso.

Es. se un servizio vale 365 euro per un anno, ogni giorno “vale” 1 euro; dopo 100 giorni si imputano 100 euro, perché si calcola solo la parte maturata col passare del tempo.

3000: non è acquisto ma è un + credito verso il fornitore, cioè un - debito.

3000: si chiude il credito che avevamo registrato il 15 settembre (anticipo).

Quando tu paghi un anticipo al fornitore, stai dando dei soldi prima di ricevere la merce. In quel momento il fornitore ha un debito verso di te, perché deve ancora consegnarti qualcosa in cambio del denaro ricevuto.

Se, come nell’esempio, l’azienda paga un anticipo nel 2025 ma riceve la merce solo nel 2026, il pagamento anticipato non genera ancora un costo nel 2025.

In quel momento nasce solo un credito verso il fornitore.

3660: +banca.

660: +debito verso l’erario, quindi un – passività.

3000: +debito verso cliente.

3000: chiude il vecchio debito registrato il 15 settembre (lo “azzeri”).

8540: +credito.

Cambiali e crediti

La cambiale (assegno bancario) è un impegno scritto e garantito di pagamento differito, usato per dare sicurezza a chi deve ricevere i soldi.

9760: +credito garantito da cambiale.

DARE: se la cambiale non viene pagata nasce un nuovo + credito verso il cliente.

AVERE: si chiude il vecchio credito “regolare” (la cambiale scaduta), quindi – credito.

→ Quando la cambiale non viene pagata, si fa il protesto notarile, un atto ufficiale che certifica il mancato pagamento.

Nascono quindi delle spese da pagare al notaio.

La cambiale è stata “protestata” (cioè dichiarata non pagata).

10060: +credito.

9760: -credito.

300: ricavo potenziale, perché speriamo di recuperare quelle spese del cliente.

DARE: +cassa.

AVERE: – credito.

Se il cliente paga solo una parte → 4.000 euro, il resto si considera definitivamente perduto.

6060: +costo (perdita).

10060: –credito (si chiude il credito).

Perdita su crediti e fondo svalutazione crediti

Quindi → quando un’impresa vende a credito (cioè senza incassare subito), registra un ricavo.

Se però, dopo un po’, quel cliente non paga, si genera una perdita su crediti, che è un costo.

Ora:

  • Il ricavo nasce nell’anno in cui è stata fatta la vendita, 2025;
  • La perdita, invece, si scopre magari l’anno dopo, 2026, quando il cliente non paga.

Questo crea un problema:

L'anno 2025 ha “goduto” del ricavo (cioè ha mostrato più utile), mentre l’anno 2026 subisce il costo (mostrando meno utile).

Così chi era socio nel 2025 si trova avvantaggiato, e chi è socio nel 2026 penalizzato.

Per correggere questa distorsione, entra in gioco il principio di competenza economica: ogni costo deve essere attribuito all’esercizio a cui si riferisce.

Quindi, se nel 2025 già esistono dubbi sull’incasso di un credito, è corretto stimare la possibile perdita e accantonare un fondo.

DARE: +costo stimato (presunto).

AVERE: +debito potenziale.

4000: +banca.

3560: +costo.

2500: -debito (se da presunto diventa certo).

10060: -credito.

6.060 (perdita totale) – 2.500 (coperta dal fondo) = 3.560 → ipotesi di un fondo pari o superiori all perdita su crediti (8000).

4000: +banca.

6060: usi il fondo per coprire la perdita, quindi -debito (si riduce il fondo).

10060: -credito.

Quindi anche se la perdita reale (cioè il mancato pagamento del cliente) avviene nel 2026, il suo peso economico era già stato registrato nel 2025, quando l’azienda aveva accantonato il fondo svalutazione crediti.

In pratica:

  • Nel 2026 scopri che il cliente non paga (la perdita “nasce” realmente);
  • Ma nei conti pesa già sul 2025, perché in quell’anno avevi previsto la possibilità della perdita e avevi già registrato un costo (l’accantonam
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gianmarcounimc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Zigiotti Ermanno.
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