Introduzione
Cosa studia e di cosa si occupa la psicologia dello sviluppo?
La psicologia dello sviluppo studia e si occupa parzialmente di bambini, più degli "stadi" dello sviluppo.
Studia i cambiamenti che avvengono lungo la vita degli individui e risponde alle seguenti domande:
- Quali sono i cambiamenti che avvengono lungo lo sviluppo?
- Perché avvengono questi cambiamenti?
- Cosa può favorire o ostacolare questi cambiamenti?
Metodi di ricerca
La psicologia è una disciplina empirica e una differenza importante tra la ricerca in psicologia dello sviluppo e quella nelle altre branche della psicologia è che, fondamentalmente, lo studio dello sviluppo si propone di identificare la variazione di un fenomeno nel tempo.
Gli approcci allo studio dello sviluppo umano
Esistono molti approcci allo studio dello sviluppo. I ricercatori hanno utilizzato strumenti quali self report, metodi osservativi e in alcuni casi anche modelli computerizzati.
I dati raccolti possono essere sia di tipo quantitativo ossia che sono legati e numeri e misurazioni, sia di tipo qualitativo che si concentrano più sulla comprensione delle esperienze individuali di una situazione un problema.
Spesso i metodi usati dal ricercatore dipendono dal suo orientamento teorico e dall’argomento o fenomeno oggetto di studio. La maggioranza degli psicologi dello sviluppo oggi usa metodi scientifici nelle proprie ricerche; il che prevede la formulazione di ipotesi sulla base di una teoria e l’utilizzo di misure oggettive e replicabili per raccogliere, studiare e analizzare dati, nel tentativo di verificare l’ipotesi e fare inferenze sull’utilità della teoria.
I metodi di raccolta dei dati
Ci sono essenzialmente tre metodi per raccogliere dati su bambini: si può chiedere ai bambini stessi, si può chiedere alle persone a loro vicine, li si può osservare direttamente.
Self report
Con self report si fa riferimento alle informazioni che l’individuo fornisce su se stesso, solitamente rispondendo ad una serie di domande predisposte dal ricercatore tramite un’intervista diretta o in qualche forma scritta, come un questionario.
Gli studiosi dello sviluppo spesso riscontrano problematiche del tutto peculiari quando vogliono sollecitare questo tipo di informazioni nei bambini.
Interrogare i familiari, gli insegnanti e i pari
Un altro modo di ottenere dati sullo sviluppo dei bambini è quello di chiedere alle persone più vicine a loro. Il vantaggio di raccogliere dati da genitori o altri componenti della famiglia è che generalmente forniscono resoconti basati su più osservazioni avvenute nel tempo e in una varietà di situazioni.
Sollecitare i resoconti dei genitori e del resto della famiglia sulla crescita del bambino implica alcuni svantaggi evidenti derivanti per lo più dal fatto che la memoria umana non è completamente affidabile spesso le persone sono indotte a ricordare se stesse sotto la miglior luce possibile.
Nel tentativo di aumentare l’accuratezza dei resoconti dei genitori i ricercatori hanno ideato numerose strategie, ad esempio chiedere di riportare solo eventi molto recenti in modo da assicurarsi che i ricordi siano più affidabili.
Per ricevere informazioni sul comportamento a scuola e in altri contesti di vita del bambino è possibile chiedere ad altre persone come agli insegnanti che possono valutare i bambini su diverse dimensioni quali attenzione, affidabilità, socialità in classe o nell’area giochi, test sociometrico o di nomina dei pari che prevedono il coinvolgimento dei bambini come compagni di classe nel valutare quanto sia popolare o accettato un determinato bambino dal gruppo dei pari e ai coetanei.
L'osservazione
È un metodo che prevede che i ricercatori si rechino negli ambienti del mondo naturale o portino i partecipanti in un ambiente artificiale il laboratorio per osservare comportamenti interessanti.
Una buona osservazione infatti, è scientifica e differisce dall'osservazione quotidiana, è un "guardare" in modo sistematico e quindi è: selettiva, perché condotta con uno esplicito scopo; pianificata, in quanto realizzata in modo da non rendere casuali il chi, il quando, il come e il dove osservare; documentabile, nel senso che fornisce il materiale della sua utilizzazione; controllabile, cioè passibile di verifica.
L’osservazione del comportamento diviene l’operazione preliminare a qualsiasi indagine perché consente di descrivere e verificare come si comporta un individuo all’interno di un determinato ambiente, sia prima sia dopo che vi siano introdotti eventi che si presuppone possano modificarlo. I risultati di ogni indagine di questo tipo devono essere oggettivi cioè presunti ma reali e perciò evidenti, visibili e verificabili da chiunque.
L’osservazione nei contesti educativi
Nei contesti educativi l’osservazione è l’operazione preventiva che descrive cosa fa un individuo all’interno di un ambiente, sia prima che durante e dopo aver predisposto le variabili di cambiamento, primo fra tutte l’intervento educativo.
Osservazione libera vs osservazione sistematica
→ Osservazione libera vs osservazione sistematica l’osservazione libera od occasionale è l’attività che quotidianamente ognuno di noi compie, il più delle volte in forma non intenzionale, per l’analisi delle informazioni che i nostri organi di senso raccolgono. Questo tipo di osservazione è caratterizzata dall’assenza di strategie o strumenti artificiali per la raccolta di dati.
Generalmente in ambito educativo l’osservazione è sistematica e cioè condotta all’interno di un preciso schema di riferimento, con un campo specifico di osservazione, e l’attenzione è diretta su specifici fenomeni: si osservano i comportamenti individuali per poter determinare quali eventi introdurre per modificarli.
I due tipi di osservazione non sono da considerarsi opposti: quando si entra per la prima volta in un ambiente, si inizierà con un tempo di osservazione libera, in modo da poter individuare se ci siano eventi ricorrenti e formulare ipotesi. Solo a quel punto si potrà portare con sé strumenti atti a un’osservazione sistematica.
Operazionalizzazione
→ Operazionalizzazione Dal momento che il comportamento consiste in un flusso continuo di eventi, prima di osservarlo dobbiamo in un certo senso scomporlo in unità discrete o categorie. È indispensabile individuare i comportamenti che descrivono il fenomeno, in un processo detto di operazionalizzazione: comportamenti di aggressione calci, spintoni, parolacce e non l'aggressività, comportamenti di collaborazione prestare oggetti, aspettare che l'altro finisca di parlare prima di prendere parola e non la collaborazione, comportamenti di applicazione al compito prendo il quaderno giusto nel minor tempo possibile, ho in mano la penna, ho lo sguardo rivolto verso l'insegnante e non la svogliatezza, e così via.
Operazionalizzare significa, dunque, elencare le operazioni e/o azioni attraverso le quali si esplicita il comportamento in oggetto. Utilizzando definizioni chiare e non ambigue mettiamo tutti nelle condizioni di vedere osservare la stessa cosa che stiamo osservando noi, altrimenti ciò sarebbe molto difficile. Dal rispetto di questi criteri deriva l'attendibilità stessa dell'osservazione.
I parametri di misura del comportamento
→ I parametri di misura del comportamento a seconda del tipo di comportamento da osservare o della categoria selezionata per individuarlo attraverso l'osservazione, la quantificazione riguarda anche parametri di misura diversi, che si riferiscono alla misurazione del comportamento. I più utilizzati sono:
- Frequenza: il numero di occorrenze di un certo comportamento nell'unità di tempo, per esempio nell'arco di quattro ore di lezione si registra quante volte un bambino si alza dal suo posto senza ragione, in un certo intervallo di tempo, o quante volte collabora con gli altri nel lavoro di gruppo.
- Durata: l'intervallo di tempo durante il quale si verifica un singolo comportamento.
- Intensità: la "forza" con cui un comportamento fa la sua comparsa.
- Latenza: il tempo che intercorre tra un evento specifico e l'esibizione dei primi segni del comportamento.
Nella scelta del tipo di misura da usare nella descrizione di un comportamento è importante distinguere tra:
- Comportamenti discreti = eventi che possono essere approssimati a punti nel tempo, quali movimenti del corpo: e vocalizzazioni misura più adatta: frequenza.
- Comportamenti continui = hanno una durata che si protrae nel tempo misura più idonea: durata.
La baseline o misurazione basale
→ La baseline o misurazione basale, è il livello a cui il comportamento o la classe di comportamenti che definiscono l'area oggetto dell'osservazione, si esprime in situazioni naturali, prima che vengano introdotti i programmi educativi. Essa servirà come metro di misura dell'efficacia di questi programmi, in termini di cambiamento dei comportamenti, durante e a conclusione dell'intervento.
L'analisi funzionale
→ L'analisi funzionale permette di formulare ipotesi circa lo scopo del comportamento e la relazione tra il comportamento e l'ambiente. L'unità di apprendimento basilare si sviluppa secondo questa sequenza che viene denominata "contingenza a tre termini": antecedente, comportamento, conseguenza.
Metodi di ricerca qualitativa
Una parte considerevole delle ricerche della psicologia dello sviluppo contemporanea consiste nel raccogliere dati quantitativi a partire da esperimenti, sondaggi e osservazioni sistematiche e un vantaggio di questi dati è che spesso sono associati a misurazioni e risultati solidi e affidabili che sono facili da gestire, analizzare e interpretare. In altri casi è possibile scegliere metodi qualitativi. Un approccio molto diffuso di essi nello studio delle interazioni sociali dei bambini è l’etnografia. La ricerca etnografica cerca di introdursi in un gruppo o in una cultura particolare per comprendere gli aspetti caratteristici delle relazioni tra i membri e dei valori e le credenze che ne risultano.
Selezionare un campione
Un campione è un gruppo di individui rappresentativi di una popolazione più ampia.
Se vogliamo che le conclusioni della ricerca siano applicabili alla popolazione dal quale il campione è stato estratto dobbiamo accertarci della rappresentatività di quest’ultimo.
→ La rappresentatività di un campione non è altro che la misura in cui un campione possiede effettivamente le caratteristiche della popolazione più ampia che rappresenta.
La ricerca nella psicologia dello sviluppo
Per condurre una ricerca bisogna svolgere diverse fasi:
- → Domanda di ricerca o ipotesi di ricerca con l’ipotesi di ricerca si dà già una risposta perché si intuisce l’opinione del ricercatore.
- → Progettare la ricerca Scegliere il disegno di ricerca, operazionalizzare le variabili scegliere metodi e strumenti di valutazione, organizzare la sperimentazione, analizzare i risultati, modificare o arricchire la teoria di partenza.
- Condurre la ricerca.
- Elaborare i risultati.
Progettare la ricerca: disegni di ricerca
Studi correlazionali
È un disegno di ricerca che permette ai ricercatori di stabilire se certe esperienze o fattori sono legati tra di loro e di valutare la forza di queste relazioni. Una correlazione non descrive relazioni di causa-effetto tra i fattori bensì indica semplicemente che due fattori sono in relazione tra loro che al variare dell’uno varia anche l’altro e la forza od ordine di grandezza di questo legame.
Gli studi correlazionali possono essere trasversali o longitudinali, facciamo questa differenza dal momento in cui ci sta a cuore lo sviluppo, l'età, come le cose cambiano nel corso della vita, quindi in età diverse.
Sviluppo - Studi trasversali gruppi di età diversa vs studi longitudinali stessi B. nel corso dello sviluppo.
→ Pro e contro studi trasversali: meno costoso, faccio prima, non perdo partecipanti nel corso della mia ricerca perché avviene in un periodo abbastanza breve.
Studi longitudinali: sono più costosi perché devo aspettare poiché la popolazione dello studio è sempre la medesima, posso nel corso del tempo perdere i partecipanti, però sono studi più precisi perché sono meno suscettibili a dei bias di errore, perché non devo controllare le variabilità di genere, stato socioeconomico... Quindi quello che andrò a vedere è dato dalla variazione di età.
Le correlazioni possono essere forti o deboli, oltre che positive o negative. In altri casi, potrebbe non esserci alcuna correlazione tra le variabili di interesse.
Il metodo correlazionale prevede l'analisi delle relazioni tra due o più variabili. Mentre i ricercatori possono utilizzare le correlazioni per vedere se esiste una relazione, le variabili stesse non sono sotto il controllo dei ricercatori. Un altro punto è che mentre la ricerca correlazionale può rivelare se esiste una relazione tra variabili, questo tipo di ricerca non può dimostrare che i cambiamenti a una variabile portano a cambiamenti in un'altra variabile.
I metodi di correlazione hanno una serie di punti di forza e di debolezza, quindi è importante determinare quale metodo di ricerca è il migliore per una particolare situazione.
Lo scopo della ricerca correlata
Ci sono tre possibili risultati di uno studio correlazionale: una correlazione positiva, una correlazione negativa e nessuna correlazione. Il coefficiente di correlazione è una misura della forza di correlazione e può variare da -1,00 a +1,00.
- Correlazioni positive: in questo tipo di correlazione, entrambe le variabili aumentano o diminuiscono allo stesso tempo. Un coefficiente di correlazione vicino a +1,00 indica una forte correlazione positiva.
- Correlazioni negative: questo tipo di correlazione indica che all'aumentare della quantità di una variabile, l'altra diminuisce e viceversa. Un coefficiente di correlazione vicino a -1,00 indica una forte correlazione negativa.
- Nessuna correlazione: questo indica nessuna relazione tra le due variabili. Un coefficiente di correlazione di 0 indica nessuna correlazione.
Studi sperimentali
Tipologie di variabili:
- 2indipendente: è manipolata dallo sperimentatore, non dipende dalla manipolazione ma è frutto di essa. Manipolare può anche significare controllare una variabile.
- Dipendente: secondo lo sperimentatore dipende dalla sua variabile indipendente.
Le variabili vengono decise con la letteratura di riferimento, solitamente la variabile indipendente è la causa della mia variabile dipendente effetto. Gli studi sperimentali ci permettono di analizzare un rapporto di causa effetto, esempio: variabili, genere e abilità matematiche. La mia causa è il genere che ha un effetto sulle abilità matematiche. Nelle correlazioni io dico solo che vanno insieme, non hanno un rapporto causa effetto.
Anche per gli studi sperimentali possiamo averli trasversali o longitudinali, quindi posso andare a modificare l'età dividendola in gruppi o prendendo lo stesso campione e vedere come varia nel tempo.
I disegni sperimentali nella psicologia dello sviluppo sono importanti perché permettono di capire se il nostro intervento ha un effetto. Come faccio a capirlo?
Faccio gruppi: gruppo di controllo dove non andrò a fare l'intervento e gruppo sperimentale dove andrò a fare l'intervento; ciò che mi permette di fare i due gruppi è una variabile indipendente.
2 fare l'intervento; ciò che mi permette di fare i due gruppi è una variabile indipendente.
Si può anche aggiungere un altro gruppo di bambini che non hanno la problematicità di cui mi sto occupando es. rabbia e l'obiettivo è di confrontarlo poi con il mio gruppo sperimentale e con il mio gruppo di controllo. Questa si chiama significatività clinica.
La mia variabile indipendente è diventata così di tre livelli controllo, controllo, sperimentale.
Progettare la ricerca: operazionalizzare le variabili
Quando vado a misurare le mie variabili? Una volta prima di fare l’intervento per vedere il comportamento iniziale e poi lo misuro al termine o durante e vedo come varia.
Il gruppo di controllo è importante perché mi permette di dire se quello che io vedo nel mio gruppo sperimentale sarebbe avvenuto comunque anche senza di me. E il gruppo di controllo deve avere caratteristiche simili al gruppo sperimentale. Per questioni etiche sicuramente al gruppo di controllo qualcosa deve arrivare. Devo cercare di arrivare ai comportamenti che si strutturano in un contesto.
Osservazione. È importante avere l’idea di che cosa voglio misurare in termini di comportamenti perché il modo soprattutto in psicologia dello sviluppo che è quello di misurare le abilità dei bambini, si trasforma in osservazione del comportamento.
Per poter osservare devo avere una griglia di comportamenti e di volta in volta che il comportamento si presenta andrò a mettere una x, che mi darà l'indice di frequenza del comportamento. Possono essere positivi, cioè quelli funzionali per l'individuo che permetteranno un migliore adattamento al contesto oppure negativi, che non permettono un buon adattamento della persona al contesto. Alcuni comportamenti possono essere autofrequenti ad esempio Marco che esce dalla classe.
Per misurare tic invece procedo scegliendo uno o più intervalli di tempo entro i quali misurerò la frequenza.
Osservazione continua o a intervalli.
Un’altra procedura sono i test di valutazione. Posso calcolare il tempo di latenza e il numero di errori, ma alla base c’è sempre l'osservazione diretta del comportamento. Valuto se si tratta di un comportamento funzionale o non funzionale e attribuisco un punteggio. Ogni test ha il manuale di riferimento ed è importante stud
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