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Manuale psicologia dello sviluppo

Capitolo 1. I grandi temi della psicologia dello sviluppo

Natura e cultura

Tra le domande fondamentali della psicologia dello sviluppo vi è se il bambino nasca con abilità che si sviluppano naturalmente o se necessita del mondo esterno. Durante l’Illuminismo John Locke affermava che il bambino fosse una tabula rasa che la società avrebbe plasmato, al contrario di Jean Jacques Rousseau secondo cui nasce puro ma viene corrotto dalla società.

Thomas Bouchard eseguì l’esperimento Minnesota Twin Study facendo emergere che due gemelli separati fossero sì diversi ma solo leggermente e dimostrando così l’importanza dei fattori genetici.

Oggi la maggior parte degli psicologi è giunta alla conclusione che né la natura né la cultura prese da sole possono essere responsabili dello sviluppo fisico, emotivo e cognitivo del bambino.

L’importanza delle prime esperienze

Secondo Erikson durante l’infanzia il bambino impara diverse facoltà mentali come l’attaccamento, l’abilità di emettere suoni o di afferrare cose e per questo motivo sono importantissime per modellarci come individui e per capire chi siamo da adulti.

Teorie stadiali dello sviluppo

Secondo esse l’acquisizione di capacità avviene attraverso una serie di stadi legati all’età.

Tra queste troviamo le teorie di Mildred Parten la quale ha descritto una teoria del gioco secondo cui i bambini di 2 anni si dedicano al gioco parallelo (giocano vicini ma non insieme) mentre dai 3 anni in su si dedicano al gioco cooperativo.

Altra teoria è quella di Piaget che suggerisce che i bambini progrediscano tramite stadi di abilità cognitive di complessità crescente con una successione fissa. Ogni stadio è caratterizzato dall’acquisizione di un’abilità e solo tramite il suo compimento si può passare a quello successivo.

Sviluppo continuo e sviluppo discontinuo

Con il primo si intende uno sviluppo caratterizzato da cambiamenti continui mentre con il secondo uno sviluppo formato da fasi di acquisizione che si alternano a fasi di grande calma (teorie stadiali). Oggi però sappiamo che lo sviluppo avviene per la maggior parte tramite un processo di cambiamento continuo.

Capitolo 2: dalla psicologia alla psicologia dello sviluppo

L’infanzia nel Medioevo e nell’Evo moderno

Nel Medioevo i bambini erano associati alla mitezza e alla purezza mentre a partire dall’età moderna venne data loro maggiore importanza.

Associazionismo e costruttivismo

Dalle idee di Locke e Rousseau nacquero due correnti:

  • Associazionismo: L’attività psichica è composta da elementi mentali non scomponibili ma associabili per formare contenuti più complessi; l’uomo conosce tramite le sensazioni che associate creano la percezione.
  • Costruttivismo: L’individuo è importantissimo nei processi di formazione della realtà; non è possibile conoscere le cose in sé ma solo la nostra percezione delle cose.

Gli inizi della psicologia dello sviluppo come disciplina scientifica

Nel ‘900 essa diventa un settore scientifico; i momenti fondamentali che la plasmarono furono:

  • Sorgere di una psicologia genetica: si inizia a sviluppare quando ci si interessa alle facoltà psichiche; i precursori furono Freud, Binet, Claparède, James e Angell.
  • Sorgere di una lettura storico-evolutiva e storico-culturale: Vygotskij sosteneva che la formazione dei processi psichici superiori sono attività complesse che devono essere analizzate considerando il contesto socio-culturale.

Capitolo 3: prospettive e teorie dello sviluppo

Cos’è una teoria?

Essa è un sistema organico di ipotesi, principi generali e leggi che tendono a spiegare uno o più fenomeni. Si divide in tre fasi: definizione, spiegazione e previsione del comportamento.

Prospettive teoriche

La maggior parte delle teorie dello sviluppo possono essere catalogate tra stadiali o continue:

  • Teorie stadiali: Considerano lo sviluppo della competenza secondo un modello comportamentale. Piaget descrive cosa il bambino dovrebbe saper fare a 3, 6 e 12 mesi. Gli stadi sono ben delineati e descrivono abilità molto specifiche; il bambino appena entrato nello stadio non è in grado di portare a termine il suo problema, ma svilupperà la competenza in un certo arco di tempo.
  • Teorie sullo sviluppo continuo: Esse si basano su 4 assunti:
    1. Lo sviluppo dura tutta la vita.
    2. È multidimensionale, ha luogo in più sfere.
    3. È plastico, può presentare impennate o periodi di “magra”.
    4. È aperto alle influenze di una molteplicità di eventi come l’età.

Prospettiva psicanalitica dello sviluppo

I punti fondamentali sono:

  1. Nella mente umana nulla avviene per caso.
  2. La coscienza è un attributo eccezionale dei processi psichici.
  3. Esistono tre livelli di coscienza: preconscio, conscio e inconscio.
  4. L’inconscio è fondamentale per capire il comportamento umano, sede dei nostri impulsi istintuali.
  5. Entro i primi 5/6 anni di vita il nucleo della nostra struttura mentale è definito e non si potrà modificare.

Freud riteneva che i disturbi psicologici dovessero essere causati da contenuti psichici (molti dei nostri comportamenti sono guidati da ragioni non facili da riportare alla coscienza e per questo vi sono dei contenuti inconsci che agiscono sul comportamento). Egli ipotizzò le 3 istanze: Es (fonte della libido), Io (principio della realtà e processo decisionale) e il Super Io (rappresenta la coscienza morale e l’interiorizzazione dei valori).

Egli afferma che la forza motrice della libido consiste nel soddisfare due forze chiamate pulsioni: quella sessuale (Eros) e quella aggressiva (Thanatos).

Per Freud lo sviluppo è stadiale e procede per fasi che hanno al centro la soddisfazione sessuale:

  • Fase orale (fino a 18 mesi): succhiare.
  • Fase anale (fino a 3 anni): piacere nell’espulsione.
  • Fase fallica (fino a 5 anni): interesse verso gli organi genitali e sviluppo del complesso di Edipo o Elettra che si risolve con la formazione del Super Io.
  • Fase di latenza (fino a 11 anni): le energie sono rivolte altrove.
  • Fase genitale: gli impulsi sessuali ritornano in primo piano.

Teoria psicosociale dello sviluppo di Erik H. Erikson

Essa utilizza gli stadi ma si prolunga fino all’età adulta. Ognuna è descritta come una crisi tra i bisogni biologici e psicologici e le esperienze che abbiamo con gli altri. La fine di ogni fase è segnata da uno stato di risoluzione in cui il bambino impara a bilanciare i suoi bisogni: se è una risoluzione insoddisfacente allora avrà difficoltà nel passaggio alla fase successiva.

Le otto fasi di Eriksen, con i rispettivi obiettivi sono:

  1. Fiducia/sfiducia (fino a 12 mesi): attraverso la cura dei genitori il bambino deve imparare ad avere fiducia in sé stesso e negli altri, ma deve anche sperimentare la fiducia speranza.
  2. Autonomia/vergogna (fino a 3 anni): sviluppo dell’indipendenza e dell’autonomia evitando la vergogna e stando quindi all’interno delle norme sociali volontà.
  3. Spirito di iniziativa/senso di colpa (fino a 6 anni): questa fase dimostra il bisogno di iniziativa dei bambini, che spesso però vanno fuori controllo causando l’intervento di un adulto. Questo causa la terza crisi: quella del senso di colpa dato che il bambino deve bilanciare il proprio desiderio con quello contrastante dell’adulto.
  4. Industriosità/senso d’inferiorità (fino alla pubertà): caratterizzata dall’acquisizione di competenze. Il bambino entra in crisi nel momento in cui ottiene un risultato scarso e provoca in lui un senso di inferiorità. Con il giusto bilanciamento competenza.
  5. Identità/dispersione (adolescenza): gli adolescenti puntano al raggiungimento di un’identità più definita. La crisi della dispersione si basa sul fatto che il giovane sente di essere andato fuori strada fedeltà.
  6. Intimità/isolamento (prima età adulta): l’attenzione si focalizza sull’intimità pre e post isolamento amore.
  7. Generatività/stagnazione (seconda età adulta): lo scopo della seconda età adulta si focalizza sulla cura e l’educazione dei figli, bisogna diventare generativi cura.
  8. Integrità dell’Io/disperazione (vecchiaia): gli anziani riflettono sul proprio passato saggezza.

Prospettiva biologica dello sviluppo

Gli assunti fondamentali sono:

  • Gli psicologi dovrebbero studiare solo il comportamento osservabile.
  • I processi mentali non possono essere studiati scientificamente.
  • La personalità adulta può cambiare.

La teoria della maturazione di Arnold Gesell (più famosa)

Tutti i cambiamenti fisici e psicologici si verificano in quanto biologicamente e geneticamente predefiniti. Secondo lui il ruolo della natura è, infatti, dominante; la sua idea è che lo sviluppo del bambino è il prodotto dell’ambiente e che è costituito da un insieme di fasi definito dal suo bagaglio biologico.

Tutti i bambini seguono la stessa linea di sviluppo ma lo fanno in tempi diversi e la ragione risiede nel patrimonio genetico individuale.

Egli credeva che il compito dei genitori fosse di rispondere alle necessità del bambino quando le richiedeva, in questo modo imparavano di più sull’individualità del figlio e sarebbero stati più sensibili alle sue esigenze.

L’etologia di Konrad Lorenz

Egli mostrò interesse per l’etologia (studio del comportamento animale) e in particolare per ciò che viene definito comportamento innato. Secondo gli etologi un gran numero di schemi comportamentali presenti negli animali e negli uomini sono istintivi e svolgono diverse funzioni. Sono mossi da una particolare motivazione o pulsione e hanno valore di sopravvivenza.

Teoria dell’attaccamento di John Bowlby

Deriva dalle idee di Lorenz che applicò agli uomini. Per Bowlby questo legame va al di là di un semplice bisogno di cibo e affetto ma si crea un vero e proprio legame emotivo. La teoria si articola in diverse fasi:

  1. Pre-attaccamento (0-2 mesi): l’infante risponde a chiunque.
  2. Primo attaccamento: il bambino riesce a distinguere la madre.
  3. Attaccamento (8 mesi): preferisce decisamente la presenza della madre.
  4. Fase della partnership (verso i 3 anni): impara che anche gli altri hanno dei bisogni, impara la collaborazione e la condivisione.

Mary Ainsworth ha cercato di trovare la maniera di misurare lo stato emotivo di un bambino e di illustrare gli effetti dell’attività dei genitori sul suo comportamento. Tutto ciò avvenne grazie alla Strange Situation Study: in questo studio il bambino viene osservato in un contesto non familiare in condizioni diverse, secondo un paradigma di 7 fasi:

  • Gioca con la madre.
  • Entra un estraneo che conversa con la madre, poi inizia a giocare con il bambino.
  • La madre lascia in vista la borsa ed esce mentre l’estraneo gioca ancora un po’ e poi si siede.
  • La madre rientra e l’estraneo esce.
  • La madre rassicura il bambino, gioca e poi lo lascia solo.
  • Rientra l’estraneo che cerca di consolarlo.
  • Rientra la madre che consola il bambino ed esce l’estraneo.

La studiosa ha ipotizzato che se il bambino è sicuro nelle fasi 1, 2 e 4 usa la madre come base sicura per esplorare turbandosi il giusto quando il genitore esce. Sono emerse varie tipologie di attaccamento (dipende dall’ambiente in cui il bambino cresce):

  • Attaccamento insicuro (tipo A ansioso-evitante): il bambino evita il contatto con la madre e non appare turbato quando viene lasciato con l’estraneo.
  • Attaccamento sicuro (tipo B): il bambino mostra il livello moderato di ricerca della madre, è turbato dalla sua assenza, la accoglie con entusiasmo e la preferisce all’estraneo.
  • Attaccamento insicuro (tipo C ansioso-ambivalente o resistente): il bambino è molto turbato dall’assenza della madre che incontra difficoltà a consolarlo perché da un lato cerca il confronto mentre dall’altro la respinge.
  • Attaccamento ansioso-disorganizzato (tipo D): mostra confusione e paura della relazione con la madre verso cui ha comportamenti contraddittori.

Prospettive di apprendimento dello sviluppo

Esistono alcune prospettive che invece affidano lo sviluppo a motivazioni esterne.

  • Il cambiamento comportamentale è il risultato dell’interazione con il mondo esterno.
  • A chiunque può essere insegnata qualunque cosa.
  • Con la giusta ricompensa un comportamento può essere incoraggiato.
  • Con la giusta punizione un comportamento può essere inibito.

Condizionamento classico e operante

Teoria di Bandura

Egli suggerisce che si impara a moderare il proprio comportamento osservando le norme sociali e le punizioni o il rinforzo di qualcun altro. Dimostrò ciò con l’esperimento della bambola Bobo. Un ricercatore in una stanza con un bambino picchiava questa bambola e i piccoli che avevano osservato il comportamento violento lo avevano imitato. Bandura sostiene che i bambini imparino a comportarsi tramite l’imitazione.

Vanno soddisfatte 4 condizioni:

  • Focalizzare l’attenzione sul comportamento.
  • Ricordare il comportamento.
  • Essere in grado fisicamente di metterlo in atto.
  • Essere motivati.

Se il bambino decide di non agire dimostra di aver imparato l’autoefficacia ovvero la capacità di scegliere come comportarsi in diverse circostanze.

Prospettiva cognitiva dello sviluppo

Gli assunti fondamentali sono:

  • Lo sviluppo si realizza attraverso una serie di processi mentali.
  • Questi processi devono essere appresi.
  • Questi processi diventano più complessi con il progredire dell’età e dell’esperienza.

Teoria di Piaget

La teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget è sicuramente la più importante. Egli spiega in quale modo i bambini acquisiscono la conoscenza nelle diverse fasi dello sviluppo utilizzando l’epistemologia genetica, un ponte tra biologia e teoria della conoscenza. Lo sviluppo mentale si modifica ogni qualvolta deve far fronte a nuovi bisogni. Tali modificazioni sono il risultato dell’interazione tra due processi: l’assimilazione (integrazione di elementi nuovi) e l’accomodamento (trasformazione delle strutture di conoscenza preesistenti). Queste due funzioni complementari dette invarianti funzionali (modalità di funzionamento generale) dell’intelligenza garantiscono un equilibrio tra continuità e cambiamento e determinano l’adattamento dell’organismo dell’ambiente.

È importante il concetto di equifinalità: lo stesso livello di sviluppo può essere raggiunto partendo da condizioni biologiche e ambientali diverse.

La teoria dello sviluppo cognitivo può essere divisa in 4 stadi, ognuno dei quali prevede una particolare forma di organizzazione biologica e un successivo passaggio ad uno stadio successivo. È importante ricordare che le acquisizioni di uno stadio non si perdono andando avanti ma vengono integrate in strutture più evolute. I quattro stadi sono:

  1. Intelligenza sensomotoria (fino ai primi 2 anni): esso si divide in altri 6 sottostadi.
    • Suzione verso il seno materno e il dito.
    • Ripetizione di azioni che diventano coordinate.
    • Mostra comportamenti connessi all’ambiente comprendendo lo schema azione-reazione.
    • Combinazione di azioni per il raggiungimento di un obiettivo.
    • Esplorazione.
    • Formazione delle prime immagini mentali per il raggiungimento di un obiettivo.
  2. Pensiero preoperatorio (fino ai 7 anni): il pensiero di questo stadio è chiamato prelogico/intuitivo ed è caratterizzato dalla presenza dell’attività rappresentativa espressa sotto forma di imitazione differita, gioco simbolico e linguaggio.
  3. Pensiero operatorio concreto (fino agli 11 anni): il bambino acquisisce una nuova struttura cognitiva, ovvero le operazioni intellettuali. Capisce la conservazione e capisce che è reversibile. Apprende la logica, impara a classificare e a dare giudizi.
  4. Pensiero ipotetico-deduttivo delle operazioni formali (fino all’età adulta): vi è un passaggio dalla capacità di considerare gli oggetti concreti come astratti. Si inizia a capire che ci sono significati celati e che si può essere ingannati. Le competenze fondamentali di questo stadio sono il pensiero ipotetico-deduttivo e le operazioni formali.

Prospettive integrate in psicologia dello sviluppo

Esse sono teorie che integrano gli effetti biologici e fisiologici dello sviluppo con fattori sociali e ambientali.

Teoria storico-culturale di Vygotskij

Il suo pensiero fu fortemente influenzato da quello marxista, secondo cui l’uomo non può essere studiato senza considerare l’ambiente storico-culturale. Per Vygotskij le funzioni psichiche superiori che caratterizzano il funzionamento psicologico dell’uomo sono il risultato dello sviluppo storico della società umana. Suggerisce che lo sviluppo infantile sia il risultato di una componente biologica e di interazioni sociali. Senza il contatto con gli altri l’individuo procede con schemi molto primitivi. Egli introdusse il concetto di scaffolding (impalcatura) che descrive come adulti e bambini più grandi aiutino il bambino a migliorare le proprie abilità. Ognuno poi migliora se si trova nella zona di sviluppo prossimale, che indica la potenzialità di sviluppo del bambino, ovvero cosa è in grado di fare e capire con l’aiuto dell’adulto.

Teoria bio-ecologica di Urie Bronfenbrenner

Essa mette al centro dell’

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara262 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Gattico Emilio.
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