Psicologia sociale
Definizione
La psicologia sociale studia i comportamenti normali (diverso dalla psicologia clinica).
Ps → è lo studio scientifico dei modi attraverso cui le persone modificano i loro pensieri (cioè l’aspetto cognitivo), sentimenti e la dimensione comportamentale (comportamenti).
Si occupa quindi di studiare come questi tre aspetti sono influenzati dagli altri.
La presenza dell’altro → può essere reale, immaginaria o implicita.
Es: macchina che si ferma al semaforo con la polizia → ci fermiamo e siamo influenzati perché c’è la presenza di un altro.
Oppure posto che sappiamo che c’è quasi sempre ma non sappiamo → immaginiamo.
Se ci fermiamo a prescindere allora è implicita e si manifesta attraverso una regola della nostra società (manifestazione degli altri in modo implicito → regola talmente condivisa che è stata scritta).
Negli sport di squadra, per esempio, grande influenza degli altri (sport dove non c’è influenza degli altri? → non c’è, a parere della tipa → c’è sempre l’influenza implicita → esempio dello scalatore che raggiunge la vetta in cui comunque c’è il paragone con gli altri → conta lo stesso cosa fanno gli altri).
Quindi ps è studio degli individui nel contesto di una situazione sociale.
Invece l'obiettivo è identificare le proprietà universali della natura umana che rendono ciascuno suscettibile all’influenza sociale → questo al fine di poter intervenire (credo).
Da cui derivano diverse specializzazioni (cambia se c’è il prof in classe o meno, se c’è un supervisore al lavoro, adolescenziale etc.).
In particolare la psicologia dello sport → falli senza arbitro o meno → esempio della situazione in cui il comportamento cambia a seconda della presenza di un’autorità.
Lettere (nb: fa riferimento agli studi scientifici) → dicono che se si gioca in casa è più probabile vincere in casa (home advantage).
Perché? Diversi fattori → familiarità col luogo o col paese, fatica, cibo diverso, clima etc.
Quello più influente è la tifoseria (col Covid infatti cambia l’home advantage → la % di vittorie in casa diminuiva pur rimanendo gli altri fattori).
Già alla fine dell’800 uno degli effetti che si erano notati era quello della facilitazione sociale → si performa meglio quando siamo in presenza degli altri (si era notato che i ciclisti andavano più veloce in gruppo) → come funziona?
Non è sempre vero: il pubblico può anche bloccare → il fatto di performare meglio o di bloccarsi dipende da quanto padroneggiamo il compito che dobbiamo fare.
Quando ci sono gli altri siamo più attivati perché dobbiamo fare bene di fronte agli altri, perché c’è una valutazione → quando siamo attivati riusciamo bene solo se facciamo qualcosa che facciamo bene → esperta tennista, per esempio, mi fa giocare meglio ma se invece no allora si fa peggio → quindi una cosa generale della natura umana (proprietà universali) può essere applicata ad un contesto specifico come l’home advantage.
Quiz a metà lezione (se fai un training noiosissimo e vieni pagato 2 e l’altro venti, chi dirà che il training era interessante?).
Principio di coerenza
Cerchiamo di essere coerenti → se ho fatto un training di un’ora ma era noiosissimo cerchiamo una giustificazione → chi me lo ha fatto fare → se vengo pagato 20 euro l’ho fatto per quello → d’altro canto chi viene pagato 2 cerca un’altra giustificazione e cerca di autoconvincersi che non era poi così male.
Se sei aggredito, quanto è probabile di ricevere aiuto → con una persona, 3-4 o un gran numero?
Effetto spettatore → più persone assistono ad un’emergenza (o evento), meno è probabile che uno intervenga → uno dei motivi è legato all’assunzione di responsabilità → tanto interviene qualcun altro (effetto bystander).
3-4 persone: è più probabile se le conosco, se estranei allora meno.
Se viene commesso un fallo mi arrabbio di più se è la mia squadra o l’altra.
Di più se è della mia squadra → effetto blacksheep → se noi apparteniamo ad un gruppo con un’immagine positiva allora anche io l’avrò → la valutazione che abbiamo di noi stessi dipende anche dai gruppi a cui apparteniamo e quindi vogliamo appartenere ad un gruppo di immagine positiva → se una persona commette il fallo mette a rischio l'immagine del gruppo e quindi l’idea che abbiamo di noi stessi → ce ne freghiamo di più se l’immagine degli altri gruppi è peggiore.
La psicologia è una scienza → noi (nell’aula) rappresentiamo il senso comune, quindi l’opinione di chi non conosce la materia.
Il senso comune può essere sbagliato e anche contraddittorio → ad esempio i proverbi (chi si assomiglia si piglia o gli opposti si attraggono).
Bias → ovvero un errore cognitivo → il bias del senno di poi (hindsight bias) → dopo che un determinato evento si è verificato questo ci appare più probabile di quello che sembrava prima.
La ricerca empirica
Diversi metodi di fare ricerca in psicologia → ad es. dire parolacce durante l’allenamento.
Studio osservativo → guardo cosa fanno in palestra e cerco di rispondere a qual è la natura del fenomeno e si concentra sulla descrizione.
Studio correlazionale → si concentra sulla predizione → però non studia il rapporto causa-effetto, quindi non è detto che sia vera la correlazione → conoscendo x possiamo prevedere y?
Studio sperimentale → si concentra sulla causalità → il migliore.
Gli esperimenti → assegnazione casuale a differenti condizioni → le condizioni sono identiche ad eccezione della variabile indipendente (la variabile che si assume abbia un effetto causale sulle risposte delle persone) → quella che in qualche modo manipoliamo e valutiamo se ha un effetto.
La variabile dipendente è quella che il ricercatore misura per vedere se è stata influenzata.
L’assegnazione casuale garantisce che le differenze tra i partecipanti siano distribuite.
Esempio delle parolacce → hanno preso una serie di partecipanti e gli hanno assegnati a caso a due gruppi → tutti quanti dovevano pedalare sulle cyclette che riuscivano a registrare la potenza esercitata in pedalata → ad un gruppo veniva richiesto di dire una parolaccia mentre l’altro gruppo al posto di dire una parolaccia diceva una parola neutra (questo è il gruppo di controllo).
Misurano la performance fisica (variabile dipendente) → chi imprecava ha una potenza massima e media più alta.
Il sé e la percezione sociale
Premessa → l’uomo è un economizzatore di risorse (in particolare di risorse mentali) → dobbiamo fare economia perché siamo in un mondo pieno di informazioni che non possiamo memorizzare ed elaborare tutto.
Facciamo una selezione di informazioni che riteniamo importanti. Questo processo ci serve per rendere il mondo un po’ più controllabile e noi abbiamo la tendenza e la necessità a rendere il mondo un po’ più prevedibile e controllabile.
Per questo motivo non ci fermiamo sempre a riflettere su ciò che succede.
Possiamo essere in uno stato di pensiero controllato o in uno stato di pensiero automatico.
Pensiero controllato → richiede molte risorse sia di tempo e attenzione.
Pensiero automatico → privo di intenzionalità, sforzo o consapevolezza.
Molto più pratico ma porta ai bias (errori).
Le teorie implicite di personalità
Fanno riferimento all’idea che noi tendiamo a pensare che la personalità cambi il nostro comportamento → la mia personalità influisce su come mi comporto (e lo stesso vale per gli altri).
Esperimento → ad una classe viene data una descrizione di un professore (metà ha nella descrizione il fatto che sia una persona calorosa mentre l’altra che sia una persona fredda) → gli studenti vanno in aula e ascoltano la stessa lezione e viene chiesto alla fine di valutarlo → con i criteri egocentrico, scontroso, formale e privo di umorismo si valuta che i primi lo valutano di più in quei criteri ed interagivano di meno.
Ci comportiamo e valutiamo una persona sulla base di quello che conosciamo.
L’attribuzione causale
Funziona anche al contrario, ovvero guardo i comportamenti di una persona e cerchiamo le cause (adattivo perché così posso rendere prevedibili i comportamenti).
Spesso le risposte sono sbagliate o determinate dai bias.
La letteratura scientifica distingue due tipi di attribuzioni:
- Interna (o disposizionale) → attribuisco il comportamento a caratteristiche stabili della persona.
- Esterna (o situazionale) → la causa del comportamento viene attribuita alla situazione contingente in cui si verifica (specifico).
L’errore fondamentale di attribuzione
Quando guardiamo il comportamento degli altri tendiamo ad attribuire più spesso le cause dei comportamenti alle attribuzioni interne (questo processo si chiama inferenze corrispondenti o errore fondamentale di attribuzione).
Effetto attore-osservatore
Quando però dobbiamo cercare delle cause per ciò che noi abbiamo fatto tendiamo ad attribuire il nostro comportamento a cause esterne.
Due spiegazioni → perché quando guardiamo gli altri guardiamo la figura ma quando siamo noi nella situazione la nostra attenzione è focalizzata su ciò che succede attorno.
Altra causa → differenza di informazioni possedute → se guardo qualcun altro difficilmente posso sapere le cause mentre se io conosco la mia situazione incide sulla mia valutazione.
Self-serving bias
Abbiamo la tendenza a prenderci i meriti dei nostri successi, attribuendolo a cause interne, mentre diamo la colpa ad una causa esterna in caso di fallimento.
Questo per salvaguardare la nostra autostima in modo da sentirci meglio (giustificazione).
Nel contesto sportivo → si chiedono a dei lottatori perché secondo loro hanno vinto o perso → trovano che quelli che hanno vinto tendono più spesso a dare attribuzioni interne e in modo simile hanno indagato sulla stabilità (ho vinto per il mio talento, cosa che ci sarà anche nell’altro match, a differenza di tipo “ero carica”) se io vinco quindi non solo attribuisco la vittoria a cause interne ma anche stabili.
Il contrario accade con la sconfitta e questo può far sì che la prestazione non migliori.
La profezia che si autoavvera
Abbiamo un’aspettativa, un’impressione su questa persona → questa influisce su come mi comporto con essa → questo avrà conseguenze e porterà la persona a comportarsi coerentemente → si conferma l’idea iniziale.
Il self-concept
Ognuno di noi ha un concetto di sé (self concept) → ognuno ha tante caratteristiche che ci definiscono e ognuno ha le proprie etichette (“fidanzato”, “amico” etc.) e queste vengono chiamate identità → ma ognuno è un insieme di queste.
Ci sono due tipi di identità:
- Identità personale → definisce il sé tramite tratti idiosincratici e strette relazioni personali ed include tratti unici che differenziano un individuo dall’altro.
- Identità sociale → definisce il sé in termini di appartenenza ad un gruppo → include attributi condivisi con altri che differenziano un individuo da altri individui appartenenti ad altri gruppi.
Le tre principali fonti di autocoscienza
Per capire come sappiamo chi siamo.
Autoriflessione (introspezione) → per trovare caratteristiche che mi definiscono ma è una cosa che facciamo raramente → uno dei motivi è che richiede risorse attentive ma anche perché quando noi ci fermiamo a pensare a chi siamo tendiamo a fare un confronto con quello che ci sentiamo di essere e con i nostri standard e questo ci porta ad enfatizzare degli aspetti negativi e ciò ci porta a non farlo.
Osservazione del proprio comportamento → questo avviene soprattutto quando non siamo molto sicuri se un tratto ci caratterizza o meno → mi fanno una domanda su una mia caratteristica (ti interessa il calcio? → penso a se vado allo stadio, guardo partite etc.) → di solito è una riflessione che avviene quando non sono sicuro.
Quando facciamo una cosa perché ci piace si dice
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