Il linguaggio della disciplina
Le diverse discipline e psicologie non si differenziano tra loro in quanto si occupano di parti diverse della realtà, la differenza sta nel fatto che queste possono occuparsi delle stesse realtà attraverso diversi punti di vista, utilizzando diversi processi teorici, concetti, soggetti umani e fatti. Infatti, non c’è una sola corrispondenza tra disciplina e problema, si prendono in considerazione diverse discipline e punti di vista che si manifestano tramite diversi linguaggi, i quali hanno bisogno di dialogare per comprendere la realtà.
Per punto di vista, si intende la diversa attribuzione di responsabilità data da diversi individui riguardo la colpevolezza di soggetti coinvolti in un’azione o conflitto (non una risposta complottista). Una persona coinvolta in un’azione tende a spiegarne l’esito in termini contestuali: la colpevolezza è attribuita a fattori esterni da me – do la colpa al contesto o alla situazione piuttosto che a me stessa (soprattutto se l’esito è negativo). Ad esempio: se supero un esame, sono stata brava; se non lo supero, allora le domande erano difficili o il prof era cattivo (spiegazione contestuale, fuori da me). Benché la situazione fosse la medesima, il mio punto di vista era diverso a seconda dell’esito della situazione.
In linea di massima, tendiamo ad aiutare maggiormente persone che sono più simili a noi, anche se il loro bisogno di aiuto non dipende dalle loro caratteristiche. Questo fenomeno non ha spiegazione razionale, ma a livello di sensazioni e impressioni, questa è la nostra tendenza. Ciò che non ha esatta spiegazione razionale comprende anche la realtà sociale, ovvero il nostro immaginario collettivo: insieme di credenze, aspettative, visioni, valutazioni, atteggiamenti e comportamenti che in un certo periodo abbiamo rispetto a una certa situazione. L’immaginario ci permette anche di riconoscere gli atteggiamenti (non visibili) tramite i comportamenti (visibili), ad esempio, dei comportamenti razzisti. La psicologia sociale si occupa quindi di spiegare i comportamenti degli animali umani, come individui e come parte di gruppi (che ci influenzano anche quando non sono presenti).
L’esistenza degli altri è interiorizzata durante il nostro processo di crescita e relazione: dall’età evolutiva, i bambini imparano a riconoscere il prossimo, e sé stessi (es. davanti allo specchio da piccoli non si riconoscono).
La psicologia
La psicologia sociale si occupa di spiegare i comportamenti degli animali umani, come individui e come parte di gruppi (che ci influenzano anche quando non sono presenti); va studiata sotto diversi punti di vista, processi teorici, concetti, soggetti umani e fatti; va analizzata e comunica attraverso diversi linguaggi. Dal resto della popolazione, la psicologia è vista come l’azione di ascoltare e dare suggerimenti (si dice che tutti siamo un po’ psicologi). Questo ci accomuna perché in quanto esseri umani sentiamo il bisogno di dare senso alla realtà: ad eventi ordinari e ad avvenimenti fuori dalla normalità (extra-ordinari), come la pandemia (durante la quale abbiamo sentito diversi pareri, info e complotti).
Per provare a dare senso\una spiegazione, dobbiamo capire in quale dei quattro diversi livelli di spiegazione si trova la ricerca che vogliamo intraprendere: introdotti da Doise nel 1982-1986, ci permettono di accomunare le due correnti contemporanee della psicologia sociale - quella di matrice europea e quella di matrice nordamericana.
I quattro livelli di spiegazione di Doise
- Livello intra-individuale: il livello di spiegazione dell’evento è centrato sulle caratteristiche della persona e alle modalità con cui questa analizza la realtà e costruisce un’immagine del mondo sociale che la circonda. Trattiamo il rapporto tra individuo e società. Vediamo come funzionano stereotipi, pregiudizi, il nostro giudizio quotidiano della realtà sociale.
- Livello intra-gruppo: cosa succede quando non siamo considerati singoli ma aggregati all’interno di un gruppo (classe, famiglia, amici). In ogni gruppo esistono dinamiche: come funziona il rapporto interpersonale tra i soggetti che fanno parte di un medesimo gruppo. Ogni gruppo prevede diverse posizioni: un leader (colui che simbolicamente conduce e prende decisioni per il gruppo), normalmente ha dei gregari e dei follower (coloro che non sono in posizione di leadership in quel gruppo e in quel contesto). Questo livello analizza quindi influenza sociale e adattamento all’interno del gruppo (processi di conformismo), la devianza (nel gruppo), la comunicazione e la leadership.
- Livello inter-gruppo: studia le relazioni esistenti tra gruppi sociali differenti (donne e uomini, bianchi e neri) e le dinamiche che ne conseguono. Istintivamente si prediligono le persone che hanno il nostro stesso nome o alcune nostre stesse caratteristiche, abbiamo aspettative negative nei confronti di qualcuno quando ci ricorda qualcosa di un’esperienza negativa.
- Livello collettivo: analizziamo il mio essere singolo dentro un gruppo che interagisce con altri gruppi all’interno di una cultura. Prendiamo in considerazione i processi sociali ed i macrofenomeni legati al contesto culturale e storico in cui gli individui si trovano ad operare. Il nostro contesto e la nostra cultura esercita una grande influenza sul nostro modo di pensare: es. in aula siamo maschi e femmine, se ci fosse una divisione tra sessi, questo avrebbe un effetto sul nostro modo di pensare, sulla nostra visione del mondo e la nostra cultura > in Afghanistan i bambini che cresceranno così avranno un sistema di credenze molto diverso dal nostro (fin da bambini pensano sia normale che alle donne si vedono solo gli occhi).
Tutti i membri del gruppo hanno un ruolo importante allo stesso modo. I follower hanno bisogno di un leader tanto quanto un leader ha bisogno dei follower per essere tali: questo rapporto di interdipendenza permette equilibrio e distinzione tra i membri di un gruppo. Tendenzialmente ricopriamo gli stessi ruoli all’interno di diversi gruppi, ma questo non è un carattere fisso.
Alcune materie vicine alla psicologia sociale sono:
- Psicologia cognitiva: studia le caratteristiche di funzionamenti del sistema cognitivo (studiato dalla psicologia nordamericana in rapporto alle conoscenze sociali).
- Psicologia individuale: è legata alle caratteristiche di personalità degli individui, queste interessano per spiegare il comportamento dei grandi dittatori e leader storici che hanno portato ad avvenimenti disastrosi, al fine di evitarli in futuro. Anche a fronte di caratteristiche di personalità simili però, si possono verificare comportamenti diversi influenzati dal contesto.
- Antropologia: studia le rappresentazioni simboliche (immagine di un virus ci ricorda covid) e sociali relative ad una popolazione. Nell’antropologia si usano anche metodi di rilevazione etnografica: metodi qualitativi attraverso i quali chi fa ricerca non si limita alla ricerca da laboratorio, diventa partecipante (parte del contesto).
- Sociolinguistica, linguaggio e comunicazione: stereotipi, i quali si trasmettono tramite vie linguistiche - le parole sono però diverse perché designano gruppi diversi, attraverso ad esempio diversi pronomi e generi. È importante dare un nome ad ogni cosa per rappresentare i vari gruppi: il linguaggio è un forte principio di inclusione o esclusione, ha a che fare con il potere (i titoli vengono attribuiti alle persone), influenza. La comunicazione e gli stili di comunicazione ci permettono di capire qual è il leader in un gruppo, come funziona un gruppo (autocratico o democratico).
- Sociologia: condivide con la psicologia sociale il valore che viene dato al singolo, all’appartenenza ad un gruppo e all’influenza che questo ha sui nostri comportamenti e abitudini. La differenza principale sta nel fatto che la sociologia spiega il comportamento in modo deterministico: il comportamento deviante nasce a causa dell’appartenenza ad un contesto deviante famigliare o amicale (le nostre caratteristiche ci determinano e dipendono dal nostro contesto, non possono essere cambiate). Per la psicologia sociale, esiste invece uno spazio tra sociale ed individuale: l’individuo ha possibilità di cambiare comportamento (approccio non deterministico), cambiare il funzionamento di un gruppo, ed essere contraddittorio.
La psicologia sociale nordamericana
Il comportamentismo
Si parte dal comportamentismo per studiare il passaggio che costringe la psicologia a recuperare l’aspetto mentale degli individui: nel comportamentismo tutto ciò che avviene nella mente dell’individuo è visto come una scatola nera illeggibile, la psicologia non si occupa di questi processi perché vuole essere definita scienza naturale, ovvero svolge processi osservativi. Di osservabile c’è il comportamento: questo recupero del mentale ci porta al cognitivismo, studio che si concentra sulla spiegazione dei processi cognitivi ed il loro funzionamento, permette alla psicologia di restare scienza grazie ai calcolatori elettronici, che negli anni 50 furono considerati una buona simulazione di ciò che succede nella mente umana (input e output): rielaborazione dei dati, amplificazione della capacità di calcolo degli esseri umani (ad es. quando prendiamo informazioni dall’esterno, le uniamo a quelle che abbiamo già, le elaboriamo ed emettiamo un risultato: ragionamento).
Se in Nordamerica vediamo comportamentismo e cognitivismo, in Europa si trova una psicologia più attenta ad una visione di tipo olistico (olos: intero), ovvero la psicologia della gestalt (della forma). Questo tipo di psicologia ci spiega che nel nostro rapporto della realtà noi non sommiamo solo le parti, ma vediamo il tutto come superiore e alto rispetto alle singole parti. Infatti, non siamo registratori di ciò che accade intorno a noi, elaboriamo la realtà e la analizziamo - la mente tende ad unificare le parti per formare l’esperienza coscienze, un buon esempio è il triangolo di Kanisza (l’abitudine percettiva tende a farmi vedere due triangoli).
Contemporaneamente ancora, in ambito sociologico, in America si diffonde la sociologia microinterazionista: temperie culturale nella quale arriva Lewin negli Stati Uniti dall’Europa portando le sue conoscenze sul gruppo, questa sociologia si occupa degli individui in modo “psicosociale”, dicendo che le persone sono soggetti\attori sulla scena e ciò che avviene nella scena sociale è frutto del ruolo dei diversi soggetti in quel setting, si parla di script (lontano dalle altri correnti nordamericane). La psicologia si concentra su ciò che c’è nella black box, la sociologia parla invece dei soggetti sulla scena.
Prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, moltissimi studiosi europei si rifugiarono negli Stati Uniti a causa delle persecuzioni o per continuare a fare ricerche (hanno uno stato democratico, interesse per il gruppo, fondi e risorse). In una società povera storicamente come quella americana, il gruppo diventa il fondamento della società, ecco perché verrà così tanto studiato ed analizzato.
Psicologia sociale nordamericana: il comportamentismo
Il comportamentismo (teoria dell’apprendimento sociale) domina la psicologia americana durante la prima metà del 900, viene dal modello di Watson del 1913 il cui assunto di base è il modello S (stimolo) - R (risposta). Il comportamentismo è la visione in base alla quale i comportamenti umani sono risposte apprese agli stimoli che il contesto ci fornisce: secondo questo ragionamento noi non abbiamo processi di elaborazione, semplicemente reagiamo (le risposte derivano da stimoli che abbiamo appreso durante l’evoluzione, ripetiamo quelle premiate e non facciamo quelle punite) vuol dire che per fare una cosa devo averla imparata, questo non lascia spazio alla creatività umana e significa che tutti dovremmo rispondere allo stesso modo; mentre sappiamo che il linguaggio è per sua natura creativo (questo funziona con gli animali ma non con gli umani).
In quel periodo questo modello prende piede perché ci si vuole emancipare dalla psicologia dell’autocoscienza e auto riflessività (tipica del laboratorio di Lipsia) per arrivare al positivismo (scienze seguono modello scientifico).
Gli assunti di base del modello S-R sono:
- Rifiuto di considerare fenomeni non direttamente osservabili (mentali o soggettivi)
- Focalizzazione dell’attenzione sui comportamenti manifesti e sul rapporto di questi con eventi ambientali
Secondo il comportamentismo tutto il comportamento umano può essere spiegato facendo riferimento ai premi e alle punizioni presenti nell’ambiente nel quale un individuo è inserito (rinforzi positivi e negativi): infatti, per spiegare i comportamenti non c’è bisogno di ricorrere a concetti vaghi e impossibili da studiare scientificamente come emozioni, sensazioni, pensieri, nozioni e conoscenze.
F. H. Allport 1924
Allport sostiene che non esiste una psicologia dei gruppi che non sia psicologia degli individui: la psicologia in tutte le direzioni è una scienza dell’individuo. Per quel periodo solo il comportamento era considerato reale, non c’era nessun legame tra l’influenza degli altri su di me che non esista già in noi - veniamo inseriti nel sociale ancora prima di nascere a causa della conoscenza del nostro sesso, il nostro temperamento ecc. Da quando nasciamo facciamo parte di un gruppo: il sociale è circoscrivibile all’influenza degli altri sui processi individuali ed influenza i processi cognitivi di noi soggetti preesistenti ed indipendenti. Dal modello SR si passa (col comportamentismo) al modello SOR (stimolo, organismo, risposta). L’organismo è attivo, è guidato da spinte che derivano dalla sua stessa attività mentale: sistema gerarchico di strutture, meccanismi e processi che elabora i dati esterni per costruire un’immagine del mondo utile per la messa in atto di azioni. L’aggiunta nella O nel modello M-S è stato reso possibile grazie ai calcolatori elettronici (invenzione che non c’entra con la psicologia): tutte le scienze sono stimolate dalle altre scienze che gli orbitano intorno, il contesto e il tempo (storia esterna di una scienza).
Il cognitivismo
Dopo questa tappa, vediamo tra gli anni ’50 e ’60 l’ingresso del cognitivismo. Quest’ultimo è il figlio del comportamentismo, non il suo superamento: l’individuo è ancora considerato singolo, il cognitivismo semplicemente si focalizza sulla sua componente di elaborazione interna che il comportamentismo non era in grado di analizzare, e lo fa rispondendo al canone delle scienze naturali. Il cognitivismo propone dei modelli di essere umano dei quali spiega il funzionamento. Il modello tipico di questo passaggio è OSOR (organismo-stimolo-organismo-risposta): gli stati dell’organismo mediano stimoli e risposta ma non solo, il soggetto ha un ruolo attivo rispetto alla realtà, rispetto alla selezione degli stimoli a cui si presta attenzione e a quelli ignorati, anche di selezione delle risposte che vengono fornite.
Uno dei problemi sorti dal cognitivismo è la dimostrazione che non siamo registratori della realtà, ma cerchiamo nella realtà la conferma delle mie aspettative: ecco perché categorizziamo un individuo che mostra caratteristiche stereotipiche.
La psicologia sociale nordamericana che parte dal cognitivismo, la social cognition, si concentra sul dare spiegazioni scientificamente fondate su come siamo in rapporto con la realtà e su come registriamo gli stimoli. Per la Gestalt siamo costruttori ed interpreti di informazioni della realtà. Il cognitivismo dice che selezioniamo ed elaboriamo elementi nella realtà e poi reagiamo: siamo colpiti da così tante informazioni che dobbiamo fare delle scelte riguardo la quantità di stimoli che riusciamo a percepire; scelte che seguono automatismi, strategie, scorciatoie utili ad elaborare le informazioni e riconoscere le situazioni che viviamo (ad esempio, in aula siamo concentrati sulla lezione, tendiamo ad ignorare la temperatura, le luci, le condizioni esterne ecc.).
Il cognitivismo non risolve i nostri problemi, in esso si evidenziano invece le nostre incapacità di essere buoni elaboratori delle informazioni. La nostra mente elabora con molti difetti e tende al conservatorismo cognitivo: la realtà viene soggettivizzata in base alle nostre esperienze pregresse e in base alle nostre aspettative. Vediamo anche il concetto di rafforzo positivo e negativo come forma di educazione comportamentista: insegnare anche un comportamento innaturale del comportamento umano. Il nostro bisogno di coerenza può essere spiegato tramite dei modelli comportamentisti:
Ricercatore di coerenza (anni 50-60)
Lo stato di incoerenza fra credenze o sentimenti è motivante al ripristino della coerenza tramite cambiamento dell’atteggiamento. La nostra necessità di coerenza deriva dalla coincidenza delle nostre aspettative. Da qui recuperiamo i modelli della coerenza cognitiva di Festinger (1957) e Heider (1958).
Scienziato ingenuo (anni 70)
Come uno scienziato, l’individuo è dotato di capacità logico-razionali, raccoglie i dati necessari alla conoscenza di un certo oggetto e giunge a conclusioni logiche. Un individuo, secondo il modello della covariazione di Kelley (1972), è motivato a spiegare le cause di un evento sociale, valuta l’esperienza derivante da fattori situazionali e fattori disposizionali.
Economizzatore di risorse (Taylor, 1981)
Nei processi di elaborazione delle informazioni, le persone non tengono in considerazione tutti i fattori in gioco, ma utilizzano “scorciatoie di pensiero” (euristiche). Le euristiche sono una metodologia di ricerca di fatti preliminari allo studio specifico. Queste strategie di pensiero permettono di risparmiare tempo ed energie cognitive ma portano a distorsioni.
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