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Psicologia sociale 12 CFU

Di Sara Fiumana, L-24 anno 2022/2023

Introduzione alla psicologia sociale

La psicologia sociale è una disciplina che studia l'interazione fra le persone considerandone le cause, le conseguenze, le manifestazioni (comportamenti) e i processi psicologici coinvolti. Studia gli effetti del gruppo sull'individuo. Attualmente la psicologia sociale si interessa anche allo studio dei social networks e social media, fenomeni come l'immigrazione di massa e la salute (es.: come portare ad avere sempre rapporti protetti).

Secondo Allport è "l'indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri".

  • Presenza oggettiva: interazione reale, fisica con gli altri (es.: parlare fisicamente con qualcuno).
  • Presenza immaginata: non implica interazione diretta (es.: video lezioni).
  • Presenza implicita: rappresentazioni mentali degli altri elaborate da interazioni precedenti, che agiscono anche quando gli altri non ci sono (es.: pregiudizi, ci riferiamo a una presenza implicita cioè a un insieme di idee, schemi, rappresentazioni mentali che abbiamo riguardo una categoria). Un esempio di presenza implicita sono le norme sociali (es.: in Cina emettere flatulenze in pubblico non è considerato maleducazione, perciò reagiremmo probabilmente con disgusto o stupore a questo comportamento influenzati dalle nostre norme sociali).

Come disciplina si colloca a metà fra psicologia generale e sociologia/antropologia. Si distinguono fra loro alcune differenze: la psicologia generale si occupa di tutti i processi cognitivi, mentre la psicologia sociale si interessa ai processi cognitivi e comportamenti riferiti al contesto sociale. La sociologia e l'antropologia si occupano del gruppo nel suo insieme, mentre la psicologia sociale pone l'attenzione sulla relazione individuo-società e non sui fenomeni sociali intesi nel loro insieme.

L'oggetto di studio della psicologia sociale ricopre un'enorme varietà di temi (es.: pregiudizio, sessismo, razzismo, comportamenti della folla, altruismo, relazioni romantiche, amicizia, ecc.), diventa quindi complicato definirla in base ai temi studiati. Si può però delineare il come vengono affrontati (cioè osservando il rapporto fra l’interazione sociale e i processi psicologici individuali) e il metodo di indagine utilizzato. La ricerca in psicologia sociale, in quanto disciplina scientifica, si effettua tramite il metodo scientifico come per la psicologia sperimentale. È quindi composta da teorie (concetti e principi che spiegano un fenomeno), ipotesi (enunciati con valore di previsione, verificabili empiricamente e che descrivono rapporti di causa-effetto) e ricerca (esperimenti finalizzati alla verifica/falsificazione delle ipotesi attraverso la raccolta e l'analisi sistematica dei dati).

Non è però possibile essere totalmente certi che il risultato ottenuto non dipenda da altre motivazioni rispetto alle variabili realmente manipolate: l'ipotesi viene considerata confermata quando le statistiche dimostrano che l'effetto ha una probabilità inferiore al 5% di essere un evento dovuto al caso. Il metodo scientifico si basa sugli esperimenti e una regola fondamentale è la replicabilità: le teorie devono essere sostenute da prove empiriche verificabili da chiunque, devono cioè essere replicabili. Tuttavia, non sempre si procede con l'applicazione di metodi propriamente sperimentali a causa ad esempio della natura dell'ipotesi indagata o delle risorse disponibili per la ricerca.

Metodologie di ricerca

  • Sperimentali
  • Quasi-sperimentali: non è sempre possibile o appropriato manipolare le variabili indipendenti, in questo caso si parla di disegni quasi-sperimentali. Non si definiscono quindi relazioni causali, ma correlazioni fra i fenomeni, cioè i cambiamenti di una variabile sono contemporanei a quelli di un'altra ma non è possibile stabilire quale delle due sia la causa del cambiamento.
  • Ricerche di archivio: metodo non sperimentale basato sull'analisi di dati raccolti da altri e per altri fini (es.: informazioni sull'effetto della propaganda sul razzismo, non è chiaramente replicabile ma abbiamo dati raccolti dalla storia). Svantaggi: non riproducibili, mancanza di informazioni per noi importanti.
  • Studi di caso singolo: metodo non-sperimentale con analisi approfondite di un singolo caso, adatti allo studio di fenomeni rari (es.: studio su un serial-killer).
  • Analisi del discorso: metodo qualitativo, analisi testuale del discorso naturale. Si studia come le persone utilizzano il linguaggio e dallo stile comunicativo ricaviamo informazioni sulle loro opinioni. C'è una componente interpretativa dello sperimentatore.
  • Inchieste e sondaggi di opinione: metodi non sperimentali comuni che consistono nel fare domande a un ampio campione di persone per rilevare atteggiamenti e opinioni tramite rilevazione strutturata (questionari) o semi-strutturata (interviste).
  • Ricerche sul campo: osservazione del comportamento in contesti naturali (metodo "ecologico"). Svantaggi: influenza dello sperimentatore in ciò che osserva.

Il metodo privilegiato rimane quello sperimentale che consente la manipolazione intenzionale di una o più variabili indipendenti e di stabilire relazioni di tipo causale fra i fenomeni che stiamo osservando, rendendo quindi possibile spiegare e prevedere i fenomeni stessi. Definiamo come variabili indipendenti (X) quelle caratteristiche su cui effettuiamo una manipolazione arbitraria e come variabili dipendenti (Y) quelle caratteristiche che subiscono i cambiamenti misurabili in relazione alle modifiche apportate alle variabili indipendenti. Si prediligono esperimenti in laboratorio per avere maggiore garanzia che le uniche variabili che possono influire sugli effetti che osserviamo siano effettivamente quelle che stiamo manipolando.

È necessario stabilire inoltre un ambito di variazione, cioè un range all'interno del quale le misure hanno maggior possibilità di variare per evitare l'"effetto tetto" (la misurazione non mostra differenze, va sempre verso l'alto, ad esempio se chiediamo di trasgredire una regola poco importante come salutare un vicino in cambio di una grande ricompensa come 100€ tutti saranno portati a trasgredire) e l'"effetto pavimento" (al contrario le risposte si livelleranno verso il basso, esempio se diamo una ricompensa molto piccola per infrangere una regola importante, come dare una caramella in cambio di girare nudi per strada, nessuno sarà portato a farlo).

È da evitare anche di suggerire ai soggetti partecipanti cosa ci aspettiamo di ottenere, perché potrebbero essere portati a darci le risposte favorevoli alle nostre ipotesi. Inoltre, uno dei problemi della ricerca sperimentale è la validità, cioè se stiamo realmente misurando ciò che ci interessa misurare. Distinguiamo fra validità interna ed esterna/ecologica:

  • Validità interna: garantisce che il fenomeno studiato sia effettivamente quello che ci interessa.
  • Validità ecologica/esterna: garanzia che le osservazioni fatte in laboratorio valgano anche fuori.

Viene inoltre prediletto un realismo sperimentale rispetto al realismo mondano:

  • Realismo sperimentale: rilevanza psicologica della situazione, manipolazione con forte significato e impatto psicologico per i partecipanti.
  • Realismo mondano: somiglianza fra condizioni in laboratorio e circostanze di vita quotidiana.

Sono stati definiti 5 principi etici per la ricerca:

  1. Protezione del danno: non bisogna recare danni fisici e psicologici ai soggetti partecipanti.
  2. Diritto alla privacy: dai dati non si deve poter risalire ai singoli partecipanti, non divulgare dati sensibili.
  3. Inganno: spesso è necessario per non influenzare i risultati che i partecipanti non siano a conoscenza delle manipolazioni. Questi inganni devono però essere non nocivi per i partecipanti.
  4. Consenso informato: le persone devono essere informate dell'esperimento a cui stanno partecipando.
  5. Trasparenza: le persone devono sapere il più possibile sugli esperimenti.

Le teorie psico-sociali sono teorie che riguardano il comportamento sociale degli uomini. Variano in termini di rigore, verificabilità e generalità. Esistono diversi livelli teorici:

  • Grandi teorie: come comportamentismo e cognitivismo, forniscono una visione generale sul funzionamento dell'uomo.
  • Teorie a medio raggio: es.: la teoria dell'apprendimento all'interno del comportamentismo, spiegano alcuni funzionamenti umani all'interno di una teoria più ampia.
  • Mini teorie a corto raggio: spiegano singoli fenomeni.

Alcuni principali tipi di teorie sono:

  • Comportamentismo: si concentra esclusivamente sui fenomeni osservabili in contrasto con il metodo introspettivo. Nella sua forma radicale i comportamenti sono spiegabili in base al rinforzo ed esclude tutti i fenomeni non osservabili. Nella forma più moderna detta neo-comportamentismo vengono spiegati i comportamenti osservabili in termini di fattori contestuali e con l'intervento di costrutti non osservabili come sentimenti e credenze.
  • Psicologia cognitiva: l'aspetto forse più importante della psicologia sociale. Contano i processi della rappresentazione della realtà e di attribuzione di significato e gli scopi secondo cui agiamo. Le principali teorie cognitive in psicologia sociale sono la teoria del campo di Lewin, secondo cui le persone sono influenzate dal campo psicologico cioè da chi gli sta intorno, le teorie della coerenza cognitiva per cui le persone agiscono in modo tale da avere un insieme di idee e credenze coerenti fra loro, le teorie attribuzionali (delle attribuzioni causali) in cui le persone cercano di dare delle spiegazioni ai comportamenti propri e altrui e la social cognition, filone prevalente dagli anni ’70 a oggi, che si occupa di come formiamo una rappresentazione cognitiva del mondo sociale.
  • Cognitive neuroscience: studia l'attività cerebrale associata alla cognizione sociale e ai processi e fenomeni psicologici.
  • Psicologia sociale evoluzionistica: considera la specie umana come specie sociale e quindi che i comportamenti sociali abbiano un valore in termini di sopravvivenza della specie.
  • Teorie della personalità: di grande importanza, come le teorie dei tratti. Cercano di spiegare il comportamento sociale in termini di attributi durevoli della personalità. Il nostro modo di funzionare nella società dipende da come siamo fatti per natura.
  • Teorie collettivistiche: il gruppo sociale precede e dà forma al pensiero individuale. Attenzione posta sulle proprietà del gruppo prima che su quelle individuali.

Critiche alla psicologia sociale

Le due principali critiche mosse alla psicologia sociale sono:

  • Riduzionismo: cioè studiare fenomeni sociali da una prospettiva individuale. Spiegare un fenomeno a un livello di analisi inferiore non adatto (livello di analisi = concetti, meccanismi e linguaggio usati per spiegare un fenomeno).
  • Positivista: si riferisce alla considerazione del metodo scientifico come unico modo per giungere alla conoscenza. Secondo i critici, i metodi scientifici non sono però adatti alla psicologia sociale, perché in questo ambito di studi la completa oggettività è irraggiungibile.

Sulla base delle critiche poste al positivismo sono nate proposte alternative alla psicologia sociale tradizionale come il costruzionismo sociale, la psicologia umanistica, la psicologia discorsiva e le prospettive post-strutturaliste. Per mantenere comunque il più possibile un metodo scientifico e tenere conto delle critiche ricevute, la psicologia sociale si pone di avere: rigorose definizioni dei costrutti (es.: che cos’è l’altruismo: cedere parte del proprio patrimonio a un'altra persona in un gioco in cui si distribuiscono delle risorse), integrare diversi livelli di analisi e tener conto della soggettività di chiunque compia gli studi.

Origini della psicologia sociale

La psicologia sociale nasce alla fine dell’800 in Europa con la demopsicologia, cioè lo studio teorico ed empirico della "mente collettiva". Ha un approccio sia top-down, cioè che le situazioni collettive impongono un funzionamento sovra-individuale (processi sociali influenzano la psicologia dell’individuo), sia un approccio bottom-up, cioè che la psicologia degli individui influenza i fenomeni a livello sociale.

La "mente di gruppo" è uno dei concetti più influenti nella psicologia sociale, alcune delle ricerche principali sono di:

  • McDougall: le persone in gruppo pensano e agiscono in modo differente (es.: più aggressive).
  • Sherif: in gruppo apprendiamo norme che ci influenzano in modo duraturo.
  • Tajfel e Turner: il gruppo contribuisce a formare un’identità sociale con regole proprie, il gruppo cambia il modo in cui concepiamo noi stessi.
  • Zimbardo: le situazioni di gruppo possono modificare il senso di responsabilità individuale (effetto Lucifero).

Tra i primi esperimenti in psicologia sociale abbiamo:

  • Triplett: sperimenta come le prestazioni in presenza di altri migliorino, probabilmente per competizione.
  • Allport: studia l'influenza della presenza degli altri.

Il primo filone di studio sperimentale è quello degli atteggiamenti (anni ’30, America), come credenze religiose, atteggiamenti razziali, persuasione. Negli anni ’50 si compiono studi sulla dissonanza cognitiva, cioè come si possono produrre cambiamenti negli atteggiamenti. Per motivi storici ed economici, come il fascismo e la guerra, la psicologia sociale si sviluppa prima in America nonostante nasca in Europa. Nel dopo guerra riprende il suo sviluppo anche in Europa, con una particolare attenzione allo studio dei fenomeni di gruppo.

La "social cognition"

La social cognition si occupa dei processi di conoscenza del mondo sociale, studia l'interazione fra processi cognitivi e fenomeni sociali. Il primo approccio alla cognizione sociale è quello di Lewin con la teoria del campo, in cui immaginava che ci fossero una serie di influenze da parte del mondo sociale sul nostro modo di pensare, percezioni e motivazioni. Negli anni ’50 prevale invece la dissonanza cognitiva, secondo cui se abbiamo rappresentazioni incongruenti fra loro si generano in noi sensazioni spiacevoli portandoci a modificare gli atteggiamenti per risolvere le contraddizioni. Negli stessi anni si sviluppa l’idea dell’uomo inteso come scienziato, cioè l’uomo elabora delle teorie "ingenue" per spiegare i fenomeni, compresi quelli sociali. In seguito nascono le teorie di attribuzione causale in cui l’uomo si dà delle spiegazioni del comportamento altrui cercando di individuarne le cause, derivanti sempre dalla visione razionalista come quella della teoria dell’uomo inteso come scienziato. Le attribuzioni causali vengono usate quando non si può fare ricorso a conoscenze sociali già disponibili. Queste teorie fanno parte della social cognition "fredda", in cui l’uomo è portato a spiegare il mondo in termini di cause. La social cognition "calda" invece, considera anche i fenomeni emotivi, l’umore, i sentimenti. Un esempio di social cognition calda è il modello dell’infusione dell’affetto, per cui le persone in base all’umore danno giudizi diversi. Altri due modelli di social cognition sono l’"economizzatore cognitivo", per cui si adottano processi cognitivi economici come scorciatoie per risparmiare risorse e il "tattico motivato" in cui queste strategie cognitive servono in realtà per altri scopi e motivazioni personali.

Uno dei primi filoni di studio cercava di capire come ci facciamo un'idea degli altri. Ci si è accorti che utilizziamo degli attributi, alcuni percepiti più importanti di altri nella definizione di una persona (es.: calda/fredda più considerati di diplomatico/diretto). Abbiamo quindi i tratti centrali, con un maggior peso nel determinare le nostre impressioni e i tratti periferici, considerati di meno e con minore impatto. La teoria dei costrutti personali di Kelly invece, prevede che ognuno di noi costruisca una serie di categorie per rappresentare se stesso e il mondo. La ricerca ha inoltre dimostrato che l’impatto delle informazioni sulle persone dipende anche dall’ordine con cui vengono acquisite: per l’effetto primacy le prime impressioni hanno una maggiore rilevanza, mentre per l’effetto recency le ultime impressioni tendono a stabilizzarsi. Quando ricordiamo qualcosa lo facciamo tendenzialmente attraverso una "strutturazione" delle informazioni. Uno schema è una struttura cognitiva formata da più informazioni connesse fra loro che usiamo per comprendere e conoscere la realtà (es.: leggo BAR, so esattamente cosa posso trovarci). Esistono diversi tipi di schemi:

  • Schemi di persona (es.: Mario è un buon amico).
  • Schemi di ruolo (es.: Mario è un meccanico).
  • Script (es.: questa è una festa di compleanno).
  • Schemi di sé (es.: io sono fatto così).
  • Schemi senza contenuto.

Gli schemi derivano dalle categorie: prima costruisco una categoria, poi genero il relativo schema da utilizzare per comprendere il mondo circostante. Le categorie possono essere generate da:

  • Prototipo: rappresentazione tipica di una categoria.
  • Esemplari: esempio specifico particolarmente rappresentativo della categoria.
  • Insiemi sfuocati: area che definisce la categoria in modo "sfuocato" attorno al prototipo.
  • Aria di famiglia: qualità fenomenica che stabilisce l’appartenenza a una categoria.

Un ambito rilevante della categorizzazione sono gli stereotipi. Sono schemi semplificati che rappresentano un gruppo sociale con funzione valutativa e condivisi all'interno di un determinato gruppo. Inoltre regolano le relazioni tra gruppi. Tendono a essere etnocentrici, cioè a favorire il nostro gruppo rispetto a quelli esterni e consentono di fare una valutazione differenz...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fiumana.sara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Sorbara Flavia.
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