Psicologia dello sviluppo
Università degli studi di Padova
Anno 2025/2026 1
La psicologia dello sviluppo è una scienza che studia con metodo sperimentale il divenire della salutogenesi (come avviene alla luce o nasce il processo di salute) e della maturazione degli organismi in tutto l’arco dell’esistenza. In particolare ciascuno di noi appartiene alla modulazione di 2 storie: la filogenesi o storia di specie che determina l’ereditarietà dei fattori universali (genetica e condizione di memoria e di specie) e ontogenesi o storia individuale cioè nata il … dalla mamma… L’io me corpo-mente dipende da entrambe ma oggi sappiamo che grazie ai processi consapevoli è guidato all’epigenesi cioè a diventare sé stesso liberandosi da tutti i condizionamenti deterministici.
La psicologia dello sviluppo ha una storia molto recente, i suoi due grandi padri fondatori risalgono agli anni 40-50 del 1900 e sono Vygotskij e Piaget. Leggermente precede Vygotskij con la sua opera “Pensiero e linguaggio” in cui formula uno dei principi fondamentali del rapporto tra filogenesi e ontogenesi: la zona di sviluppo prossimale è infatti il concetto con cui lui spiega come tutte le esperienze individuali e sociali e culturali modellino le funzioni universali di natura biologica. In particolare, durante il periodo dello sviluppo umano è fondamentale il ruolo del differenziare di sviluppo cioè del magister. Chi insegna aiuta ogni bambino ad ottenere la migliore qualità del proprio potenziale. Differenziare di sviluppo è dunque la differenza tra ciò che il bambino può fare da solo e ciò che può fare con l’aiuto del magister. Oggi le neuroscienze danno un nome diverso alla zona di sviluppo prossimale definendola neuroplasticità maturazionale.
Per comprendere la profondità del dibattito scientifico di quegli anni è necessario definire la reciproca interazione tra nature (natura) e nurture (ambiente) come una relazione di reciproca modulazione: non basta la cultura, l’ambiente, l’aiuto ad oltrepassare le funzioni biologiche del cervello ma queste ultime non evolvono verso il loro migliore potenziale se non c’è l’adeguata stimolazione dell’ambiente umano, relazionale, contestuale, culturale ecc… Madre natura non può essere sostituita da una bravissima magister ma una bravissima magister serve ad ottenere il migliore potenziale.
L’interazione tra natura e ambiente secondo Piaget, il primo tra gli accaniti sostenitori… spesso questo rapporto prende il nome di co-costruttivismo di tutto il suo pensiero in questo approfondiremo solo le teorie inerenti alla psicologia dello sviluppo. Piaget non è uno psicologo ma un epistemologo, trascorre tutta la vita in laboratorio di ricerca sugli organismi in particolare gli organismi monocellulari che non hanno né cervello né sistema nervoso. Diventando padre e poi nonno si domanda: perché sappiamo tutto di come apprendono le arene e nulla di come apprendono gli umani? Da qui il passo verso la sua interpretazione del neurosviluppo: anche la specie umana apprende per leggi universali: assimilazione, stabilizzazione e accomodamento: lo stimolo viene assimilato come informazione ripetuta che genera stabilizzazione nella risposta e accomodamento cioè modifica personale, individuale nelle risposte successive. Se l’apprendimento fosse tutto qui, come avrebbe potuto la specie umana arrivare ad intelligere il mondo in modalità di sapere così complesse? Da qui la sua teoria stadiale dell’intelligenza di specie. Lo stadio evolutivo è per Piaget una finestra di tempo a cui madre natura ha affidato compiti universali di maturazione. Il modo in cui l’ambiente accompagna tale compito maturazionale ne determina la migliore riuscita o meno. Oggi quello che Piaget chiamava stadio evolutivo si chiama finestra di sviluppo. Ognuno di noi nella sua evoluzione personale è passato attraverso diversi stadi.
Per aiutarci a capire il modello di Piaget, da cui derivano tutti i saperi di oggi, è utile servirci dell’immagine di una scala. La scala rappresenta l’intero arco della crescita: dalla nascita all’età adulto, e come la scala è composta da rampe e gradini, così il neurosviluppo evolve attraverso stadi qualitativamente orientati in direzioni obbligate dalla filogenesi anche grazie ai tanti gradini che consentono le conquiste quantitative di competenza. 2
Riassunto: tra gli stadi evolutivi le differenze di sviluppo riguardano le qualità evolutive da conquistare e all’interno di ogni rampa le quantità di competenze con cui ottenerlo. La scuola non può modificare le rampe ma facilitare attraverso la corretta organizzazione dei gradini.
Sviluppo senso motorio
| Processi universali | Processi educativi e contestuali |
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Teoria stadiale di Piaget
Primo stadio: senso motorio (0-18 mesi)
È lo stadio a maggiore potenza universale dove lo sviluppo dipende dalla memoria di specie ed è finalizzato a determinare la capacità del cervello di utilizzare il corpo in maniera funzionale attraverso 3 movimento e percezione. Da questo punto di vista, siamo una specie molto poco efficiente: gli altri mammiferi nascono già ad autonomia compiuta, noi impieghiamo almeno 12 mesi perché il cervello apprenda a coordinare il sistema nervoso periferico attraverso la corretta modulazione dei sensi necessari per l’autonomia nell’ambiente. Piaget aveva intuito il rapporto tra la potenza delle funzioni universali e la buona interferenza dei sistemi educativi (interferenza perché, solo in questo stadio, madre natura comunque porterebbe ad autonomia anche in assenza di contesti favorevoli pur sé in maniera deprivante). Oggi sappiamo che la mancanza di comparsa delle caratteristiche universali di specie nei tempi evolutivi corretti è sempre un fattore di rischio indicatore di vulnerabilità del neurosviluppo.
In particolare, per quel che riguarda lo sviluppo sensoriale all’intuizione originaria di Piaget sono seguite moltissime ricerche in ambito scientifico che ci consentono oggi di considerare lo sviluppo percettivo base integrante ed integrata dell’intera intelligenza di specie. Il sistema percettivo rappresenta l’ingresso nelle funzioni di elaborazione cognitiva e la sua adeguatezza garantisce la corretta comprensione della realtà. Dagli studi di neuro percezione oggi sappiamo quanto, non soltanto i 5 sensi ci consentano autonomia e qualità della vita, ma anche la propriocezione (cinestetica) cioè la percezione di sé in movimento. In estrema sintesi, i nostri sistemi sensoriali ci consentono nel primo anno di vita la maturazione di tutte le caratteristiche che l’ambiente va a stimolare nella nostra intelligenza di specie: l’integrazione sensoriale porta già intorno ai 6-9 mesi alla coerenza cognitiva concettuale necessaria per ogni semante reale (rotondo, morbido, plasticoso, rimbalza = palla).
Lo stadio senso motorio ha dunque 3 scopi fondamentali:
- L’autonomia nel movimento
- L’esplorazione dell’ambiente
- L’integrazione concettuale
Questi sono fondamentali per madre natura e dunque i sistemi educativi devono saperli facilitare, accompagnare, potenziare.
Secondo stadio: stadio simbolico (18-36 mesi)
È forse uno dei periodi più affascinanti del pensiero umano perché il compito di sviluppo di specie ci porta ad evolvere dai meccanismi di sopravvivenza e autonomia a quelli di pensiero e manifestazione degli stati mentali. Piaget lo chiama simbolico perché comprende che a 18 mesi avvengono delle trasformazioni radicali che avviano l’evoluzione di tre funzioni fondamentali nello sviluppo del pensiero umano:
- L’imitazione differita: imitazione dell’intenzione altrui (che oggi sappiamo stare alla base della teoria della mente = io penso che tu pensi ci
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