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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL’EDUCAZIONE

PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE

UNIVERSITÁ DEGLI STUDI DI PADOVA

ANNO 2025/2026

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL’EDUCAZIONE

INDICE .............................................................................................. 3

FUNZIONI COGNITIVE DI BASE ........................................................................................ 5

FUNZIONI COGNITIVE COMPLESSE ......................................................... 10

APPROCCI SOCIOCOSTRUTTIVISTI ALL’INSEGNAMENTO

.............................................................................................................. 16

LA MOTIVAZIONE ...................................................................... 33

INSEGNARE A LEGGERE, SCRIVERE E CONTARE

...................................................................................................... 38

LO SVILUPPO EMOTIVO PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL’EDUCAZIONE

Quali sono le funzioni cognitive più usate a scuola? memoria, attenzione, pensiero. Queste funzioni

allo stesso livello, per esempio, del problem solving?). A scuola utilizziamo funzioni cognitive di base

(attenzione e motori), di base in quanto automatiche, e presenti fin dalla nascita, il neonato può

prestare attenzione e ricordarsi qualcosa. Le altre funzioni cognitive sono considerate complesse e

sono: pensiero, ragionamento, problem solving, switching, multitasking ecc.

FUNZIONI COGNITIVE DI BASE

FUNZIONI COGNITIVE DI BASE: L’ ATTENZIONE

L’attenzione è la messa a fuoco delle risorse mentali e consente di selezionare le informazioni.

L’attenzione è fondamentale/serve per sopravvivere perché ci sono troppi stimoli nell’ambiente e le

risorse cognitive che abbiamo sono limitate e non possiamo prestare attenzione a tutto altrimenti il

cervello farebbe blackout totale. Bisogna quindi sapere come funziona l’attenzione per aiutare i

bambini ad apprendere (ad esempio il tempo di attenzione di un adulto è intorno ai 45 min).

L’attenzione non è solo la capacità di rimanere concentrati e selezionare le informazioni ma è

composta da diversi sottocomponenti:

- Attenzione selettiva > funzione di filtro che seleziona. Permette di focalizzarsi su un aspetto

specifico dell’esperienza considerato rilevante mentre ignorano altri che sono irrilevanti.

- Attenzione divisa > attenzione che dall’adolescenza diventa multitasking. Implica il

concentrarsi su più di un’attività contemporaneamente. I bambini non hanno questa capacità

di multitasking.

- Attenzione sostenuta > consiste nell’abilità di mantenere l’attenzione sullo stimolo

selezionato per un prolungato periodo di tempo (tendenzialmente 45 min per un adulto).

- Attenzione esecutiva > capacità che si sviluppa con l’adolescenza. Processo secondo cui

riusciamo ad organizzare le nostre funzioni cognitive in funzione del nostro obiettivo. Implica

l’azione di pianificare, distribuire l’attenzione ai diversi obiettivi, monitorare i progressi su

compiti e trattare circostanze nuove o difficili.

Se noi sappiamo che abbiamo questi diversi pattern di attenzione sappiamo come aiutare i bambini

ad apprendere meglio.

Come si sviluppa l’attenzione? Si sviluppa fin dalla nascita.

Una abilità fondamentale che inizia ad emergere tra i 7 e gli 8 mesi, ma si osserva frequentemente

alla fine del primo anno è l’attenzione congiunta molto utile per insegnare ai bambini per esempio il

linguaggio. È la capacità di prestare attenzione sulla medesima cosa insieme ad un’altra persona.

Consente ai bambini di capire bene e stare in relazione con gli altri. Serve a focalizzare l’attenzione

dove l’adulto di riferimento vuole che io presti attenzione. Il fatto che si sviluppi nel primo anno di

vita è funzionale all’educazione.

Richiede:

1. Identificare una traiettoria del comportamento di un’altra persona

2. Una persona che dirige l’attenzione di un’altra persona

3. Interazione reciproca

Con la seconda infanzia e adolescenza si sviluppa l’attenzione esecutiva e aumenta la capacità di

prestare attenzione per periodi sempre più lunghi, quindi l’attività dell’attenzione sostenuta. Inoltre,

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dai 6/7 anni i bambini sono in grado di selezionare e prestare attenzione alle cose che sono rilevanti

per loro per iniziare a raggiungere un obiettivo (ad esempio: un bambino che vede per la prima volta

vede un testo più o meno lungo e la maestra dà una domanda a cui rispondere, se non avesse la

capacità di selezionare le informazioni alla domanda risponderebbe scrivendo il testo intero).

Nell’adolescenza, tutto questo, nello sviluppo celebrale che continua fino ai 25 anni si tramuta nel

multitasking.

FUNZIONI COGNITIVE DI BASE: LA MEMORIA

La memoria è la ritenzione (=azione di trattenere, conservare o mantenere qualcosa) di informazioni

nel tempo. Seconda funzione cognitiva di base. Esistono diversi modelli teorici ma di base va ricordato

che ci sono due magazzini principali: memoria a breve termine e memoria a lungo termine. La

distinzione fondamentale tra questi due magazzini è che nella memoria a breve termine

l’informazione rimane per pochi secondi poi decade almeno che non vengano implicate risorse

cognitive affinché quell’informazione passi nella memoria a lungo termine. Nella memoria a lungo

termine una volta che l‘informazione entra ci resta per tutta la vita. L’obiettivo come insegnanti è che

i bambini mettano le informazioni nella memoria a lungo termine.

Essendo una funzione cognitiva di base la memoria è presente fin dalla nascita, i neonati riescono a

tenere le informazioni per circa 5 minuti. Qualcosa però ricordano cioè: l’odore della mamma, l’odore

del latte materno, la voce della mamma, la voce del papà (ma il papa arriva dopo perché la voce della

mamma è uno degli stimoli uditivi che sentiamo per 9 mesi nella pancia e la sentiamo in maniera

doppia sia per vibrazioni interne sia da fuori mentre la voce del papa la sentiamo solo da fuori è quindi

uguale a quella degli altri e per riconoscerla dopo la nascita ci mettiamo un po'). Come facciamo a far

sì che la memoria si sviluppi? Condizione fondamentale per far sì che ci ricordiamo per le cose da

adulti è dedicarci tempo, questo vale anche per il bambino, più viene esposto ad una cosa più è in

grado di ricordarsela. La condizione fondamente per ricordarsi le cose è il tempo. Non solo, perché

oltre al tempo, i bambini devono applicare delle strategie:

- Ripetizione/reiterazione > reiterare le informazioni nella memoria a breve termine aiuta il

passaggio nella memoria a lungo termine

- Esperienza > più siamo esperti di qualcosa più facile ci ricorderemo informazioni nuove legate

a quella cosa perché riusciremo ad ancorarla alle info che già abbiamo.

- Organizzazione > dobbiamo organizzare i ricordi.

Le emozioni hanno un effetto facilitatore perché ci ricordiamo meglio gli eventi che sono ancorati a

emozioni negative (ad esempio se ci venisse chiesto la prima volta che la maestra alle elementari ha

fatto un compimento nessuno se lo ricorderebbe se ci chiedessero la prima volta che ci ha

rimproverato ci ricordiamo tutto come era vestita, dove eravamo ecc).

(ad esempio, ricordati una giornata di elementari, una giornata di asilo senza aventi particolari, evento

che va dalla mia nascita a 2 anni) Come ci ricordiamo le cose? Quando ci chiedono di raccontarsi un

ricordo cosa facciamo? Lo facciamo tramite il linguaggio, codifichiamo i ricordi tramite il linguaggio

che prima dei due anni non è sviluppato. Ci manca quindi il canale di codifica dei ricordi.

La memoria non fotografa la realtà ma la ricostruisce. Non è una telecamera. Ricostruisce ciò che

verosimilmente è successo.

Come si ricostruiscono i ricordi? Secondo la teoria degli schemi ovvero rimodelliamo gli eventi nuovi

sulla base delle conoscenze precedenti/informazioni che già si hanno perché l’essere umano vive in

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un principio di coerenza ha bisogno che la realtà sia coerente (per ricordare una cosa nuova la collego

a informazioni pregresse e la rimodello sulla base di quello).

Teoria della traccia sfocata > quando codifichiamo le informazioni relative a un evento si creano 2 tipi

di rappresentazioni/tracce:

- Verbatim> composte da dettagli precisi dell’evento

- Gist > tracce sfocate che si riferiscono all’idea generale dell’evento

La parte verbatim decade molto facilmente perché è talmente densa di informazioni che sono troppe

quindi le perdiamo e i bambini molto piccoli (scuola dell’infanzia) tendono a ricordarsi gli aspetti

verbatim (provare a chiedere ad un bambino come è andata all’asilo e dopo 45 min stiamo ancora

parlando dell’ingresso). Quando un bambino è piccolo non vanno chiesti i dettagli ma vanno aiutati a

creare le tracce globali.

Nella seconda infanzia (scuola dell’infanzia e primaria) nel bambino inizia a migliorare la capacità

mnestica perché inizia ad utilizzare le strategie: organizzare i ricordi, ripetere, elaborare,

immaginare. Se non si insegna al bambino che la memoria dipende dalla ripetizione non lo fa perché

costa fatica. FUNZIONI COGNITIVE COMPLESSE

FUNZIONI COGNITIVE COMPLESSE: IL PENSIERO

Pensare consiste nella manipolazione e nella trasformazione delle informazioni in memoria.

Quando pensiamo accediamo alla nostra memoria prendiamo cose e ci ripensiamo.

Come si sviluppa il pensiero? Si sviluppa grazie al fatto che le informazioni che immagazziniamo le

organizziamo in:

- Categorie > raggruppano eventi, oggetti e caratteristiche sulla base di proprietà comuni

- Concetti > sono idee su ciò che le categorie rappresentano ovvero il tipo di cose che noi

pensiamo essere membro di una categoria.

Sulla base delle nostre esperienze pregresse costruiamo delle mappe concettuali e script di ciò che

succede (quando al ristorante aspettiamo troppo per l’arrivo di una portata ci spazientiamo perché

siamo, grazie allo script “ristorante”, che non ci vuole così tanto tempo per quell’azione).

Le categorizzazioni percettive avvengono sulla base di somiglianze, noi raggruppiamo cioè gli oggetti

sulla base dell’aspetto simile. Ma nel caso di un aereo e un gabbiano? Si somigliano, ma non li

mettiamo sulla stessa categoria e questo perché arriviamo ad un certo punto (7-9 mesi) che non

categorizziamo più per somiglianza ma iniziamo a categorizzare sulla base dei concetti. Così si

formano le categorie concettuali.

Il nostro sistema crea dei prototipi e, sulla base di questi prototipi, un concetto rientra o meno in una

categoria. Siamo più facilitati quando la realtà è il più simile possibile al prototipo.

Somiglianza di famiglia e organizzazione gerarchica

Somiglianza di famiglia (Rosch): all'interno di ciascuna categoria i diversi membri si somigliano per

qualcosa e si distribuiscono secondo un gradiente di tipicità.

L’organizzazione gerarchica delle categorie (Rosch) avviene su tre livelli:

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• Base: in cui gli elementi sono notevolmente simili tra di loro

• Superordinato

• Subordinato

Quando creiamo un prototipo lo creiamo secondo un livello base, dove tutto è più simile. In seguito,

grazie all’esperienza, si creano categorie superordinate e subordinate.

La categoria superordinata a “cane” è “animale”, mentre delle categorie subordinate a “cane”

possono essere le “razze”, la distinzione tra “pelo lungo” e “pelo coro”, oppure tra “grande” e

“piccolo”.

Le funzioni esecutive

Con la prima infanzia, e successivamente con la scuola si sviluppano le funzioni esecutive; si trovano

nei lobi frontali che sono la parete del cervello che caratterizza l’essere umano e si sviluppano alla

nascita e continuano la loro maturazione fino ai 25 anni. Esse consentono di programmare, mettere

in atto e portare a termine un comportamento finalizzato a uno scopo.

Le funzioni esecutive nella prima infanzia sono:

• Inibizione cognitiva

• Flessibilità cognitiva

• Definizione degli obiettivi

• Ritardo della gratificazione

Le funzioni esecutive nella seconda infanzia sono:

• Autocontrollo/inibizione: sviluppano abilità di autocontrollo che permetta loro di

concentrarsi e persistere nei compiti e di inibire la ripetizione di risposte errate o

comportamenti distraenti.

• Memoria di lavoro: miglioramento nella capacità di manipolazione delle informazioni

• Flessibilità: flessibilità nel pensiero per prendere in considerazione strategie e prospettive

diverse

Con la scuola primaria aumenta la capacità di memoria del bambino, il quale è in grado di controllarsi

e controllare il proprio comportamento da solo.

Si iniziano a valutare i fatti:

- Ci si chiede il perché e il come le cose avvengono

- Si esaminano eventi ipotetici

- Si discute attraverso la ragione

- Si conosce la pluralità di possibili riposte giuste

- Confronto delle risposte

- Si esamina quanto viene detto dagli altri

- Si fanno domande e si approfondiscono argomenti al di là di ciò che si sa

Pensiero scientifico e risoluzione dei problemi

I bambini maturano, con la seconda infanzia, il pensiero scientifico e la capacità di risoluzione dei

problemi. Grazie alla flessibilità appresa e alle informazioni acquisite, e quindi allo sviluppo delle

funzioni esecutive, cognitive e attentive, i bambini applicano regole diverse per risolvere problemi,

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utilizzano strategie e fanno analogie (ad esempio usano un metodo appreso in una materia all’interno

di un’altra).

Pensiero critico

Un’altra conquista a livello cognitivo che i bambini raggiungono grazie alla scuola, e quindi con la

seconda infanzia, è il pensiero critico, ossia l’abilità di pensare in maniera riflessiva e produttiva, si

inizia a pensare relativamente alle cose che vengono spiegate, domandandosi il perché e il perché di

ciò che viene spiegato.

Il bambino inizia da solo a manipolare le informazioni per ampliare la propria mappa concettuale, si

accorge quando gli adulti dicono cose contradditorie e mettono in discussione le informazioni.

PROCESSI COGNITIVI COMPLESSI: IL RAGIONAMENTO

Il ragionamento è un pensiero logico che utilizza l’induzione e la deduzione per giungere ad una

conclusione. Ci sono due tipi di ragionamento:

- Ragionamento induttivo implica il ragionamento dallo specifico al generale. Consiste nel

trarre conclusioni in merito a tutti i membri di una categoria osservandone solo alcuni. Le

abilità di ragionamento induttivo predicono i risultati scolastici. Il mezzo è l’osservazione

ripetuta. Attraverso questa, le informazioni su esperienze simili si accumulano al punto tale

che è possibile rilevare uno schema ripetitivo e trarre una conclusione più accurata al riguardo.

Le conclusioni induttive non sono mai del tutto certe, cioè possono essere inconcludenti. Una

conclusione induttiva può essere molto probabile, ma c'è sempre la possibilità che sia

sbagliata. Gli insegnanti possono rinforzare questo processo ma gli studenti sopravvalutano le

conclusioni.

Un aspetto del ragionamento induttivo è che esso è fondamentale per le analogie. Un'analogia

è una corrispondenza tra cose altrimenti dissimili. Le analogie possono essere usate dagli

allievi per migliorare la comprensione di concetti nuovi confrontandoli con concetti già

appresi. Comporta un ragionamento formato da quattro parti, con la relazione tra le prime

due parti che è la stessa o molto simile alla relazione tra le ultime due (ad esempio: Beethoven

installa musica come Picasso sta alla pittura).

- Ragionamento deduttivo è opposto all’induttivo. È quel tipo di ragionamento che va dal

generale allo specifico. Utilizzato in indovinelli ed enigmi. Il ragionamento deduttivo è sempre

certo in quanto se regole e ipotesi sono vere allora la conclusione sarà corretta. Migliora a

partire dall’adolescenza. Può capitare che conoscenza e ragionamento siano in conflitto.

PROCESSI COGNITIVI COMPLESSI: IL PROCESSO DECISIONALE

Il processo decisionale è una riflessione che implica la valutazione delle alternative e la scelta tra esse.

A differenza del ragionamento deduttivo le regole raramente sono chiare e possiamo avere delle

conoscenze limitate riguardo alle conseguenze.

Distorsioni e difetti nel processo decisionale

Una categoria di ricerche sul processo decisionale riguarda gli errori sistematici e le euristiche

imperfette (regole empiriche) che influenzano la qualità delle decisioni. Siamo inclini a commettere

alcuni errori di pensiero, i più comuni sono:

- Errore sistematico di conferma: tendenza a cercare e utilizzare informazioni che supportino

le nostre idee piuttosto che rifiutarle. PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO E DELL’EDUCAZIONE

- Persistenza delle convinzioni: tendenza a mantenere una credenza di fronte a prove

contradditorie.

- Errore sistematico per eccesso di fiducia: tendenza ad avere più fiducia nei propri giudizi e

nelle proprie decisioni di quanta ne dovremmo avere in base alle probabilità o all’esperienza

passata.

- Senno di poi: tendenza a riportare falsamente di aver previsto accuratamente un evento dopo

che è avvenuto.

PROCESSI COGNITIVI COMPLESSI: IL PENSIERO CREATIVO

Creatività: capacità di pensare in modi nuovi e insoliti e di trovare soluzioni uniche ai problemi.

Secondo Joy Paul Guilf

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Melissa.2110 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Lunghi Marco.
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