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Fonti del diritto canonico

Le fonti del diritto sono:

  • Di produzione = sono sia gli organi legislativi sia le forme che le norme assumono una volta promulgate.
  • Di cognizione = rivestono molta importanza per capire come siamo arrivati alle norme oggi e ai fini interpretativi, in particolare le collezioni di diritto umano emanate dal legislatore prima del codice del 1917. In queste collezioni ci sono elementi di modernità e di capacità di cogliere aspetti essenziali delle discussioni che insegnano nella soluzione dei casi più pratici.

Origini e contesto ebraico

Dove nasce Chiesa?

Si pone il problema della disciplina giudaica per i battezzati non provenienti dall’ebraismo.

1ª questione? Come battezzarli.

Fu provocata da obbligatorietà circoncisione, si riunisce consiglio e obbligatorietà si pone come prima norma che segue insegnamenti del Vangelo ma viene data dagli apostoli, con una interpretazione per un caso nuovo di cui non si parla nel Vangelo, 1ª applicazione interpretativi.

Chi ha condannato Cristo?

Contesto sociopolitico impero romano rende necessario processo di adattamento reciproco inizialmente traumatico x i cristiani inseriti in un contesto in cui all’inizio non sono visti benissimo. Questo nuovo gruppo di credenti viene sentito come una minaccia a causa della coesione dei cui beni, fa paura e questa paura determina la persecuzione violenta nei loro confronti.

Contesto dei credenti, delle comunità e dei gruppi che vengono a crearsi. Iniziano a nascere dispute che vengono risolte attingendo al diritto romano innestato dei principi angelici.

Importante anche la successione apostolica — Chi deve succedere a apostoli?

Disputa chiesa di Corinto, la quale resta senza Paolo apostolo, interviene Clemente, considerato il 3 papa della storia, ciò ci indica la preminenza che chiesa Roma iniziava a possedere — manifestazione precoce della predominanza della sede romana su tutte le altre chiese.

Clemente nella 1ª epistola, considerata prima cosa della chiesa, attinge a diritto romano per dare a chiesa di Corinto delle indicazioni pratiche, rivolte all’organizzazione e alla strutturazione della Chiesa — influenza del diritto romano dal punto di vista formale e sostanziale.

Fonti usate nei primi secoli

  • 1. Nuovo Testamento e sacra scrittura, formulano però in termini generali o per metafore delle regole di vita che sanno più di morale che un diritto lasciando spazio alla normatività secolare.
  • 2. Lettere apostoli, rappresentano diritto canonico embrionale — prima espressione diritto canonico posto dagli uomini, ma testo sarà di forma esortativa, per ristabilire pace nelle comunità in cui erano nate delle tensioni, invitavano a seguire regole per avere premio nell’aldilà.

Accanto alle fonti, c’è la tradizione apostolica orale: le predicazioni.

Finché si fissa il canone biblico, o canone del Nuovo Testamento.

In questo periodo sono nati testi riferiti ad apostoli o a Cristo — chiesa fa processo di discernimento per individuare libri autentici e creano il canone, costituisce norma per tutta la chiesa.

Dopo la formazione del canone, individuati i vangeli autentici, si sviluppa il magistero e l’interpretazione su di essi. I vescovi riuniti in concilio si adopereranno per diffonderlo e stabilirne l’autorità.

Tra II e IV sec molti padri formano canoni teologia da cui dipenderà il diritto canonico.

Collezioni pseudoapostoliche

Accanto a fonti si creano queste collezioni di testi che vengono riferite agli apostoli, non scritte da loro ma riferite loro x dargli più autorevolezza, primi testi normativi si sforzano di apparire di derivazione apostolica almeno in ordine al contenuto; dicono di voler trasmettere fedelmente ordinamento chiese locali.

Sono compilate in Siria tra fine 1 sec e 3 sec.

4 sec vengono raccolte in collezioni.

Importantissimi perché descrivono organizzazioni avvenute nelle prima comunità cristiane, trattano dei problemi organizzativi, della composizione socio-religiose, dei riti di iniziazione, divisione dei ruoli tra chierici e laici, matrimonio, disciplina dei vari stati di vita e sanzioni per eventuali trasgressioni, penitenza e espulsione.

Principali collezioni

  • 1. Didachè: compilata nel 100 in un ambiente giudaico Cristiano, contiene precetti morali e liturgici e definisce rapporti e struttura della gerarchia. Tratta vescovi, loro elezione + elezione diaconi e ci manifesta importanza manifestazione ebraica.
  • 2. Tradizione apostolica: tradizione apostolica raccolta da Ippolito, contiene norme liturgiche x sacramenti e x catecumeni, battezzati, norme x sepolture e cimiteri; risente influenza romana.
  • 3. Didascalia degli apostoli: originale in greco; cura dei poveri e disciplina fanciulli, autore un vescovo; diaconesse nelle prime comunità erano associate al servizio liturgico nel battesimo di donne e bambine.
  • 4. Costituzioni apostoliche: collezioni di collezioni, racchiudo tre opere sopra riportare; si diffonde in oriente; 8 libri; si occupa delle persone, del culto e della ‘’‘’’ romana; nell’ultimo libro c’è testo giuridica fondamentale: canoni apostolici: 85, scritti in greco, si fanno parlare gli apostoli.

Tre aspetti di tutte le collezioni

  • 1. Persistere del rapporto orientale, anche nella tradizione è influenzata.
  • 2. Appello costante a tradizione da parte di una chiesa che nasceva l’autorità degli apostoli.
  • 3. Stretta connessione tra le disposizione relative al culto e le prime manifestazioni di norme e di regole — liturgia fa nascere il diritto.

Editto di Costantino

Primi singoli: prime riunione di vescovi limitrofi che si riunisco per affrontare problemi comuni, per condannare eresie o decidere futuro di chi rinnegava la fede per timore di martirio, per dare indicazioni organizzative. Inefficacia norme in quanto tali.

Non c’è ancora concetto di sinodo, autorità e notorietà dipenda a da importanza dei vescovi che partecipavano.

Ciò cambia con editto di Costantino che concede libertà religiosa. Più avanti con Teodorico 1 cristianesimo diventa religione ufficiale, sul terreno giuridico chiesa non deve più nascondersi e vi è influenza reciproca tra diritto chiesa e diritto romano. Pensiero diritto romano è un forte impulso per diritto canonico, chiesa prende a prestito diritto romano perché deve darsi delle norme, si rende conto che ciò che c’era prima non bastava più. Ma ci sono anche punti di contrasto tra i due diritti: schiavitù, inizialmente tollerate da chiesa nonostante il principio di libertà degli uomini, matrimonio lo basano su consenso, ma romano deve essere permanente, canonico il consenso iniziale lega i coniugi per sempre.

Cosa lega i due diritti? La terminologia e una tecnica raffinata, anche il profilo processuale:

  • A. Audencia episcopalis, editto che riconosce ai vescovi potere di amministrare giustizia e tramite audencie e concili la amministrano.
  • B. Concili ecumenici e provinciali: istituzione rappresentativa dell’interazione tra chiesa e società civile del tempo, non è semplice riunione dei vescovi locali ma ci sono anche autorità civili.

Canoni dettati da questi consigli sono i primi ‘’’’ che ‘’’; ne sono celebrati tantissimi e di ecumenici solo 8. Non sono previsti da sacra scrittura, sono novità di grande rilevanza; introduzione è legata a condizioni che ne definiscono i caratteri: fissazione canone biblico e regola di fede, avevano quello come base, favoriti dalle prime eresie, per i problemi organizzativi, si sente necessità di un ordine.

  • C. Decretali: nuova fonte del diritto, nasce tra vescovi prassi di rivolgersi a Roma quando avevano problemi che vescovo non riusciva a risolvere, seguono il modello dei rescritti imperiali; scritte dal papa, a volte dettate dai pontefici di spontanea iniziativa. Iniziano ad essere raccolti tra fine 5 e inizio 6 sec. 1ª collezione: dionisiana.

Epoca carolingia

Il periodo di stabilità cambia nel 476, cade impero romano e si ha frammentazione politica e struttura e anche dentro le fonti. Nascono fonti a base territoriale:

  • 1. Dionisiana.
  • 2. Ispana: codice fondamentale chiesa Spagna fino a 9 sec, governa chiesa spagnola fino a 11 sec.
  • 3. Adriana: cosata a Carlo magna, nella speranza che lo aiuti a riunificar diritto chiesa.

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Carlo Magno viene incoronato imperatore il 25 dicembre dell’800, con questa incoronazione il pontefice voleva avere un ausilio da parte dell’autorità civile anche per riunire tutto l’impero romano, ma così non avvenne. Carlo Magno si sentiva importatore del solo Impero Romano d‘Occidente e pretese di recuperare il senso di unità proprio nell’impero occidentale. Il periodo precedente era stato caratterizzato dal particolarismo, così Carlo Magno cerca di unificare e questa intenzione va di pari passo con quella del pontefice. Addirittura pensava di unificare un unico diritto. Nonostante ciò riconosce comunque l’autorità del pontefice e ritiene che il suo potere derivi da Dio, ciò si riflette nel campo di diritto canonico, in contrapposizione alle tendenze di avere un’efficacia territoriale ristretta che caratterizzava le collezioni del periodo precedente, i pontefici cominciano ad incoraggiare una pendenza all’universalismo confidando anche nell’appoggio di Carlo; c’è un episodio che suggella ciò, quando Papa Adriano I invia a Carlo Magno nel 774 una collezione che si basa sulla collezione dionisiana che lui rimaneggia per renderla universale, nasce così la collezione Adriana, collezione Dionisio - Adriana.

Collezione Dionisio - Adriana

Si compone: accanto al testo originario di Dionisi, contiene anche ulteriore materiale, lettere, elenchi di Vescovi, decisioni conciliari. Quest’opera non si apre più con l’introduzione di Dionisi, ma papa Adriano sostituisce una propria introduzione, testo in verso nel quale dedica la collezione a Carlo Magno. È una collezione importante perché usa come fonti del diritto anche i concili episcopali e le capitolari del re, erano gli interventi normativi del re in materia ecclesiastica, perché in questo periodo Carlo Magno interviene direttamente in materia ecclesiastica. Nonostante contenga queste fonti, non viene mai promulgata e rimane una collezione privata ma ha un successo notevole. Non è un’opera completa, mancano molti canoni e testi gallici e spagnoli, perché pretendeva di riunire solo il diritto universale, i testi erano organizzati cronologicamente e ciò diventava un problema nel momento in cui si volesse verificare come fosse disciplinata una materia nella sua totalità.

Collezione Dacheriana

Subito dopo viene redatta, per sopperire a queste mancanze, da un francese, la collezione Dacheriana. L’autore era un vescovo e la struttura su una base sistematica, no ordine cronologico. Contiene circa 400 canoni tratti dalle collezioni precedenti, divisi in tre libri.

  • 1. Penitenza.
  • 2. Diritto processuale.
  • 3. Clero.

Ma contengono molti altri argomenti, per la prima volta troviamo tutta la disciplina canonica dell’epoca. Possiede un’introduzione nella quale sono illustrati i principali obiettivi della riforma carolingia e viene evidenziata l’esigenza che i testi siano autentici. L’autore seleziona il materiale inserendo prima il diritto universale, poi per gli argomenti esclusi dal diritto universale va ad attingere al diritto canonico particolare, esclude però i testi non di diritto, a conferma del nuovo spirito che pervade la riforma carolingia. Questa collezione viene redatta esclusivamente per un uso ecclesiastico, ma ne sono state manoscritte almeno 50 copie, quindi vi fu una diffusione notevole.

Libri penitenziali

Hanno come centro di elaborazione le isole britanniche. Si tratta di un modello nato dal mondo isolano dei conventi e affonda le proprie radici nel pentimento, che nei popoli germanici e celti, precedeva l’applicazione del diritto. Descrivevano la confessione segreta dei peccati, poi la penitenza da parte del confessore e, infine, l’adempimento della penitenza o il pagamento di una penitenza materiale, detta anche penitenza tassata. A conclusione c’era la riconciliazione con la Chiesa. Questi libri contenevano anche l’elenco dei peccati e una tabella con le relative penitenze, l’assoluzione avveniva solo dopo aver scontato la penitenza. Anche questi libri rientrano tra le fonti del diritto canonico. Questi libri vanno distinti dai canoni penitenziali emanati dai concili, i canoni sono testi ufficiali mentre i libri provenivano dai monaci, e vanno distinti dai manuali per i confessori, che appartengono a una categoria letteraria. I libri penitenziali iniziano a diffondersi tra il VI e VII secolo, ma la loro fioritura è propria del periodo carolingio, non erano stati promulgati da un’autorità ecclesiastica e alcuni concili ordinano che vengano bruciati. In conseguenza di questo nascono dei libri penitenziali di nuovo tipo, che, ancora una volta, attingono o dalle collezioni conciliari ufficiali.

Tutto ciò non permetteva di affrontare i problemi dell’epoca; nascono quindi delle falsificazioni, dei libri che si appoggiano sul prestigio di canoni antichi ma che si presentano assieme a testi alterati.

Nascono le collezioni falsificate come conseguenza di vari fattori:

  • 1. Perché i problemi concreti cercavano di risolverli i singoli vescovi, che però non potevano imporre delle norme generali.
  • 2. Malfunzionamento degli organi preposti alla legislazione universale, il papato stava attraversando una crisi con il legislatore.

Per falsificare usavano la tecnica di interpolazione: prendevano un documento autentico, ne modificavano alcuni passi oppure manomettevano l’attribuzione del testo.

Poco sviluppata è l’interpretazione, partire da un testo vero e comprendere delle fattispecie che sono un po’ al limite. Nasce la collezione Pseudoisidoriana.

Collezione Pseudoisidoriana

Nasce nel IX secolo in Francia. Si articola in tre parti:

  • 1. Riporta alcuni documenti falsi, poi riprende un’altra opera, ovvero i 50 canoni apostolici, e 60 decretali, in parte originali, in parte falsificazioni.
  • 2. Contiene soprattutto canoni conciliari, di Nicea e di Toledo, prima di questo venne pubblicata la Donazio Costantini da Costantino I, con cui avrebbe concesso a papa Silvestri I e ai suoi successori, il primato sui 5 patriarcati, inoltre avrebbe attribuito le insegne imperiali e la sovranità temporale ai pontefici, avrebbe anche confermato la donazione di proprietà fino all’oriente, era un documento falso ma ebbe lo stesso un successo notevole e alcuni pontefici se ne servirono in più occasioni.
  • 3. Contiene nuove decretali pontifice.

Lo scopo di questa collezione era la riforma della disciplina ecclesiastica, attraverso un rafforzamento dell’autorità del pontefice, a cui doveva fare da contrappasso la limitazione del potere dei metropoliti, vescovi a capo di regioni metropolitane. L’autore voleva rafforzare autorità papale nei confronti dei singoli vescovi e dei singoli laici, impedendo a questi di intromettersi nelle questioni ecclesiastiche, le quali spettava o solo al pontefice.

Il problema fondamentale del diritto canonico in questo periodo era la mancanza dell’esercizio del potere legislativo centrale che affrontasse i problemi nuovi che nascevano, questa collezione aveva tutte le ragioni per raggiungere l’obiettivo della riforma carolingia e questa mancanza era un vero e proprio problema.

A questa collezione dobbiamo anche l’introduzione di nuovi istituiti giuridici, ad esempio: la necessità della approvazione della santa sede per i documenti che concludevano i concili provinciale, il concetto di giurisdizione dei vescovi, il divieto di citare presso tribunali civili i vescovi.

Capitula Episcoporum

Un ultimo aspetto rilevante di questo periodo sono i Capitula Episcoporum, cioè gli statuti dei vescovi e delle diocesi. In questo periodo, si hanno dei sinodi diocesiani che danno l’occasione ai vescovi di emanare leggi per tutto il territorio cui sono a capo [differenza tra sinodo e concilio: i sinodi sono convocati da un’autorità ecclesiastica, i concili sono convocati anche dalle autorità civili]. Le raccolte di quest’evento norme si chiamano Capitula Episcoporum, sono collezioni brevi destinate all’uso infra-diocesiano, sono norme che intendo facilitare l’applicazione della normativa ecclesiastica universale a livello locale. Nascono perché il vescovo pensa di dare delle istruzioni ai sacerdoti poco istruiti, sono citate come fonti anche da Graziano.

Nel 962 viene incoronato a Roma Ottone I Magno e nasce il sacro romano impero, sotto un imperatore tedesco che, a differenza di Carlo magno, si considera imperatore anche dell’oriente e non riconosce più il potere del pontefice. In occasione della sua incoronazione, Ottone III regala alcuni territori a papa Silvestro e nella lettera di accompagnamento disse “per propria magnanimità”.

Riforma gregoriana

Rappresenta uno dei momenti più importanti della storia del medioevo europeo e della Chiesa.

Gregorio VII deve affrontare due problemi importanti dopo la sua elezione:

  • Quello della riconquista del papato.
  • Quello del rinnovamento morale delle strutture ecclesiastiche.

Questo influisce il diritto canonico. Alle collezioni già citate, ne subentrano altre.

Vi sono due opere che hanno preceduto la riforma gregoriana, le quali sono molto importanti:

  • 1. La collezione dei cinque libri.
  • 2. Il decreto di Burcardo, contiene l’intera normativa canonica. È suddivisa in 20 libri, sostiene i principi di giurisdizione e di potestà episcopale, riconosce il primato del vescovo di Roma, incoraggia la collaborazione dei poteri civili al rinnovamento della chiesa la quale deve però rimanere indipendente da esso, definisce ingiustificata l’autorità del po
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Scienze giuridiche IUS/11 Diritto canonico e diritto ecclesiastico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ALESSIABARBAN di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Sammassimo Anna.
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