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Fine Quattrocento e inizio Cinquecento

Francia

Regni di Carlo VIII (1483 – 1498), Luigi XII (1498 – 1515) e Francesco I (1515 – 1547), il quale divise il territorio in circoscrizioni fiscali dette généralités nel 1542 e, con il concordato di Borgogna (1516), affermò la superiorità di papa Leone X sul Concilio in cambio del diritto di nomina a tutti i vescovati e arcivescovati francesi. La nobiltà e il clero francesi erano esenti dall'imposta sui redditi e, mentre gli Stati generali furono convocati sempre meno frequentemente, crebbe l'azione dei Parlamenti, tribunali d'appello formati da giuristi di origine borghese. Questi erano reclutati mediante la vendita delle cariche pubbliche, resa ufficiale nel 1522, che creò anche la cosiddetta nobiltà di toga, in contrasto con l'antica nobiltà di spada.

Spagna

L'unione delle due corone di Castiglia e di Aragona sotto Ferdinando (1479 – 1516), che ottenne dal papa la facoltà di conferire seggi episcopali e altri benefici ecclesiastici, riuscendo così a sottomettere la nobiltà, e Isabella (1474 – 1504). L'anarchia feudale e il banditismo furono repressi con la Santa Hermandad (“santa fratellanza”), una confederazione di città che svolgeva compiti di polizia la cui amministrazione era posta sotto ai funzionari regi detti corregidores. Le Cortes castigliane furono convocate sempre più di rado. Anche in Aragona, come in Sicilia e in Sardegna dal XIV secolo, fu istituito un viceré. L'Inquisizione spagnola, creata nel 1478, non era sottomessa al potere papale come quella romana ma a quello regio.

Nel 1492, l'ultima roccaforte musulmana, Granada, fu conquistata e gli ebrei espulsi dal regno. Alla morte di Isabella (1504) seguì una crisi dinastica in Castiglia, ma Fernando riuscì a tenere il regno fino alla sua morte (1516), conquistando nel frattempo il regno pirenaico di Navarra (1512).

Inghilterra

Avvento della dinastia Tudor, cioè Enrico VII (1485 – 1509), che uscì vincitore dalla guerra delle Due Rose e consolidò il potere regio con l'istituzione di diversi organi collegiali (Consiglio della corona, Consigli del nord e del Galles, Tribunale della camera stellata – la cui giurisdizione si estendeva a tutti i casi non contemplati dal diritto consuetudinario, o Common Law, e in particolar modo ai reati politici), e il figlio Enrico VIII (1509 – 1547).

Sacro Romano Impero

L'Impero germanico era un insieme ingovernabile di Stati territoriali dove il sovrano godeva di una duplice qualità, quella di reggente del titolo ereditario degli Stati della casata d'Asburgo e quella della dignità imperiale designata dalla Dieta ristretta (composta da quattro laici – il re di Boemia, il principe di Sassonia, il principe di Brandeburgo e il principe del Palatinato – e da tre ecclesiastici – gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia). Alla morte di Federico II d'Asburgo, il trono passò a Massimiliano I (1493 – 1519), che grazie al matrimonio con Maria di Borgogna aprì il proprio regno con un successo diplomatico, la pace di Senlis (1493) con la Francia, con cui agli Asburgo fu riconosciuto il possesso dei Paesi Bassi, dell'Artois e della Franca Contea. Egli tentò di dare maggiore compattezza all'impero nella Dieta imperiale di Worms (1495) riuscendo però solo a ottenere un tribunale imperiale e un consiglio di diciassette membri.

Impero Ottomano

Nel 1453 i turchi guidati da Maometto II avevano preso Costantinopoli ribattezzandola in Istanbul ed espandendo l'Impero ottomano in Serbia e Bosnia. Mentre dall'Europa non ricevette problemi, dall'Oriente fu minacciato dalla ricostruzione dell'Impero persiano per mano della dinastia safawide, di fede sciita (cioè la variante della religione musulmana che riconosceva l'autorità politico-religiosa dei discendenti di Alì e non sosteneva la tradizione, cioè sunna, e il principio elettivo come invece facevano i sunniti ottomani). Il sultano ottomano Selim I mosse quindi contro Shah Ismail, shahinshah-i-Iran (“re dei re dell'Iran”), sconfiggendolo a Cialdiran (1514) e annettendo l'Armenia e il Curdistan. Tra il 1516 e il 1517 conquistò anche la Siria e l'Egitto dei mamelucchi (milizie di origine servile che avevano instaurato un proprio regime), diventando così il sultano di tutto l'Islam sunnita. Nel 1526 riprese l'avanzata dei turchi nei Balcani sotto Solimano il Magnifico (1520 – 1566) con la presa dell'Ungheria e della Boemia, provocando però un conflitto con Ferdinando d'Asburgo, fratello minore di Carlo V e titolare dei domini ereditari asburgici, che culminò nell'assedio di Vienna (1529) e venne concluso con la concessione di un tratto, l'Ungheria imperiale, a Ferdinando d'Asburgo, mentre Buda rimase in mano ottomana.

Focus: le guerre d'Italia (1494 – 1559)

Le grandi monarchie europee iniziarono un lungo confronto per l'egemonia continentale. L'Italia fu il loro primo obiettivo e gli Stati regionali italiani non furono in grado di contrastare le mire francesi e spagnole. Nel 1493 Carlo VIII, che rivendicava i propri diritti sul regno di Napoli in quanto discendente degli angioini, stipulò diversi trattati di pace per rendere favorevole la situazione politica e nell'agosto 1494 oltrepassò le Alpi col proprio esercito prendendo Napoli nel febbraio 1495, causando la creazione di una Lega antifrancese tra Venezia, Milano, Firenze, Stato pontificio, Spagna e Impero germanico, che tentò di bloccare Carlo VIII nella battaglia di Fornovo (6 luglio 1495). Ferdinando II d'Aragona (1495 – 1496) riuscì poi a recuperare il Regno di Napoli grazie all'aiuto degli spagnoli e dei veneziani.

Nel 1498 la Repubblica di Venezia concluse con Luigi XII, appena succeduto a Carlo VIII, un trattato d'alleanza che le garantì Cremona e la Ghiara d'Adda in cambio del suo appoggio alla conquista del Ducato di Milano, che avvenne nel 1499 con la conquista di Ludovico il Moro. Nel 1508 papa Giulio II (1503 – 1512), che aveva ricevuto un rifiuto della Repubblica di Venezia dopo aver chiesto di lasciare Rimini e Faenza per annetterle al territorio pontificio, creò un'alleanza antiveneziana con Massimiliano I d'Asburgo, Luigi XII di Francia e Fernando di Castiglia, la cosiddetta Lega di Cambrai, con cui sconfisse la Serenissima il 14 maggio 1509 ad Agnadello ottenendo così la restituzione delle terre romagnole, la libera navigazione nell'Adriatico e la rinuncia di Venezia all'appello al concilio e alla tassazione degli ecclesiastici. Giulio II si ritirò dalla Lega di Cambrai e sciolse la scomunica a Venezia, creando subito dopo la Lega santa contro i francesi (1511) con gli spagnoli e gli svizzeri, i quali presero Milano nel 1512 (lo stesso anno in cui con l'aiuto spagnolo i Medici tornarono a Firenze). Nell'agosto 1515 re Francesco I oltrepassò le Alpi e sconfisse le truppe svizzere a Melegnano, per poi stipulare con la Spagna la pace di Noyon (1516).

La prima fase (1494 – 1516) si chiuse con una sostanziale spartizione della penisola: lo Stato di Milano ai francesi, il regno di Napoli agli spagnoli. La pace franco-spagnola di Cateau-Cambrésis (1559) sancì il controllo della Spagna, che era stata ereditata da Filippo II, su gran parte del territorio italiano e il suo ruolo di potenza dominante in Europa ponendo fine al conflitto tra Asburgo e Valois e alle guerre d'Italia. L'egemonia spagnola non precluse agli Stati italiani una fase di espansione economica e di ammodernamento istituzionale. Nei domini diretti della Spagna il potere venne esercitato dal viceré (regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) o dal governatore (Stato di Milano), che dipendevano da un Consiglio d’Italia operante a Madrid, mentre le magistrature locali mantennero una notevole autonomia e capacità di manovra. Un processo di accentramento del potere caratterizzò il Ducato fiorentino (ai Medici venne riconosciuto il titolo ducale nel 1530 e il titolo di granduchi di Toscana nel 1569, sotto al regime assolutistico di Cosimo I, il quale aveva annesso Siena nel 1557) e lo Stato sabaudo.

Nuovi orizzonti geografici: la colonizzazione

Nel 1487 Bartolomeo Diaz giunse a capo di Buona Speranza; numerosi viaggi esplorativi si susseguirono nel nuovo continente negli anni successivi al 12 ottobre 1492, giorno in cui durante il suo quarto viaggio Cristoforo Colombo intravide le Bahamas, mentre continuò con successo la penetrazione portoghese nelle Indie orientali attraverso la circumnavigazione dell’Africa. I contrasti insorti tra Spagna e Portogallo per il controllo dei nuovi territori furono risolti dal trattato di Tordesillas (1494) che sancì il predominio spagnolo nell’America centromeridionale e quello portoghese in parte del Brasile (che era stato preso da Pedro Alvares Cabral nel 1500), sulle coste africane e nell’oceano Indiano, dove si organizzò un colonialismo commerciale sulle spezie e sui prodotti di lusso destinati ai mercati europei. Il globo fu circumnavigato per la prima volta tra il 1519 e il 1522 da una spedizione guidata da Ferdinando Magellano.

Il «modello portoghese» di colonizzazione corrispondeva ai fini pragmatici e politico-commerciali dei viaggi di scoperta che l’avevano preceduto: sulle due coste africane, su quelle dell’India occidentale e dell’Indocina fu impiantata nella prima metà del XVI secolo una catena di scali commerciali e di basi navali; con la tratta dei neri per le piantagioni brasiliane i portoghesi dettero vita per tutto il continente al problema dello schiavismo. Il Portogallo usò le colonie solo come fornitori, a “binario unico”, mentre l'Inghilterra e l'Olanda sia come fornitori che come piazze di mercato dove smerciare i propri prodotti, a “doppio binario”.

I conquistadores spagnoli guidati da Hernàn Cortés sconfissero l'azteco Montezuma II e fondarono il vicereame spagnolo della Nuova Spagna (1522), mentre quelli guidati da Francisco Pizarro e Diego Almagro sconfissero gli inca e fondarono il vicereame spagnolo del Perù (1544) con capitale Lima. In pochi decenni le popolazioni precolombiane furono decimate dalle guerre, dagli sfruttamenti e dalle epidemie. La Spagna organizzò le proprie colonie mediante la fondazione delle città e l'istituzione dell'encomienda, una specie di feudo europeo non ereditario. Nel 1514 la corona spagnola autorizzò i matrimoni interetnici; gli indios furono ridotti in schiavitù e mediante il Consiglio delle Indie (1524) i sovrani spagnoli furono in grado di sovrintendere al governo dei territori d'oltreoceano, migliorato nel 1542 da Carlo V con le Nuove Leggi.

Dopo la fase «estrattiva» iberica del XVI secolo, l’Europa avviò un sistema commerciale mondiale in cui non erano più i burocrati castigliani ma i mercanti a governare gli scambi.

Focus: gli imperi orientali

  • Cina: sotto la dinastia Ming (1368 – 1644) la Cina conobbe un periodo di pace, un'agricoltura avanzata e sofisticate conoscenze tecniche, mentre l'autorità imperiale era affiancata da una classe di burocrati-letterati. Tra le cause del declino dell'impero cinese, passato sotto la dinastia Q'ing (1644 – 1911) in seguito all'invasione manciù, ci sono l'irrigidimento delle differenze sociali e l'affermarsi del tradizionalismo intellettuale.
  • Giappone: dopo secoli di anarchia feudale si avviò un processo di accentramento del potere nelle mani delle grandi famiglie che si tramandano la carica di shogun.
  • India: il pluralismo etnico, linguistico e religioso del subcontinente indiano rese difficoltosa la sua unificazione politica. Un inquadramento statale relativamente saldo fu realizzato sotto l'impero moghul, creato da Babur e portato al suo apogeo da Akbar il Grande (1556 – 1605), che però non scalfì la tradizionale organizzazione della società basata sulla divisione in caste. Dopo il florido regno di Aurangzeb (1658 – 1707) le lotte intestine e la penetrazione straniera, soprattutto inglese, mutarono radicalmente la società.

La riforma protestante

Nei primi secoli dell'età moderna la parrocchia costituiva l’unità di base della vita associata in tutta l’Europa cristiana e la diffusione rapida della credenza nel Purgatorio e delle indulgenze testimonia la forte influenza della religione. L’azione di “disciplinamento sociale” si tradusse in una più completa cristianizzazione delle masse popolari, ma anche in un maggior controllo dei comportamenti amorali e nella crescita dell’alfabetizzazione (maggiormente riscontrabile nei paesi protestanti per l’obbligo della lettura individuale della Bibbia). Solo con la nascita dei primi sistemi di istruzione elementare lo Stato cominciò a svolgere un ruolo nel campo dell’alfabetizzazione popolare.

Fu preceduta dall’esperienza dell’umanesimo cristiano incarnato da Erasmo da Rotterdam, con la critica a una religiosità mondana e l'aspirazione a un rinnovamento spirituale sostenuto da un nuovo approccio filologicamente corretto alle Sacre Scritture. Martin Lutero (1483 – 1546) elaborò una dottrina inconciliabile con la fede tradizionale in cui sottolineò il potere salvifico della grazia e il rapporto diretto tra il credente e Dio (sacerdozio universale, lettura individuale della Bibbia, riduzione dei sacramenti ai soli battesimo ed eucaristia), negando così il magistero della Chiesa in campo teologico e il suo ruolo di mediazione tra Dio e l’uomo. Egli redasse le 95 tesi (1517) riscuotendo consenso e successo in tutta la Germania e venendo scomunicato da papa Leone X nel 1521. Egli fu poi bandito dai territori dell'Impero germanico con l'Editto di Worms emanato da Carlo V, ma l’intervento del principe elettore di Sassonia impedì ogni azione punitiva nei suoi confronti.

L’adesione di molti principati alla Riforma determinò i primi scontri armati e i primi provvedimenti contro la Chiesa di Roma (es. abolizione di conventi e monasteri, secolarizzazione dei beni ecclesiastici, nomina di ministri del culto di fede luterana) innescando una serie di ribellioni a sfondo sociale e politico. La rivolta dei contadini tedeschi del 1524-25 venne repressa dai principi col beneplacito dello stesso Lutero, mentre il radicalismo religioso sopravvisse negli anabattisti, perseguiti sia dai cattolici che dai protestanti. Il radicarsi della Riforma destinò all'insuccesso il progetto di Carlo V di ricostruire un unico grande impero cristiano in grado di lottare contro gli infedeli.

La prima fase dello scontro tra Carlo V e Francesco I nell’Italia centrosettentrionale, tra il 1521 e il 1529, segnata dal clamoroso episodio del sacco di Roma (1527), si concluse con la sconfitta francese e il ripristino degli Sforza a Milano e dei Medici a Firenze. I principi riformati si unirono nella lega di Smalcalda (1530) e il re francese, alleatosi con i turchi e pronto a sostenere i protestanti tedeschi, riprese le ostilità in Italia. La pace di Augusta (1555) tra Carlo V e i protestanti tedeschi sancì la divisione religiosa della Germania (“cuius regio eius religio”).

Per opera di Ulrich Zwingli (1484 – 1531) la riforma protestante si diffuse nei cantoni della Svizzera tedesca con caratteristiche che tesero a diversificarla dalla corrente luterana, mentre con Giovanni Calvino (1509 – 1564) e la sua Chiesa ginevrina (riorganizzata nel 1541 in base alle ordinanze calviniste) si pose un forte accento sulla predestinazione, sulla disciplina morale e su un energico attivismo. La concezione calvinista dello Stato prevedeva il controllo da parte dell'autorità religiosa sulle magistrature civili.

Il luteranesimo fu proclamato religione di Stato in Danimarca dal re Cristiano III e in Svezia dalla dinastia Vasa, mentre in Scozia sorse la Chiesa presbiteriana. Thomas Cromwell, primo segretario inglese, fu l'artefice dello scisma anglicano: con l’Atto di supremazia (1534) re Enrico VIII si autoproclamò capo della Chiesa d’Inghilterra e insieme al Parlamento si impadronì dei beni dei conventi cattolici e soppresse i diritti papali assoggettando il clero inglese. Sotto il re Edoardo VI (1547 – 1553) la dottrina calvinista si diffuse anche in Inghilterra, ove tra il 1553 e il 1558 Maria Tudor, moglie di Filippo II, tentò un ritorno al cattolicesimo.

La scissione della chiesa fu il cambiamento più vistoso e rapido del XVI secolo, facilitato dalla lontananza della chiesa cattolica dall'ideale evangelico delle origini. Le nuove chiese però non erano affatto tolleranti, poiché cominciarono da subito a contendersi il primato dell'universalità.

La controriforma

Verso la metà del XVI secolo l'Europa non era più omogenea dal punto di vista religioso, la pratica del culto non avveniva più in forma unitaria e la chiesa cristiana unica e universale propria dell'età medievale aveva cessato di esistere. Degli ecclesiastici, detti riformatori, cercarono di rendere accessibile ai fedeli nella loro lingua madre il contenuto degli antichi testi biblici e, accorgendosi che innumerevoli usanze e cerimonie non avevano nulla a che fare con la devozione, tentarono di «riformare» alcune pratiche di culto.

Al concetto di Controriforma, elaborato dalla storiografia tedesca per sottolineare il carattere repressivo della risposta della Chiesa alla sfida protestante, gli storici cattolici hanno opposto quello di Riforma cattolica per evidenziare lo sforzo di rigenerazione del mondo ecclesiastico. La prima metà del Cinquecento vide la nascita di nuove congregazioni religiose (es. i cappuccini).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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