Modelli di mediazione didattica
L’educazione al nido: pratiche e relazioni
Educare al nido
- Oggi il nido è un luogo non solo di custodia, ma anche educativo: infatti prima era pensato per le famiglie, non per i bambini; tempo fa la cura era solo igienica, ora anche dell’organismo.
- Parole chiave dei servizi per l’infanzia: educazione e cura.
- Educazione: per essere educativo il nido non deve assomigliare a una scuola, ma deve rispondere ai bisogni fondamentali dei primi anni di vita; l’attenzione va posta a ciò che garantisce benessere, poiché il benessere è la condizione che permette al bambino di sviluppare le sue potenzialità.
- Cura: al nido è l’attenzione con cui l’educatore si mette in relazione con ogni bimbo in diversi momenti della giornata e si esprime attraverso piccoli gesti e attenzioni.
- Educazione al nido: si riferisce alla capacità di sostenere le potenzialità dei bambini attraverso una relazione rassicurante, dando riconoscimento e ascolto alle loro azioni e curiosità verso ciò che è intorno a loro; le pratiche educative proposte al nido hanno il fulcro nel gioco.
- Bisogna osservare i bisogni fondamentali dei bambini, oggi i bimbi hanno un’agenda piena di impegni come gli adulti, ma i bambini hanno bisogno di cose essenziali, non di abbondanza; hanno bisogno di relazioni, come vicinanza emotiva e solidarietà, non di cose.
- Non bisogna avere cura solo di spazi e oggetti, ma anche delle relazioni tra gli adulti dentro al nido, tra genitori, tra insegnanti, tra insegnanti-genitori; questo genera fiducia, determina desiderio di essere partecipi al servizio, incoraggia a stabilire legami di amicizia anche al di fuori del nido.
Giocare al nido
- L’articolo 31 sulla convenzione sui diritti dell’infanzia ricorda che tutti i bambini hanno diritto al gioco come momento di svago e come momento per sperimentare, crescere, fare esperienza; spesso si tende a riempire i bambini di attività prefissate senza lasciargli più spazio per il gioco libero.
- Il gioco:
- Contribuisce allo sviluppo di tutte le aree cognitive: motoria, emotiva, cognitiva.
- Permette di sviluppare e rafforzare competenze e abilità, come il problem solving.
- Permette di socializzare, apprendere regole e ruoli sociali.
- Contribuisce alla costruzione dell’identità.
- Ogni ambiente non è mai neutro, ma tutti educano o diseducano; anche l’attività ludica va progettata, educativa deve essere: il gioco è libero, ma l’ambiente e le occasioni ludiche sono sempre pensate da un educatore.
- Caldo e accogliente.
- Inclusivo.
- Progettato come ambiente ludico, non dove si gioca sempre, ma dove ci si sente come quando si gioca.
- Con materiali sicuri e adeguati, troppi confondono e pochi creano conflitti e frustrazioni.
- Diversi tipi di gioco:
- Bruner dice che nel primo anno di vita si originano i giochi sociali: chiamati così perché coinvolgono almeno due persone, sviluppano il linguaggio.
- Gioco strutturato: gioco che si svolge in spazi e tempi predefiniti dall’adulto con materiali diversi da quelli con cui il bambino gioca liberamente, poiché è sempre guidato e seguito dall’adulto.
- Gioco di imitazione e simbolico: nel nido ha un posto centrale, gioco che si dà troppo spesso per scontato, è l’attività più libera ed espressiva che il bambino metta in atto, qui si entra nel regno del possibile e dell’impossibile.
- Outdoor education: “educazione fuori dalla porta”, volto alla scoperta dell’ambiente naturale, ma anche di tutti i contesti di vita che circondano il bambino; non in opposizione con i modelli che si sperimentano indoor, ma anzi si può creare una continuità, educazione stradale.
Da casa al nido
- Passaggio da casa al nido è un momento delicato per bambini e famiglie, poiché è il primo contatto con una realtà diversa da quella familiare.
- Per l’educatore il passaggio da casa al nido rappresenta il momento per porre le basi per connettere i due ambienti: nido e famiglia.
- Inserimento: includere un elemento nuovo in un insieme già completo; bambino al nido.
- Ambientamento: accoglienza del bambino visto come protagonista attivo e vede anche i genitori come protagonisti attivi al fianco degli educatori; infatti, è fondamentale che il bambino senta la sicurezza con cui viene affidato alle educatrici.
Per le reazioni all’ambientamento da parte del bambino entrano in gioco due fattori: temperamento del piccolo, può avere paura e anche il genitore diventa ansioso, e attaccamento, che può essere:
- Attaccamento sicuro: si inserisce facilmente nei nuovi ambienti, aprendosi a nuove relazioni.
- Attaccamento evitante: può far sembrare che si ambienti facilmente, non piange e sembra tranquillo, ma in realtà ha alti livelli di stress in assenza del genitore.
- Attaccamento ambivalente: può provare intense emozioni di paura e rabbia, protestando e piangendo, difficilmente consolabile.
Ambientamento
- Il nido ha il primo contatto con le famiglie tramite open day, prima telefonata, prima visita; qui i genitori iniziano a conoscere il nido ed è importante che anche il nido cerchi di conoscere i genitori.
- Per la conoscenza del bambino in molti servizi si usano questionari compilati dai genitori a casa e poi discussi in un colloquio individuale.
- Poi si svolge la riunione preambientamento in cui vengono fornite le indicazioni e le informazioni per l'ambientamento, è un'opportunità di incontro anche per i genitori.
- Di solito l'ambientamento dura circa due settimane e i bambini vengono introdotti in piccoli gruppi, 3\4 alla volta.
- Il primo giorno il genitore entra al nido con il bambino e si fermano insieme circa un'ora e poi dal secondo\terzo giorno iniziano alcuni brevi distacchi di circa 15 minuti, durante i quali il bambino inizia a stare al nido senza il genitore. Gradualmente il tempo di permanenza del bambino al nido inizia ad aumentare ed entro le due settimane si iniziano a completare le giornate.
- Dopo l'ambientamento: solitamente si organizza un momento di verifica dell'ambientamento attraverso colloqui individuali con i genitori o con una riunione per condividere le esperienze.
La vita quotidiana al nido
- L’ingresso: fa parte delle routine né ripetitive, né noiose, poiché cambiano ogni giorno; più appropriato chiamarle ricorrenze quotidiane.
- Colazione: è una sorta di laboratorio, i bambini partecipano attivamente a preparare quello che mangeranno; si segue la filosofia del mandarino, cioè del non sostituirsi ai bambini, ma aiutarli a fare da soli, il mandarino si mette sui vassoi e non viene già sbucciato al bambino.
- Bagno: luogo con tante attrazioni per i bambini; è importante che si prenda del tempo per esplorarle, andare in bagno in piccoli gruppi guidati da educatrice.
- Pranzo:
- Prima del pranzo: momento di attesa; intrattenere con canzoncine, lettura libro…
- Mini-routine prima del pasto: scegliere i camerieri del giorno, usare il bagno prima di mangiare.
- Mini-routine dopo il pasto: sparecchiare, usare il bagno.
Al nido i bambini possono ripetere comportamenti già consolidati in famiglia, ma qui hanno un’occasione per formare un atteggiamento nuovo verso il cibo, bisogna dedicare attenzione a ogni bambino e alla sua situazione.
- Sonno: qui c'è una divisione tra i bambini che si addormentano subito e quelli che resistono al sonno, non perché non siano stanchi, ma anzi spesso i bambini, più sono stanchi più si agitano, alcuni suggerimenti: svolgere con calma i riti pre-sonno, andare in bagno, sistemarsi a letto, personalizzare i letti con qualche oggetto familiare, socchiudere le tende, cantare ninna nanne o raccontare una storia, sedersi accanto a chi è agitato.
- Riordinare: può essere un'esperienza frustrante; quando i bambini sistemano quello che hanno usato hanno bisogno di tempo altrimenti rischiano solo di ammassare gli oggetti per fare prima.
- Ricongiungimento: suggerimenti; offrire al familiare un posto dove sedersi, fornire spunti alla coppia genitore bambino per parlare insieme, incoraggiare il familiare a non sostituirsi al bambino ma ad aiutarlo a fare da solo, mettersi giacca... presa da armadietti, mensole, ganci posti alla loro altezza per favorire l’autonomia.
Una pedagogia dello spazio
- Allestimento degli spazi oggi è considerato un aspetto fondamentale, dopo anni di disattenzione.
- Pensare lo spazio: significa che lo spazio va progettato in base ai bambini e deve avere una valenza educativa.
- Bisogna creare un ambiente familiare, inclusivo e accogliente dove il bambino si sente a proprio agio e felice di andare ogni giorno.
- Lo spazio deve essere “generoso” cioè pieno di cose da scoprire e da esplorare e dove ci sono diversi modi di giocare e di stare con gli altri; i bambini non hanno bisogno di apprendimenti confezionati, ma di condizioni favorevoli all'apprendimento. Il bambino deve crescere e formarsi da solo negli spazi creati apposta per lui, senza l'aiuto dell'adulto, ma allo stesso tempo la regia dell'adulto è comunque importante per mantenere la sicurezza, l’ordine e aiutare.
- Importante porre attenzione anche agli spazi transitori, corridoi, scale, ingresso.
- Il nido deve essere anche “bello”, infatti la dimensione estetica del nido accende gli interessi nel bambino e lo rende più propenso a guardarsi intorno; il nido è bello quando: ricerca l'armonia percettiva, tiene conto dei colori, della luce, della disposizione degli arredi, contiene cose belle, qualità rispetto a quantità, quando c'è qualità di relazioni.
- Il nido è anche un luogo di incontro fra adulti, perciò, deve tenere conto anche della loro presenza. Ci devono essere spazi e oggetti dedicati agli educatori, per stare vicini a bambini e per stare tra educatori.
Raccontare il fare dei bambini
- Documentare significa fare un'operazione di rilettura della propria esperienza per comunicarla e condividerla; per cui la documentazione permette al gruppo di riflettere sulle proprie azioni e programmare le scelte educative.
- Mezzo di documentazione più diffuso è la fotografia.
- Documentazioni rivolte agli adulti, genitori, colleghi: in questa si evidenzia il lavoro di gruppo.
- Documentazione rivolta ai bambini: si pone l'accento sulla soggettività di ciascuno di loro; questa ha una funzione molto importante per il bambino perché gli consente di costruire un'immagine positiva di sé e gli comunica che il suo fare è importante aiutandolo a sviluppare fiducia nelle proprie capacità.
Una caratteristica fondamentale che deve avere la documentazione rivolta ai bambini è l'essere sempre a portata di mano e di sguardo per i bambini:
- Documentazione a parete: pannelli con grandi foto che narrano l'esperienza dei bambini.
- Album fotografici che il bambino può sfogliare, possono essere creati dagli educatori oppure a più mani, con anche il contributo dei genitori per offrire continuità casa-nido.
Per i genitori: questa documentazione li fa sentire parte di una piccola comunità; infatti, è importante conoscere ciò che i loro figli hanno vissuto mentre non erano presenti.
- Nella documentazione non è importante ricevere tutti i lavoretti, disegni, pitture fatti dai bambini; la documentazione deve restituire ai genitori non il COSA ma il COME i bambini e gli adulti hanno vissuto la giornata.
- La documentazione non deve essere vista solo come un punto di arrivo, ma anche come un punto di partenza; si distingue tra:
- Documentazione conclusiva: si fa alla fine del percorso e si tirano le somme di tutto ciò che è accaduto, punto di arrivo.
- Documentazione in itinere: viene utilizzata durante il progetto, punto di partenza.
- Documentare non significa raccontare tanto, ma raccontare bene; bisogna comunicare un messaggio chiaro ed efficace.
- Non ci può essere sviluppo professionale se ogni anno si riparte da zero; infatti, annullando le tracce degli anni passati si impoveriscono di conseguenza anche i progetti futuri.
- Documentazione è finestra-specchio: finestra perché mostra le esperienze vissute dal gruppo e specchio perché permette al singolo di riguardare il lavoro svolto.
L’educazione all’aperto
- Il giardino viene concepito come una risorsa educativa preziosa.
- Prima di uscire all'aperto bisogna vestirsi in modo adeguato, questo rappresenta un'attività per il bambino, anche se è impegnativo per l'educatrice che deve vestire molti bambini ancora non autonomi; bisogna fare con calma, evitare la confusione, stare faccia a faccia con il bambino, tenere i vestiti all'altezza di bambino in modo che possano prenderli da soli.
- Gli spazi esterni offrono delle sfide: a volte progettate intenzionalmente dagli adulti con alcune attrezzature, scivolo, altalena, ma a volte le sfide sono date dalla fisionomia dello spazio e create dai bambini.
- All'esterno i bambini incontrano la natura, sperimentano le leggi della fisica, scoprono che gli oggetti cadono a terra, che certe cose rimbalzano…; in questo modo giocando con le cose si mobilita il pensiero.
- In alcuni nidi al perimetro dello spazio esterno vengono appesi
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