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Materiale

  • L'alma mie piange di Francesco Landini, messa in correlazione con A Liuba che parte (1938) di Eugenio Montale: corrispondenze interne ai versi e assonanze, hanno entrambi una struttura similare.
  • Rvf 105 di Petrarca, esempio di poesia medievale ermetica.
  • Un testo di Ser Pace e uno di Fazio degli Uberti, entrambi esempi di composizioni argute.
  • Alcuni passi del Summa artis ritmici vulgaris dictaminis di Antonio da Tempo.
  • Rvf 5 contiene “laureta”, Rvf 25 invece “amor miror et te” (con la tecnica della matrice quadrata triangolare e delle matrici binarie triangolari).
  • La fiera testa che d'uman si ciba di Niccolò da Perugia: madrigale trilingue del XIV secolo.
  • Quan lo rius de la fontana di Jaufre Rudel.
  • Madonna dir vo voglio di Giacomo da Lentini è una traduzione libera del componimento occitanico A vos, midontç, voill retrair’en cantan del vescovo cattolico e trovatore Folchetto di Marsiglia, reso beato dai cistercensi come San Folco da Tolosa.
  • X di Jacopone da Todi, poeta umbro reso beato dalla Chiesa cattolica, composto da settenari doppi (trasposizione dei versi alessandrini galloromanzi) tramandato da diversi codici, in alcuni compare “suvarati” (tacchi di sughero) e in altri no (trivializzazione).
  • Chanterai por mon coraige, chiamata anche Chanson d'outrée, è una canzone di crociata del troviero borgognone Guiot de Dijon, un ritornello in versi di sette piedi in cui una donna si dispera per la dipartita dell'amato e per le sue imminenti nozze con un altro uomo, il tutto carico di sensualità e allegoria; la quarta strofa è un adattamento quasi letterale della prima cobla di una canzone del trovatore Bernart de Ventadour; pubblicato in un'edizione critica curata da Gianfranco Contini, il quale scoprì il manoscritto E facendo diventare lo stemma bipartito del componimento uno stemma tripartito e rivalutando moltissime scelte filologiche e linguistiche; ha una struttura rimica ripetitiva in coblas doblas.
  • Vita minore di santa Margherita (o di un suo devoto) è una traduzione ristretta dal latino alla lingua d'oc (la versione integrale è riportata da un unico testimone) trasmessa da quattro testimoni (T, M, P e B) di cui due riportano “Margarita” e gli altri due il pronome femminile (errore poligenetico non sintomo di parentela).

Fondamenti di filologia

“Philologhia”, cioè l'amore (philèin) del discorso, dello studio (logos), originariamente il filologo era colui che amava la conversazione (Socrate è definito tale nel Fedro di Platone) e quindi concerneva un concetto molto ampio; successivamente la filologia assunse un carattere più specifico, diventando “l'arte dell'edizione critica” e “l'insieme delle attività che si occupano metodicamente del linguaggio dell'uomo e delle opere d'arte composte in questo linguaggio” (cit. Erich Auerbach).

La filologia italiana è l'unica che riproduce la fonetica antica con la grafia moderna.

Le lingue romanze sono lingue neolatine riconosciute come un unico oggetto di studio perché nonostante le differenze dovute alle diverse evoluzioni discendono dalla stessa matrice, il latino, e formano quindi un'unica famiglia linguistica con analogie e similitudini; la filologia romanza nasce all'inizio dell'Ottocento e si integra con gli studi letterari, la critica del testo e la linguistica; la filologia fornisce dati testuali e la linguistica norme e cognizioni linguistiche per interpretarli e rielaborarli in delle edizioni critiche (la linguistica romanza è comparativa).

Gustav Grober (1844 – 1911) riconosce a Friedrich Diez di aver fondato la ricerca linguistica e letteraria romanza e a Carl Mahn (1802 – 1887) di aver usato per primo la denominazione “romanische Philologie”; in Italia la denominazione “filologia romanza” giunge con un'opera di Ugo Angelo Canello, il quale ottiene la cattedra di filologia romanza a Padova nel 1882.

Norme e grammatiche romanze

Dante intuì che le tre lingue romanze da lui conosciute (lingua d'oc, d'oil e di sì) cambiassero nel tempo e provenissero da una stessa matrice, sebbene non la riconoscesse nel latino; nel De vulgari eloquentia (1304 – 1306) scrisse che i rimatori volgari avevano il diritto al titolo di poeta, essendo la poesia un'arte fatta di retorica e musica; concetto di locutio (primaria nel caso del volgare, secondaria nel caso del latino) ripreso da Tommaso d'Aquino, il quale ne tratta nel commento alla Politica di Aristotele; riscrive la Genesi (come aveva fatto sant'Agostino) reinterpretandola teologicamente.

Protogrammatiche

  • Razos de trobar (1210 ca.) di Raimon Vidal di Besalù: “regole della poesia”, elaborazione in catalano delle norme poetiche dei trovatori e compendio di alcuni validi nomi ritenuti esemplari dove viene dichiarata la superiorità della lingua d'oc; rielaborazioni:
    • Regles de trobar (1289 – 1291 ca.) di Jofré de Foixà: commissionato dal re di Sicilia Giacomo d'Aragona e focalizzato sulla poesia siciliana, è un ampliamento dell'opera di Raimon Vidal.
    • Doctrina d'Acòrt (fine XIII secolo) di Girolamo Terramagnino da Pisa: “dottrina dell'accordo”, è un'opera sarda in versi che riassume l'opera di Raimon Vidal scritta da un contemporaneo di Guittone d'Arezzo.
  • Donatz proensals (metà XIII secolo) di Uc Faidit (“Ugo esiliato”, probabile nome d'arte del trovatore attivo nella corte di Alberico da Romano Uc de Saint-Circ): come modello Elio Donato, grammatico latino del IV secolo il cui manuale era usato nelle scuole medievali, è un manuale dotato di un ampio rimario con traduzione in latino.
  • Leys d'amors o Flors del Gay Saber (1328 – 1338) di Guilheim Molinier: prime e più importanti “regole d'amore” della poesia trobadorica in provenzale munite di un'ampia sezione di norme grammaticali e di una codifica delle forme e degli stilemi trobadorici; l'opera fu commissionata dal Concistori de la Gaya sciencia, associazione poetica di Tolosa attiva dal 1323 che si occupò di grammatica, metrica e retorica trobadorica e dell'organizzazione delle competizioni dei Jocs florals, cioè Giochi floreali.

Grammatiche

  • Ortographia gallica: trattato in latino di ortografia e pronuncia.
  • Donat francois di Jean Barton: prima grammatica francese, scritta in area anglonormanna (conquistata nel 1066) verso l'inizio del Quattrocento; seguono altre norme francesi, tra le quali quelle di Dubois, Du Bellay ed Estienne.
  • Gramàtica castellana (1492) di Antonio de Nebrija o Lebrija: prima grammatica a stampa di una lingua moderna, l'insigne autore scrisse anche Dictionarium Latino-Hispanicum (1492) e Hispano-Latinum (1495), primo lemmario romanzo e non solo latino; nel capitolo VII tratta della corruzione in rapporto all'alfabeto castigliano e a quello latino (il quale si “corrompe” nel castigliano); nel libro II della sillaba e dei punti essenziali della metrica castigliana [secondo Quintiliano, autore del I secolo d.C., una grammatica deve insegnare la scienza del parlare correttamente e l'interpretazione dei poeti].
  • La Grammatica della lingua toscana o Grammatichetta vaticana (1434 – 1438) di Leon Battista Alberti è in verità precedente ma non fu data alle stampe.

La riflessione sulle lingue romanze e la loro interpretazione storica erano estremamente torbidi, lo si evince da uno scambio di lettere del 1435 di Biondo Flavio e Leonardo Bruni, i quali erano convinti che il volgare venisse parlato anche nell'antica Roma (anche se, mentre per Bruni il volgo parlava il sermo vulgaris e i dotti il latino, per Biondo la situazione era più flessibile).

Genesi delle lingue

  • Del origen y principio de la lengua castellana o romance que oi se usa en Espana (1606, Roma) di Bernardo Aldrete: consapevolezza della genealogia delle lingue, ebraico-greco-latino erano in origine volgari per poi cessare di essere tali e poter essere solo studiate mentre italiano-francese-castigliano discendono dal latino e il catalano è un incrocio tra castigliano e francese.

Studi letterari

  • Prose della volgar lingua (1525) di Pietro Bembo.
  • Les vies des plus célèbres et anciens poétes provencaux (1575, Lione) di Jean de Nostredame, unico caso francese di attenzione verso i trovatori che consiste in una raccolta di biografie estrapolate da diversi canzonieri antichi tradotta in italiano da Giovanni Giudici.
  • Recueil de l'origine de la langue et poésie francaise (1581) di Claude Fauchet, che tratta dell'origine della lingua e della poesia francese.
  • Lavoro filologico dell'umanista Angelo Colocci (1474 – 1549), segretario dei papi Leone X e Clemente VII e acquirente del canzoniere provenzale M, prodotto a Napoli tra il XIII e il XIV secolo, e di altri duecento manoscritti conservati nella Biblioteca Vaticana; egli fu uno dei primi a scoprire e catalogare la poesia provenzale.

Studi trobadorici

Giovanni Maria Barbieri (1519 – 1574) lavorò insieme a Ludovico Castelvetro a un'edizione di testi dei trovatori, pubblicò Arte del rimare contenente poesie in siciliano antico non toscanizzato (anche se nel codice sono inseriti anche componimenti in altre lingue) ricavate da un manoscritto che egli dichiara di possedere (il cosiddetto “Libro siciliano”, da cui egli ha copiato alcuni componimenti – e infatti ha commesso anche lui degli errori, come la E in “allegrari” della canzone Pir meu cori allegrari di Stefano Protonotaro dove dovrebbe esserci “alligrari”) e ipotizzò che la rima fosse un'invenzione araba (essendo assente nella poesia classica ed essendoci una forma metrica in strofe di quattro versi con ritornello, la zagialesca, con rime xx aaax bbbx cccx *) e che il passaggio fosse avvenuto con la poesia mediolatina.

* = è presumibilmente un'evoluzione delle muwassaha, composte in Andalusia sin dall'XI secolo, di cui la parte finale (jarcha) è in sessanta casi circa parzialmente in volgare arabo andaluso.

Francois Just Marie Raynouard (1761 – 1836) ipotizzò l'esistenza di una lingua intermedia tra il latino e le lingue romanze, cioè il provenzale (lingua d'oc) chiamato anche “lingua romana”, e scrisse i sei volumi de Choix des poésies originales des trobadours (1816 – 1821), grammatica del provenzale, introduzione alla poetica trobadorica e grammatica comparata delle lingue dell'Europa latina, munita della più ampia raccolta di testi medievali in lingua d'oc, e il dizionario della lingua dei trovatori Lexique roman (1836 – 1844).

Friedrich Diez (1794 – 1876), fondatore della filologia romanza, scrisse Die Poesie der Trobadours (1826), trattato sulla letteratura e sulla lingua provenzale antecedente al XIII secolo, Vite e opere dei trovatori (1829), Grammatik der romanischen Sprachen (1836 – 1844), ove prende in esame spagnolo-portoghese-francese-provenzale-italiano-romeno e alcuni dialetti e compara (e non ricostruisce) le lingue presentando gli elementi comuni e quelli unici del lessico e della fonetica di ogni singola lingua stabilendo i principi degli accenti a partire dal latino, Dizionario etimologico delle lingue romanze (1853), che per primo affronta il patrimonio lessicale romanzo nel suo insieme e per primo impiega un metodo scientifico basato sull'etimologia, sulla documentazione e sull'interpretazione delle attestazioni, per poi ricercare l'etimo di trobar (trovare o cercare, ma anche rovistare – da turbare, sostenuto da Hugo Schuchardt con l'accezione di pescare –, contestato da Gaston Paris che afferma l'impossibilità dell'etimo trobar per riprendere tropare, cioè comporre tropi, che però non è attestato. Attestato è invece contropare, cioè comparare, sostenuto da Leo Spitzer, mentre Francesco Benozzo sostiene un'origine celtica del termine, tesi che ha però difficoltà fonetiche) collegandosi alla matrice culturale trobadorica.

Compendio di storia della letteratura provenzale (1872) di Karl Bartsch, al quale allega un indice alfabetico dei poeti lirici tra il XII e il XIII secolo.

Linguistica ottocentesca

La linguistica storica comprende la teoria del mutamento linguistico e lo studio della lingua o di un sistema di lingue nel tempo, è la linguistica comparativa.

La linguistica ottocentesca nasce da:

  • La concezione romantica della lingua come specchio delle idee filosofiche e dei movimenti culturali e popolari (pensiero di Herder, Schiller e Schlegel, per i quali conoscere una lingua equivale a conoscerne la storia), viene superata la concezione della lingua che tende alla perfezione e poi decade.
  • Scoperta del sanscrito e delle sue affinità con latino, greco, l'armeno, le lingue iraniche, le lingue italiche, le lingue celtiche, le lingue germaniche, le lingue slave, le lingue nordiche e le lingue baltiche (fine Settecento).
  • Creazione di un metodo comparativo rigoroso.

Con l'avvio degli studi inerenti al sanscrito (lingua della letteratura classica dell'India standardizzata dal grammatico indiano del V – IV secolo a.C. Panini) nasce la convinzione che esista una lingua, l'indoeuropeo, dalla quale si sono sviluppate successivamente tutte le altre; un'anticipazione di tale ipotesi era stata presentata dall'olandese Marcus Zuerius van Boxhorn nel 1647 e nell'opuscolo L'antichissima lingua dell'Europa, scitoceltica e germanica (1686) dello svedese Andreas Jager (il quale identifica come matrice l'antica lingua degli sciti, parlata dai discendenti di Jafet figlio di Noè, reduce di studi biblici e classici); nel 1586 il mercante Filippo Sassetti scrisse in una lettera che il sanscrito non era più parlato e che aveva diverse analogie con delle parole italiane (come Dio, deva, o serpente, serpa); William Jones trattò dell'affinità del sanscrito durante una conferenza tenuta a Calcutta il 2 febbraio 1786 ponendo le basi per gli studi in quel campo.

Friedrich Schlegel pubblicando Sulla lingua e la sapienza degli indiani (1808) fondò la analisi tipologica o tipologia linguistica, cioè la ricerca di classi di analogie e differenze tra le lingue (distinta dalla tipologia moderna, che verte sulle proprietà comuni delle lingue più che sulla loro parentela), e divise le lingue in due categorie:

  • Lingue flessive: funzioni grammaticali espresse con alterazioni della radice e con suffissi organici; le lingue indoeuropee sono tutte tali (e secondo Schlegel discendono tutte dal sanscrito).
  • Lingue isolanti: funzioni grammaticali espresse con l'accostamento di elementi autonomi.
  • Lingue agglutinanti: a metà tra quelle flessive e quelle agglutinanti, usano prefissi e suffissi aventi valore fisso che rimangono ben distinti.

Franz Bopp comparò sistematicamente le forme grammaticali e la morfologia abbandonando la prospettiva lessicale, essendo le parole “mobili” (passano da una lingua all'altra) e la sintassi “stabile”.

La prima grammatica di metodo storico-comparativo è la Deutsche Grammatik (1819) di Jacob Grimm, il quale tratta esclusivamente di morfologia (ma dalla seconda edizione anche della fonetica, con l'individuazione del rapporto perpetuo tra le consonanti germaniche e quelle indoeuropee, cioè della “rotazione consonantica”) del germanico comune (non attestato) attraverso la comparazione col gotico e altre lingue germaniche antiche e moderne.

Con la pubblicazione de La teoria di Darwin e la linguistica (1863) di August Schleicher (1821 – 1868) la lingua comincia ad essere pensata come organismo vivente coerente con se stesso in divenire sviluppato secondo delle leggi ineccepibili e si affermano i concetti di genealogia e parentela linguistica; le sue tesi vengono contestate da Johannes Schmidt e dalla sua teoria delle onde e riprese dalla scuola dei neogrammatici, i quali enunciano nell'opera Ricerche morfologiche nel dominio delle lingue indogermaniche (1878) due principi linguistici:

  • Ogni mutamento fonetico corrisponde a una legge fonetica e se avvenuto in determinate condizioni produce si riproduce sempre uguale a parità di condizioni.
  • Il meccanismo psicologico dell'analogia può produrre mutamenti irregolari.

Graziadio Isaia Ascoli è l'autore dei primi lavori di dialettologia scientifica e di individuazione di concordanze nei tratti fonetici come criterio di identificazione di un sistema dialettale; nei Saggi ladini (1873) individua tre aree dialettali ladine (Svizzera, area dolomitica e Friuli) e le caratteristiche comuni ai tre sistemi dialettali (come la conservazione dal latino dei nessi iniziali consonante + L o della -S finale nel plurale), negli Schizzi franco-provenzali (1875) identifica un sistema linguistico intermedio tra francese e provenzale parlato nella Francia sud-orientale, alcune valli piemontesi, la Valle d'Aosta e la Svizzera romanda; egli non tiene però conto della poca nitidezza dei confini linguistici.

Hugo Schuchardt (1842 – 1927) è l'autore de Il sistema vocalico del latino volgare (1866 – 1868), saggio nel quale il latino popolare viene per la prima volta rinominato in “volgare” e in cui, mediante un'impostazione storico-comparativa, vengono ricostruiti alcuni tratti del latino volgare (come “spissu” – dal port. “espesso”, dall'it. “spesso”, dallo sp. “espeso” e dal fr. / prov. “espes” – o “nigru” – dallo sp. / port. “negro”, dall'it. “nero”, dal prov. “negre” e dal fr. “

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trydimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Lannutti Maria Sofia.
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