27.09.22
Argomenti
- Età classica
- Medievale
- Rinascimentale
- Barocca
- Pensatori francesi
- Restauro primi Ottocento
- Viollet le Duc e il restauro in Francia
- Ruskin, Morris e cultura inglese
- Restauro in Italia
- Riegl, Dvorak e cultura austriaca
- Giovannoni e il restauro del Novecento
- Restauro tra le due guerre
- Sventramenti e ricostruzioni fasciste
- Ricostruzione e restauro post-bellico
- Pensiero di R. Pane e C. Brandi
- Attuali orientamenti
- Conservazione – restauro – valorizzazione
Introduzione
Quando dalla cultura classica si passa a quello che è il medioevo il concetto di restauro cambia. Ma per prima cosa, quando nasce il medioevo? L’anno 1000 viene spesso preso come punto di riferimento, ma come inizio di un nuovo medioevo, di un rinnovamento.
Bisogna invece far riferimento ad un rinnovamento religioso, ovvero l’editto di Milano 313, in cui la religione cristiana poteva essere ufficialmente praticata presso le città dell’Impero Romano. Diventa una delle tante religioni ufficiali fino alla fine del Trecento, quando diventa l’unica religione di stato. I cristiani diventano da perseguitati e persecutori. Questo significa che in questo momento i cristiani possono liberamente costruire una nuova architettura, diversa per funzione da quella pagana. Nascono nuovi edifici: non bisogna aspettare la caduta dell’impero per avere una nuova architettura, per avere una storia del restauro che si occupa di cambiare i modelli pagani in cristiani.
Quando finisce? Vero che storicamente si conclude con il 1492 ma architettonicamente si conclude ben prima, quando si inizia ad utilizzare il concorso, primi anni Quattrocento: si pensi a quei concorsi per portare a termine delle preesistente, inserimento di nuove porte nel battistero, vinto da Ghiberti; 1418, per Santa Maria del Fiore. Nasce un nuovo modo di fare architettura, sponsorizzata da delle grandi figure, un ente maggiore. Tutto il Rinascimento è interessato da interventi di restauro e anche il più grande teorico del periodo, Leon Battista Alberti, che nel suo trattato ritiene fondamentale dedicare un intero capitolo al restauro, distinguendolo dal nuovo.
Questo atteggiamento verrà modificato dalla Controriforma, che impone una serie di regole per cui gli edifici devono essere costruiti in un certo modo ma anche quelli esistenti devono essere adeguati.
Alla fine del Settecento la Rivoluzione francese ha segnato il panorama europeo 1789, che cambia completamente da un punto di vista sociale, innescando una serie di processi di rinnovamenti in tutta l’Europa. È interessante perché vengono colpiti il clero e la nobiltà. Ne vengono distrutti i simboli in tutto il territorio francese, innescando una reazione negli uomini di cultura, i quali capirono che al di là del messaggio simbolico si stava perdendo l’identità della Francia, fino a quel momento fatta da quei monumenti, da quei simboli.
Anche l’Inghilterra si accorge di possedere un patrimonio che va conservato, che va conservato in modo diverso rispetto alla conservazione che si sta attuando in Francia, più attenta alla conservazione naturalistica: si può arrivare alla tutela del patrimonio non solo attraverso il restauro ma anche attraverso operazioni più soft, manutenzione costante.
In Francia, il primo che incarna la figura dell’architetto è Viollet le Duc, che si contrappone apparentemente a Morris e Ruskin. Influenzano tutto il panorama della storia del restauro e dell’architettura. In Italia ci saranno una serie di restauratori, più o meno operativi. Un’altra figura di rilievo nell’Impero Austro Ungarico è Riegl che inizierà a vedere le architettura basandosi sulla teoria dei valori, cioè che di fronte ad un oggetto qualsiasi questo ha una serie di valori di ogni genere e già di per sé, avendone anche solo uno, merita di essere tutelato. Magari non li riconosciamo in questo momento ma potremmo farlo fra un po’ di anni.
Dal Novecento arriveremo all’attualità, passando da Giovanni in Italia. Figura fondamentale perché ci dà l’idea di cosa sia il restauro fra le due grandi guerre. Nel 1931 Giovannoni sarà colui il quale durante la Conferenza di Atene stilerà la prima carta del restauro a livello nazionale. Prima c’erano stati documenti simili, ma solo a livello nazionale, questa è la prima volta che viene condivisa da più paesi. Questo movimento viene bloccato dal secondo conflitto bellico, che riguarda molti paesi, perché la Carta Internazionale dava indicazioni di come restaura ma dopo un secondo conflitto bellico non c’era molto da restaurare ma c’era molto da ricostruire. Quello che era stato dichiarato nella carta doveva essere applicato a casi più estremi di intervento ed è in questo ambito che si inseriscono la costruzioni post-belliche: tutto ciò si sviluppa dall’Italia. Una serie di personaggi italiani svilupperà questa idea, nonostante il concetto di tutela nasca in Francia.
Esame scritto 90 min 5 domande a risposta aperta
Libri da studiare
- E. Romeo, Instaurare, reficere, renovare. Tutela, conservazione, restauro e riuso prima delle codificazioni ottocentesche
- S. Casiello, La cultura del restauro. Teorie e fondatori
Parole chiave
Monumento
Deriva da monere, ricordare, conferito a ciò che si configura come testimonianza storica, artistica e archeologica. Sono tutti quegli oggetti che rappresentano una testimonianza ma, questa definizione, viene modificata in seguito al secondo conflitto mondiale, quando ancora era ben radicato nella cultura e viene distrutto. Viene riconosciuto a questo patrimonio grande importanza, portando alla nascita di un movimento che si occupa della tutela e del recupero di beni. Si pensi alla protezione dei monumenti che vengono rivestiti da una parete in mattoni, monumenti ritenuti indispensabili tanto da pensare ad una protezione preventiva. Bisogna tener conto che vengono distrutte anche le case, le abitazioni che non hanno una rilevanza storica ma rimangono importanti per il popolo.
La ricostruzione diventa quindi una situazione psicologica, che non riguarda solo il monumento ma che riguarda anche l’edilizia comune, dove il popolo vive. La tutela, se riguarda solo il monumento, se continuiamo a pensare a pensare solo al monumento, siamo costretti ad escludere parte dell’architettura che però ha valore sociale e psicologico. Nasce l’esigenza di ampliare il concetto di monumento con un’altra espressione: bene culturale.
Bene culturale
Un bene culturale rappresenta un bene che è di tutto, costituisce testimonianza avente valore di civiltà. Scompaiono le parole artistico, storico e archeologico, ma diventa più comune, ha valore per tutta la società in quanto civiltà. È facile inserire in questo ambito l’edilizia storica e tutti i beni anche di minor importanza rispetto al concetto di monumento. Il bene non è più solo materiale, ma è immateriale: danze, usi e costumi, che hanno poi maggiore sviluppo nel terzo millennio. Oggi non ci basiamo più sul concetto di monumento ma di bene culturale e questo è un concetto tutto italiano, nato del secondo dopoguerra.
C’è un’altra definizione, un po’ più successiva a quella appena data, ovvero “quanto corrisponde all’idea di utilità o vantaggio dal punto di vista relativo alla cultura”. Si introducono due espressioni: utilità e vantaggio, prese singolarmente hanno un certo valore. Se qualcosa ha valore come testimonianza di civiltà non può che essere sia utile che vantaggiosa. Tuttavia, qual è la cosa che viene ben specificata? Dal punto di vista relativo alla cultura. Quindi tutte le opportunità relative alla cultura: non si parla di valore economico, si restaura un monumento non per fare dei soldi ma perché deve essere vantaggioso per la cultura.
Tutela
La tutela è un atto giuridico di proteggere da eventuali danni, oggetti o beni collettivi che, senza di esso, sarebbero esposti al rischio di degradazione o di estinzione. Cioè l’insieme di leggi atte a proteggere quei beni ritenuti culturali o patrimonio collettivo. Una volta individuato un bene culturale occorre quindi avere un atto giuridico in protezione al bene stesso. Poniamo un esempio: Italia 61 a Torino, un intero quartiere aveva già di per sé un grande valore storico culturale perché si ricordava il primo centenario del regno di Italia. C’era un intento monumentale ma, nelle leggi italiane sulle tutela del 1939, si dice che possono essere tutelati solo oggetti che hanno più di cinquant’anni. Questo significa che fino a questa età non può essere tutelato. Questo significa che non sono stati interessati da alcun tipo di tutela giuridica, sta alla libera volontà di chi interviene di rispettare questa architettura che però non può essere rispettata a norma di legge. Si possono fare solo una serie di interventi rispettando il valore documentale dell’edificio, con eventuale trasformazione dell’edificio. L’edifico può essere modificato prima dei cinquant’anni ma sta al progettista tener conto del valore dell’edificio, perché la legge non può far nulla prima dei cinquant’anni. Da questo noi possiamo arrivare al concetto di:
Conservazione
È un obiettivo: mantenimento di un edificio o di un contesto urbano in stato di efficienza, ovvero di condizioni di essere usato o valorizzato culturalmente. La conservazione è l’obiettivo raggiunto attraverso una serie di azioni impiegate nella ricerca delle funzioni appropriate e compatibili con una struttura architettura e/o urbana. Noi modifichiamo l’edificio ma lo dobbiamo fare nel rispetto dell’edificio: non può esistere il fatto che la funzione prevarica l’edificio. Poniamo come esempio un edificio seicentesco con travi in legno, non vi pongo all’interno una biblioteca. Un intervento di restauro mira alla conservazione dell’integrità dell’edificio. Ci si può anche rifare all’architettura più vecchia: si pensi al Mixto che riprende la forma delle OGR, in chiave dichiaratamente moderna.
03.10.22
Manutenzione e consolidamento
La manutenzione si applica in modo particolare alle finiture, tutto ciò che non è strutturale. È un complesso di operazione che serve a mantenere in efficienza le finiture non solo delle strutture architettoniche, ma in generale dei beni culturali. Se la manutenzione riguarda le parti non strutturali, dobbiamo considerare anche il consolidamento che invece riguarda solo le parti strutturali. Quando un elemento strutturale ha bisogno di qualche intervento di piccole dimensioni è logico che abbia bisogno di un po’ di manutenzione e non di consolidamento.
Le parti strutturali di un edificio sono le fondazioni, muri portanti, solai, pilastri, archi, volte e altri elementi verticali o orizzontali. Si può fare manutenzione anche solo di superficie, come la pulitura della pietra o sugli intonaci. Un intervento di manutenzione può però cambiare l’architettura e la percezione che noi ne abbiamo, come ad esempio quando si rifà l’intonaco e si appiattisce il prospetto.
Analizziamo la Cappella della Sindone in seguito all’incendio che subì circa venti anni fa. In alcuni casi, per quanto riguarda la parte strutturale, l’intervento si è limitato a sostituire le parti strettamente strutturali. Le parti non strutturali non sono state sostituite, sono state consolidate nella parte in cui si poteva, così come sono state ripulite, e sono stati fatti piccoli consolidamento nelle parti gravemente danneggiate. L’incendio fa parte della memoria storica dell’edificio, che fanno parte integrante della vita dell’edificio.
Restauro
Quando in un edificio occorre fare pesanti interventi di consolidamento o grandi interventi di manutenzione straordinaria si parla di restauro. Il restauro da sempre è quello che accoglie una serie di operazioni. È un’operazione che si avvale di mezzi tecnico-scientifici impiegabili compatibilmente con le finalità della conservazione, cioè il complesso di interventi intesi a garantire, nell’ambito di una corretta metodologia storico-critica, la continuità temporale di un’opera d’arte. Si parte da una grande capacità di lettura storica dell’edificio che dobbiamo restaurare, ma anche una capacità critica, capire cosa sia importante, capire quale sia l’elemento che dobbiamo far emergere, per garantire la continuità temporale, ovvero l’intera storia dell’edificio.
Pensiamo a Notre Dame e ai danni causati dall’incendio, dove troviamo due comitati scientifici, uno che riguarda il comitato esecutivo, l’altro che si occupa di controllare gli interventi. Si occupa di assicurarsi di non avere fretta, rischiando di perdere tutte le fasi storiche che l’edificio ha vissuto.
Partendo dal termine instaura possiamo fare un’ampia analisi per capire da dove derivi questo concetto. Nell’accezione latina lo troviamo tradotto come rinnovare, ripetere, riprendere o fabbricare ma, come invece dice Plinio, lo troviamo con un significato più specifico. In particolare, si fa riferimento alla traduzione di “sibi monumanta instaurare”, tradotto come ricostruire un monumento per il proprio ricordo, evidenziando quindi la volontà di conservare un ricordo attribuendo all’edificio il valore di monumento.
Se analizziamo il termine reficere lo troviamo citato da Virgilio come espressione di fa evocare i luoghi legati al culto.
Le ragioni che portano al rispetto del monumento o ad una sua disinvolta interpretazione sono oggi come nell’antichità, dettate da esigenze politiche, religiose, economica e quasi mai culturali. Il restauro come lo conosciamo noi oggi e il rispetto verso questi monumenti è un atto critico, mai creativo, in cui si riconosce l’opera: non si ha più la concezione seicentesca di comporre i frammenti antichi oppure di completarli.
Valorizzazione
La valorizzazione consiste nel conferire valore, generalmente inteso come riconoscimento di pregi spesso non sufficientemente considerati, cioè l’operazione che tende ad accrescere il valore culturale di un bene architettonico, urbano e paesaggistico. Partendo dal valore culturale possiamo poi considerare quello turistico ed economico, ma al secondo posto. Prendiamo come esempio la nuova costruzione del museo di Louvre, una serie distaccata che ha avuto la finalità di valorizzare attraverso la conservazione e l’aggiunta di valore, di un territorio minerario completamente trascurato. Non è solo l’edificio, il contesto paesaggistico e il trasporto di una serie di opere d’arte altrimenti non visibili, ma valorizzare il patrimonio che un luogo offre, tenendo conto del patrimonio industriale di tipo minerario abbandonato, le case degli operai. Si vuol far conoscere l’importanza del sito attraverso uno strumento specifico, cioè il trasporto di alcune opere del Louvre.
Rifunzionalizzazione e rianimazione
A Lens, il sito minerario, non ci sarebbe andato nessuno se non attratti dalla possibilità di vedere delle opere del Louvre. È un processo di utilizzazione di un edificio per lo svolgimento di funzioni originarie o di altre compatibili con le caratteristiche architettoniche del costruito storico. Come esempio analizziamo a Parma l’antico zuccherificio rifunzionalizzato da Renzo Piano in un teatro.
Non sempre si può pensare a rifunzionalizzare tutto, il restauro si trova a volte di fronte ad oggetti molto fragili che hanno una consistenza materica o geometriche che non possiamo così facilmente rifunzionalizzare. In questo caso si procede con la rianimazione, ovvero un’operazione tendente alla conservazione di edifici o parti di essi, ruderi o frammenti, come memoria di testimonianza storica. Tale azione può essere raggiunta attraverso la manutenzione costante e la messa in sicurezza delle strutture pericolanti. Ad esempio, quando qualcuno ha un incidente si procede immediatamente alla rianimazione, per evitare che questi muoia. Questo è quindi applicabile anche alle architetture, in particolari pericolanti. Una volta intervenuti con una rianimazione si procede con altri procedimenti. Certo è che non si può rifunzionalizzare una tomba romana, di due colonne.
Reintegrazione e innovazione
Può succedere che per dare una funzione compatibile sia necessario inserire qualcosa. È il completamente funzionale o formale di elementi costruttivi e distributivi mediante opportune, indispensabili e compatibili aggiunte che non imitino l’antico ma evochino il carattere storico dell’edificio. Corrisponde anche l’idea di innovazione, cioè l’inserimento di parti nuove indispensabili, che devono cogliere il valore dell’edificio e devono essere dichiaratamente moderne. Poniamo come esempio dove al castello di Saliceto si è aggiunta una quarta torre dichiaratamente diversa con l’inserimento di scale e ascensori.
Altre operazioni finalizzate alla conservazione sono il riuso la rivitalizzazione, la riabilitazione strutturale. Ma ci sono anche operazioni che vanno contro la conservazione, come il ripristino stilistico, il risanamento, il recupero e la ristrutturazione.
Modulo 1: libro di riferimento Instaurare, reficere…
Età classica
Tutti i termini finora visti hanno radici antichissime. Da quando queste parole venivano usate sono passati circa duemila anni e moltissimi cambiamenti, che a volte hanno fatto cambiare il significato della parola, altre volte l’hanno mantenuto inalterato.
Le origini delle discipline legate al restauro sono antichissime: ci sono una serie di accenni alla cultura cinese dell’VIII secolo prima di Cristo, alcune definizioni riguardano più vicino noi, soprattutto per quanto riguarda il bacino Mediterraneo. Il primo macro-argomento riguarda l’età classica, con una piccola differenza fra l’età greca e quella romana. Più lontani andiamo nel tempo più è difficile ricostruire la storia del restauro, anche perché soprattutto se parlia
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