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Introduzione agli studi di genere (anno 2019/2020)

Primo modulo: genere, stereotipi, rappresentazioni sociali

Appunti professoressa Abbatecola

Il sessismo è una forma di inferiorizzazione del femminile: quello che dobbiamo temere di più è quello ordinario, fatto di parole, gesti, sguardi, sorrisini, poiché il sessismo "urlato" è più facile da riconoscere e quindi da combattere e arginare.

"Il sessismo ordinario ci fa entrare uno strano universo, fatto di un gesto che respinge, di una parola che esclude, di un sorriso che schernisce, di una schiena che si volta, di un cerchio che non si apre, del grigio che rifiuta il rosa. Il sessismo ordinario è costituito da stereotipi e rappresentazioni collettive. Che si traducono in parole, gesti, comportamenti o atti che escludono, marginalizzano o definiscono le donne come esseri inferiori".

Il sessismo è finalizzato a mantenere l'ordine di genere, ovvero un ordine simbolico in cui c'è una gerarchizzazione di maschile e femminile e dove il maschile è dominante e vale di più. La frase "Non fare la femminuccia" sottintende che la femmina è più debole e vale di meno rispetto al maschio.

È qualcosa che abbiamo interiorizzato e fatto nostro; anche le donne in alcuni contesti dove la presenza femminile non è poi così scontata, si possono sentire leggermente inferiori.

"Donna al volante pericolo costante". Perché la donna non dovrebbe guidare? La guida è sinonimo di libertà e autonomia, motivo per cui molti stereotipi che inferiorizzano il femminile si concentrano sulla presunta incapacità delle donne. È una delle strategie usate per mantenere l'ordine di genere.

Strategie per mantenere l'ordine di genere

La società adotta diverse strategie per mantenere l'ordine da genere:

La prima riguarda il creare confini invisibili all'interno del mercato del lavoro. Il cosiddetto "soffitto di cristallo" è una metafora inventata 30/40 anni fa che spiega le difficoltà che le donne incontrano nel raggiungere alcune posizioni nel mercato del lavoro.

A parità di condizioni (età, curriculum, competenza, esperienza), le donne non hanno le stesse possibilità di fare carriera: il soffitto di cristallo permette loro di vedere le posizioni apicali ma le blocca dall'arrivarci. Si parla in questo caso di segregazione verticale.

I confini non sono solo verticali, ma anche orizzontali: esistono molto lavori a dominanza maschile, qualche lavoro a dominanza femminile e pochi neutri. Si parla quindi di segregazione orizzontale.

Cosa succede quando una donna vuole attraversare i confini e svolgere un lavoro maschile e viceversa? La società in qualche modo reagisce mettendo in atto dei meccanismi sanzionatori. C'è un pregiudizio iniziale sia per uomini che per le donne, ma la differenza è che per le donne permane per tutta la carriera lavorativa, per gli uomini c'è semplicemente una chiusura iniziale legata al fatto che se vuole fare un lavoro femminile vuol dire che c'è qualcosa che non va nella sua maschilità, ma una volta superata questa barriera il maschio diventa il migliore.

Quando una professione si femminilizza perde di prestigio.

Segregazione politica e ruoli di potere

Un'altra strategia è quella della segregazione politica. Perché non si vuole le donne nei ruoli di potere?

Non tanto perché non le si considera all'altezza, ma perché la presenza del femminile è come se mettesse in discussione il prestigio maschile (ciò accade anche nelle professioni tradizionalmente maschili). Inoltre per una donna non è così facile pensarsi in un ruolo non previsto dal modello. A volte non arrivano a certe carriere e certi risultati è perché le donne stesse si autoescludono. Il rischio di rinunciare per il rischio di non essere all'altezza è molto elevato.

Divisione del lavoro di cura nella famiglia

Un'altra strategia è la divisione del lavoro di cura all'interno della famiglia. Un insieme di retoriche discorsive tese a naturalizzare il lavoro di cura, ci inducono a ritenere che la donna in quanto biologicamente e potenzialmente madre è naturalmente portata e predisposta a prendersi cura.

Chiara Saraceno nel 1981 diceva che “il lavoro nella famiglia è mal diviso” e nel 2020 le ricerche ci confermano che non c'è un'equa distribuzione dei compiti familiari tra uomini e donne, anche se le maschilità stanno cambiando.

Quello delle donne è un carico psicologico che fa sì che, a prescindere dall'apporto del compagno, la responsabilità ultima dell'organizzazione ricade sempre sulla donna.

Si può davvero dire che esiste un'indole biologica che predispone le donne alla cura più degli uomini? No.

È facile per una donna scegliere di non avere figli? No, perché c'è ancora una tensione sociale molto forte che sanziona le donne che non mostrino questa idea di donna-madre. Siamo inoltre la prima generazione di donne che hanno potuto scegliere la maternità, poiché fino agli anni ‘60 infatti non si poteva scegliere, ma la maternità era un dovere sociale primario dal quale non si poteva fuggire; la pillola anticoncezionale è diventata infatti legale alla fine degli anni ‘60. Un tempo, la donna era riconosciuta una cittadina a pieno titolo perché figlia, moglie e madre; rimanere senza marito significava sentirsi una cittadina difettosa.

Negli anni ‘70 grazie alle ondate femministe, le donne cominciavano a richiedere una cittadinanza a prescindere dalle appartenenze familiare: esisto in quanto donna a prescindere. La famiglia non diventa meno importante, ma semplicemente più legata alla sfera personale e individuale. A questo passaggio dalla cittadinanza eterodiretta (sono una donna perché figli, moglie e madre di qualcuno) ad una autodiretta (sono quello che scelgo di essere) è corrisposto un cambiamento nel linguaggio. La donna single prima della rivoluzione culturale era una zitella: il termine rimanda a un'idea di donna acida, sciatta, non giovane; la zitella non usciva di sera, non aveva una vita sessuale libera, ma frequentava la famiglia e la sua non era una scelta, ma una condizione legata al fallimento di non aver trovato marito.

La parola single invece rimanda alla dimensione della scelta e anche se non è sempre così ciò è poco rilevante. La donna single è libera, indipendente, realizzata, nell'immaginario giovane e bella, possibilmente magra.

Soggettività considerate inferiori

Quali sono le soggettività per la società considerate inferiori?

Il maschio alpha deve prendere la distanza dalle donne, dagli omosessuali, dal ragazzino che è bravo a scuola e non con le ragazze, che non beve il sabato sera.

Questa rappresentazione sessista è molto presente anche nel mondo gay, dove il femminile è nuovamente subordinato e interiorizzato: il modello vincente gay è molto simile a quello del maschio alpha del mondo eteronormativo.

L'ideologia dell'amore romantico (tra uomo e donna)

"Dobbiamo chiederci se l'amore è un'eccezione, la sola, alla legge del dominio maschile, o la forma suprema perché la più invisibile di tale violenza" - Bourdieu.

In che senso?

Il video Love the way you like di Eminem e Rihanna gioca sull'ambivalenza. Dopo scene di violenza, c'è una forte passione erotica. La canzone ci dice: va bene così, perché mi piace il modo in cui mi fa male. Questo è un modo in cui la società mantiene l'ordine di genere, anche attraverso questa ideologia dell'amore romantico.

Quanto più lui è violento, quanto più sta dimostrando il suo amore per te.

Confini tra maschile e femminile

Un'altra strategia per mantenere e stabilire l'ordine di genere, è la definizione di confini chiari tra maschile e femminile. La società ci assegna dei ruoli rigidi (gabbie) per cui un'assegnazione di genere sulla base della caratteristiche fisiche con cui nasciamo, genera aspettative precise e chiare su chi siamo agli occhi della società e come dobbiamo comportarci, muoverci, parlare, di cosa possiamo ridere, chi può fare battute di certo tipo, come rapportarsi alla sessualità, quali preferenze privilegiare per film, sport e letture e poi di chi possiamo innamorarci.

La cosa che ci ha colpito di più è la percezione entrando nelle scuole di mondi marcatamente sessuali: i colori, gli spazi di gioco, la comunicazione, le aspettative degli insegnanti, i vestiti. Tutto rimandava ad una forte esigenza di descrivere in modo chiaro i confini tra maschile e femminile senza ambiguità.

Il rosa e l'azzurro per i grembiulini ne era una palese conferma (anche se non era la scuola a richiederlo).

Nel diario di campo (si appunta tutto che si vede e si annota, le emozioni e sensazioni, le riflessioni personali), le prof. avevano sottolineato la pervasività del rosa come se in qualche modo i confini fossero ben definiti ma con una pervasività dei caratteri considerati femminili. Ma siamo così certe che davvero in quelle classi ci fosse una predominanza delle caratteristiche che la società attribuisce al femminile (rosa, mollette, abiti)? Riflettono sugli appunti e sulle foto e si rendono conto che anche loro erano cadute in una trappola macroscopica per cui avevano sottovalutato la presenza dei marcatori della maschilità (azzurri e capelli corti). Come mai? Perché il maschile è la norma, è inclusivo ("I diritti dell'uomo”) e in quanto dominante è neutro e quindi per certi versi diventa invisibile al nostro sguardo. Il femminile invece si nota di più.

Quali sono le altre forme di dominazione che in quanto tali diventano neutro? L'eterosessualità, l'essere bianchi.

Spazi, giochi e oggetti sessuati

Gli spazi e i giochi erano sessuati. Ma è sessuato anche il possesso di oggetti neutri ("maestra, Andrea ha preso la gomma delle femmine"). Erano diverse anche le modalità relazionale con cui bimbi e bimbe giocavano con le bambole: i bambini giocano contro le bambole, non con le bambole. Impugnano le bambole per inscenare lotte cruente perché il maschio deve imparare ad essere in grado non solo di rompere le regole, ma anche ad esibire modi bruschi: il bambino troppo delicato e calmo, produce una certa inquietudine tra insegnanti e genitori.

I maschi giocavano con le bambole? Sì, ma facendo il papà. Quando però gioca con le bambole ma non per rappresentare un ruolo maschile, crea una certa preoccupazione. Inizialmente si cerca di calmare le preoccupazioni dicendo che è normale, ma poi segue un processo di giustificazione (forse è perché il papà è assente, il bambino si sta allenando a uscire con le ragazze quando sarà grande) per cui c'è tutto un sapere esterno che in prima battuta sembra naturalizzare il fatto che un maschio possa legittimamente avere il desiderio di sperimentarsi con giochi o vestiti che la società considera femminili.

Linguaggio e ordine di genere

Una delle strategie per mantenere l'ordine di genere è l'uso del linguaggio.

Perché le parole sono importanti?

Molto spesso quando si cerca di far riflettere sull'uso delle parole e su un uso non sessista di queste, usando il femminile e non il maschile neutro ad esempio, la reazione è "non è questo l'importante; le vere battaglie sono altre". Agire sulle parole però è importante, perché plasmano il pensiero, sono la lente attraverso la quale vediamo il mondo che ci circonda. Il nostro sguardo si modifica guardando il linguaggio.

Le parole creano la realtà: ciò che non si nomina, non esiste.

Modificare il linguaggio è una battaglia non solo collettiva, ma anche individuale.

Le parole però possono far male.

Parole non dette

"Gli uomini sono mortali" tendenza ad usare il maschile neutro, comprensivo del femminile. Non potrei però dire "Le donne sono mortali" senza che venga chiesto "E gli uomini no?". Non è un fatto linguistico presente solo nella nostra lingua. Ciò non è casuale ma ha a che fare con i rapporti di dominanza: ciò che è dominante diventa neutro (maschile, bianchezza, eterosessualità).

C'è un oscuramento del femminile che produce qualche cosa nel nostro processo di costruzione dell'identità in quanto donne, questa invisibilità l'abbiamo incorporata e si manifesta in una sorta di disagio e inadeguatezza quando ci muoviamo in arene che tradizionalmente non sono pensate come aperte al mondo femminile (ad esempio, nel mondo del lavoro).

Il non essere mai nominate rafforza l'idea che il nostro ruolo sia marginale nella società. Per altro la neutralità del maschile viene usata anche quando non è opportuno utilizzarlo (es: "si invitano i pazienti a comunicare lo stato di gravidanza o presunta. È normale che se devo dichiarare la gravidanza, sono una paziente).

Ci sono tantissime donne che scelgono di non declinare la loro professione (ministro, avvocato, magistrato) al maschile, perché effettivamente ci sono alcune professioni che storicamente sono sempre state maschile. Ma non abbiamo la stessa resistenza quando si creano neologismi riguardano la disabilità (ad esempio si è passati da handicappato a disabile ed infine a "persona con disabilità"). Cambia il nostro sguardo, non è solo una questione di politically correct.

Le maestre della scuola dell'infanzia storicamente erano donne e anche ora. Cosa succederebbe se chiamassimo il maestro, "maestra"? Non avrebbe lo stesso effetto di chiamare “avvocato” una donna. Quindi il discorso di una proporzione statistica di maschi o femmine in una professione vale ben poco.

"Direttrice" esiste, non è un neologismo e non è cacofonico. Eppure se non è una direttrice di scuola, ma di un dipartimento di università (quindi ricopre una posizione di prestigio), probabilmente si farà chiamare "direttore".

Uguale per "segretaria".

Questo è il fenomeno della "polarizzazione semantica" per cui la stessa parola declinata al maschile o femminile rimanda a immaginari molto diversi. "Maestro" indica una persona di grande prestigio e carisma che ha un'influenza straordinaria nel campo in cui si muove (es: Freud); faccio fatica invece a dire "maestra" per parlare di Rita Levi Montalcino, perché la parola si riferisce a una figura certamente positiva ma molto lontana da quella posizione di potere, prestigio e influenza attribuita al maschile. A volte noi donne tendiamo ad attribuire il nostro successo alla fortuna.

Sempre per la polarizzazione semantica, "il governante" e "la governante". Sono due universi completamente diversi tra loro.

"Segretario" e "Segreteria" e così via.

Sessismo benevolo

Il sessismo non benevolo è quello che ha a che fare con gli insulti e l'inferiorizzazione esplicita ("donna al volante pericolo costante" o dare della poco di buono). Ci sono forme di sessismo che hanno la stessa funzione di inferiorizzare il femminile, ma non sempre chi le usa lo fa in modo inconsapevole. Chiamare una donna "stellina, tesoro, gioia" in contesti non opportuni, come ad esempio durante una riunione con il datore di lavoro, mette in modo più o meno inconsapevole in discussione il proprio ruolo lavorativo e le proprie capacità.

Parole dette e inferiorizzazione

Una forma retorica molto usata per inferiorizzare le donne è la sineddoche, ossia la parte per il tutto ("la bionda" o "la bruna"). "Che bella gnocca" (usato anche su un giornale come Libero) non fa scandalo. Il fatto che il direttore di giornale si senta libero di usare questo titolo, significa che il sessismo può suscitare critiche ma non è un taboo.

Il sessismo non è tabù.

Usare la parola "negro" invece fa scandalo. Così come le differenze di classe: non si dice più "serva" per intendere la collaboratrice domestica. Ma pare ancora normale esprimersi con espressioni come "è passato un bel culo".

Parole urlate

La violenza verbale. Generalmente riguardano l'aspetto fisico "sei più bella che intelligente", la Merkel che viene definita "culona", le insinuazioni rispetto alla presunta reputazione sessuale di una donna (slut shaming), attribuendole termini come "troia" e "puttana" che quasi mai hanno a che fare con la loro effettiva situazione sessuale e vengono usati come strumento di controllo, ma anche le oscenità a sfondo sessuale. Uso lo slut shaming non semplicemente perché quella donna ha una condotta sessuale disdicevole secondo i canoni individuali, ma semplicemente perché ha rubato un parcheggio, perché ha fatto carriera, perché ricopre un ruolo di potere (es: il deputato che dice alle colleghe del PD che sono lì perché sono brave a fare...).

La sessualità urlata e agita sono dispositivi di dominazione molto efficaci e diffusi per ribadire l'ordine violato e rimettere le donne al loro posto (perché hanno potere, perché sono libere, perché non vogliono più stare con un uomo, perché sono lesbiche, per qualunque motivo). Ogni volta che una donna viola l'ordine di genere anche in modo banale, viene rimessa al suo posto attraverso anche il ricorso ad una sessualità urlata e agita tesa a violare la donna e a violentarla anche simbolicamente.

Sextortion e revenge porn

Il primo è usare immagini rubate o concesse di intimità (un corpo nudo o un'attività sessuale anche consenziente) per poi ricattare la ragazza.

Per fortuna per il Revenge Porn c'è una legge, anche se comunque le vittime fanno fatica a far sì che le loro immagini vengano cancellate dalla rete.

La cultura dello stupro fa

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher momalucilla di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione agli studi di genere e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Stagi Luisa.
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