Introduzione agli studi storici
Introduzione alla storia economica
Prefazione
Il problema della storia economica è che si trova a fare da mediatrice tra due discipline di natura diversa.
Autore: Carlo (Maria) Cipolla
Nato e morto a Pavia (1922-2000), ha insegnato in Italia e negli Stati Uniti, specializzato in storia economica. Il suo approccio, inizialmente, è soprattutto descrittivo; è stato tra i primi a cercare legami tra l’alfabetizzazione e lo sviluppo economico e a studiare le epidemie e le conseguenze socioeconomiche. In “Introduzione allo studio della storia economica” egli descrive la sua metodologia di storia economica dove si ricorda la varietà delle fonti e la necessità di "parlare con i numeri" attraverso la propria preparazione accademica.
Capitolo 3: Le fonti
Differenza tra storico e romanziere
Lo storico economico (e lo storico in generale) si differenzia dal romanziere poiché non inventa ciò che racconta, anche se il suo intuito e la sua fantasia possono aiutarlo a riempire certe lacune con ipotesi più o meno vere. Lo storico necessita sempre di disporre di documenti di appoggio per la sua ricostruzione, ha bisogno di appoggiarsi a fonti che integrino, completino e fortifichino le sue osservazioni.
Quindi le fonti per la storia sono un elemento essenziale.
- Lo storico ricostruisce il passato sulla base di una documentazione che deve essere trattata con cautela ed a cui deve attenersi secondo criteri rigorosi. La sua serietà si misura dunque sul rigore e l’intelligenza con cui sa far uso della documentazione disponibile. Infatti, quando si legge un libro di storia, ci fidiamo implicitamente di quello che lo storico scrive, e l'abitudine editoriale di mettere le note di riferimento a fine capitolo o addirittura in fondo al libro (invece che a piè di pagina), rafforza questa tendenza alla credulità acritica.
- Il romanziere è colui che partendo da fatti realmente accaduti, li modifica inventando o aggiungendo storie per enfatizzare e attirare l’attenzione del suo pubblico (per esempio Alessandro Manzoni parte da un fatto storico e poi ci romanza sopra).
Il lavoro di uno storico
Il lavoro di documentazione dello storico può essere distinto in tre fasi:
- Raccolta delle fonti documentarie
- Esame critico delle fonti documentarie
- Interpretazione e utilizzazione delle fonti documentarie
Raccolta delle fonti
La raccolta delle fonti documentarie e dei dati in esse contenuti richiede impegno e difficoltà. La documentazione disponibile è spesso lacunosa e ciò essenzialmente per tre circostanze diverse:
- La documentazione desiderata può non essere stata prodotta; può essere stata non prodotta semplicemente perché la cultura della società di cui lo storico si occupa non avvertì il bisogno di soddisfare le curiosità ed i quesiti che invece interessano allo storico oppure per ragioni banali come per esempio in alcune società dove prevalse l’analfabetismo si preferì agli accordi scritti quello orale con semplicemente una stretta di mano.
- Può essere stata volontariamente distrutta; può accadere perché qualcuno ha interesse a farla scomparire onde non lasciar traccia di vicende cui la documentazione si riferisce. Tra l’altro la distruzione di un documento non è sempre di origine dolosa. Spesso la documentazione viene distrutta perché si ritiene che non valga la pena e la spesa di conservare un certo documento.
- Può essere stata involontariamente distrutta o dispersa: I casi classici sono quelli di origine naturale come incendi, alluvioni o terremoti.
Es: Due incendi che devastarono il palazzo Ducale di Venezia nel 1574 e nel 1577 distruggendo buona parte dei documenti amministrativi. Un terremoto devastò Lisbona nel 1755 e distrusse l'archivio dove erano custoditi buona parte dei documenti relativi alle esplorazioni e al commercio portoghesi in Africa e in Asia nei secoli XVI e XVII.
Quando si parla di queste dobbiamo anche includere atti di guerra che spesso però rappresentano una distruzione non accidentale ma barbaricamente voluta.
Es: Incendio ad una villa contenente materiale documentario dell'Archivio di Stato di Napoli da parte delle truppe tedesche in ritirata il 30 settembre 1943.
Nella categoria delle perdite accidentali si possono includere anche le dispersioni e distruzioni avvenute e che di continuo avvengono per l’usura del tempo e/o per incuria e negligenza.
Es: Nei secoli scorsi in Occidente la dispersione dei documenti pubblici era facilitata dalla cattiva abitudine dei membri delle classi alte che avevano accesso al governo di portarsi a casa documenti della pubblica amministrazione per studiarli con maggior comodo. Spesso e volentieri ci si dimenticava o non ci si curava di riportare i documenti all'ufficio dove i documenti sarebbero dovuti essere conservati.
Esame critico delle fonti
Lo storico, di qualsiasi epoca si occupi, non deve lasciare nessun campo inesplorato, sempre alla ricerca di nuove prove. Di conseguenza, per lo storico i termini documento, documentazione, fonte documentaria finiscono per acquisire un significato lato. Quando le fonti scritte sono poche bisogna studiarle, analizzarle e interpretarle attentamente, quasi come farebbe un detective, e, nei casi più estremi, guardarsi intorno e rivolgersi anche ad altre materie, altri campi come la linguistica, l’archeologia e così via.
Nel XVIII e XIX secolo si è sviluppata l’archeologia industriale, su cui si basano le nostre ricostruzioni della Rivoluzione Industriale. Secondo Cipolla, diversamente dalla definizione “classica” di documento (una testimonianza scritta di un fatto di natura giuridica), per lo storico esso consiste in ogni testimonianza, scritta o orale, archeologica o numismatica (studio della moneta), che essa sia. I dati archeologici sono una fonte primaria tanto quanto lo sono quelle letterarie, pertanto lo storico deve sapere che essi possono integrarle, contraddirle o addirittura fornire informazioni aggiuntive altrimenti sconosciute. È dunque praticamente impossibile redigere una lista di fonti della storia economica.
Fonti primarie e secondarie
Solo nel XVII secolo si sentì il bisogno di distinguere i tipi di fonti (primarie e secondarie).
- Fonte primaria: La fonte primaria è di chi assiste in prima persona ai fatti.
- Fonte secondaria: Testimonianza non diretta, ad esempio utilizzare fonti a Firenze per studiare l’Inghilterra. Una Cronica di Giovanni Villani data fonte può essere nello stesso tempo primaria e secondaria. La è una fonte primaria per quanto riguarda gli accadimenti nella Firenze del suo tempo ed è una fonte secondaria per tutto il resto; dipende dal contesto di studio.
Bisogna basarsi in primis sempre sulle primarie, e solo se costretti, sulle secondarie, mantenendo comunque in entrambi i casi (nel secondo a maggior ragione) dovuta cautela.
Tipi di fonti primarie scritte
Tra le fonti primarie scritte disponibili allo storico vanno distinte:
- Fonti documentarie: Atti pubblici (documento scritto da notaio), Atti privati (testamenti), registri (repertori che possono essere di atti pubblici o privati), lettere (ad esempio degli ambasciatori che dovevano informare il proprio stato cosa avveniva nelle città), statuti (atto normativo fondamentale che disciplina l'organizzazione e funzionamento di ente pubblico e non)
- Fonti narrative: Annali (documento scritto che raccoglie anno per anno gli eventi più importanti in un determinato contesto), Cronache (narrazione storica che segue il criterio cronologico nella quale gli eventi sono organizzati), Biografie (descrizione della vita di qualcuno in forma di libro o saggio), Diario (annotazioni quotidiane a volte con caratteri intimistici, Diario di Anna Frank, di bordo di Colombo), Gesta (si raccolgono le imprese eroiche guerresche, gloriose di un popolo, anche le sconfitte).
Altri tipi di fonti
- Iconografia: Ramo della storia dell’arte che si occupa della classificazione e interpretazione di ciò che viene rappresentato nelle opere d’arte.
- Iconologia (immagine e discorso): È una descrizione approfondita dell’immagine. Intorno al 700 si comincia a sentire il bisogno di raccogliere le fonti, a Modena abbiamo la prima raccolta di un certo tipo di fonti RIS (rerum italicarum scriptores).
La metodologia scientifica
La metodologia scientifica è la seguente:
- Formulazione di una teoria strutturata logicamente.
- Raccolta di dati il cui grado di affidabilità è misurato da una statistica del loro margine di errore.
- Verifica della teoria per mezzo dei dati di cui si è accertata l’affidabilità.
Tuttavia, nella storia economica, si ha spesso a che fare con dati deliberatamente falsificati, e ciò comporta la diffusione di notizie non vere; perciò non bisogna mai riporre cieca fiducia verso chi riferisce queste narrazioni, sia esso uno storico sia esso una fonte (specialmente nel caso di fonte secondaria). Inoltre, un’altra causa sta nell’incomprensione dei fini, cioè quando non si capisce il fine di una determinata azione o evento.
Per molto tempo queste preoccupazioni non si posero, proprio perché mancava il metodo, una metodologia sistematica, che fu compiuta nell’Ottocento (distinzione delle fonti e ciò appena detto). Gli storici sono “rimasti zoppi” sulla teoria, mentre gli economisti sulla raccolta di dati.
Capitolo 4: La critica delle fonti
Per critica delle fonti si intende:
- Interpretazione letterale (decifrazione).
- Interpretazione sostanziale (o del contenuto).
- Autenticità.
- Attendibilità.
Questi quattro processi sono interdipendenti. La decifrazione diventa più difficile per documenti di epoche remote. Per autenticità e attendibilità, lo storico deve distinguere quattro tipi di fonti (primarie):
- Fonte falsa con contenuto falso: La donazione di Costantino con cui l’imperatore nel 313 d.C. avrebbe donato a papa Silvestro la città di Roma legittimando così il potere temporale del vescovo di Roma e la sua supremazia sugli altri vescovi della chiesa cattolica. Gli uomini lo sapevano, persino Dante ma non riuscivano a dimostrarlo e si scoprì successivamente nel 1400 con Lorenzo Valla.
- Fonte falsa con contenuto veritiero, ad esempio una riproduzione di una fonte andata distrutta. Possiamo prendere per ipotesi un documento autentico di acquisto di una certa proprietà da parte di una abbazia che per un ipotetico incidente il documento in questione vada distrutto o disperso. Non è impensabile che in un caso del genere nel medioevo i monaci fabbricassero un nuovo documento riproducente la sostanza del primo. In tal caso, il secondo documento è falso perché rifabbricato, ma il suo contenuto è veritiero.
- Fonte genuina con contenuto falso, in cui il documento è autentico ma i dati sono stati camuffati o falsificati di proposito; Spesso venivano camuffati contratti di mutuo oneroso sotto la parvenza di contratti di cambio. Dichiarazione dei redditi fatte al fisco da individui e da aziende private. Nel periodo tra le due guerre mondiali il governo nazista pubblicava statistiche ufficiali delle quali risultavano riserve auree inferiori a quelle effettivamente detenute dalla banca centrale tedesca.
- Fonte genuina con contenuto veritiero, in cui risulta molto difficile stabilirne l’effettiva attendibilità contenutistica: molti documenti sono involontariamente errati, ad esempio un testamento.
Prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili (1453) i testi venivano riprodotti da scrivani copisti. Quando un testo viene ricostruito correttamente, seguendo i criteri di ricostruzione della sua genealogia, viene chiamato “edizione critica”; questo vale soprattutto per le fonti narrative. Ciò serve anche a farsi un’idea sulla quantità di errori presente nel documento a noi rinvenuto (più livelli di genealogia comportano più errori di trascrizione). Inoltre, se due fonti danno la stessa versione dei fatti, non costituisce prova di veridicità, perché potrebbero essersi copiati l’uno dall’altro.
Lo storico generale, per l’interpretazione sostanziale, deve valutare il suo criterio di coerenza e compatibilità, e il criterio di concordanza con altre fonti indipendenti. In generale, il più delle volte ci si trova ad avere a che fare con informazioni quantitative, per cui occorre determinare il margine di errore delle grandezze fornite dalla fonte. Nelle scienze esatte, il termine “errore” viene definito come la deviazione standard tra i valori medi della popolazione, mentre invece lo storico lo intende semplicemente come mancanza di accuratezza dei dati che, talvolta, sono indicati dalle fonti stesse.
Capitolo 5: La ricostruzione storica
Se lo storico racconta dei fatti vissuti in prima persona, allora è storico e fonte allo stesso tempo. In ogni caso le fonti, oltre che recare il messaggio del passato, rappresentano anche uno schermo tra lo storico e il passato stesso. Inoltre, lo storico deve operare delle scelte, deve selezionare solo le informazioni che gli servono e non raccogliere tutti i dati indistintamente, e le scelte dipendono (secondo Cipolla) dalla problematica dello storico (si ritorna al discorso di fonte primaria e secondaria) e, se vogliamo, anche dalla sua esperienza.
Quattro trappole per ogni storico economico
Semplicismo
Inevitabile semplificazione dei fatti: Una delle differenze tra la metodologia dello storico e quelle dell'economista è che mentre il secondo limita la sua attenzione ad un numero ridotto di variabili, lo storico economico deve (dovrebbe) prendere in considerazione un numero molto più elevato di variabili. Ne consegue che la descrizione dello storico economico risulta più completa e realistica della descrizione normalmente paradigmatica dell'economista. Ma anche la descrizione più dettagliata della realtà storica fatta dallo storico più minuzioso risulterà sempre una estrema semplificazione della realtà. La documentazione superstite fornisce allo storico una informazione ridotta e parziale e più o meno deformata della realtà. Ogni ricostruzione storica è quindi una semplificazione più o meno drastica della realtà, il che comporta errori nel senso di differenze tra l’approssimazione semplificativa e generalizzatrice e la ben più complessa realtà. Lo storico di valore è quello che riesce a trasmettere al lettore il senso che la storia è di gran lunga più complessa di quanto lui racconti. Gli studiosi che si appoggiano a fonti di seconda, terza o quarta mano cadono in atroci generalizzazioni e semplificazioni. Un’altra circostanza a favore del semplicismo per la storia economica è l’eliminazione dell’individuo.
Ex-postismo
Per lo storico "il presente" può rappresentare un certo qual numero di anni o decenni. Per l'individuo comune un certo numero di giorni e di settimane. Per l'operatore di borsa un certo numero di minuti e ore. In effetti il presente è l'attimo sfuggente in cui il futuro diventa passato. Il futuro è incerto. Il grado di incertezza varia da caso a caso, di tempo in tempo. Il fatto che occorre prendere delle decisioni per effettuare delle scelte in un clima di incertezza comporta rischi. Le scelte prese dall'individuo non sono sempre e necessariamente razionali. Ex post (a posteriori) tutto si giustifica, tutto appare logico ed ineluttabile. È la tendenza a ricostruire la vicenda umana come una concatenazione logica e ineluttabile di avvenimenti. È facile per lo storico peccare di ex-postismo. La tendenza a ricostruire la vicenda umana come una concatenazione logica e ineluttabile di avvenimenti è accentuata dalla tendenza a trasferire nel discorso storico il concetto scientifico-fisico di causa. Fa parte della natura umana cercare di individuare una o più cause per ogni accadimento di una qualche rilevanza. Ma nella ricostruzione storica non è possibile verificare con l'esperimento cosa sarebbe accaduto se in una data sequenza di accadimenti una variabile fosse stata diversa mentre le altre variabili fossero rimaste quali in effetti furono. Una ricostruzione che pecchi di ex-postismo nasconde, invece di illustrare, il problema decisionale che è la costante della vicenda umana. Quando ci si riferisce al passato occorre ricordare che gli uomini del passato avevano a che fare con delle opzioni e delle scelte mentre noi, beneficiando della prospettiva storica, siamo in grado di valutare i risultati non solo di breve, ma anche di lungo periodo di quelle scelte. Gli uomini di quel passato operavano dal punto di vista dell'ex-ante. Noi li giudichiamo dall'ex-post. Loro conoscevano cose che noi non conosciamo. Noi conosciamo cose che loro non conoscevano, per esempio le conseguenze delle loro scelte.
Teismo
Mentre gli storici sono abitualmente severi nel criticare le fonti, non sempre esercitano la stessa critica nei confronti di ciò che essi stessi scrivono e sostengono. I libri che espongono una tesi sono molto più interessanti dei libri puramente descrittivi. Non c’è nulla di male nel fatto che uno storico economico scriva un libro o un articolo presentando una sua tesi, a certe condizioni però. Quando c’è di mezzo una tesi da sostenere, può capitare che lo studioso si appassioni ad essa e perda il dovuto barlume critico. Nel caso specifico della storia economica, spesso per dare apparenza scientifica e obiettiva si utilizzano documentazioni che si riferiscono al breve periodo attribuendo un valore di lungo periodo oppure si abbonda di tabelle numerico-statistiche dove le cifre possono essere facilmente manipolate.
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