INTRODUZIONE
Il migrant writer ci dà un’ esperienza immediata, vissuta e profonda di cosa sia la
globalizzazione nella quale viviamo: le voci dei migrant writer non costituiscono però un
genere letterario o una corrente ma più un’esperienza del presente.
Nel 1989, un grave episodio razzista provoca la morte del rifugiato sudafricano Jerry
Esslan Masslo, suscitando la reazione commossa di una nazione e attuando i primi
provvedimenti sul tema migratorio (Legge Martelli) - da qui si avverte l’urgenza di
penetrare con la narrazione nei margini ignorati della realtà sociale. Nel 1994 i
concorsi letterari risultano decisivi per la produzione e la circolazione dei testi: questi
concorsi erano riservati a scrittori e scrittrici migranti, il cui filtro dell’ironia è funzionale.
Successivamente, la funzione del concorso diviene problematica perché rischia di
creare un ghetto culturale. Di recente, sono state create anche scuole e laboratori di
scrittura di narrazione meticcia che lavorano sullo scambio culturale tra migranti ed
italiani.
Tutta la scrittura dei migranti concerne nella volontà di dialogo, nella rivendicazione
della persona come singolo, nella trasformazione dei migranti verso l’uguaglianza e
l’adattamento alla società, sperando in un arricchimento reciproco piuttosto che ad un
confronto, nell’apprendistato linguistico e nell’irrisolta situazione delle ultime
generazioni.
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PANORAMICA DEL PERIODO E LETTERATURA ITALIANA POSTCOLONIALE
Riscrivere la Nazione
Fine anni Ottanta in Italia: numerosi cambiamenti sociali che hanno messo in
discussione sia il concetto stesso di identità italiana, sia il modo di concepire le
migrazioni. Le migrazioni globali transnazionali hanno di fatto cambiato la composizione
della società, che diventa ogni giorno più diversificata e plurale..
La letteratura italiana postcoloniale ha inizio nel 1990 e gli scrittori e le scrittrici
contemporanei denunciano l’idea di razza e la superiorità della società “bianca e
cattolica”.
Definire questa letteratura “postcoloniale” anziché “migrante, della migrazione,
interculturale” ecc.vuol dire non soltanto rileggere e riscrivere la storia e la
cultura italiana ponendosi all’ascolto di questi nuovi soggetti di scrittura, ma
anche mostrare come le relazioni di dominio poste in essere dal colonialismo
siano riprodotte nella società italiana contemporanea, e significa anche
riarticolare le dinamiche di potere.
L’essere accomunati da un’unica etichetta, sacrificando le differenze interne, ha
anche permesso a scrittori e scrittrici migranti e di seconda generazione di
esercitare una certa resistenza culturale e politica, sensibilizzando la
popolazione italiana sulle condizioni di emarginazione in cui spesso vivono i
migranti e sulle loro richieste di diritti.
Dal 1990 al 2017 è possibile riconoscere tre fasi ben distinte:
1. Dal 1990 al 1994: letteratura della migrazione - tematiche legate alle migrazioni,
al senso di spaesamento e sradicamento nella società di destinazione;
2. Dal 1995 al 2000: fase di transizione - difficoltà esperite dai migranti nelle società
di destinazione ma stabilità culturale con prime riviste e primi premi letterari;
3. Dal 2001 al presente: razzismo e strategie di razzismo che mirano all’esclusione
di migranti e rifugiati.
PRIMA FASE: desiderio di autori e autrici di raccontare il proprio impatto con l’Italia e al
tempo stesso curiosità degli italiani di saperne di più. Tutte queste narrazioni
autobiografiche raccontano storie allo stesso tempo individuali e collettive sulla difficile
vita che gli immigrati conducono in Italia, narrate per la prima volta non dagli italiani ma
agli italiani dai migranti stessi. Strategia spesso utilizzata e sempre ricorrente: evocare
il paese d’origine. Le opere di questo periodo però sono state considerate troppo
personali e poco universali, molto intime (prima generazione).
SECONDA FASE: questi autori sono ancora perlopiù di prima generazione, cioè
migranti. Nascono i primi concorsi letterari e le prime riviste specifiche (“Eks&Tra”,
“Lingua Madre”, “Caffè. Rivista di letteratura multiculturale”) per dar voce a coloro che
vengono considerati come corpi estranei da emarginare o eliminare. Questa fase è
caratterizzata da autori e autrici, generi, temi e stili più ampi e diversificati rispetto al
periodo precedente.
TERZA FASE: le seconde generazioni cominciano a dar vita a nuove forme espressive,
legate all’hip hop e alla cultura popolare, e a rappresentare una società italiana
multiculturale in rapido cambiamento, mentre al contempo denunciano i meccanismi
legali che tengono le seconde generazioni ai margini della società. Tematiche come il
razzismo del passato e del presente, il diritto alla cittadinanza per le persone nate e
cresciute in italia, le difficoltà delle seconde generazioni e le crisi adolescenziali, la
costruzione di un’identità italiana, i conflitti che la convivenza di diverse culture può
portare ma anche voglia di convivere pacificamente e arricchendosi reciprocamente. Gli
scrittori di questo periodo (seconda generazione) sono caratterizzati da un senso di
spaesamento e consapevolezza, mista a volte a fierezza delle proprie origini (questi
individui sentono l’Italia come il proprio Paese, sono gli altri che non li vedono come
cittadini italiani).
LETTERATURA ALBANESE ITALIANA
Il rapporto tra Italia e Albania ha radici antiche, di molto antecedenti alle grandi ondate
migratorie che hanno avuto inizio nel 1991, dopo il crollo del regime comunista. Dal
1939 al 1943 i due paesi hanno intrattenuto una vera e propria relazione coloniale che
ha avuto profonde ripercussioni sulla storia dell’Albania. In seguito, la vicinanza
geografica con l’Italia ha consentito agli albanesi la ricezione della televisione italiana, e
ciò ha permesso loro di accedere al mondo occidentale. Anche se il colonialismo
italiano in Albania è stato breve, la forte influenza italiana sulla storia e sulla cultura
albanese è presente nella produzione letteraria di scrittori e scrittrici di origine albanese.
QUINDI, se nella prima fase prevalgono le narrazioni autobiografiche e la necessità di
raccontare la propria storia in prima persona, unite alla curiosità dei lettori italiani di
ascoltare testimonianze dirette e l’omogeneità per la tipologia di autori e autrici
(immigrati che necessitano dell’aiuto di mediatori culturali e linguistici per scrivere e
pubblicare i propri testi), sia per le motivazioni che li spingono a scrivere (necessità di
autodefinizione e desiderio di acquisire autorità); nella seconda fase gli autori hanno
più padronanza della lingua e maggiore familiarità con la società italiana, le tematiche
cominciano a differenziarsi, nascono le prime riviste e i primi concorsi.
La letteratura della migrazione non è un fenomeno passeggero ma è una fase iniziale:
si consoliderà presto la letteratura postcoloniale diretta, prodotta cioè da soggetti
provenienti da Paesi con cui l’Italia ha intrattenuto relazioni coloniali.
LETTERATURA POSTCOLONIALE DIRETTA
Con questo termine si intende la produzione letteraria di autori e autrici provenienti da
(o originari di) Paesi che hanno un legame diretto con il colonialismo italiano; in
particolare il Corno d’Africa e la Libia, dove la colonizzazione è stata più a lungo
presente e dove essa ha prodotto effetti più duraturi. Ciò che gli autori e le autrici che
con l’Italia intrattengono un rapporto di postcolonialità diretta hanno in comune è la
familiarità con la storia, la cultura e la lingua italiana.
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SECONDE GENERAZIONI
Le seconde generazioni sentono l’Italia come il proprio Paese, ma avvertono
continuamente la propria diversità rispetto agli italiani da sempre.
Famiglie Nonostante
L’immigrazione familiare ha come conseguenza la formazione di nuove generazioni che
crescono nel paese in cui i genitori hanno deciso di trasferirsi, ne assimilano la lingua, i
modi di vita e le pratiche sociali.
Le seconde generazioni rivendicano il fatto che la provenienza da una famiglia
contraddistinta da una storia di immigrazione è soltanto UNA componente della loro
personalità.
SCUOLA: gli alunni arrivati per ricongiungimento sono spesso inseriti in una classe
inferiore alla loro età anagrafica per problemi con l’italiano; inoltre la disponibilità di
minori risorse da parte delle famiglie incide nel provocare ritardi e abbandoni scolastici
e canalizzazione degli insegnanti verso rami bassi del sistema educativo
(discriminazione educativa = vengono consigliati percorsi brevi e semplici anche per
evitare frustrazioni). Gli studenti universitari di origine immigrata, però, ad oggi, sono
prevalentemente iscritti a corsi di laurea di area sociale ed umanistica.
LAVORO: l’aspirazione dei giovani sembra essere molto diversa da quella dei genitori,
ma le loro ambizioni spesso vengono spente dal fatto che sono penalizzati per la
mancanza della cittadinanza italiana.
RELIGIONE: se per le prime generazioni la frequentazione di istituzioni religiose viene
vista come uno spazio di mediazione tra società di origine e società di arrivo, per le
seconde generazioni questo ruolo è meno scontato e le istituzioni religiose spesso
vengono vissute come costrittive ed inadeguate.
CITTADINANZA: è in primis percepita come riconoscimento formale, è un documento
ufficiale che consente di viaggiare, di rimanere, di fissare la propria residenza senza
restrizioni; poi, diventa un prerequisito per la propria realizzazione personale e per il
pieno godimento dei diritti civili e per l’accesso alla partecipazione pubblica.
La cittadinanza genitoriale (il diritto dei figli a vivere con i propri genitori) non gode per
gli immigrati degli stessi solidi diritti di cui gode per i cittadini nazionali.
Se la familiarità con la cultura di destinazione consente ad autori e autrici di seconda
generazione un distacco ironico l’ironia viene spesso utilizzata da autori e autrici di
seconda generazione anche per articolare una critica dall’interno delle proprie culture
d’origine.
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RAZZISMO RADICATO
Riscrivere la Nazione
Nel 2013 il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta nomina ministra una donna
originaria della Repubblica del Congo: in un paese come l’Italia, dove domina il potere
maschile bianco, il fatto che la ministra fosse non solo nera ma anche donna destò
grande scetticismo. Questo è solo uno degli esempi di come il razzismo e il sessismo
siano elementi radicati nella società italiana. Un altro atteggiamento italiano tipico è la
rappresentazione di giovani e belle donne come corpi da desiderare, possedere e
spesso annientare.
Il colore della Nazione
Anche in seguito a drammatici fatti di cronaca come l’omicidio nel 1989 di Jerry Esslan
Masslo, emerge in Italia una composita realtà antirazzista, di cui sono parte attiva
anche i migranti e che contribuisce all’apertura nello spazio pubblico di un dibattito
sull’esistenza di un razzismo in italia.
La canzone Tammurriata nera, suggerendo che il colore del bambino possa essere
dovuto al fatto che la madre già incinta sia restata impressionata dalla vista di un nero,
stabilisce un’associazione tra nero brutto e deforme, ribadendo la mostruosità dei
rapporti interraziali e degli ibridi.
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INTERSEZIONALITA’, MADAMATO, VENERI NERE E SISTERARCHY
INTERSEZIONALITA’: termine coniato da Kimberle Crenshaw che risale al femminismo
nero statunitense tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta e che si tratta di un approccio
teorico e metodologico che afferma la necessità di intersecare le categorie di
oppressione invece di considerarle separatamente l’una dall’altra e di sommarle.
L’approccio intersezionale evidenzia l’eterogeneità di cui si deve tenere conto quando si
parla di donne e il fatto che non tutte le donne storicamente condividano la medesima
oppressione - ciò non può costituire un collante per un rapporto di presunta sorellanza
universale (la storia delle donne nere negli Stati Uniti è profondamente diversa da
quella delle donne bianche).
Infatti, parlare di razza o di genere senza adottare una prospettiva intersezionale limita
l’ampiezza e la profondità dell’analisi.
Dal 1700 la religione cede il passo alla scienza: si sviluppa l’idea che le differenze che
determinano le diverse condizioni di vita dei popoli siano naturali e ciò giustifica la
missione civilizzatrice = l’opera di conversione e civilizzazione non è dunque che un
pretesto per giustificare la conquista imperialista.
L’immaginario legato alla penetrazione dei territori sconosciuti si lega al desiderio di
penetrare il corpo delle donne indigene.
L’Eritrea diventa la prima colonia italiana nel 1890 e i colonizzatori sfruttano i corpi delle
donne nere attraverso la prostituzione e il madamato: la donna nera raffigura l’alterità
per eccellenza e ciò giustifica le azioni del maschio bianco e cattolico.
Le “Veneri Nere” suscitano nell’uomo bianco una potente attrazione e allo stesso tempo
una profonda paura: la responsabilità diventa quindi della donna colonizzata che istiga e
non del colonizzatore che la sfrutta.
SISTERARCHY: oppressione di donne in posizione egemonica su altre donne.
Concetto di sorellanza effimera: le donne bianche spesso relegano le donne nere allo
spazio domestico che esse stesse sono state in grado di abbandonare grazie alle lotte
femministe degli anni Sessanta - il concetto di sorellanza universale perciò viene
profondamente messo in discussione.
Le leggi di mercato e quelle che regolano i flussi migratori nelle società occidentali e
non solo fanno sì che le donne migranti abbiano avuto e continuino ad avere un
accesso relativamente facile a lavori di cura come collaboratrici familiari e badanti e al
mercato del sesso in qualità di prostitute e lavoratrici del sesso.
CONCLUSIONE: le rappresentazioni di genere di stampo coloniale sono ancora
saldamente radicate nell’immaginario italiano contemporaneo.
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RAZZA
Riscrivere la Nazione
Razza: categoria necessaria per analizzare grandi crimini razziali europei: lo spazio
nazionale rimane sempre uno spazio bianco all’interno del quale ai corpi neri non è
riconosciuta un’esistenza legittima. Gli studi sulla razza cominciano a svilupparsi in
Italia negli anni Novanta e producono tre filoni di ricerca: studi su razzismo e
antisemitismo fascista e processi che ne derivano, studi sulla differenza tra Nord
(superiore) e Sud (inferiore) in Italia, studi sulla presunta bianchezza degli emigrati
italiani negli Stati Uniti.
Diversamente dagli Stati Uniti, in Europa l’enfasi è stata posta sulla razza,
categoria necessaria per analizzare i grandi crimini razziali europei come lo
sterminio di comunisti, omosessuali, zingari e ebrei nei campi di concentramento e
la pulizia etnica operata durante le guerre balcaniche. Tale analisi però ha lasciato
fuori i crimini del colonialismo per analizzare i quali il colore ha un ruolo
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