Il Settecento: coordinate storico-culturali
Dal Rococò all'Illuminismo e al Neoclassicismo
Ci occuperemo del periodo che va dalla fine del XVII secolo a quella del XVIII secolo. In questo periodo troviamo un ritorno dell'elaborazione di gusto classicistico-razionalista, molto spesso basato sul rifiuto di stravaganze e degli eccessi barocchi.
Le diverse fasi
Nella prima fase, che va dall'ultimo decennio dei Seicento alla metà del Settecento, il recupero del classicismo avviene come tentativo di restaurare il buon gusto, ovvero il senso della grazia e della misura, da parte di una nuova generazione di intellettuali: parliamo dell'Accademia dell'Arcadia, fondata a Roma nel 1690, dove si appoggiava il ritorno ad una poesia di argomento bucolico, leggera ed elegante e praticata solo da una selezionata cerchia di letterati.
In questa prima fase, intorno al 1730, si sviluppa il Rococò, un movimento artistico nato alla corte francese di Luigi XIV e sviluppatosi poi nei primi decenni del regno di Luigi XV, basato sull'uso raffinato e controllato di forme sinuose, dalle proporzioni ridotte o addirittura minime.
A partire poi dalla fine degli anni '30 (e poi sempre più intensamente negli anni successivi) si sviluppa la corrente di pensiero che conosciamo come l'Illuminismo. Questo movimento nasce anch'esso in Francia, assumendo poi dimensioni europee, e si basa sul libero pensiero, sulla volontà di servirsi della ragione per una conoscenza senza limitazioni (il motto, infatti, secondo il filosofo Immanuel Kant, è sapere aude, ovvero osa sapere). Questo movimento si schiera contro ogni forma di assolutismo politico e religioso e favorisce la reinterpretazione del bello, che inizia ad essere oggetto di una disciplina specifica, ovvero l'estetica. In particolar modo, l'Illuminismo si legò ad un nuovo filone di interpretazione del classicismo, una rivisitazione razionalistica della classicità: con la consapevolezza della distanza che li separava da quel mondo, si proponevano la ricostruzione di una nuova classicità, per questo parliamo di Neoclassicismo, nato intorno alla seconda metà del XVIII secolo e favorito anche dalle scoperte di opere antiche che fino a quel momento erano sconosciute, come ad esempio quelle emerse dagli scavi di Ercolano e Pompei dal 1738.
Sotto l'etichetta di Neoclassicismo si possono collocare produzioni diverse, di autori che sperimentano stili anche in apparenza contrastanti, come ad esempio in Germania, parallelamente al Neoclassicismo si sviluppò il movimento dello Sturm und Drang, che invece sostiene il rifiuto dei canoni ed è considerato una sorta di proto-romanticismo.
Il contesto politico ed economico
Da un punto di vista politico, il Settecento è caratterizzato dal tramonto della potenza spagnola e dalla lotta di Francia, Austria, Inghilterra, Prussia e Russia per l'egemonia in Europa. In campo economico, in Inghilterra si avvia la Rivoluzione Industriale, ovvero la meccanizzazione delle attività produttive che poi si diffonderà nell'Ottocento nel resto d'Europa. Alla fine del secolo la Francia, con la Rivoluzione del 1789, impegnerà l'Europa in una serie di guerre che cambieranno gli Stati europei e anche la coscienza dei popoli. Infatti, con la Rivoluzione Francese, nasce la società moderna con le sue strutture politiche e sociali, dove vengono riconosciute l'uguaglianza degli uomini e l'esistenza dei diritti e dei doveri di quelli che verranno finalmente chiamati cittadini e non più sudditi.
Sviluppi filosofici e culturali
Sul piano filosofico, il Settecento, con l'elogio della ragione e la lotta contro i pregiudizi, vede la nascita delle scienze umane, come l'antropologia, favorita dai viaggi nelle terre lontane e dai contatti fra i popoli. Il mondo intellettuale europeo è ormai caratterizzato dal cosmopolitismo e dal senso di appartenenza ad una universale Repubblica delle lettere, inizia a diffondersi la figura dell'intellettuale moderno, ovvero che vive del proprio lavoro e sono sempre più frequenti i contatti e gli scambi tra loro, grazie alla rapidità di comunicazione, favoriti dalla diffusione della stampa e dei giornali.
Contesti e confronti
Il Settecento è un secolo di forte espansione demografica ed economica. Per quanto riguarda la demografia, la popolazione europea passa da 114 milioni di abitanti a 180 milioni, soprattutto nei paesi del Nord Europa. Per quanto riguarda l'economia, l'agricoltura rimaneva il settore più produttivo, inteso come il vero e proprio motore dell'economia dell'epoca. In questo settore si verifica un aumento della produzione, grazie alla diffusione di colture importate dal continente americano, come mais e patate, e all'introduzione di un'agricoltura di stampo capitalistico, finalizzata quindi alla vendita sul mercato con grandi profitti da investire nuovamente nell'attività produttiva.
In campo manifatturiero, come abbiamo già menzionato in precedenza, nella seconda metà del secolo, in Inghilterra, a partire dal settore tessile, ha inizio la Rivoluzione Industriale: con questo termine, si fa riferimento alla trasformazione delle strutture produttive europee in seguito all'introduzione di nuovi macchinari e tecnologie; infatti, simbolo della Rivoluzione Industriale è la macchina a vapore. Questa rivoluzione si diffonderà poi gradualmente in tutta Europa nel corso dell'Ottocento.
Il Settecento è considerato il secolo del mutamento delle gerarchie sociali, dopo un progressivo sgretolamento dell'Ancien Régime, ovvero la struttura politico-sociale diffusa fino a quel momento, che prevedeva istituti politici, giuridici e sociali fondati sui diritti feudali, sui privilegi fiscali e sull'ineguaglianza di nascita. Vediamo l'ascesa di nuovi gruppi sociali dediti a nuove attività commerciali che diventeranno poi la classe borghese, mentre parallelamente notiamo anche il forte ridimensionamento dedicato all'aristocrazia e al clero.
Riorganizzazione della conoscenza
In corrispondenza a questi cambiamenti sociali, si assiste ad una riorganizzazione della conoscenza, che vuole uscire dai vincoli umanistici per proporre un'idea dello scibile umano fondata sulle scienze. Emblema di questo lavoro fu l'Encyclopédie, ovvero il Dizionario ragionato delle arti e dei mestieri, opera raccolta in 17 volumi e curata dal filosofo Denis Diderot e dal matematico Jean-Baptiste le Rond d'Alembert e pubblicato tra il 1751 e il 1772. Quest'opera vuole essere una raccolta delle conoscenze dell'uomo nei diversi ambiti del sapere, con un'apertura alla scienza e alla tecnica. I luoghi di organizzazione del sapere erano società o club nati spontaneamente, come i caffè, mentre la diffusione del sapere era dovuta ai giornali e alle gazzette.
Gli Illuministi proposero un cambiamento delle forme di circolazione, sostenendo che i periodici fossero più adatti alla circolazione dei loro testi e delle loro idee e tra i più celebri possiamo ricordare Il Caffè (1764-1766) di Pietro e Alessandro Verri in Italia. Il modello di scrittura giornalistica erano i giornali inglesi, come Tatler di Richard Steele e Spectator di Joseph Addison.
Inoltre, tra i ceti più alti della società si diffuse la moda del grand tour, ovvero lunghi viaggi attraverso l'Europa a scopo formativo e culturale. Goethe scrisse un resoconto del suo in Italia, Viaggio in Italia, pubblicato nel 1828.
Grazie a questi strumenti culturali e alla nuova organizzazione del sapere, la figura dell'intellettuale inizia ad avere una fisionomia sempre più autonoma e definita.
La nascita dell'estetica e il ruolo del Rococò
Come abbiamo detto già precedentemente, il Settecento è il secolo che ospita la Rivoluzione Industriale, ovvero il mutamento delle strutture produttive a seguito di una serie di invenzioni tecniche, producendo un effetto a catena che porta a perfezionare il settore, con un vistoso aumento della velocità di produzione. In generale, durante questo secolo si va incontro ad importanti progressi del settore scientifico che mette in discussione religione e metafisica e tutti i principi che fino a quel momento si credevano incrollabili. Nel corso del Settecento diventa dominante la concezione moderna dell'universo, dove l'uomo si muove in un mondo governato da leggi meccaniche esprimibili in lingua matematica.
Il termine Illuminismo deriva dal francese lumière "lumi" e si riferisce all'intenzione di portare la luce della ragione in ogni ambito del pensiero e della vita sociale, sconfiggendo i pregiudizi e le consuetudini irrazionali. I protagonisti del movimento illuminista sono gruppi di intellettuali che agiscono in diversi luoghi d'Europa, ma condividono progetti e idee di cambiamento e riforma. Nel 1784, il filosofo Immanuel Kant, in un saggio dal titolo Che cos'è l'Illuminismo?, scrive:
L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità [...]. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. [...] Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E questo il motto dell'Illuminismo.
I maggiori centri di diffusione dell'Illuminismo in Italia sono Milano e Napoli. A Milano le figure più celebri sono Pietro Verri, che fonda l'Accademia dei Pugni, aperta a problemi di attualità, che con il fratello Alessandro Verri fonda anche il giornale Il Caffè, pubblicato dal 1764 al 1766, che tratta temi che vanno dall'agricoltura alla medicina alla filosofia. Questo diventa il periodico italiano più importante per la diffusione dell'Illuminismo e delle idee e riforme sociali da esso propugnate. Tra i compagni dei fratelli Verri negli anni dell'Accademia dei Pugni e de Il Caffè troviamo Cesare Beccaria, autore di una delle opere più celebri e importanti dell'Illuminismo, ovvero Dei delitti e delle pene (1764), nella quale egli dimostra come le torture e la pena di morte siano illegittime e inutili. Il caposcuola dell'Illuminismo napoletano, invece, è Antonio Genovesi, che elabora una serie di proposte per il rinnovamento dell'economia del Meridione, censurando anche i ceti parassiti del Regno di Napoli, ovvero la nobiltà, il clero e i grandi proprietari terrieri, che vivono a spese della fatica del lavoro svolto dalle fasce produttive della popolazione.
Il Neoclassicismo e la musica
Il Settecento è il secolo in cui nasce l'estetica, disciplina che si occupa del bello. Questa disciplina trova la sua prima sistematizzazione nella filosofia di Immanuel Kant che sancisce la soggettività del giudizio estetico. A Edmund Burke, invece, si deve la definizione di sublime, definito come ciò che produce la più forte emozione che l'animo sia capace di sentire, distinto dal bello, perché fondato sul dolore anziché sul piacere.
Abbiamo già menzionato il Rococò, uno dei principali movimenti artistici che ha luogo tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. Questo termine nasce in Francia come deformazione di rocaille, ovvero decorazione di pietruzze e conchiglie, in riferimento all'arte decorativa degli interni che era diffusa al tempo. Nell'Ottocento passa ad indicare lo stile artistico in cui vengono rielaborati gli elementi dell'ultima fase barocca, mescolati con forme ornamentali e preziose, derivate da un classicismo pieno di grazia e leggerezza. In generale, il Rococò esalta i particolari raffinati e le miniature.
A partire soprattutto dagli anni ‘60 del Settecento, si diffonde un nuovo movimento intellettuale basato sulla riscoperta dell'arte classica greca, contro la vanità del Rococò, ovvero il Neoclassicismo. L'antica Grecia viene presa non solo come esempio per le arti, ma anche come modello di civiltà libera e armoniosa. Uno dei principali teorici del Neoclassicismo è Johann Joachim Winckelmann, che sostiene l'imitazione delle opere d'arte greche nelle quali riconosce una nobile semplicità.
Ma il più grande interprete del Neoclassicismo è lo scultore Antonio Canova, tra i cui capolavori possiamo trovare Amore e Psiche (1787-1793). Egli non si limitava ad eseguire una copia, ma reinterpreta liberamente il modello dandogli un carattere e una leggiadria nuovi.
In campo musicale il Settecento vede il trionfo del melodramma di stile italiano, come un tentativo di resuscitare l'unità tra versi e musica della tragedia greca e mirava a colpire lo spettatore con le realizzazioni sceniche e il virtuosismo.
La letteratura e il romanzo moderno
Nella poesia europea del XVIII secolo si notano bene i due momenti principali che contraddistinguono la letteratura di questo secolo: nella prima metà prevalgono le opere di tipo rococò. A partire dagli anni '60 del Settecento, il gusto neoclassico, in contatto con il pensiero illuminista, diventa predominante. Non vanno sottovalutate le tendenze straniere che si sviluppano in Germania e in Inghilterra, che parlano di una liberazione di fantasia e sentimento, con caratteri già protoromantici. Va segnalato anche il filone della poesia sepolcrale, ovvero di ambientazione notturna e cimiteriale, che dà spazio ai sentimenti ispirati alla visione della natura e della contemplazione della morte, influenzando anche la lirica italiana, in particolar modo quella di Ugo Foscolo. In Germania, il fenomeno più rilevante fu quello dello Sturm und Drang. Questo movimento è fiorito nel periodo tra il 1770 al 1785 e vede una riscoperta dell'istintività e delle forze della natura. I personaggi protagonisti di questa corrente anticipatrice del Romanticismo hanno un carattere eroico, che si oppongono fortemente e quasi sempre senza possibilità di vittoria ai loro antagonisti.
Nel corso del Settecento nasce in Europa un nuovo tipo di romanzo, che si rivela essere il più adatto alla rappresentazione della nuova società borghese. I protagonisti di questa narrativa appartengono, infatti, ai gruppi sociali emergenti dei quali trasmettono i valori. Patria del romanzo moderno è l'Inghilterra, con Daniel Defoe, piccolo borghese, mercante e uomo politico anche spregiudicato. Egli fu il primo ad enunciare i valori di operosità e di sviluppo della nuova borghesia nel suo romanzo Robinson Crusoe (1719). Altri romanzi erano più improntati verso i fini di edificazione morale, come quelli di Samuel Richardson, come ad esempio Pamela (1741). Altra cosa è il romanzo illuminista, nato in Francia e detto racconto o romanzo filosofico. Il primo esempio è Lettere persiane (1721) di Montesquieu, che attraverso il racconto di due viaggiatori persiani in Europa fa una graffiante analisi critica dei costumi occidentali. Il nome di Rousseau, invece, è più legato a Le confessioni (1782-1789), il primo esempio di autobiografia moderna che, fin dalle prime pagine, rivela l'intento di non tacere nulla della vita dell'autore, non risparmiando nulla. In area tedesca, la narrativa trova uno sviluppo soprattutto nell'ambito dello Sturm und Drang: capolavoro indiscusso è il romanzo di Goethe, I dolori del giovane Werther (1774), esemplare clima di passionalità incontrollabile e autodistruzione dallo scontro con la realtà.
Carlo Goldoni
La vita
Carlo Goldoni nasce a Venezia il 25 febbraio 1707, da una famiglia borghese. Venezia è una città molto attiva e piena di stimoli teatrali: c'erano molti impresari, tra borghesi ed aristocratici, che investivano nell'attività teatrale (che diventava affare oltre che ambito culturale). Dopo aver vissuto a Perugia e a Rimini al seguito del padre, viene mandato a studiare giurisprudenza a Pavia. Tuttavia, verrà espulso per aver scritto dei versi satirici e completerà la sua carriera accademica a Pavia. Otterrà il titolo di avvocato del 1731 e inizialmente affianca l'attività dell'avvocatura con la stesura di testi teatrali fino al 1748, anno in cui decide di dedicarsi completamente all'attività teatrale. In questo momento egli comincia a pensare ad una necessità di riforma: scrive molti testi, oltre 200 opere, tra commedie, tragicommedie, intermezzi ecc. In questi testi si rispecchiano vizi e virtù, sentimenti del tempo e della realtà contemporanea. Nel 1734 inizia a lavorare con il capocomico Giuseppe Imer presso il teatro di San Samuele e nel 1736 sposa la genovese Nicoletta Connio.
Lasciata Venezia per sfuggire alle difficoltà economiche ed interrotto il sodalizio con Imer, trascorre un periodo a Pisa esercitando l'avvocatura, finché non viene assunto al teatro Sant'Angelo di Venezia dal capocomico Girolamo Medebach.
Tra il 1748 ed il 1753, nella serie di commedie realizzate per Medebach, prende corpo la riforma goldoniana del teatro, che rivoluziona la Commedia dell'Arte. Quest'ultima prevedeva che gli attori recitassero liberamente e improvvisando dialoghi e mimica, tenendo conto solo di semplici canovacci e non di vere e proprie battute scritte; la riforma di Goldoni sta esattamente nella creazione di un copione con le battute di ogni personaggio al suo interno. A questa stagione della produzione dell'autore appartengono commedie come La vedova scaltra (1748), La famiglia dell'antiquario (1749), Il bugiardo (1750), La bottega del caffè e La Locandiera (1752). Mentre scrive questi testi, il pubblico si appassiona a questo nuovo tipo di teatro e ai relativi temi, a personaggi fortemente caratterizzati. Il commediografo mostra interesse e simpatia per alcune classi sociali, in particolare il popolo e la borghesia motore economico della società veneziana.
Questo suo successo è però accompagnato da detrattori: tra i tanti l'abate Pietro Chiari, anch'egli scrittore al San Samuele. Egli attaccò le scelte e riforme goldoniane: era un riformatore che, seppur fosse tradizionalista, non supportava la Commedia dell'Arte e la sua riforma è improntata sul carattere ludico e d'evasione. I suoi soggetti erano esotici e romanzati, non legati alla realtà: per attrarre il pubblico, trovava soluzioni spettacolari. Il pubblico e gli scrittori si divisero in due schieramenti, tra la sua opinione e quella di Goldoni.
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